Il gelido sussurro dell’Inverno

Il vento gelido del Nord imperava prepotente tra le alte e bianche vette di solitarie montagne, e abbarbicata ai piedi di una vicina collina stava una baita, da cui fuoriusciva allegro del nero fumo dal suo piccolo comignolo. Il manto nevoso che agghindava lo scenario, ed illuminato dal fascio etereo della Luna, era miele per la piccola e sognante Sophie. Fosse per lei, non avrebbe mai staccato i suoi grandi occhi azzurri dalla finestra, non si sarebbe oltremodo stancata di osservare il flebile scintillio dei cristalli di neve. Il riflesso di quei fiocchi imperlavano di lacrime lucenti il plumbeo volto di quella sera. Sophie osservava, arricciandosi con le piccole dita i suoi biondi riccioli vaporosi, incurante del grido di dolore delle piccole ginocchia poggiate sulla massiccia tavola di una sedia di legno. Il vicino e scoppiettante camino rincuorava l’ambiente con i suoi ardenti tizzoni, ma il gelo non dava tregua. La madre, Annette, amorevole ed affettuosa, si avvicinò alla figlioletta, le schioccò un tenero bacio sulla guancia e l’avvolse nel tepore di una coperta azzurra. Il profumo della calda cioccolata, che aveva concluso la cena, allietava ancora le piccole narici di Sophie. Poteva persino sentirne il dolce sapore rimastole avvinghiato tra i suoi dentini.

«È ora d’andare a letto, su» le sussurrò la madre, accarezzandole quei riccioli.

«Non ancora, ti preeego!» implorò la bimba, piegando le piccole e rosate labbra in un broncio ricco di speranza. La madre la fissò severa, per poi sciogliersi nel vispo riflesso di quelle due gocce d’acqua che la figlia aveva sotto la fronte.

«E va bene. Ancora un po’.»

Sophie tornò a mirare lo spettacolo della notte, ad ascoltare l’ovattato sussurro del vento che scuoteva le fronde di un albero solitario, spogliandolo un po’ di tutta la neve che lo adornava. Per un battito di ciglia, intravide un’ombra far capolino dal tronco di quell’albero, e un gelido fremito le attraversò ogni lembo della sua carne, scosso ogni frammento dei suoi pensieri. Solo un attimo, poi nulla più.

Infine, giunse l’ora d’andare a letto e il padre, Phil, le rinboccò le coperte, salutandola con un tenero abbraccio. I lenti rintocchi, scanditi dal pendolo in cucina, lasciarono la via al tenebroso silenzio di quella gelida notte, e solo una bianca civetta sfidò col suo verso alla Luna il brusio incantatore del vento. Nel cuore della notte, il sottile fischio della neve divenne una vera tormenta, e la fredda mano dell’Inverno bussò alle finestre della baita sino ad infrangerle, scuotendo gli assonnati respiri e sfiorando col suo tagliente palmo quegl’ignari volti. Un tuffo al cuore, il tremore paralizzante della paura. L’incessante sbattere delle imposte aveva creato attimi di puro terrore, svegliando all’improvviso i due coniugi. Phil fece una gran fatica a richiudere quelle finestre impazzite, mentre Annette si precipitò nella cameretta di Sophie. Il marito aveva appena compiuto una piccola impresa, quando…

«AHHHHH!»

L’urlo della moglie attirò Phil, che la raggiunse senza perder tempo. La trovò in preda al panico, raggelata dalla peggiore delle visioni: Sophie era scomparsa. D’istinto, Phil si avvicinò alla finestra, e vide un’ombra nera allontanarsi tra furenti fiocchi di neve. Affianco a lei, tenuta per mano, il padre intravide i boccoli biondi della figlia scompigliati dalla bufera. Quasi librando in aria, scomparvero nel buio della vicina selva.

«È fuori! Qualcuno l’ha presa!»

«Non è possibile! Non è possibile!»

La disperazione di Annette si frappose al frenetico e rispettivo avvolgersi in lunghi pastrani, pronti ad affrontare tutte le intemperie pur di riprendersi la figlia, senza curarsi dei piedi scalzi. Il tempo incalzava. Sull’uscio di porta, mentre i fiocchi di neve sferzavano taglienti sulle guance di Annette, Phil la baciò in fronte.

«Tu resta qui. La ritroverò io.»

La replica della moglie arrivò in lacrime, ma con fiera determinazione.

«Non rimarrò qui mentre mia figlia è là fuori, chissà con chi, chissà dove. No, non posso!»

Phil non riuscì nel suo intento. La rabbia e l’ardore di quella donna avrebbero soffocato persino quella tormenta. I due seguirono l’ultimo indizio, inoltrandosi nel vicino bosco. Correre in quelle condizioni si rivelò un’impresa titanica, e la fitta foresta pullulava di lupi ululanti. Il volo di una bianca civetta accompagnò quel complicato cammino, e il suo verso profondo oscillava ipnotico tra quei taglienti cristalli che calavano dal cielo. La corsa di voraci zampe violarono la verginità di quel bianco manto, e la povera Annette venne attaccata alle spalle.

«Annette! No!»

L’urlo della moglie si perse nell’assordante sibilo del vento, e Phil non ebbe modo di soccorrerla. Scomparve tra le lunghe fauci di quelle bestie e il velo della tormenta, impenetrabile e accecante. Il panico, il dolore e la sofferenza si erano impadronite del suo animo. Phil fece qualche passo, incredulo, stravolto.

Stremato, si inginocchiò sulla soffice neve e avvolse a piene mani il proprio volto. Le lacrime versate congelavano al contatto con l’aria ormai rarefatta, per poi evaporare come polvere di diamante. Si accasciò udendo lo stridulo verso dei corvi. I fiocchi di neve continuarono a danzare attorno a quel corpo sofferente, finché il vento non lo raggiunse con l’eco di una voce.

“Papà…”

Con le ultime forze, Phil aprì gli occhi e si rimise in piedi. Seppur piegato dalla fatica, e col fiato smorzato, seguì la voce di Sophie, superando la selva. Giunto in una deserta e innevata distesa, dopo qualche passo biascicante, stramazzò per la seconda volta. La voce divenne più forte.

“Papà…”

Il gracchiare dei corvi divenne un potente bisbiglio, un eco martellante, pungente. La mente di Phil precipitò nella follia, traviata da offuscanti pensieri e accogliendo in sé parole mai udite. Parole adombrate da profonda oscurità.

“Adesso mi appartiene.”

Il lento alzarsi delle palpebre mostrò il riverbero di un funesto cambiamento. La neve si era dissolta nella cenere, che leggiadra si sollevò in aria, sciorinando pallidi coriandoli pronti ad ascendere in cielo. La notte divenne giorno, e sommerse da una luce abbagliante, intravide due figure avvicinarsi. Strisciando in avanti, e afferrando come flebili appigli quella cenere, l’uomo sfiorò i nudi piedi di una bimba. Era Sophie che, col pollice in bocca, contemplava il sofferente sguardo del padre. Accanto a lei stava una lunga ombra nera incappucciata. Tolto l’oscuro mantello, la figura prese vita in una giovane donna, splendida, con un’attillato abito nero, i tacchi a spillo e due piccole mezzelune che pendevano dai lobi delle orecchie. Due piccole falci luminescenti. Osservava Sophie con le sue bianche pupille. Specchiarsi in quegl’occhi significava perdersi nell’eternità del tempo e nell’infinità dello spazio. Tra le sue bianche labbra, affascinanti e carnose, stava un sottile bastoncino colorato. Lo tirò fuori schioccando il palato, rivelando una umida pallina nera. Sembrava proprio un lecca lecca.

«Mmm… Lo guardi come se fosse un dio» sibilò la donna, stringendo le labbra in un lungo e macabro sorriso «ma in fondo, che cos’è un genitore agli occhi di un figlio?»

Lo sguardo di Sophie rimase muto, immobile. Phil cercò di afferrare la donna per il piede, ma fu come acchiappare l’aria che faticava a respirare.

«Mio caro Phil, perché sei qui? È tutto inutile» disse la donna, ghignando col suo bastoncino in bocca.

«Chi… Chi sei? R… ridammi mia figlia» biascicò Phil, afferrando altra cenere. La donna socchiuse le palpebre e dette una sensuale leccata alla caramella. Pareva inesauribile.

«Beh, sono stata chiamata in tanti modi, ma» e nel dirlo si toccò il fine mento con l’indice sinistro «io preferisco Lady Death.»

«Ridammi mia figlia!» urlò Phil, sputando conati di sofferenza. Ma la donna sorrise divertita.

«Mio caro, io sono Colei che segna la fine della vostra inutile esistenza, le tue suppliche sono insignificanti.»

Phil spalancò gli occhi, martoriato dalla disperazione e sommerso da copiose lacrime.

«No! Non ancora! È solo una bimba! Prendi me, ti prego!»

La donna accarezzò l’unica ciocca cremisi dei suoi capelli neri, poi mirò una piccola clessidra legata al polso destro. L’ultimo granello d’argento stava per scivolar via.

«E lo farò. Ma non ora. Adesso è lei che voglio.»

L’ultimo granello scomparve. Il tempo era finito.

«Arrivederci Phil. La vita di Sophie adesso mi appartiene.»

La bimba abbassò lo sguardo, silenziosa, gelida, impassibile. L’urlo di Phil precedette il suo residuo moto d’orgoglio, lanciandosi contro la donna. Proprio quando le sue dita stavano per toccare il candido volto della figlia, dai lunghi capelli della donna nacquero mille corvi neri, portandosi via ogni cosa, ogni speranza.

Buio assoluto. Un ultimo bisbiglio.

“Papà… Mamma…”

***

Madido di sudore e in preda al panico, Phil si risvegliò sul suo letto. La moglie era accanto a sé, tutto sembrava normale. Con aria sconvolta, cercò di fare ampi respiri, tentando di tranquillizzare il suo cuore impazzito. La voce dell’istinto, o il grido dell’inconscio, lo fecero balzare in piedi. Raggiunse la stanza di Sophie e, con suo gran sollievo, lei era lì. Dormiva beata. Le baciò i capelli, le sfiorò le guance appena arrossate. Sorrise. Il suo animo più profondo aveva ritrovato la serenità.

***

Appollaiato su uno spoglio ramo di un vicino albero, i bianchi occhi di un corvo nero osservarono la scena. Tra le sue oscure piume, ben celata, ve ne stava una color cremisi. Gracchiò tre volte, poi si alzò in volo. Solo la pallida Luna udì inerme un sussurro soverchiato dalla rinnovata bufera.

“Adesso mi appartiene.”

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Responses

  1. “Madido di sudore e in preda al panico, Phil si risvegliò sul suo letto.”
    …aaaaah ecco volevo ben dire, era un sogno. Devo dire come minimo “coinvolgente”!…aggiungerei un alert all’inizio: “alto rischio crisi d’ansia per genitori” 🙂

    1. Ciao Maria, era solo un sogno? Si è vero, ma i sogni (e gli incubi😜😜😜) possono anche diventare realtà 😎😎😎! Rischio genitori? Eh, direi di sì 😂😂😂! Grazie per averlo letto, felice di averti intrattenuta😀

  2. Bravo Antonino, bellissimo e molto coinvolgente il passaggio dal descrivere la caduta magica della neve (che ho adorato…tanto quanto la bimba :)!) fino a trasformarla in un incubo di cui il destino sembrava ormai segnato…ma continua? Io avrei tolto il finale che il padre si risveglia e la ritrova (da una parte mi ha dato sollievo, dall’altra…), potrebbe essere una bellissima serie!
    A mio modestissimo parere, è tra le più belle tue che io abbia letto! Antonino grazie mi è piaciuto davvero molto leggerlo, ho veramente apprezzato il talento (e infatti mi sono ricordata del “mi piace” :D!). Congratssssssssssssssss!!!

    1. Ciao Maria, grazie a te, davvero, per ogni tua parola, sono davvero felice😊! È forse la mia storia preferita, e il mio intento era proprio lasciarvi con un bel punto interrogativo, o comunque con un oscuro sospetto😁😁😁, ma chissà, potrebbe anche avere un seguito questa piccola favola, di cui sono felice che tu ne abbia apprezzato la magia e la tristezza😊! Grazie dal profondo del cuore😁!

  3. Questo racconto mi ricorda Edgard Allan Poe, soprattutto la poesia “Il Corvo” che mi piace tantissimo e mi chiedevo se è un autore che ti ha ispirato.
    Un racconto scritto in maniera fluida; interessante soprattutto per il finale.

    1. Ciao Raffaele, innanzitutto grazie per le segnalazioni😁😁😁, si in effetti un pochino mi sono ispirato a quelle atmosfere, mi piace quel tipo di horror che incute un’intima inquietudine senza essere troppo vistoso. Mi piacciono le ambientazioni fiabesche e ho fuso i due elementi. In fondo è una piccola favola dark a cui ho cercato di dare un pizzico di horror. Ti ringrazio per aver letto con attenzione, e sono felice che ne abbia apprezzato la scorrevolezza. Il finale potrebbe lasciare intendere un seguito, ma in realtà, quello che succederà, potresti già immaginarlo😁😁😁, un caro saluto, alla prossima!

  4. Bellissimo racconto; sei partito da una sitiazione idilliaca per precipitarmi nell’abisso più oscuro. Scene descritte benissimo, e un finale che avvolge il lettore fra le spire del mistero e dell’ occulto. Veramente bello .

    1. Ciao Claudio, grazie mille per ogni tua singola parola, a questo racconto ci sono affezionato, perché dolce e spietato al tempo stesso, proprio come la vita in fondo… e il mistero carico di oscurità, legato al sogno, sono sempre due cose che mi affascinano assieme al voler dare ai miei protagonisti quel tocco eccentrico che non guasta mai😁! Sono davvero felice che ti sia piaciuto!

  5. Cavoli!
    Dunque, proprio oggi che è l’ultimo giorno di estate, ho voglia di inverno e ho deciso di leggere il tuo racconto.
    Gotico? Genere horror? Mah… Trovo che mi abbia trascinato e l’ho divorato tutto.
    Complimenti.

    1. Ciao Kenji, beh, ti dirò, certamente il mio stile è fantasy, ma mi lascio trascinare dalla mia vena malinconica, e quindi in me è facile scovare qua e là pennellate dark e ghotic. Inoltre, da appassionato horror, l’elemento non può mancare. Questa in particolare è un po’ tutto questo, e per giunta, ha il sapore di una favola, cosa che mi piace parecchio. Ti ringrazio per i complimenti e sono davvero felice di averti piacevolmente intrattenuto e “trascinato” nella mia folle testolina😁!

    1. Ciao Daniele, gli spot corti e incisivi sono più efficaci dei papiri che scrivo io come commento! I tuoi complimenti arrivano forte e chiaro e ti ringrazio, si con questo lab ho attinto molto della mia fantasia, e sono felice di non esser risultato banale😊!

  6. Antonio,

    intanto: sono davvero onorato di essermi imbattuto in uno scrittore così dark, un genere narrativo che amo molto (e con cui mi ogni tanto cerco di cimentarmi) e che, sfortunatamente e incomprensibilmente, non è molto gettonato per le short stories.

    Venendo a noi, posso solo accodarmi a quanto di buono ti è stato già scritto.

    Un gran bel pezzo.

    Aggiungo che ho trovato un’incredibile e ammirevole armonia tra il contenuto noir della narrazione e il linguaggio che hai prediletto: cupo, evocativo, sensoriale, caratterizzato da un vocabolario ricchissimo ed un calibrato utilizzo delle figure retoriche.

    In particolare, azzeccatissima la scelta di anteporre l’aggettivo al sostantivo nei passaggi più statici, che consente al lettore di sprofondare nell’universo percettivo che hai sapientemente tratteggiato, rendendolo vivido, quasi tattile.

    Tutto questo senza far cenno alla tua indubbia e straripante fantasia.

    Un “bravissimo” da chi, come te, non riesce a “scrivere robe allegre”! 🙂

    A presto leggerti!

    1. Ciao Lorenzo, mi hai lasciato letteralmente senza fiato col tuo commento, vorrei dirti che sei fin troppo generoso, ma se è quello che pensi non posso fare altro che ringraziarti di tutto cuore, soprattutto perché dal tuo racconto d’esordio ho dedotto che sei uno scrittore di grande talento, e le tue parole mi onorano. È vero, questo genere è un po’ bistrattato, ma a me non importa: ho nel sangue questo stile, e continuerò sempre con questi tratti, cercando ovviamente di migliorare, e Edizioni Open mi aiuta in questo, soprattutto leggendo autori come te😋. Gli aggettivi prima dei sostantivi? È un vezzo, qualcosa che mi piace da impazzire. La fantasia? Toglimi quella, e io rimarrei nudo😂😂! Questo è forse uno dei più belli che io abbia scritto, anche se in realtà mi è difficile scegliere, sono tutti figli miei😁! Detto ciò, grazie infinitamente, per aver letto, e per aver lasciato una traccia indelebile col tuo commento😊!

    1. Beh, di te io invidio certamente la tua grande sensibilità nel trattare determinate tematiche, e ammiro il tuo modo di ritrarre e rivelare le emozioni dei tuoi protagonisti. Detto ciò, ti ringrazio per aver letto e apprezzato questo piccolo racconto, e devo dire che anch’io adoro la parola abbarbicata😁! Un saluto, alla prossima!

  7. Bello. Ci sono tanti elementi che ho gradito. Con la comparsa della donna avevo sperato in una yuki-onna, ma mi sono saputo accontentare! Per quanto riguarda i corvi, posso confermarti che sono detestabili, soprattutto quando sei in bici e ti volano sulla testa gracchiando nella foschia serale. 😛

    1. Grazie mille Giovanni😊! Ammetto la mia ignoranza sugli Yuki-onna, ma documentandomi ho scoperto che non ci sono andato troppo lontano, peccato averlo scoperto solo adesso, ma per come l’ho pensata, anche lady Death è una bella figliola, è che ha quel difetto… fortunatamente io non vado in bici la sera😁! Un caro saluto!

    1. Grazie Alessandro, come sempre😊, diciamo che le ambientazioni dark riflettono alcuni anni oscuri della mio passato (dal punto di vista sentimentale). Cosa accadrà a Sophie? Beh, non lo avevo previsto, ci rifletterò su😁! Un saluto!

  8. Ciao Antonino, devo dire che questo librick mi è piaciuto davvero tanto. Bello oscuro, dark come la Lady Death del tuo immaginario, personaggio capace di insinuarsi nella mente del lettore come il suo nefasto sussurro. Qua ci poteva scappare anche una bella serie, sai? Ancora complimenti, sempre in gambissima! 🙂

    1. Non so mai come ringraziarti Giuseppe, i miei grazie non bastano, ti invio un abbraccio virtuale, nella speranza di poter nuovamente scambiare quattro chiacchiere con te, ormai sono passate tante lune… Una serie? Io non ci avevo pensato, ma dai commenti che leggo, forse ho creato qualcosa che sta stretto nei confini di un singolo libriCk😁! Sono felice che ti sia piaciuto, e non vedo l’ora di leggere l’ultimo sussurro della tua locanda…

    2. Carissimo Antonino, ti ringrazio per la tua profonda stima! Ho concluso un lavoro per una casa editrice e finalmente posso dedicarmi all’ultimo episodio della serie. Purtroppo non riesco a scrivere due cose alla volta. 🙂 A breve avrai notizie di Zorex e Drok, promesso! 🙂

    1. Ciao Isabella, in poche istantanee hai ritratto alla grande l’essenza di questo racconto. Ti ringrazio di cuore per i complimenti😊!

  9. Bello! Mi sono divertita a leggere questo Lab. Sei passato dalla favola, con risvolti poetici, alla tragedia familiare dall’esito horror, per poi terminare nell’onirico, direi, inquietante (mi riferisco alle ultime righe). E il tutto, in poche battute. Mitico!
    Alla prossima 🙂

    1. Ciao Cristina, beh, almeno tu ti sei divertita, perché i miei personaggi non si divertono mai😂😂😂! Mi fa piacere che questi rapidi cambiamenti siano stati di tuo gradimento, e adoro il “mitico” che mi dedichi. Un caro saluto, alla prossima😁😁

  10. Ciao Antonino, anch’io sarei curiosa di conoscere quale destino attende Sophie. Mi è piaciuto il tuo “mietitore”, ho trovato affascinante l’accostamento con il corvo. In alcune simbologie è ritratto come messaggero di morte. E’ bello vedere in azione la tua fantasia ( oscura mi suona familiare :D), il tuo saper “reinventare” personaggi stravolgendone quasi per completo la natura. Ora, non mi attende che attendere il prossimo episodio delle avventure di Zaira!

    1. Ciao Micol, il racconto mi è balenato per caso, senza pensare troppo a una conclusione gravida di spunti ulteriori, vedrò di lavorare ad una piccola serie. Beh si, il corvo è legato alla morte, c’hanno fatto pure un capolavoro di film😁! Anche Lady è nata all’improvviso, non mi piaceva la solita raffigurazione col mantello, falce e braccio scheletrico, troppo banale, meglio una bella fanciulla con un chupa chupa gusto morte😁😁😁!

    1. Ciao Antonio, ti ringrazio come sempre. Diciamo che mi piace colorare un po’ la realtà con quel pizzico di fantasia che possiedo😊!

  11. Bella! Ci voleva proprio una favola a tinte horror. Mi piace questa visione della morte, stile Medusa con i capelli che si trasformano in corvi, bella trovata. Complimenti😀
    Potresti continuare… che mi rimane la curiosità di sapere che fine fa Sophie e la sua famiglia.

    1. Grazie Lorenza, non mi piace la versione tradizionale della morte, l’ho voluta rendere affascinante diciamo! Continuare? Vedremo, per ora ho le mani in pasta con Zaira, altra povera figlia…😂😂!

    1. Ciao Dario, io ci provo a scrivere robe allegre, ma proprio non mi vengono😁! Una serie? Chissà, vedremo… Ovviamente grazie😊