Il mestiere dell’investigatore

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione

Il corridoio era illuminato solamente da un unico neon oblungo, che si accendeva ad intermittenza.

Patrick Guilliman camminava in quello spazio angusto senza tempo, come se fosse lì da sempre.

Un tintinnio leggero gli giunse alle orecchie, qualcosa di liquido, gocciolante.

Avanzò ancora un pò ma udì dei passi alle sue spalle.

Un’andatura lenta, accompagnata da…Qualcos’altro…Un forte stridore, come di un grande oggetto trascinato a fatica.

Rimase immobile ad ascoltare quei movimenti.

Una risata sinistra echeggiò nel corridoio.

Istintivamente cercò la pistola, ma non la trovò.

I passi erano sempre più vicini.

Nell’alone tremolante del neon intravide una sagoma che caminava, curva in avanti.

Lentamente la figura avanzò sotto la luce del neon e Guilliman notò che trasportava qualcosa con una corda robusta.

Lucas Dawson gli apparve all’improvviso.

Occhi vitrei puntati su di lui, la bocca penzolante in un orrido sorriso.

Un copioso flusso di sangue gli colava dal cervello scoperto fino a terra.

Trascinava una bara di zinco e ad ogni passo, il feretro strideva intensamente.

Il morto si arrestò davanti a lui.

Ogni rumore cessò e un silenzio assoluto scese nel corridoio.

Patrick Guilliman si mosse meccanicamente verso la bara e la aprì.

All’interno, Robert Carlson giaceva immobile.

Il detective avvertì un intenso odore di terra fredda e marcia.

Carlson aprì improvvisamente gli occhi.

“Cristo!” Esclamò il detective.

“Perchè mi hai ucciso Patrick?” Chiese Carlson.

“C-cosa…”

“Io ti avevo detto la verità…La verità.”

Lucas Dawson riprese a camminare, trascinando via la bara.

“Perché Patrick…Perché Patrick…”

Rimase ad osservare il macabro corteo allontanarsi ma qualcosa gli afferrò il polso.

Si voltò e vide il sorriso inconfondibile di Alex: “Ci vediamo presto Patrick Guilliman.”

Aprì gli occhi.

“…Dannazione…” mormorò.

Si voltò verso destra. Tracy Kemper dormiva profondamente.

Spense la sveglia che avrebbe dovuto suonare un’ora più tardi, maledicendo l’allegra combriccola di cadaveri che avevano deciso di rompergli le palle.

Potrei smettere di dormire… Si disse guardando il solito panorama fuori dalla finestra…Così dovrei occuparmi solo delle allucinazioni…

Si alzò andando verso il bagno.

Entro un mese mi verrà un infarto e tanti cari saluti pezzi di merda…Perseguitatemi da morto se avete il coraggio!

Si guardò allo specchio.

...Stai impazzendo Patrick…

Aprì l’acqua calda.

Solita procedura: doccia bollente, caffè bollente, mattina gelida.

Mentre usciva di casa aveva intenzione di raccontare tutto a Neri, ma quando vide l’auto avvicinarsi, cambiò idea. Non aveva voglia di subire un’altra ramanzina.

“Buongiorno Pat.”

“Giorno…” rispose Guilliman, mentre chiudeva lo sportello.

“Niente giornale oggi, mi dispiace.”

“Dan lo sai che…”

“Ero in ritardo, non volevo farti congelare.”

La macchina si avviò sonnolenta sbuffando fumo grigio dagli scarichi.

Dopo aver preso l’autostrada Daniel Neri disse: “Ripetimelo ancora capo, come si fa a morire per una dannata oliva?”

Avevano fatto progressi, sul passato di Robert Carlson, nelle ultime due settimane e stavano per incontrare la signora Catherine Phoenix, la vedova di Ronald Phoenix, il primo psichiatra che aveva seguito un giovane Carlson, alle prese con la sua follia.

Morto misteriosamente una sera di gennaio, in casa sua da solo, soffocato dall’oliva che condiva il suo cocktail.

“A quando pare le olive sono pericolose.” rispose Guilliman.

La signora Phoenix viveva fuori città, in un’elegante casa a due piani con un guardino rigoglioso e una rimessa semiaperta che lasciava intravedere un fuoristrada ben tenuto. Vennero introdotti in casa da una cameriera e fatti accomodare su un lungo divano in tinta beige, nel salotto al pianterreno.

“Ronald era un brav’uomo.”

Esordì la donna mentre la cameriera poggiava un vassoio con tre tazze di caffè caldo e un piattino di biscotti appena sfornati, su un basso tavolo di legno, davanti a loro.

“Ed era anche un grande lavoratore” Aggiunse: “Credeva molto nel suo lavoro.”

Catherine Phoenix indossava un paio di jeans e una camicia bianca. Il fisico snello e l’espressione serena avrebbero potuto indicare che non si era lasciata andare, grazie anche alla bella casa e a una vita agiata.

Ma i suoi occhi rivelavano una realtà ben diversa.

Gli occhi non mentono mai, pensò Guilliman.

Lo sguardo era spento e sebbene non avesse delle vere e proprie rughe sul viso, alcuni segni percorrevano le guance, testimoni di infinite notti trascorse a piangere, lungo il difficile cammino verso la rassegnazione.

“Può dirci qualcosa sulla morte di suo marito?” Domandò Patrick Guilliman.

“Cosa volete sapere?”

Secondo il rapporto che Daniel Neri era riuscito a scovare negli archivi, risalente a più di vent’anni prima, fu proprio Catherine Phoenix a ritrovare il corpo del marito, ancora seduto sulla poltrona davanti alla televisione, un bicchiere in terra con i residui di un Martini penetrati nella moquette e un oliva incastrata in gola.

“Mi trovavo fuori città. Mio padre non stava molto bene, così decisi di trascorrere il fine settimana assieme a loro. Quando tornai a casa…” la donna interruppe brevemente il suo racconto.

I suoi occhi si inumidirono.

“Ronald era seduto alla sua poltrona…” Proseguì la vedova: “Ricordo che continuai a chiamarlo e a scuoterlo, anche dopo essermi resa conto che era morto.”

Nessuno avrebbe dovuto vedere quello che lei aveva visto, pensò Guilliman.

“Che idiota vero? Un’oliva…Una maledetta oliva…” disse Catherine Phoenix singhiozzando: “Da quel momento ho smesso di mangiarle…E’ tutto così assurdo…”

“Che intende dire?” Domandò Guilliman.

“Ronald era astemio, detective. Quel frigobar serviva solo per gli ospiti che venivano a cena.”

Patrick Guilliman localizzò l’elegante mobile di legno, colmo di eleganti bottiglie di vetro decorato, ora vuote.

“Spero non mi abbia mai mentito. Magari beveva di nascosto o magari…Aveva un altra donna…Non lo so…” La donna si asciugò le lacrime: “Di certo la polizia non è stata di aiuto. Gli investigatori archiviarono tutto come un banale incidente domestico e finì lì.”

“Signora Phoenix…” disse Guilliman: “Stiamo indagando su uno dei pazienti di suo marito. Un certo Robert Carlson. Ne ha mai sentito parlare?”

“Credi di si.” Rispose Catherine Phoenix, sorseggiando il caffè: “Ronald me ne parlò qualche volta, me lo descrisse come un caso inusuale.”

“Inusuale?”

“Si, mi parlò dei grandi disturbi di cui soffriva. Una personalità multipla, disse. Perché me lo chiedete?”

“Stiamo conducendo delle indagini sul passato del signor Carlson. Crediamo che possa essere coinvolto con la morte di suo marito.”

“Lo avete arrestato?”

“E’ morto. Ma stiamo ricostruendo il suo passato e, da quello che sappiamo finora, potrebbe aver ucciso altre persone.”

La donna rimase in silenzio per qualche secondo, poi disse: “Come posso esservi utile?”

“Suo marito teneva degli appunti o delle registrazioni sul suo lavoro, qui in casa?”

“Si, nel suo studio” Rispose Catherine Phoenix indicando verso un punto indefinito alle sue spalle.

“Crede che potremmo dare un’occhiata?”

“Ma certo. Seguitemi.”

Catherine Phoenix si alzò dalla poltrona e invitò i poliziotti a seguirli verso un breve corridoio arredato con eleganti quadri sull’impressionismo e vasi esotici.

Arrivarono davanti ad una porta chiusa.

La donna si avvicinò ad un piccolo comò ed estrasse una piccola chiave d’ottone, da uno dei cassetti. Quando tornò alla porta ebbe un momento di esitazione: “N-non apro questa porta da molto tempo.” Disse immobile con la chiave stretta nella mano, a pochi millimetri dalla serratura.

“Faccia con calma, Catherine.” La rassicurò Patrick Guilliman.

Lo studio del dottor Roland Phoenix era composto da una robusta scrivania con un grande cassetto centrale, una poltrona girevole in pelle nera e una libreria che correva lungo tutte le pareti, compresa quella dove si trovava la porta di ingresso.

“Ronald teneva un diario con i suoi appunti.” Disse Catherine Phoenix mentre si dirigeva verso la scrivania. Aprì il cassetto centrale e ne estrasse un grande quaderno rilegato in pelle.

“Ecco…” disse la donna porgendolo a Guilliman.

Il detective iniziò a sfogliare le pagine.

Robert-Alex, due persone distinte?

Lo specchio…Cosa c’entra? Dov’è Alex?

Sparizioni…Tutte collegate?

Ragazzi scomparsi… uno è morto e gli altri? Probabilmente morti.

Ce ne sono altri?

Perchè è venuto da me? Perchè mi ha detto tutto questo.

Guilliman continuò a scorrere le pagine

Forse oggi sono riuscito a far uscire Alex. Sembra che lui controlli Robert continuamente…

Persone distinte? Sembra una possessione…Che assurdità è mai questa!

Ma perchè lo specchio? Sembra sia una passaggio…E’ lì che si trova Alex?

Le pagine si susseguivano, piene di pensieri e annotazioni dello psichiatra ma più Guilliman avanzava nella lettura, più gli appunti si facevano inquietanti.

Sembra che tutte le persone che Robert (o Alex?) ha conosciuto siano successivamente…scomparse…Perchè mi racconta tutte questo?

Ho chiesto ad un mio vecchio amico nella polizia informazioni sui ragazzi scomparsi…

Non mi sento più a mio agio con Robert, sta diventando…Ostile…Voglio liberarlo dalla presenza di Alex, ma non avevo mai visto un caso del genere…

Alex è quasi sempre presente ora e si arrabbia spesso…Ho paura…

Il mio amico mi ha riferito che uno di quei ragazzi è morto nel sonno e gli altri due risultano ancora scomparsi.

Il detective arrivò all’ultima nota dello psichiatra e quando la lesse, sollevò lo sguardo verso Daniel Neri.

Erano solo tre parole.

…Si sta avvicinando…

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione
  • Episodio 1: La prima volta
  • Episodio 2: Cenere alla cenere
  • Episodio 3: Il mestiere dell’investigatore
  • Episodio 4: Uno sfortunato incidente
  • Episodio 5: Vecchi amici
  • Episodio 6: Messaggi dal buio
  • Episodio 7: Il confine
  • Episodio 8: A caccia di fantasmi
  • Episodio 9: Dall’altra parte
  • Episodio 10: Il circo dei mostri
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    Discussioni

    1. Ciao Daniele, gli incubi rischierà no davvero di far impazzire Pat, speriamo di no, mi piace molto come pg?! Il mistero si infittisce, intravedo una sorta di anima infernale che uccide impossessandosi di soggetti particolari (o forse no?) e lo specchio è il luogo dove si riflette l’anima… Anche quella più oscura?! Il tuo thriller paranormale mi piace tanto, è davvero appassionante! A presto?

      1. Ciao Antonino! Grazie mille davvero. Mi sento un pò in colpa ma so che se c’è qualcuno che può affrontare situazioni del genere è certamente Patrick Guilliman!
        Le acque si faranno sempre più torbide, per citare Alex nel finale della prima stagione ?
        Grazie ancora Antonino e a presto!!!