Il mantra

“Ho bisogno di te”.

Il mantra preciso e puntuale ritornava ogni giorno alla stessa ora e durava il tempo necessario affinché nella mente si facesse un pò di spazio lasciato vuoto dai pensieri e trovasse lì la sua casa per tutto il resto della giornata.

Era impossibile capire da dove avesse origine e perché arrivasse ogni giorno al suo momento e si prendesse il disturbo di rimanere a far compagnia anche non richiesta.

Eppure era lì.

Era sempre preceduto da uno stato di agitazione introdotto da un sussulto che sembrava dire ora in questo momento in questo preciso istante sono qui sono reale esisto.

Non era ben chiaro da dove avesse origine perché all’inizio sembrava provenire da una parte interna ma con il passare del tempo sembrava quasi che fosse un richiamo come un messaggio concepito altrove che sapeva chi raggiungere come e quando.

Sembrava di essere in un sogno dove una voce pronunciava le quattro parole e tutto quello che si poteva fare era ascoltare e ricordarle in una sequenza sempre uguale.

Eppure non succedeva dormendo ma al risveglio e qualunque sogno anche ad occhi aperti non sarebbe potuto durare così tanto ed avere la stessa forza e costanza da lasciare dentro una sensazione di presenza reale e densa.

In una parte profonda lui sapeva di sentire esattamente il significato di quelle parole come una verità della realtà in cui viveva ma sapeva anche che non sarebbe mai riuscito a pronunciarle realmente.

Proiettavano fuori da lui la sua parte più intima e sapeva che non sarebbe più stato lo stesso dopo averlo fatto ma la verità che stava ancora cercando era un’altra.

Con il passare del tempo il suo mantra si stava in qualche modo sdoppiando perché lo sentiva nascere fuori da lui ma sentiva anche che qualcosa in lui dopo un po’ rispondeva nello stesso modo.

Quando si fermava a cercare di capire nei momenti in cui il mantra assumeva la forma di un messaggio gli sembrava che a pronunciarlo non fosse lui e che la sua fosse solo una risposta ma in altri momenti sentiva di avere dentro quelle parole che avrebbe voluto pronunciare come un messaggio.

Poco importava la fatica che doveva fare per riuscire ad essere presente nella sua realtà perché a dispetto di tutto il mantra lo distoglieva a volte dal resto ma con il tempo aveva imparato a non provare più fastidio per questo.

E poi c’era l’esigenza del tempo che non dava tregua e che sembrava essere come una clessidra che perdeva la sua sabbia e più si ascoltava il mantra e più si aveva la percezione che la sabbia sarebbe potuta finire da un momento all’altro.

E poi un giorno il mantra all’improvviso così come era arrivato nella sua vita scomparve rapido e immediato e le sue giornate di colpo diventarono vuote.

E così si scoprì a cercarlo ogni giorno e a domandarsi dove fosse finito immaginando mille finali diversi.

In tutto quel tempo il mantra era diventato per lui una presenza costante e aveva assunto dei contorni reali che lo rendevano vero quasi si potesse toccare ma mai avrebbe potuto immaginare quello che lo attendeva.

Si avvicinava il giorno del suo compleanno e come sempre un po’ di giorni prima consultava la casella di posta elettronica per rispondere alle mail di auguri che gli arrivavano da tutti i suoi amici e parenti.

Questa volta si dedicò a questa attività quasi con sollievo perché poteva trovare un pretesto per non pensare al mantra che in realtà gli mancava molto quasi come la vicinanza di qualcuno di speciale.

Tra le mail di auguri inviti e biglietti animati una mail lo colpì e la curiosità lo portò a leggerla con attenzione.

Una libreria della sua città organizzava la presentazione del libro di un autore esordiente e aveva deciso di regalare ai suoi clienti più affezionati una esperienza diversa.

Tutti quelli che compivano gli anni nel suo giorno avrebbero potuto vivere una giornata particolare diventando protagonisti dell’evento in veste di intervistatori dell’autore.

Accettando avrebbero ricevuto in omaggio l’opera dell’autore per poterla leggere e trovare materiale per l’intervista.

La lettura era da sempre una delle sue passioni e la libreria era quasi la sua seconda casa dove si rifugiava il più delle volte per prendere fiato e ritrovarsi e per avere anche il modo di conoscersi più a fondo attraverso i libri.

Per il giorno del suo compleanno non aveva particolari progetti e pensò che se anche li avesse avuti l’invito era così curioso e sorprendente che rifiutare lo avrebbe lasciato a domandarsi come sarebbe potuta essere la serata e l’incontro.

Perciò decise all’istante e accettò l’invito rispondendo alla mail.

Come stabilito gli fu inviato il libro e l’invito insieme ad un format dove avrebbe potuto compilare le domande per l’autore per avere una scaletta durante la presentazione.

Il giorno stabilito si recò in libreria e trovò che altri come lui avevano ricevuto e accettato l’invito dato che festeggiavano il compleanno proprio in quel giorno.

All’ingresso della libreria però lui e tutti gli altri si resero conto che qualcosa era cambiato perché nel salone centrale campeggiava un manifesto che invitava alla presentazione del nuovo romanzo di una autrice giovane ma già conosciuta.

Qualcuno spiegò loro che all’ultimo momento l’autore esordiente aveva avuto un problema ed era stato deciso di spostare la presentazione ad un altro giorno preferendo anticipare la presentazione di questo romanzo già in programma tra qualche giorno.

Niente di così tragico tutti pensarono solo non avrebbero più potuto essere loro a fare domande non avendo letto il libro in anteprima ma si consolarono con la promessa che la serata dedicata a loro sarebbe stata comunque recuperata più avanti.

Tutti trovarono l’imprevisto superabile tutti tranne lui.

Dall’ingresso in libreria lui aveva percepito tutto quello che era stato detto e fatto come dentro una nuvola perché l’unico punto fermo di quella serata era il manifesto che lo aveva accolto insieme alle pile ordinate del nuovo romanzo dell’autrice che da quel momento aveva continuato a fissare.

Una copertina con una serie di quattro parole che ripetute tra loro si chiudevano in tanti cerchi concentrici parole che lui conosceva bene e che non riusciva a dimenticare.

“Ho bisogno di te” le quattro parole ripetute all’infinito il suo mantra che lo fissava e che con la forza di una calamita lo inchiodava lì immobile e senza parole mentre tutto intorno la realtà continuava a scorrere.

Una serie di domande gli passarono per la testa in un istante ma altrettanto rapidamente svanirono quando l’autrice del romanzo iniziò a rispondere alle domande dell’intervistatore e lui comprese che cosa era accaduto in tutti quei mesi in cui il mantra aveva vissuto con lui.

L’autrice spiegò infatti che dopo un incidente aveva trascorso diverso tempo in coma e in quello stato quelle parole erano state tutto quello che era riuscita a comporre nella sua mente lucida e ad ascoltare come una risposta al suo richiamo.

Non avrebbe mai saputo dire a chi erano rivolte e chi aveva risposto a quella sua richiesta ma erano state in grado di tenerla in vita e cosciente nella realtà in cui si trovava.

Uscita dal coma le quattro parole le avevano ispirato il romanzo e l’avevano aiutata a descrivere quel mondo di mezzo in cui aveva vissuto in tutto quel tempo mentre si aggrappava alla speranza che fuori da lì in un mondo diverso le parole potessero dare figura all’essere che le aveva sentite e rivolte a lei senza saperlo.

Uno strano caso del destino affermava l’intervistatore ma certamente solo di destino si poteva e si doveva trattare.

Lui sapeva di dover affrontare il momento e sapeva anche di non poter offrire certezze ma guardando la ragazza sentì che il mantra aveva finalmente trovato una spiegazione.

Decise che alla fine dell’intervista si sarebbe avvicinato e avrebbe chiesto di farsi firmare una copia del romanzo e decise anche che le avrebbe rivelato tutta la verità.

Così quando fu il suo turno si presentò davanti alla ragazza con la sua copia del libro e una penna e d’istinto invece di aspettare che lei l’autografasse scrisse sulla prima pagina le date corrispondenti all’arrivo del mantra nella sua vita e alla sua scomparsa e aprì il libro davanti a lei.

Quello che non sapeva era che nel racconto l’autrice aveva appositamente omesso queste date perché semmai avesse incontrato la persona che le era stata accanto in tutto quel tempo in quel modo le date rappresentavano la conferma della sua presenza.

Alla vista delle date la ragazza alzò gli occhi su di lui lo fissò e in silenzio continuando a guardarlo tracciò con la penna un “Grazie” accompagnato dalla sua firma.

Alla fine della presentazione quando la libreria si fu quasi svuotata lei lo trovò ad aspettarla con il suo libro in mano si avvicinò e lui guardandola negli occhi rispose “Prego”.

I pezzi del puzzle erano tutti al loro posto. Il mantra aveva portato a termine il suo compito.

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