Il Nipote

Il bosco non è un bel posto, specialmente se vivi nelle favole. 

Siccome quella che state leggendo è senza dubbio una favola, immaginerete che Ben non fosse entusiasta di essersi smarrito in uno di essi.  

Nelle fiabe non esiste luogo che non sia circondato da un bosco tetro e tentacolare.  

Vi siete mai chiesti come facciano a ricevere approvvigionamenti in mezzo a ettari di flora intricata? Siete così ingenui da pensare che se ne occupino i fanciulli inviati da mamme premurose? Mamme così snaturate da inviare le loro creature in un posto talmente pericoloso con la sola raccomandazione di “stare attenti” ? Se da voi funziona così, vi consiglio di chiamare i servizi sociali.

Vi dico io come stanno le cose qui da noi, sono quelli come Ben a occuparsene. Lui e i suoi confratelli: l’antico ordine guerriero dei Nipoti.  

Questi eroi si accollano il pericolosissimo compito di fare commissioni, sfidando il bosco e le sue minacce. 

I boschi nelle fiabe, ribollono di streghe, folletti e orchi così crudeli da inghiottirti senza nemmeno masticarti. Nessuno mastica nessuno nei boschi fatati, è la regola. 

A dieci anni, nella sua prima missione, Ben aveva scuoiato un lupo famelico.

Gli invincibili guerrieri del nord chiamano questa impresa ordalia, per quelli come lui si chiama semplicemente ”portare i biscotti alla nonna.” 

Ben aveva donato all’ordine molto più della sua fanciullezza, ogni suo sogno, ogni sua speranza di bambino erano stati inghiottito dalla confraternita.  

Si era allenato duramente e quando aveva ricevuto la Cappa Cremisi, simbolo di appartenenza ai Nipoti, si era sentito finalmente realizzato. Aveva portato con onore il mantello per anni, unico tra i suoi confratelli a non aver mai sperimentato l’onta di una mancata consegna. Nessuna povera nonna era rimasta senza i biscotti, non quando c’era Ben a reggere quel maledetto manico.  

O meglio, mai prima di allora perché, come vi dicevo, il quattro volte vincitore del premio Nipote dell’anno si era perso. 

Era successo pochi attimi prima.

Stava per portate a termine l’ennesima missione, quando un’ombra grigia lo aveva assalito, l’aggressore l’aveva ferito alla spalla prima di fuggire. 

Era stata sicuramente opera del Lupo Cattivo, creatura infingarda, che aveva giurato vendetta dopo che Ben aveva scuoiato suo fratello. Il Lupo sapeva benissimo di non poter sconfiggere Ben in un confronto diretto, così si accontentava di tormentarlo con attacchi improvvisi e codardi. 

Quel giorno la Cappa Cremisi era poco incline a lasciar correre, così aveva deciso di risolvere la situazione una volta per tutte, ma il Lupo era veloce e la corsa di Ben resa goffa dalla ferita e dal cestino. Quando si rese conto che non avrebbe raggiunto la sua preda, si era già spinto in una zona del bosco sconosciuta. In quel momento ricordò il monito severo del suo primo istruttore: non perdere mai di vista il Sentiero. 

Anche se smarrirsi nel bosco era la peggior sciagura che potesse capitare a un Nipote, Ben non si perse d’animo e, affidandosi all’innato senso dell’orientamento, si mise alla ricerca di un passaggio che lo riportasse sul Sentiero. 

Vagò per mezz’ora prima di scorgere qualcosa che non avesse fronde e foglie.

Purtroppo per lui l’edificio che si trovò di fronte non aveva niente di rassicurante: pareti di un terribile colore rosa confetto, tetto bianco di panna montata e inquietanti finestre di biscotto. 

“Cosa fare tu qua?” 

Ben si voltò verso il punto da cui proveniva la domanda, sapendo già cosa avrebbe trovato. 

Hansel e Gretel. Tre quintali di gagliardo adipe teutonico, divisi equamente su due folli gemelli schiavi dei picchi glicemici. 

Il Nipote sapeva che non c’erano margini di trattativa contro quei tossici del saccarosio, appoggiò il cestino e partì all’attacco, senza rispondere. 

I fratelli urlarono di rabbia, correndogli incontro come rinoceronti alla carica. La loro mole era impressionante, ma Ben aveva dalla sua anni di addestramento. 

Evitò il manrovescio di Hansel, scivolando sotto le sue gambe larghe come tronchi e recidendogli in profondità il polpaccio. Il colosso biondo gridò di dolore.

Non ci fu tempo per gioire, Gretel gli fu subito addosso. Il Nipote aveva sottovalutato la velocità della ragazza che, prima che potesse allontanarsi, calò sulla sua schiena entrambe le mani strette in un unico pugno, grande come un maglio. 

Tutta l’aria che Ben aveva nei polmoni gli sfuggì con un verso soffocato, mentre il Manto Rosso ancora boccheggiava l’enorme Gretel lo sollevò da terra, portandoselo all’altezza del viso. Gli sorrise crudele mostrando i denti neri e divorati dalle carie, quindi schiantò l’enorme testa trecciuta sul naso del Nipote, gettandolo, sanguinante, nella polvere a parecchi metri di distanza. 

“Va bene gemellini, volete il gioco duro?” disse pulendosi il sangue che scorreva copioso sulle sue labbra. “Vediamo se vi piace questo.” 

Ben aprì il mantello, lo stretto corpetto di cuoio era attraversato orizzontalmente da un cinturone da cui pendevano numerose bombe. Ne scelse una dalla forma ovale, sulla superficie aveva una decorazione a rombi che la faceva somigliare a un… 

“Ananas” la paura riecheggiò nella voce dei gemelli. 

“Esatto e lo sapete cosa fa l’ananas? Brucia i grassi.” 

“Non è vero” disse piagnucolando Gretel.  

“Sono solo dicerie, non ci sono prove a supporto…” 

Ben lo ignorò, sfilò la spoletta con i denti e lanciò. I due gemelli provarono a fuggire ma già lingue di fiamma giallo-accesso aggredivano i loro vestiti e le lunghe trecce di Gretel senza lasciargli scampo. Le urla e l’odore di caramello non si erano ancora spenti, quando Ben raccolse il cestino riprendendo il cammino. 

La ferita alla spalla sanguinava arrossando il manto d’identico colore, il dolore che provava nel respirare sembrava proprio conseguenza di qualche costola incrinata.

Il veterano stinse i denti, aveva affrontato di peggio. Il Grande Verde, così lo chiamavano i suoi confratelli, metteva a dura prova la sanità mentale di chi smarriva il Sentiero, non era raro trovare squilibrati assassini. 

Avrebbe messo tutto nella lista delle cose che avrebbe fatto pagare al Lupo, una volta portato a termine la consegna. Dopotutto si era perso per colpa sua. 

Il limitare della radura era vicino, poteva vedere la luce del sole filtrare tra le fronde davanti a lui. La speranza di libertà svanì subito, oscurata da una sagoma marrone e pelosa. 

Ben pensò subito all’attacco di un orso, ma, purtroppo per lui, la fortuna quel giorno gli aveva voltato le spalle. 

Aveva però in parte azzeccato perchè la pelliccia era effettivamente appartenuta a un orso, prima di diventare un copricapo da cui sbucavano lunghi boccoli biondi. 

“Riccioli d’oro” sussurrò Ben a denti stretti. 

Quella che tanto tempo prima era stata una dolce bambina curiosa ringhiò come una bestia mostrando piccoli denti bianchi come fossero zanne, il visetto paffuto era attraversato da inquietanti pitture violacee. 

Agile come un furetto balzò in avanti, la Cappa Cremisi appoggiò il cestello e si mise in guardia, aspettando l’impatto. Gli anni da bambina smarrita avevano reso Riccioli d’oro crudele e letale, Ben sapeva di aver poche possibilità di batterla nelle condizioni in cui era, bloccò col pugnale la prima zampata e arretrò per evitare la seconda. Scartò a sinistra cercando un punto cieco, ma il demonietto biondo fu più veloce e lo attaccò alle gambe.  

Gli artigli affilati, strappati al povero orso che aveva ospitato quella piccola assassina, si conficcarono nella coscia in profondità, strappandogli un urlo di dolore. Un altro colpo gli sguarciò il corpetto di cuoio, incidendogli la carne, prima che riuscisse a ristabilire una distanza di sicurezza, allontanando la bambina con un calcio, ben piazzato nello stomaco. 

Mentre Riccioli d’oro boccheggiava per riprendere fiato, Ben strisciò fino al cestino. Guardò la traccia di sangue a terra con curiosità, come se non fosse appena uscita dal suo stesso corpo. 

Cercò di ricacciare il dolore in fondo alla mente, doveva rimanere lucido, Riccioli d’oro si era ripresa ed era pronta per un nuovo attacco. Quando la piccola selvaggia lo aggredì, decise di tentare il tutto per tutto. 

Con un ampio gesto da prestigiatore si chiuse attorno al suo prezioso carico avvolgendosi nel mantello. 

Pochi attimi dopo stava correndo fuori dal bosco, col cestello stretto al petto dilaniato, mentre la bestia si arrotolava, ringhiando al Mantello Rosso che era stato il suo orgoglio. 

La radura si aprì sotto ai suoi piedi, e finalmente la vide. La casa. 

Aumentò l’andatura, i polmoni bruciavano e aveva perso molto sangue, mai era stato ferito così durante una missione. Ma ce l’aveva fatta, alla fine aveva vinto lui. 

Mancavano pochi metri quando le gambe lo abbandonarono, inciampò sul terreno cadendo in avanti, l’impatto fu una sinfonia di dolore, ma riuscì a proteggere il cestello. 

L’ardore della battaglia lo aveva abbandonato, ma la volontà era intatta. 

Cominciò a strisciare con le ultime energie rimaste, spezzandosi le unghie sulla terra viva. 

Era vicino. Ancora un piccolo sforzo e poi avrebbe potuto riposarsi. 

La piccola porta di legno azzurro era aperta, scivolò dentro con un grugnito, alzandosi a fatica, aiutandosi col lettone che occupava l’unica stanza. 

“Nonna” disse con gli occhi che si riempivano di terrore e consapevolezza. “Che bocca grande che hai…”

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Responses

  1. Davvero una bella prova, sei un pazzo! Ciò che apprezzo della tua scrittura è la coerenza di linguaggio e stile, anime che si sposano perfettamente con le tue fantamirabolanti storie.
    PS. Che bella l’immagine di copertina!

  2. Fantastico! In tutti i sensi, ci sono risate e tensione, dai due gemelli mangia schifezze a Riccioli d’oro in versione pazzoide e poi il finale! Forse Ben verrà salvato dal famoso cacciatore? Chi potrà mai dirlo se non tu, con una serie magari?😁

  3. Mantenendo sempre il tuo stile fiabesco, hai scritto una storia, in parte divertente, ma non proprio per bambini. Gli scontri mi son piaciuti molto perché ben descritti, e per questo credo che la storia sia stata scritta per “bimbi grandi”. La bomba brucia grassi all’ananas è stata una trovata fantastica! Magari esistesse per davvero… Anche se non hai menzionato nessun telefono, credo che il LAB sia riuscito ugualmente. Grande Ale, come sempre.

    1. Ciao Ivan, grazie mille 🙂
      Si mi sono messo alla prova con uno stile più adulto, è stato un’epifania. Chissà magari continuo per prova.
      Grazie ancora

  4. Bellissimo! un horror decisamente insolito, personalmente adoro i contrasti, ho apprezzato molto trovare i personaggi delle fiabe in questa situazione.
    Curiosità: le citazioni delle fiabe sono palesi, ma il nome del protagonista, Ben, è anche quello un omaggio letterario? mi ricordo un confratello con lo stesso nomignolo che girava per terre non civilizzate e pericolose, solo che vestiva di nero, non di rosso…

    1. Ciao Sergio,
      grazie per il tuo commento e il tuo apprezzamento, il nome del protagonista più che una citazione è una dedica a un personaggio che mi ha traumatizzato l’infanzia, Ben il mostro umano.
      Di solito non scrivo favole così sanguinari, quindi ho pensato di dare al protagonista della mia favola il suo nome.

    2. Ah, pensavo a Benjen “Ben” Stark (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco)! 🙂
      Me lo ricordo! con la sigla di Nico Fidenco! “Arriva Bem, nemico del mal / Che in bocca tien / mille pugnal”
      però era Bem con la “m” finale 🙂 licenza poetica! 😀

    3. Ma va’, non stare a correggere, non val la pena! ormai il personaggio è nato col nome di Ben, era destino che fosse così 🙂 Magari se gli cambi nome, poi, non riesce più a sconfiggere Riccioli d’Oro…
      io, dicevo, pensavo a Benjen Stark, fratello di Ned Stark ne “Le Cronache del ghiaccio e del fuoco” di Martin (il trono di spade, insomma). Benjen detto Ben è un confratello anche lui, e anche lui bazzica boschi pericolosi.

  5. “Mamme così snaturate da inviare le loro creature in un posto talmente pericoloso con la sola raccomandazione di “stare attenti” ? Se da voi funziona così, vi consiglio di chiamare i servizi sociali. “
    😂 Mi ha fatto ridere

  6. Ciao Alessandro, sono perfettamente d’accordo con Dario. Hai saputo tingere il tuo stile fiabesco di un po’ di “rosso”, che per me ci azzecca. Mi sono piaciuti i riferimenti alle altre favole, i due gemelli teutonici mi hanno fatto sbellicare dalle risate. Procurami un paio di quegli ananas, se ti è possibile. Ode al prode dalla Cappa Cremisi 😀

    1. per le granata all’ananas sto raccogliendo gli ordini, così dividiamo le spese di spedizione.
      Grazie per averlo letto e per il tuo commento, un bacio

  7. Ciao Alessandro,
    sono felice di vedere come hai affrontato un genere letterario che non ti appartiene (dark) senza snaturare il tuo stile (fiabesco-umoristico). Secondo il mio insignificante parere, il risultato è positivo. La storia è indovinata; magari poco horror, ma zeppa di trovate geniali. Il finale, per quanto intuibile, è la ciliegina sulla torta.

    1. Ciao Dario, sono molto contento che la mia provo fuori dalla “Confort zone” ti sia piaciuta, sono molto lusingato. Grazie anche per i preziosi consigli.
      Alla prossima