Il Giardino dei Gatti – Parte Prima

Serie: Il Giardino dei Gatti - Miniserie 2 Episodi

Elettra attese a letto, ben nascosta sotto il piumone, fino a quando sentì ciabattare in corridoio. Prima di abbandonare il nido caldo che la accoglieva attese che la nonna scendesse i gradini; non appena la sentì aprire i balconi della cucina indossò le babbucce e la seguì di volata.

Il cambio repentino di temperatura le diede i brividi, ma sapeva di trovare la cucina calda. Papà usciva per andare al lavoro il mattino presto e non dimenticava mai di ravvivare la stufa a legna. Una enorme stube in maiolica che ben si intonava all’arredamento rustico.

Nonna Lila stava trafficando con la caffettiera, maledicendo il povero utensile: era abituata a utilizzare la macchina per il caffè e aveva tentato di tutto per convincere papà ad acquistarne una. A Natale gli aveva regalato l’ultimo modello a capsule, sperando di corromperlo. A Elettra piaceva: era luccicosa, i led trasparenti cambiavano colore secondo il tipo di capsula inserita. Papà non aveva gradito e se non fosse stato per Mirko avrebbe riciclato il regalo.

Mirko se ne era appropriato, contento come un bambino, e l’aveva portata nel suo studio in veranda. Mirko e papà avevano lavorato per mesi per chiuderne una sezione del pergolato esterno, litigando bonariamente su quali materiali utilizzare. Aveva vinto papà e, almeno all’esterno, si uniformava allo stile della casa di campagna.

Elettra trascinò i piedi fino alla tavola, sedendo con le spalle rivolte alla finestra: rivolse un’occhiata alla nonna, sperando che non la facesse tornare a letto. Anche se era sabato e non doveva andare a scuola, preferiva rimanere con lei.

Nonna Lila vinse la sua battaglia e mise la caffettiera sopra il fornello.

«Accipicchia!»

La risata della nonna riempì la cucina avvolgendola con il suo calore: Elettra, finalmente, sorrise.

La nonna la raggiunse, sedendo accanto a lei. La scrutò solo per qualche istante prima di parlare.

«Brutti sogni?»

Elettra sospirò, giocando con un tovagliolo che aveva trovato sopra la tavola. «Sì.»

Non le andava di parlarne. Mamma diceva che era colpa della “situazione”, che stava “somatizzando” il fidanzato di papà in quel modo, ma Elettra sapeva che non era così; il mostro che cercava di prenderla, era vero! Aveva tentato di spiegarlo, ma gli adulti l’avevano rassicurata dicendole che era frutto della sua immaginazione: ogni sera papà o Mirko rimanevano con lei fino a quando non la vinceva il sonno, raccontandole una favola e tenendole una mano stretta alla loro.

L’Uomo Corvo arrivava mentre tutti stavano dormendo, svegliandola nel mezzo della notte. Elettra sentiva l’anta dell’armadio aprirsi e il suo sguardo veniva calamitato in quella direzione, come per magia. Il guardaroba si trovava al lato della finestra e la luce tenue che filtrava dalla persiana dava alle ante un aspetto spettrale. Una mano scheletrica, con dita lunghe almeno quattro volte quelle di papà e le unghie affilate, faceva capolino e apriva lentamente lo sportello dell’armadio, facendolo cigolare. Una volta fatto spazio, l’Uomo Corvo metteva fuori la testa e la guardava con occhi neri e liquidi: occupavano tutta la sclera ed Elettra riusciva a specchiarvisi dentro. Poco alla volta i suoi lineamenti si facevano più chiari: il viso scheletrico, le zanne gialle e le piume nere che gli coprivano la testa.

Elettra apriva le labbra per urlare, ma ogni suono le moriva in gola. Sudava, il suo cuore batteva all’impazzata tanto che le sembrava di morire: spesso, faceva pipì a letto. Poi, così come era arrivato, l’Uomo Corvo scompariva nel nulla.

La caffettiera si mise a gorgogliare e nonna Lila si alzò per toglierla dal fuoco. Ne versò una dose generosa su una tazza di ceramica e la raggiunse nuovamente al tavolo. La posò, ma prima di sedere prese del pane in cassetta e della marmellata; ad Elettra piaceva bere il latte freddo e nonna Lila lo recuperò dal frigorifero riempiendo un bicchierone colorato.

Una volta pronto, fecero colazione senza sentire il bisogno di parlare; Elettra si sentiva rassicurata dalla presenza della nonna

«Oggi ti porto in un posto speciale.»

Elettra sorrise, felice. «Dove?»

«Al giardino dei gatti. Te ne ho parlato, ricordi?»

Elettra annuì. «Quello dove sono i mici a scegliere il padrone?» Dopo alcuni istanti realizzò il significato della proposta della nonna e l’entusiasmo le illuminò gli occhi. «Avrò un gatto? Papà…»

«Me la vedo io, con papà» Nonna Lila le fece cenno di non preoccuparsi. «Vedrai che lo convincerò a tenerlo in casa.»

Elettra scoppiò a ridere, battendo le mani. «Grazie, grazie, grazie!»

Nonna Lila la invitò a terminare la colazione ed Elettra divorò tutto in fretta: era da tempo che non sentiva tanto appetito. Una volta finito schioccò un bacio sulla guancia della nonna.

«Faccio in fretta, aspettami.»

La nonna scoppiò a ridere. «E dove vuoi che vada, senza di te? Attenta a non scivolare sulle scale!»

***

Il giardino dei gatti non era come se l’era immaginato. L’immagine che le aveva suggerito la sua fantasia era quella di uno splendido parco, pieno di alberi e di fiori: ampi viottoli di ciottoli e panchine ad ogni lato dove sedere per giocare con i mici.

La nonna la portò su un prato e le chiese di aspettare: stese una vecchia coperta sull’erba e sedette con lei. Elettra si rese conto solo in quel momento che aveva portato il cesto per la merenda e si intristì al pensiero di una lunga attesa.

Il suo malumore fece ridere la nonna.

«Devi avere pazienza.»

Elettra cercò di vincere quello stato d’animo. Nonna aveva portato le carte da gioco, “Uno”, e ben presto ritrovò il sorriso. Nel cestino trovò i suoi panini preferiti e una mini lattina di Coca Cola. La nonna gliela lasciava bere di tanto in tanto, di nascosto dal papà.

Nonna Lila le fece un cenno discreto, indicandole un punto poco lontano. Seminascosto nell’erba, un musetto nero le stava osservando. Elettra annuì, emozionata, fingendo di non aver visto nulla. Continuarono a giocare fino a quando il micio si avvicinò.

«Sei fortunata.»

«Perché?» Elettra sollevò lo sguardo dalle carte che teneva in mano.

«È un micio nero.»

Il micio raggiunse la coperta e vi si acciambellò con assoluta tranquillità; le osservò senza fare cenno di volersene andare e quando Elettra gli porse un pezzo di pane lo accettò. Non sembrava un gatto selvatico.

«Secondo te, appartiene a qualcuno?» Non aveva il collarino, ma forse aveva una famiglia.

«No. Qui vengono solo i gatti che vogliono incontrare il loro umano.»

Elettra guardò la nonna, incuriosita. «Perché, sono fortunata?»

«Perché i mici neri sono speciali. Magici.» Le fece l’occhiolino ed Elettra scoppiò a ridere.

Il micio non sobbalzò a quel suono improvviso: anzi, le si avvicinò per stendersi sulle sue gambe. Elettra gli posò una mano sulla schiena, spaventata al pensiero di intimorirlo, ma lui si lasciò accarezzare.

Rimasero sul prato fino a mezzogiorno, poi nonna Lila si alzò per riporre tutto nel cesto. Elettra abbassò lo sguardo sul micio e quando incontrò i suoi occhi gialli sentì nascere dentro di sé un’emozione unica. In quegli occhi lesse una forza incredibile, accompagnata da un amore incondizionato. Si erano appena incontrati, ma già sentiva di appartenergli. Lo comprese immediatamente: l’aveva scelta come amica, non come padrona. 

Serie: Il Giardino dei Gatti - Miniserie 2 Episodi
  • Episodio 1: Il Giardino dei Gatti – Parte Prima
  • Episodio 2: Il Giardino dei Gatti – Parte Seconda
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    Discussioni

    1. Dalla descrizione di una casa familiare si addentra nell’incubo notturno, col tramite della fanciullezza, vecchiaia e ci conduce all’esterno fin dai gatti. Lo apprezzo e mi spinge a leggere il secondo.

      1. Ciao Bio, ti ringrazio per aver dedicato del tempo a questa favola. Non è il tipo di racconto che di norma scrivo, ma ho voluto sperimentare.

    2. Mi piace molto quest’idea del giardino dei gatti, un luogo dedicato agli incontri speciali! È chiaro leggendo la storia che per te (e non solo😉) i gatti sono speciali, un legame indissolubile quello tra felini e umani. Chissà se il nuovo compagno di Elettra la potrà aiutare con il suo incubo… proseguo!

      1. Ciao Virginia, anche a me affascina l’idea che esista un luogo simile. Chissà… d’altra parte, è vero che sono i mici a sceglierci e magari arrivano proprio da lì 😀

    3. Bellissimo, Micol! Si sa che sono i gatti a scegliere il padrone (anzi, i gatti non hanno padroni ma solo degli amici speciali, degli umani di riferimento 😂), però che vi sia addirittura un giardino dedicato a questi incontri è suggestivo. Anche se ti devo dire che la mente resta sempre su quell’Uomo Corvo. Sono curiosa, vado a vedere come finisce. Ciao.

      1. Ciao Cristina 😀
        E niente, la mia vena “horror” salta sempre fuori…
        Sì, pensare a un giardino tutto per loro mi affascinava.

    4. “L’aveva scelta come amica, non come padrona”.
      In effetti è difficile che i gatti accettino di avere padroni, e qui mi viene in mente una poesia di Baudelaire: “Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e
      l’orrore delle tenebre; l’Erebo li avrebbe presi per funebri
      corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza.”

    5. “Un enorme stube in maiolica”
      …ed è subito calore domestico!
      eccola la stube, perdona la mia pessima memoria, ricordo che in un altro racconto mi avevi risposto in un commento che eri tentata di metterci una stube, ma non l’avevi fatto 🙂 l’hai tenuta per questo!!! 😀

      1. Sì, me lo ricordo benissimo. Finalmente sono riuscita a piazzarla da qualche parte! 😀 😀 😀