Il Mostro nel Bosco III – Non sono cattivo

Serie: Il Diario dello Stregone


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Rin trova Jem in un capanno nel bosco e grazie all'intervento del Lupo e di Rubinero riesce a portarla in salvo

Alla fine, papà e gli altri hanno trovato sei delle ragazze che tutti pensavano fossero andate via con i carovanieri. Le hanno messe dentro dei sacchi di juta e portate al villaggio su un carro trainato da un bue. C’è stato un grande funerale, dove tutti hanno pianto e pregato gli dèi perché vegliassero sulla loro anima sfortunata. Io non ci sono andato, perché avevo la febbre alta. Me lo ha raccontato il nonno quando sono guarito.

Subito dopo si sono messi a cercare dappertutto nel bosco, ma non hanno trovato il Mostro. Non lo so se Eylof se lo è mangiato: di sicuro, non posso dirgli che potrebbe essere andata così.

Preferivo quando a Nessunposto non succedeva niente.

La mattina dopo che Jem è tornata mi sono ammalato: ho fatto solo a tempo a controllare che era salva davvero, che dormiva nel suo letto, che sono caduto per terra. Mi ha trovato Herb, che mi ha portato subito nel mio: avevo i brividi, tremavo tutto, e non riuscivo a stare in piedi. L’unica cosa che riuscivo a fare era piangere. Ogni tanto, di nascosto dalla mamma, Jem veniva nel letto con me e mi abbracciava stretto dicendomi che era tutto finito. Ma pensavo che invece era tutto cominciato.

Potevo parlare con gli animali. Quelli normali non mi rispondevano, ma il Lupo sì. Mi è anche venuto in mente quella volta delle lucciole e ho capito che ero stato io a farle arrivare. Voleva dire che ero uno stregone: una persona cattiva.

Non so quanti giorni sono stato così, prima che arrivasse il Maestro Sileno. Mi sono svegliato perché c’era tanta confusione in cucina e sentivo litigare ad alta voce. Mi sono seduto e sforzato di capire chi erano le persone che erano venute a casa nostra. Quando è entrato il Maestro in camera ho capito che l’altro fuori era Majan.

Il Maestro è venuto lì e mi ha abbracciato. Si è seduto sul letto e mi ha preso proprio in braccio, come aveva fatto papà con Jem, stringendomi forte e accarezzandomi la testa con una mano. Mi ha anche avvolto in una coperta, così stavo al caldo. In cucina continuavano a urlare, così mi ha messo le mani sulle orecchie perché non sentissi. Ma non funziona mai, neanche quando sono io che lo faccio.

Ho capito che la mamma non voleva fare entrare in camera il Maestro, ma lui non lo aveva fatto lo stesso. Diceva che non andava bene che stavo da solo con lui, che non era decente.

Majan le ha urlato dietro che è una donna meschina, che vuole fare bella figura con le comari ma di nascosto vende i figli al mercato. Ha detto che non vede l’ora che compio quattordici anni, così mi porta via. Ha detto anche che mi farà tenere tutto il soldo, tanto conosce tutti in città e dirà ai gendarmi che mi facciano pagare solo la multa che la legge obbliga a dare alle mamme per non andare in prigione, cioè al massimo quattro sacchi di riso.

Mamma è stata zitta di colpo, poi ha cominciato a lamentarsi con papà dicendo che doveva difenderla. Papà, invece, ha detto: «Ha ragione lui.»

Si è fatto tutto silenzio e ho sentito che due persone andavano fuori. Quando mamma si è rimessa a parlare, ho capito che erano stati papà e Majan. Herb e Franj erano partiti per andare al campo già all’alba.

Mamma ha chiesto a Jem di sbrigarsi, perché dovevano andare da Irpina a farla visitare e erano in ritardo. Jem non voleva e la mamma si è messa di nuovo a urlare, dicendo che bisognava farlo così la levatrice vedeva che è tutto a posto e Jem si poteva ancora sposare. Vuole che poi Irpina lo dice a tutti, così non ci sono brutte chiacchiere.

Prima di andare via ha detto al nonno di venire in camera, ma non lo ha fatto. Penso che si sia seduto vicino alla finestra come fa di solito, per guardare fuori. Secondo me non è così stupido come credono, ha preferito farsi gli affari suoi.

«Piccolo Rin, cos’è successo davvero?»

A quella domanda ho alzato la testa e guardato il Maestro Sileno negli occhi: erano dolci, preoccupati, ed era come se sapessero già. Non ho resistito e gli ho raccontato tutto quanto. Lui intanto mi cullava, proprio come un bebè. All’inizio le parole mi venivano fuori male, senza senso, e sputavo nella foga di dire tutto su un colpo. La sua mano continuava ad accarezzarmi la testa e mi sono calmato.

«La magia è un’energia, non è né buona né cattiva. Dipende da come viene utilizzata. Capita che alcuni umani riescano a capirla e che alcuni ancora più fortunati ricevano dei doni alla nascita. Come controllare gli elementi, la materia, parlare agli animali e tanti altri. Noi umani la chiamiamo in diversi modi, magia o stregoneria secondo quello che permette di fare, ma in realtà scaturisce da un’unica fonte. Un tempo erano la stessa cosa, coloro che possedevano un dono non facevano distinzioni.»

«Ma gli stregoni sono cattivi!» era quello che mi era sempre stato detto, anche da Olivander.

«Gli stregoni non nascono cattivi e alcuni di loro non lo erano affatto: molti maghi del passato erano ben peggiori. Vedi, ogni storia dipende sempre dagli occhi di chi l’ha scritta. Prendiamo quello che è successo oggi con la tua mamma e facciamo finta che ci scriva una storia: leggeresti che io e Majan siamo cattive persone. Siamo entrati senza permesso, abbiamo iniziato a sgridarla, a comandare in casa sua anche se non siamo parenti e a fare i prepotenti. Io sono entrato in camera per venire a fare chissà cosa con un bambino piccolo, mentre lei doveva andare via con Jem per farla visitare dalla levatrice perché è preoccupata per quello che le è successo nel bosco.»

Ho capito quello che voleva dire.

«Tutte le storie sono così, anche la Storia. Tutti vogliono avere ragione e scrivono il loro punto di vista pensando di essere nel giusto.»

«Allora i libri non servono a niente!»

Il Maestro ha scrollato la testa. «Ci sono libri che raccontano la stessa storia in modo diverso. Uno studioso li legge tutti e cerca di capire qual è la verità. Di solito sta nel mezzo, nessuno ha mai completamente ragione o completamente torto.»

Ho ancora tanto da imparare, da tutti quei libri. Voglio capire come sono le cose per davvero.

C’era una cosa che però volevo chiedere al Maestro e mi sono fatto coraggio. «Tu lo sapevi già? Che ero così?»

Si è tirato su la manica della tunica: il tatuaggio a forma di otto per un attimo si è mosso ed ho visto che è proprio un serpente che si mangia la coda.

«Nella mia lingua natia questo simbolo si chiama Ur’b: raccoglie l’infinito, la nascita e la morte. Solo chi ha un dono è in grado di vederlo. Per gli altri è invisibile. Chiamano quelli come me Serpenti, perché tramandiamo le conoscenze dei tempi antichi; di quando non era stata combattuta nemmeno la prima Grande Disfida. Siamo sapienti, non artefici, il nostro unico dono è quello di percepire l’energia e seguire il suo flusso.»

«Quindi lo sapevi già il primo giorno che ci siamo visti!» mi sono ricordato che aveva nascosto il braccio in fretta.

Lui ha fatto di sì con la testa. «Ho compreso quale fosse il tuo vero dono solo quando ti ho visto con la volpe.»

Sono stato zitto, perché mi era tornata la voglia di piangere.

«Rin, tu pensi di essere cattivo?»

Non sapevo cosa rispondere e mi sono sentito come se non sapevo più chi ero.

«Rin, tu sei una delle persone più buone fra quelle che ho conosciuto in tutta la mia vita. Qualsiasi destino deciderai per te stesso, ti prometto che sarò sempre al tuo fianco. Se lo vorrai.»

«Anche se non vengo alla Casa di Giada?»

«Sempre.»

È così che finalmente le lacrime sono finite e ho pensato che mi impegnerò a non diventarlo mai. Cattivo, intendo. Il diario è davvero una buona cosa, chissà se Olivander me lo ha dato anche per questo. Se sì, vorrebbe dire che anche lui sa qualcosa. Però, non credo che non lo saprò mai perché la sua mente non ricorda più quello che è successo gli anni scorsi e forse è meglio. Preferisco che rimaniamo amici per sempre. Sono felice che il Maestro sia venuto per consolarmi, perché mi ha fatto guardare la Storia da, come dice lui, un altro punto di vista. Ci ho pensato e ne sono sicuro: io ora non sono cattivo.

Serie: Il Diario dello Stregone


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

  1. “Ur’b”
    Qua ti applaudo a scena aperta per la fantasia di aver creato un nome “tuo”, originale, che fosse però al contempo evocativo del nome “classico” di questo simbolo

    1. Quella dell’Uroboro (qui unito al simbolo dell’infinito) è una simbologia che mi ha sempre affascinato, ma essendo questo mio un mondo di fantasia non sapevo come destreggiarmi. Mi piace pensare che forse, in un comune passato ancestrale, tutti i mondi fossero uno e che il riflesso di ciò che era sia rimasto

    1. E’ una domanda che mi faccio spesso. Testate giornalistiche, personalità eminenti, tutti dicono tutto e il contrario di tutto. Ma dove sta, la verità?

  2. “dicendo che bisognava farlo così la levatrice vedeva che è tutto a posto e Jem si poteva ancora sposare.”
    Anche questo passaggio, molto realistico ed ottimamente rappresentativo di una mentalità non ancora del tutto estirpata

    1. Nel creare il personaggio della “mamma”, le ho voluto dare un carattere di questo tipo a tutto tondo

    1. Fino a questo momento Rin non aveva avuto modo di conoscere la portata del suo potere ;D

  3. Non mi aspettavo il ritrovamento delle sei ragazze scomparse; ormai senza vita. Mi ha confortato il dialogo di Rin con il maestro. Spero che non gli abbia mentito, che manterrà la promessa di proteggerlo. L’ istruzione che ha ricevuto e i tanti libri che continuera` a leggere, spero possano diventare per Rin uno strumento importante per poter essere libero di fare cio` che desidera.

    1. I libri possono raccontare la loro verità, ma la guida di un mentore è fondamentale nel districarsi fra mille diversi punti di vista. Non è sempre possibile, ma in ogni mondo e tempo la consapevolezza e la conoscenza aiuta a non rimanere vittime di chi vorrebbe decidere per noi lasciandoci nell’ignoranza.