Il Giardino dei Gatti – Parte Seconda

Serie: Il Giardino dei Gatti - Miniserie 2 Episodi


Con grande sorpresa di Elettra, papà non questionò più di tanto. Si limitò a sbuffare per una decina di minuti, pretendendo che al micio fosse fatto un bagno e messo l’antipulci. Lei e nonna corsero a comprare tutto il necessario e prima di cena Mila divenne di diritto un membro della famiglia; al negozio di animali avevano scoperto che era una gattina di circa quattro mesi.

Papà non mosse obiezioni nemmeno quando Elettra gli chiese il permesso per portarla in camera da letto. La micia la seguì al piano superiore tallonandola da vicino e una volta arrivate al pianerottolo le si strusciò contro le gambe facendola ridere.

Mila salì sul letto di propria iniziativa, osservandola mentre si toglieva i vestiti per mettere il pigiama.

«Aspettami qui, vado a lavarmi i denti e a fare pipì.»

Incurante delle sue parole, Mila scese per accompagnarla. Quando Elettra la chiuse fuori dalla porta la micia iniziò a miagolare con tono che le parve offeso, così aprì l’uscio e la lasciò entrare. Mila sedette composta sul tappetino, tenendola d’occhio mentre si sistemava per la notte.

«Certo che sei curiosa!»

Vinto un primo imbarazzo, Elettra sorrise; tutto sommato era contenta. Finì di lavarsi i denti in fretta e fece ritorno in camera seguendo Mila: la micia già sembrava essere diventata la padrona di casa! Si fermò senza esitazione davanti alla porta giusta.

«Bravissima!»

La fece accomodare per prima e Mila saltò nuovamente sopra il letto. Elettra si infilò sotto le coperte e allungò le braccia invitandola a raggiungerla sotto il piumone: non avrebbe permesso all’Uomo Corvo di farle del male. Mila le si accomodò addosso, iniziando a fare le fusa.

«Posso entrare?»

Nonna Lila si affacciò all’uscio: il suo sguardo si posò sul rigonfiamento sospetto sotto il piumone e scoppiò a ridere.

«Vedo che Mila ha già reclamato un pezzo di letto.»

«Sì.» Elettra accolse il suo arrivo con autentica felicità. Sapeva che il giorno dopo nonna Lila sarebbe partita per fare ritorno a casa sua: voleva “godersela” fino alla fine.

La nonna entrò portando con sé uno dei libri di fiabe della collezione di Mirko. Era uno scrittore, amava il genere fantastico e acquistava ogni libro pop up appena uscito in libreria. Era un po’ geloso dei suoi tesori e non li prestava volentieri: però quasi ogni sera le faceva compagnia consegnandogliene uno per leggerlo assieme. Elettra lo teneva fra le mani sfogliandolo con molta attenzione e lui sedeva sul letto, spalle alla testiera, leggendole la storia. Mirko le piaceva, impossibile che l’Uomo Corvo fosse lui.

Nonna Lila le porse il libriccino. «Spero che Mirko non te lo abbia già letto.»

Elettra scosse la testa afferrandolo. «Non importa, se sei tu a leggerla la storia sarà diversa.»

Nonna annuì; attese che Elettra si mettesse comoda, quindi sedette sul materasso.

Mentre Elettra sfogliava le pagine iniziò a raccontare la favola a modo suo, aggiungendo particolari ed effetti sonori. Anche Mila uscì dal suo cantuccio, alzando le orecchie per ascoltare.

Nonna Lila rimase con loro fino a quando Elettra iniziò a sbadigliare.

«Sei pronta per il mondo dei sogni?»

Elettra annuì; le consegnò il libriccino e tornò a stendersi sotto la trapunta.

La nonna si chinò per darle un bacio sulla fronte. «Sono certa che questa notte riuscirai a riposare.»

Prima di andarsene, accarezzò anche la micia. «Mila ti proteggerà dai brutti sogni.»

Elettra strinse a sé la micia: rassicurata dal suo calore, chiuse gli occhi e si addormentò.

***

A metà della notte l’odioso cigolio tornò a farsi sentire: era arrivato l’Uomo Corvo.

Elettra tremò, avvertendo il consueto brivido freddo scuoterla da capo a piedi. Non sentiva più il corpino di Mila vicino, così allungò una mano per cercarla. Non c’era!

Con un coraggio che non sapeva di avere, Elettra si liberò dal piumone per andarle in aiuto: era certa che l’Uomo Corvo l’avesse presa per mangiarla.

La scena che le si presentò davanti le fece sgranare gli occhi. Una pantera dal pelo lucido come il velluto si era frapposta fra il mostro e il letto: ringhiava contro l’Uomo Corvo e le sue zanne erano snudate in chiaro segno di sfida. Iniziarono a lottare ed Elettra tornò a nascondersi sotto il piumone, a faccia in giù contro il cuscino e le mani sulle orecchie. Possibile che nessun’altro sentisse tutto quel baccano? Il ruggito della Pantera si alternava ai versi striduli del mostro: i due si rincorrevano per la stanza, andando a sbattere contro i mobili. Il pavimento tremava. Sembrava il terremoto! Elettra era talmente spaventata da non riuscire a respirare.

Dopo quello che le parve un secolo la battaglia ebbe fine, riportando il silenzio. Avvertì il materasso piegarsi sotto il peso della pantera, ma non ebbe paura. La fiera le si stese accanto, senza farle del male, ed Elettra scivolò nuovamente nel sonno.

***

Quando si svegliò, dalle fessure della persiana occhieggiavano i primi raggi di sole.

Si sollevò di scatto, cercando la micia con lo sguardo. Mila era lì, dormiva tranquilla acciambellata sui suoi piedi.

«Mila!»

Elettra la raggiunse, sentendo le lacrime bagnarle le guance: aveva temuto di non vederla mai più. La prese per stringersela addosso e la micia socchiuse gli occhi sbadigliando pigramente.

Elettra sospirò, sollevata; per fortuna era stato solo un sogno.

«Ehi, pigrona, ti sei svegliata?»

Papà entrò in camera ed Elettra notò che i suoi occhi sembravano sorridere: era felice. Sapeva che era preoccupato per lei.

«Che ore sono?»

«Le dieci. Era da tanto che non dormivi così bene, non ho avuto il coraggio di svegliarti.»

Lo stomaco di Elettra brontolò non appena l’odore dei pancake si fece largo fino a solleticarle il naso. La domenica era un giorno speciale, papà preparava un brunch in piena regola. Inspiegabilmente aveva ereditato da qualche oscuro antenato la passione per i fornelli; nonna Lila era negata in cucina.

«Avete già fatto colazione?»

«Certo che no!» Papà scosse il capo. «Sbrigati, nonna Lila sta ronzando attorno alla marmellata di fichi da almeno mezz’ora.»

Elettra si alzò tenendo la micia in braccio. «Arrivo subito.»

Papà le mandò un bacio al volo, poi si allontanò per fare ritorno in cucina.

Elettra non si prese la briga di cambiarsi, di domenica il pigiama era l’abbigliamento di gala utilizzato da tutta la famiglia. Mentre infilava le babbucce, il suo sguardo cadde ai piedi del letto: posata sul tappetino c’era la piuma di un corvo.

Posò la micia per andare a controllare: si mise in ginocchio, sfiorandola con timore. Era convinta che sarebbe scomparsa come un miraggio, ma non fu così. La piuma era vera. Mila la raggiunse con incedere pigro, sedendo di fronte a lei.

Quando Elettra alzò gli occhi incontrando quelli gialli e grandi della micia, vi lesse immensa soddisfazione.

«Sei stata tu?»

Per tutta risposta, Mila iniziò a fare le fusa. 

Serie: Il Giardino dei Gatti - Miniserie 2 Episodi


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Discussioni

  1. Ho notato che in questo racconto hai utilizzato moltissimo e sapientemente la tecnica dello “Show, don’t tell” con un buon risultato.
    Vado a leggere l’altro episodio.

    1. Mi piace sperare che i lettori “vivano” la scena ed entrino in essa con tutti i sensi. Sono contenta di esserci riuscita 😀

  2. “Si sollevò di scatto, cercando la micia con lo sguardo. Mila era lì, dormiva tranquilla acciambellata sui suoi piedi.”
    Ho un’amica gattara che fa la stessa cosa.

  3. “Avvertì il materasso piegarsi sotto il peso della pantera, ma non ebbe paura. La fiera le si stese accanto, senza farle del male, ed Elettra scivolò nuovamente nel sonno.”
    Questo passaggio mi è piaciuto

    Elettra è coraggiosa oppure incosciente?

  4. Che bella questa storia con un tocco fantasy sul finale! Elettra ha trovato la sua protettrice e Mila un amica amorosa, un’unione vincente la loro. Brava come sempre a rendere visive le scene raccontate e il racconto surreale.

    1. Come al solito mi “scappa” la vena fantasy! 😀
      Ci tenevo a scrivere questa storia, purtroppo ancora oggi i mici neri portano il peso di una superstizione che non ha ragione. Sono sicura che la notizia non ti sconvolge, ma quando ho deciso di adottare un gatto lo volevo nero. Mi sono innamorata subito di Maya e del fratellino tigrotto. Li ho presi a ottobre e ho sostenuto un colloquio con la volontaria Enpa che voleva comprendere perchè cercassi un micio proprio di quel colore. Halloween, purtroppo, era alle porte e qui da noi i gatti come Maya fanno una brutta fine 🙁

    1. Ciao Cristina, non ho potuto trattenere la mia vena fantasy. In fondo, le favole sono sempre in bilico fra realtà e magia ;D Grazie per aver aver festeggiato con me questa ricorrenza 😀

  5. Bravissima anche se avevo intuito come sarebbe andata, perché nelle favole i bambini vincono sempre, non posso negarti che questa storia mi ha appassionato e regalato più di un brivido.
    Bravissima come sempre.
    Però adesso basta con le favole, altrimenti io come faccio dopo?

    1. Certo che vincono sempre. E anche i gatti!!! 😀
      Tranquillo, per scrivere favole bisogna essere votati alla Luce e io sono un gatto nero ;D

  6. Ciao Micol, come sempre non hai deluso minimamente le aspettative. Sei riuscita in pieno a raccontare la magia di cui sono ammantati questi animali meravigliosi (quelli neri, poi, sono davvero speciali).
    Da qualche parte, tempo fa, lessi che anticamente i gatti erano considerati dei veri e proprio protettori dagli spiriti maligni. Io sono realmente convinto che in un certo qual modo lo siano realmente…basta averne uno vicino per avvertirne la magia.
    Bravissima e un grazie a nome di tutti i gattari 🙂

    1. Ciao Raffaele, ti ringrazio per essere passato e aver letto la favola! I gatti sono creature magiche di qualsiasi colore sia il loro manto e mi addolora la nomea che si portano dietro. Con l’avvento della Cristianità la loro figura è stata ammantata di ombre che non meritano. Per fortuna, nell’epoca attuale si rende loro il giusto riconoscimento: sono una panacea a molte sofferenze dell’anima e la loro presenza è in grado di riportare equilibrio.

  7. Che dire, a questo bambino di 44 anni la fiaba è piaciuta, è piaciuta tantissimo! Sarò di parte, ma hai reso benissimo tutta la magia dei gatti, qualcosa che è impossibile raccontare senza sconfinare nel fantastico 🙂
    Il tutto, scritto “alla Micol”, cioè con uno stile bello, pulito, scorrevole.
    Grazie per questa bella fiaba! Forza Mila!

    1. Ciao Sergio, sono felice che il tuo cuore di gattaro abbia risposto alla chiamata di Mila ;D
      Ci tenevo particolarmente a scrivere qualcosa in questa giornata particolare, mi sorprende che ancora oggi esista la superstizione che vuole il “gatto nero” portatore di sventura:(