Il Ka, l’Erborista e il Topolino

Serie: Gli Occhi del Drago

Diana si alzò a sedere sul divano insonnolita, stropicciando gli occhi. I battenti della finestra poco distante erano aperti e lasciavano passare la luce del sole: inondava la stanza.

Si alzò prudente, sperando di non urtare casualmente uno degli oggetti riposti sopra un tavolino di servizio che si trovava accanto al sofà. In quella casa tutto sembrava costare un occhio della testa. Sorrise fra sé, pensando che in fondo uno dei suoi avrebbe potuto rimediare al danno.

Non appena fatti alcuni passi, il suo sguardo cadde su un orologio a pendolo: segnava l’una e con sgomento scoprì di aver dormito per più di quindici ore. Il brontolio allo stomaco le ricordò che il giorno precedente non aveva mangiato. L’erborista le aveva offerto una zuppa, ma non era riuscita a ingoiare nemmeno una cucchiaiata: l’adrenalina che l’aveva sostenuta fino ad arrivare alla bottega era scomparsa di colpo, lasciandola spossata.

Un odore giunse a solleticarle le narici: ciambelle appena sfornate.

Prima di metterla a letto Lenore le aveva fatto indossare una delle t-shirt di Camillo: era di un bel verde brillante e le arrivava oltre le ginocchia facendole da camicia da notte. I suoi vestiti sembravano essere spariti, così Diana si diresse verso le scale a piedi nudi.

Le percorse un gradino alla volta, cauta, e una volta sbucata al piano inferiore diede una sbirciata in direzione della bottega. Camillo era seduto dietro al bancone e quando alzò la mano per salutarla la bambina rispose con un sorriso timido.

Seguì la traccia olfattiva delle ciambelle, che per alcuni istanti aveva perso inebriata dall’odore delle spezie, fino ad un locale vicino allo studiolo.

Rimase a bocca aperta, ammirando la cucina che pareva uscita da un mondo da favola. Una bellissima stufa in ghisa padroneggiava quasi per completo l’ambiente, mettendo in ombra per alcuni istanti i mobili in stile rustico. Alla parete erano appesi mestoli e padelle di rame, in una posizione comoda per essere utilizzati ai fornelli. Sulla destra scorse una massiccia vetrina che conteneva piatti e porcellane.

«Ben svegliata.»

Diana sussultò al suono della voce dell’estraneo. L’uomo seduto al tavolo le sorrise invitandola ad abbassare lo sguardo: sul piano campeggiava un enorme vassoio carico di ciambelle che odoravano di zucchero a velo.

«Immagino che tu abbia fame. Da bambino andavo matto per queste ciambelle, a Kira non è dispiaciuto prepararle. Ti svelo un segreto: mette nell’impasto della composta di mele.»

L’uomo “puzzava” di Ka lontano un miglio: così soleva dire sua madre. Il suo aspetto era curato ed i vestiti lasciavano intendere la sua ricchezza. Pantaloni di pelle, stivali alla caviglia, camicia nera e panciotto con alamari ramati.

«Sei un Padrone?»

Akira annuì. «La Shishi non ha nulla a che vedere con la mia presenza, sono qui su richiesta dell’erborista. Non ho alcun interesse per i tuoi natali.

Siediti, non ti morderò.»

Diana ricordò che la madre le aveva chiesto di confidare in Lenore completamente: pensò che se l’erborista aveva ritenuto opportuno coinvolgere uno Shishi-Ka, aveva le sue buone ragioni.

Sedette accanto all’elegantone, accettando la ciambella che le passò avvolta in un tovagliolino di carta. Diana la morse subito, gustandola dal primo boccone: era morbida, soffice, e, come le aveva detto il Ka, dei minuscoli pezzi di mela cotta si sposavano all’impasto alla perfezione, donando un sapore unico.

«Il mio nome è Akira.»

«Diana.» Lo biascicò sbocconcellando, facendo ridere l’uomo.

«Diana, sono sorpreso. Non hai paura dei paroloni, di solito le bimbe della tua età non hanno la minima idea di che cosa significhi “natali”.»

La bambina gonfiò il petto d’orgoglio. «Mia madre era una maestra.»

«Anche la mia. Così, mi è stato detto.»

Akira osservò la piccola mentre allungava la mano per raccogliere un’altra ciambella. Molte proprietà tenevano segrete le loro relazioni con una donna libera per salvare i figli dalla sorte loro imposta. Si chiese cosa avrebbe fatto Jukiko, nel caso in cui il suo ventre avesse dato vita al seme di Jeff. Non avrebbe mai ceduto il figlio facendone una proprietà.

Quante volte era accaduto? Quanti amanti si erano detti addio per il bene dei nascituri?

«Ciambelle!»

Non appena sentirono il trillo di felicità di Lenore, sollevarono entrambi lo sguardo di scatto. L’erborista mollò lo zaino sul pavimento e sedette direttamente sopra il tavolo, facendo ondeggiare le gambe avanti e indietro.

Quel giorno indossava un maglione over size, degli short di jeans neri su calze a rete ed anfibi al polpaccio. Se possibile, sembrava ancora più giovane.

Akira osservò lo zaino, basito. «E quello?»

«Devo andare a scuola» Lenore parlò a bocca piena, stringendosi nelle spalle «ho la metà dei tuoi anni, Ka. Per i liberi è obbligatoria.»

Diana la studio con attenzione, curiosa. «Quanti ne hai?»

«Quasi diciannove.»

Akira preferì soprassedere su quella notizia: il solo pensiero che Lenore fosse un’adolescente lo disturbava. La leggenda narrava tutt’altro, ma nessuno era mai giunto alla verità: l’unica cosa certa è che ad Aurona era sempre esistita una Erborista.

«Che scuola frequenti?» l’uomo decise di rimanere in un terreno sicuro.

«Meccanica. Può sempre servire mettere le mani su un motore.» La ragazza tornò a posare i piedi a terra con un piccolo balzo, allontanandosi in direzione del frigorifero. Tornò con una bibita gassata fresca e tre bicchieri. «Non contiene sostanze nocive, ho esaminato la composizione chimica non appena è uscita in commercio.»

Akira l’assaggiò. «Ha un gusto diverso.»

«Ci aggiungo un ingrediente segreto. Come la composta di mele nelle ciambelle.» Gli strizzò uno occhio, divertita.

Diana se ne stette in disparte, osservandoli di sottecchi. Anche se era piccola riusciva ad avvertire chiaramente che Lenore giocava al gatto con il topo; Akira se n’era accorto e aveva mutato atteggiamento, prendendo le distanze.

Diana aveva deciso che le piaceva, era contenta che l’erborista lo avesse coinvolto: anche se, non aveva ancora compreso in cosa.

L’ingresso di Camillo tagliò la tensione che si era creata. L’omone si avvicinò alla tavola attratto dal profumo, con un sorriso da un orecchio all’altro.

«Di nuovo colazione?»

Lenore tornò a sedere sopra il tavolo. «Perché no?» Indicò il vassoio carico di ciambelle «Akira ne ha portate una montagna.»

Anche il Ka ne prese una, portandola alle labbra. «Oggi facciamo festa.»

Camillo prese un bicchiere dalla madia e li raggiunse. «Adoro le feste!»

***

Non appena Camillo li lasciò per fare ritorno alla bottega, Lenore sgombrò il tavolo raccogliendo le briciole. Akira vi stese una carta geografica, invitando Diana ad avvicinarsi.

La bambina li raggiunse, felice di tanta considerazione. Gli adulti erano in piedi, così si mise in ginocchio sopra una sedia per riuscire ad avere la stessa prospettiva.

«Non ho ancora parlato a Diana del viaggio.»

Akira mantenne l’espressione rilassata. Aveva contattato l’erborista prima dell’alba, offrendole il suo appoggio, ma Lenore non si era persa la briga di spiegargli il suo intento; il Ka aveva solo potuto elaborare le informazioni che gli erano state date cercando di dare loro un senso. Sapeva che i genitori della bambina erano morti ed immaginava che Lenore si fosse assunta il compito di portarla da un parente.

L’uomo puntò l’indice su una massa scura dalla forma ovoidale. «Questa è la Città Stato di Aurona nella sua estensione completa» lo trascinò sulla carta, percorrendo una zona contrassegnata di giallo fino ad arrivare ad un altro conglomerato a forma di stella che racchiudeva al suo interno un lago. «Questa, invece, è Histora: la nostra meta. In mezzo ci sono duemila miglia di deserto che appartengono al Priorato.»

Diana si ritrasse di qualche centimetro, spaventata. I bambini imparavano fin da piccoli che il Priorato era un luogo terribile, pieno di cattive persone: le madri se ne servivano per minacciare i figli quando facevano qualche marachella.

Akira era preparato alla sua reazione. «C’è un modo sicuro per attraversarlo» si augurò di cuore che così fosse «non ti devi preoccupare. Vedi questa zona verde, accanto ad Aurona?»

Diana annuì, tornando a sporgersi verso la carta. Akira stava indicando una piccola porzione di terra a forma di mezza luna ai confini della Città Stato.

«Questa è Hiroma, zona franca. Molte delle persone che vivono lì praticano il Credo e possono ottenere il permesso per recarsi al Santuario di Imelda» il suo dito si posò su un circoletto a tre quarti del cammino. «Ci uniremo ai pellegrini.»

«L’impresa non è impossibile, topolino. Devi solo fare come ti dico e non ci saranno problemi.» Lenore attese che Diana alzasse gli occhi sui suoi. «Non sei mai uscita da Aurona, tutto ti sembrerà strano. Il Credo è piuttosto complicato, sarebbe impossibile istruirti ad esso. Servono anni per padroneggiarlo.»

La bambina aggrottò le sopracciglia in un’espressione preoccupata.

«Ti fingerai muta, afflitta da un disturbo cognitivo: io ed Akira chiederemo il permesso di raggiungere il Santuario per pregare Imelda di vegliare su di te e stendere la sua mano risanatrice.»

Era una buona soluzione, in quel modo Diana non rischiava di tradirsi.

«Di lì a Histora la strada è breve.» Anche Akira la fissò intensamente. «Pensi di farcela?»

Diana annuì, facendo appello a tutto il suo coraggio. «Sì.»

Serie: Gli Occhi del Drago
  • Episodio 1: L’erborista
  • Episodio 2: Il nemico del mio nemico
  • Episodio 3: Ninna Nanna
  • Episodio 4: Il Ka, l’Erborista e il Topolino
  • Episodio 5: Il Treno
  • Episodio 6: Il Pellegrinaggio – parte I
  • Episodio 7: Il Pellegrinaggio – Parte II
  • Episodio 8: Nel Deserto
  • Episodio 9: Il Santuario di Imelda
  • Episodio 10: Vicolo cieco
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    Discussioni

    1. “era morbida, soffice, e, come le aveva detto il Ka, dei minuscoli pezzi di mela cotta si sposavano all’impasto alla perfezione, donando un sapore unico”
      Allora, TRE cose. Le descrizioni, le cucine, e le frittelle coi pezzi di mela. Qui c’è un effetto pavloviano in corso….

      1. Per quale delle tre, principalmente? Spero di non deluderti che non ti si secchi la bocca nei prossimi episodi 😀

    2. “Una bellissima stufa in ghisa padroneggiava quasi per completo l’ambiente, mettendo in ombra per alcuni istanti i mobili in stile rustico. Alla parete erano appesi mestoli e padelle di rame, in una posizione comoda per essere utilizzati ai fornelli”
      Ecco. Io ho un debole per le descrizioni. E per le cucine rustiche con stufe in ghisa. Qui becchiamo il jackpot!

    3. Quest’episodio mi è sembrato un intermezzo che serve a preparare quello che verrà. Se ho sbagliato analisi dimmelo: sono qui anche per imparare da chi è più esperto: ad esempio da te.

      1. Siamo in due, stavo per scrivere lo stesso commento!
        Zaino in spalla, pronti a partire con l’insoluto gruppetto!

      2. @raffaeledipoma ciao Raffaele, come al solito mi lascio vincere dal contesto più che dall’azione 😀
        Per ora ho preparato il terreno, vediamo se saprò rendere questa avventura un po’ più movimentata

    4. Ciao Micol, con un po’ di ritardo eccomi di nuovo qui?! Diana è forte e coraggiosa, lo intuisco sin dalle prime battute, nonostante la giustificabile paura. Sono dei bei personaggi, Lenore mi piace davvero tanto! Nei tuoi racconti, oltre all’odore di ciambelle, si respira anche aria di avventura e mistero, e sono curioso sul dove ci condurrai, e soprattutto se ci parlerai di più circa il rapporto padroni-proprietà ?! Spero di leggere presto anche il seguito, grande curiosità ?

      1. Ciao Tonino, per ora metterò un po’ da parte la situazione ad Aurona, ma stai certo che al ritorno qualcosa accadrà anche lì ;D

    5. “Seguì la traccia olfattiva delle ciambelle, che per alcuni istanti aveva perso inebriata dall’odore delle spezie, fino ad un locale vicino allo studiolo.”
      Davvero un bel passaggio ❤️ ❤️

    6. La prima parte mi è piaciuta per le descrizioni sempre superbe e per il clima che hai creato tra i membri del gruppo e poi, quando ho cominciato a chiedermi dove saremmo andati a parare, ecco che arriva il viaggio dell’eroe! Brava Micol, come sempre.

      1. Ciao Ivan, fra poco i nostri eroi partono e per farlo prenderanno il treno 😀
        Chissà cosa li attende nel deserto…

    7. Come ti ho già detto, apprezzo gli episodi che aiutano ad entrare in sintonia con i personaggi. Le ciambelle: quasi un dolce abbraccio prima dell’avventura irta di pericoli. Brava Micol!😊

      1. Ciao Dario, come sai sono una dolce fatina dei biscotti… ehm…no, forse una strega nera… Ok, mi hai scoperta, ho mille personalità che cozzano di continuo una invadendo l’altra 😀

    8. “Questa, invece, è Histora: la nostra meta. In mezzo ci sono duemila miglia di deserto che appartengono al Priorato”… in questa frase c’è tanto di quell’epico da impazzirci su! Adoro! La situazione si fa interessante e la curiosità cresce sempre più!
      PS. Molto bello il nome “Aurona”!
      Non vedo l’ora di leggere il prossimo episodio! 🙂

      1. Ciao Giuseppe, spero che la serie continui a mantenere alto il tuo interesse 😀
        Oltre al deserto, i nostri eroi conosceranno altri mondi, città, e civiltà del tutto diverse rispetto a quella di Aurona.

    9. Ottimo brano, distensivo, che da una parte fornisce informazioni dall’altra crea ancora domande e curiosità.
      Non vedo l’ora di iniziare il viaggio nel tuo mondo, già i personaggi sono bellisismi. Il mio preferito è Camillo, di cui adoro anche il nome

      1. Ciao Alessandro, anch’io voglio bene a Camillo! 😀
        Nel prossimo episodio i nostri eroi inizieranno il viaggio che li condurrà attraverso il deserto, chissà che non ci siano ancora parecchie sorprese in serbo. Camillo purtroppo rimane a casa a badare alla bottega 🙁