Il Mostro nel Bosco I – Scomparsa

Serie: Il Diario dello Stregone


Rin riceve una lettera da Deler, nella quale il ragazzo si scusa per il comportamento tenuto durante il loro ultimo incontro. Rasserenato, Rin attende il suo ritorno a Nessunposto.

Dicono che le Bestie sono cattive, ma non è vero! I veri Mostri sono gli uomini. Ne ho incontrato uno nella foresta. Ancora adesso, se ci penso, mi viene voglia di andare a letto sotto le coperte e piangere tanto. L’ho fatto per tutta la luna nuova, poi è venuto il Maestro che mi ha preso in braccio e mi ha fatto capire che non devo essere preoccupato. Ora che mi sento meglio ho deciso di scrivere cosa è successo perché non voglio dimenticare, anche se è stato terribile. È molto importante che, se un giorno perderò la memoria come il nonno o Olivander, io sappia che non sono una persona cattiva.

È cominciato tutto una notte d’estate.

La mattina dopo che c’era stato il mercato, Jem è sparita. Così, come per magia. La mamma in piena notte le ha chiesto di andare da Irpina a prendere della tisana per il mal di pancia delle donne (che le era venuto all’improvviso e la fa stare tanto male), poi si è addormentata. Nessuno ha controllato se era tornata a casa.

Tutti hanno iniziato a litigare e la mamma è subito andata dalla mamma di Deler, dicendole tante brutte cose. Secondo lei non era vero che Deler era al lavoro, ma era venuto a prendere Jem per portarla via! La sua mamma era tanto spaventata e continuava a dire di no, che Deler non aveva nessuna colpa ed era in viaggio con lo zio. Le ha fatto vedere l’ultima lettera che le ha mandato, ma la mamma era talmente arrabbiata che l’ha buttata per terra e pestata.

La mamma non vuole che Jem e Deler stanno assieme, perché secondo lei Jem deve sposare un uomo ricco. Come Travor, ad esempio, che ha la taverna e guadagna tanti soldi. Ma lui è tanto più vecchio, quasi come il papà, e a Jem non piace.

Io non ho detto niente, ma ho iniziato ad avere tanta paura. E se l’aveva presa un mercante? Se le aveva fatto bere qualcosa di cattivo, per farla addormentare, come era successo a Deler? Ho cercato di parlare con il papà, ma era occupato a tenere la mamma per le braccia, perché era così furiosa che voleva picchiare quella di Deler.

Sono arrivati anche Ghord e Travor, che hanno detto a tutti di stare tranquilli. Travor ha detto che mandava lo stalliere dietro ai mercanti, per sapere se l’avevano vista da qualche parte. Ha anche scherzato, dicendo che l’amore fa fare cose pazze. Secondo lui è vero che è andata via con Deler e prima o dopo manda una lettera.

Io non ci ho creduto.

Papà ha portato a casa mamma dicendo di calmarsi, ma lei è scoppiata a piangere. Pensavo che era preoccupata per come stava Jem, ma invece era ancora arrabbiata perché non voleva Deler come genero. Diceva che è un bastardo che non si sa da dove viene fuori, che aveva rovinato la vita di tutti.

Sono andato in camera e mi sono tappato le orecchie per non ascoltare tutte quelle cattiverie. Ho pianto anch’io, ma l’ho fatto piano in modo che nessuno mi sentisse. Per fortuna Herb e Franj non c’erano, papà li ha mandati con gli uomini che hanno controllato qui in giro per vedere se la trovavano. E il nonno è proprio sordo. Alla sera non ho nemmeno cenato, perché non volevo ascoltare la mamma che ancora urlava: l’ho sentita che andava a dormire quando ormai le era sparita la voce. La rabbia le ha fatto passare addirittura il mal di pancia delle donne.

Papà invece è andato via, a cercare Jem anche se gli altri uomini erano rientrati: ha preso una lanterna per vedere al buio. Mi sono alzato anch’io e quando ho guardato fuori dalla finestra ho visto che ha preso la strada che va verso i campi. Da quando era scomparsa parlava poco, ma si vedeva che stava male. Pensavo di andare anch’io con lui, ma poi ho sentito dei rumori venire dal pollaio.

Ho aperto la porta piano piano e sono andato a controllare. Rubinero era lì che mi aspettava e appena mi ha visto mi è venuto incontro portando qualcosa in bocca. Me lo ha lasciato sulla mano e ho visto che era il braccialetto con le perline di vetro blu di Jem. Non sapevo proprio cosa fare! Papà era già andato via e non volevo chiedere a nessun’altro. In quei giorni il Maestro Sileno non c’era.

Così mi sono fatto coraggio e ho chiesto a Rubinero di portarmi dove lo aveva trovato. Lui ha capito subito ed è partito di corsa verso il bosco. Avevo tantissima paura, ma avevo più paura che a Jem fosse capitato qualcosa di veramente brutto. Ha vinto la seconda paura e mi sono messo a correre anch’io.

Mi sono accorto che per fortuna ci vedevo bene anche senza lampada, perché il cielo era pieno di stelle e c’era una bella luna. Abbiamo fatto tanta strada, proprio fino alla parte più selvatica del bosco. Alla fine mi sono trovato davanti il capanno che Rubinero non voleva mai che andassi a vedere. Mi sono fermato un po’ perché avevo il fiatone e mi sono guardato in giro per capire se c’era qualcuno. Mi è sembrato di no. Da dentro il capanno ho sentito venire dei rumori, come qualcuno che piangeva con la bocca piena. Così mi sono fatto coraggio e ho aperto la porta. E Jem era lì!

Era legata con una corda a una sedia rotta, con uno straccio sulla bocca. Aveva la faccia tutta sporca di pianto e terra. Quando mi ha riconosciuto i suoi occhi si sono fatti preoccupati, come se fosse spaventata per me. Forse era perché c’era Rubinero, lei non lo ha mai conosciuto. Sono andato subito lì e le ho tolto lo straccio.

«Scappa, non stare qui! Vai ad avvertire papà!»

Sapevo che non c’era tempo, lo sentivo, così le ho disubbidito. Però le corde erano dure e non riuscivo a slegarle. Non sapevo cosa fare, ma Rubinero è venuto vicino e ha iniziato a morderle. Ho guardato bene, anche se c’era buio qualcosa ci vedevo, e è stato molto attento a non fare male: metteva i denti lontano dalle sue mani e tirava. Lo ha fatto fino a quando uno dei nodi è diventato più mollo, così sono riuscito a sciogliere il resto. Ci sono riuscito bene perché ho le dita sottili e passavo dentro i buchi che c’erano. Alla fine sono riuscito a liberarla!

Abbiamo sentito dei rumori che arrivavano dal bosco e siamo scappati tutti fuori. Rubinero si è diretto dalla parte contraria da dove siamo venuti, così ho preso per mano Jem per portarla dove voleva andare lui. I rumori erano sempre più forti, come qualcuno che correva verso il capanno. Jem, poverina, ha provato a correre anche lei ma era senza bastone e è caduta per terra appena siamo arrivati a un pezzo di terra senza erba.

Quando mi sono fermato per aiutarla ad alzarsi mi ha spinto via. «Scappa!»

Io ho disubbidito un’altra volta e quando ho guardato cosa la aveva fatta cadere mi sono quasi fatto la pipì addosso. Non era un sasso, ma un pezzo di mano quasi scheletro. La carne era tanto consumata, si vedevano bene le ossa delle dita. Le falangi, falangine e falangette erano ancora collegate! Jem ha visto anche lei e le è scappato un urlo.

Abbiamo sentito che il Mostro si fermava e cambiava strada per venirci a prendere. Jem non riusciva ad alzarsi, così ho pensato che la dovevo difendere io. Ma non sapevo se sarei riuscito a fare la lotta, per finta è facile ma lì era tutto vero! Non sapevo neanche se sarei riuscito a dare un calcio in mezzo alle gambe al Mostro o a infilargli le dita negli occhi come mi ha detto di fare Majan in caso di pericolo grande. Rubinero si è messo davanti a noi ed ha iniziato a ringhiare in modo cattivo. Però avevo paura che il Mostro facesse male anche a lui, ero disperato! Alla fine, lo abbiamo visto che arrivava da lontano: aveva un mantello lungo con il cappuccio, ma si capiva che era un uomo. Non un troll e nemmeno un gigante.

Avevo il cuore che voleva uscire dalla bocca, ero talmente spaventato che non riuscivo a pensare a niente. Poi, è successo.

Dietro di noi, si è fatta avanti un’ombra enorme. Era il Lupo! Era grande come me in piedi, aveva il pelo grigio chiaro e gli occhi verdi come l’erba nuova (me lo ricordo perché è lo stesso colore di quelli di Majan). Mi è venuto vicino e mi ha guardato come fanno le persone.

“Piccolo Dominus, per molto tempo ho guardato altrove pensando che il male dell’uomo non fosse affar mio. È giunto il momento che io riprenda pieno possesso della mia foresta. Lascia che sia io, ad occuparmene.”

Serie: Il Diario dello Stregone


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Discussioni

    1. Una sferzata ci voleva 😀 Sono contenta che questo episodio ti sia piaciuto particolarmente.
      Rin è giunto a un punto di non ritorno, dovrà fare i conti con tutte le sue paure più grandi e la sua vera natura.

    1. Finalmente un po’ di azione 😀 Dopo tante premesse, è tempo che la magia abbia luogo

  1. Ciao Micol, ogni volta che leggo gli episodi di questa serie mi stupisco per la tua capacita` di rendere credibili situazioni cosi` lontane da noi nel tempo, nello spazio e per alcuni personaggi che dovrebbero esistere solo nel mondo della fantasia. Mentre leggevo quest’ ultimo episodio mi assaliva quasi l’ ansia per la sorte di Rin e di Jem. Sicuramente ti e` stato gia` detto tante volte, ma vorrei dirtelo anch’ io: sei davvero molto brava.💐

    1. Ciao M.Luisa. Ti ringrazio per i complimenti, in realtà spesso e volentieri sono in soggezione quando leggo molti degli autori che si alternano su Edizioni Open; nel mio piccolo faccio quello che amo e quando è apprezzato non posso che esserne felice. Anche se quello in cui mi muovo è un mondo fantasy, il Mostro che ha rapito Jem è umanissimo: ce ne sono molti in circolazione. Uomini privi di qualsiasi forma di empatia, con l’unico intento di appagare i loro “appetiti”. Per me era importante che anche Rin si comportasse, tutto sommato, da bambino normale. Un bambino in una situazione più grande di lui che nonostante il suo coraggio è terrorizzato, non sa cosa fare e vorrebbe piangere. Per fortuna, almeno sulla carta, può venire in aiuto un pizzico di magia.

  2. Come sempre bellissimo vedere con gli occhi innocenti di un bambino. La liberazione di Jen mi ha coinvolto parecchio e poi il finale con il mostro e questa bestia che si rivolge al Piccolo Dominus…non vedo l’ora di leggere il prossimo episodio!

    1. Ora Rin deve accogliere la sua vera natura. Fortunatamente, non sarà solo in questo processo e potrà contare sulle persone che lo conoscono davvero e lo amano