Il mercato

Serie: Le ali del corvo

Non era la prima volta che Brian Raven affrontava esseri oscuri per venirne a patti e la sua eredità ancestrale gli era stata d’aiuto in più di un’occasione: nonostante l’apparente freddezza amava il suo popolo ed avrebbe fatto qualunque cosa per risollevarne le sorti.

Era stanco di combattere una guerra senza speranza, osservando la sofferenza attorno a lui con finto distacco mentre nella sua anima bruciava una rabbia incontrollabile: forse avrebbe perso la vita, ma era peggio non tentare.

Avanzò nei boschi con infinita prudenza, evitando le pattuglie nemiche con relativa facilità fino ad inoltrarsi nel cuore della Britannia romana, fermandosi nei pressi di un villaggio sorto ai margini del grande accampamento di una delle legioni. Lì, si finse un soldato mercenario in attesa di un impiego: il suo aspetto fiero tradiva la sua origine, ma nessuno gli fece molte domande. 

A quei tempi molti preferivano il denaro all’orgoglio e nelle legioni le razze si mescolavano astiose, legate solo dal suono dell’oro: non riuscì a scoprire molto, se non che alcuni ladri da tempo visitavano la villa del legato al comando della legione.

Notata la sua abilità con la spada, lo stesso Marco Appio lo aveva introdotto nel suo corpo di guardia personale; gli aveva riferito con voce annoiata dei frequenti furti nei suoi appartamenti privati. Brian constatò senza molto interesse che gli oggetti sottratti erano bizzarri, oro e gioielli non erano stati toccati. Quelli ad essere scomparsi erano incensi profumati, ampolle d’essenze orientali e stoffe ben filate, piccole regalie che il romano aveva donato alle sue amanti.

Il guerriero non fece commenti su quella che gli parve la ripicca di qualche domestica, divertito nel constatare come la mente del legato fosse occupata in sciocchezze come quella. Sembrava non interessargli che la sua legione fosse disarticolata e senza un minimo di disciplina.

Le giornate si succedevano monotone, tanto che Brian decise di partire per cercare il suo demone in un altro luogo. Acconsentì di accompagnare Marco Appio al mercato per un’ultima volta, riservandosi di levare le tende durante la notte per non destare malumore.

I mercanti si radunavano nella piazza del paese ogni sette giorni, portando le loro umili merci nella speranza di incontrare il gusto delle favorite del romano. Marco Appio amava accompagnarle, divertito dal loro chiacchiericcio e i frequenti bisticci. In quel momento le due bellezze brune con lui si stavano contendendo una pezza di seta particolarmente bella, sotto il suo sguardo bonario.

Brian si distrasse nell’avvertire una presenza alle spalle: quello a giungergli fu una lieve fragranza d’ambra e muschio bianco che gli solleticò le narici. Una volta rivolto lo sguardo dietro di sé, osservò con interesse la figura sottile di una ragazza abbigliata di una liscia tunica bianca. La donna si diresse a passo spedito in direzione del mercato degli schiavi, ignorando del tutto il vocio delle donne.

«Nessuno è riuscito a scoprire chi sia in realtà» Il compagno d’armi con lui, anch’egli un mercenario, sembrò divertito. «Non è una schiava né una contadina, le sue mani sono così delicate che dubito abbia mai svolto qualche faccenda domestica. Appio pagherebbe il nostro peso in oro per conoscere la sua identità.»

«È ben vestita, profumata.» Brian scosse le spalle. «Deve appartenere a qualcuno di molto ricco.»

Ad un cenno del legato il seguito si spostò nuovamente ed il guerriero notò con piacere che stavano per raggiungere la ragazza: nell’avvicinarsi prese nota dell’elaborata acconciatura degli splendidi capelli castano scuro con rari riflessi ramati, studiata in modo da coprirle la parte superiore delle piccole orecchie dal lobo fine, per arrotolarsi in due grosse trecce sulla sommità del capo.

Possedeva una figura insolitamente snella quando la moda privilegiava la morbida rotondità di braccia e gambe femminili. Solo il seno pieno contrastava l’esilità del corpo che la faceva apparire una fanciulla: la pelle bruno dorata metteva in risalto occhi nerissimi e profondi, tanto da risultare indistinta la pupilla dall’iride.

Furono quegli occhi a colpire quando alzò il mento del volto minuto, studiandoli tutti con una calma che sconcertò il re: si sentì leggere dentro come fosse senza barriere, sollevato quando quegli occhi si spostarono nuovamente sul bambino chiuso nel recinto.

Mentre obiettava sull’esigua offerta fattagli della donna per lo schiavo, il mercante sembrava spaventato. Fu facile per il legato intervenire.

«Lasciate che sia io a donarvi quel giovane, se incontra il vostro favore.»

Lei sorrise appena, scuotendo il capo. «Vi ringrazio, ma non posso accettare. La mia offerta può bastare.»

Marco Appio l’osservò con evidente interesse. «Mi chiedo sempre come il vostro signore si fidi a lasciarvi vagare sola ed indifesa, permettete almeno che i miei uomini vi riconducano a casa.»

La ragazza rise divertita.

«Non sono affatto indifesa, credetemi.» Tornò a rivolgersi al mercante porgendogli una borsa di tela. «Venti monete possono bastare, so benissimo che speravate d’ottenerne non più di cinque dagli aruspici, se si fossero accorti che al piccolo mancano le dita dei piedi.»

«Mia Signora» il mercante impallidì leggermente gettando un’occhiata ai piedini fasciati del bambino «sono un uomo onesto.»

«Di norma è così» la giovane sorrise nuovamente, con gentilezza. «Sono consapevole che i costosi rimedi d’oriente che acquistate per vostra moglie influiscono sulla vostra indole. Prendeteli.»

L’uomo afferrò il sacchetto con i denari, riponendolo in una scarsella. Non appena fatto le porse il bimbo ansioso di concludere l’affare. «È vostro.»

La ragazza sostenne il piccolo con dolcezza, lasciando che le cingesse il collo con le braccia «Piccolino, ora sei al sicuro…

Vi ringrazio Nobile Appio. Anche se la vostra abituale gentilezza non manca di lusingarmi, temo sia giunto il momento del commiato» sollevò lo sguardo scuro sul romano, tenendo ben stretto il bimbo. «Devo percorrere molta strada per fare ritorno.»

Marco Appio annuì, ignorando i bisbigli delle due donne ingioiellate alle sue spalle. «Una lettiga agevolerebbe il vostro viaggio, mia Signora.»

«Non è necessario. Spero in un prossimo incontro, fino ad allora vi porgo i miei saluti.»

Dopo essersi inchinata, la donna volse loro le spalle decisa ad allontanarsi. Nel farlo incontrò per alcuni istanti lo sguardo di Brian; i suoi occhi lo sfiorarono divertiti, quindi si diresse verso il bosco con passo spedito ed elastico.

Il legato richiamò l’attenzione del guerriero con un’imprecazione soffocata. «Uomo del nord, seguila!»

Brian acconsentì ad eseguire l’ordine con immediatezza. Segui con lo sguardo la giovane, badando di offrirle un illusorio vantaggio. Svoltato il complesso del mercato, la vide intrattenersi con un garzone che aveva avuto modo di incontrare alla villa romana: i due parlarono alcuni istanti, sufficienti a far comprendere che fra loro esisteva un legame. Attese che la conversazione avesse termine, quindi riprese l’inseguimento inoltrandosi nel bosco solo per perderla dopo pochi istanti; sembrava essere scomparsa nel vento con il ragazzino stretto fra le braccia.

Dopo aver setacciato la selva in lungo e in largo fece ritorno al mercato, decidendo di investigare per suo conto. Raggiunse il mercante di schiavi, che lo accolse turbato ed esitante. Non si diede pena di nascondere il suo interesse per quanto era accaduto; chiese subito notizie della moglie e l’uomo l’osservò incerto.

«È malata. Solo dei particolari incensi riescono a rendere il suo respiro meno affannoso, ma non potrò acquistarne altri: lo stregone che me li fornisce chiede un prezzo che non posso pagare.»

«È da molto che sei a sud? Sei solito frequentare questo mercato?»

«Sono giunto due giorni fa.» Il mercante sorrise tristemente. «Quel bimbo era l’unico schiavo che mi era rimasto, speravo di venderlo a qualche druido; so che in questo periodo dell’anno celebrano dei riti che necessitano di un olocausto. Nessuno sapeva che i suoi piedi erano malformati.»

Tacque per alcuni istanti poi sembrò farsi coraggio e alzò lo sguardo per incontrare i suoi occhi. «Conosci la bella Signora? La gente di questi luoghi non sa della malattia di mia moglie, forse può esserle di aiuto. Deve essere una maga molto potente.»

Brian scosse il capo. «Anch’io sono uno straniero giunto da poco, non conosco il suo nome. Ti ringrazio per esserti confidato con me, se mi sarà possibile parlarle le racconterò di tua moglie.»

Gli occhi dell’uomo si illuminarono di speranza ed il guerriero sentì qualcosa un groppo allo stomaco: sapeva cosa significava sperare ardentemente qualcosa.

Tornò alla villa del romano in tempo per scorgere il garzone chiudere le stalle e con il pensiero ritornò ai piccoli furti lamentati dalle favorite: la bella Signora vestiva bene e profumava come un fiore ambrato, non era difficile comprendere che le due cose erano collegate.

Attese che tutti cedessero a un giusto sonno e provò un senso di vago trionfo quando lo schiavo si allontanò nel bosco, ignorando le baracche dove dormiva la servitù: lei era riuscita a sfuggirgli, ma contava che il ragazzino non fosse così abile. 

Serie: Le ali del corvo
  • Episodio 1: L’evocazione
  • Episodio 2: Il mercato
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