Il Piccolo Principe

Serie: Nel Buio della Notte Terza Stagione

Prima di entrare in sala operatoria, Nicolas aveva espresso un desiderio. Aveva chiesto a Dio una vita normale: correre, arrampicarsi sugli alberi, giocare con Moo. Svegliarsi con un cuore nuovo non era stato facile. Avrebbe voluto piangere, ma si obbligava a non cedere alla disperazione. Anche se i farmaci lo aiutavano ogni ora sembrava senza fine. C’erano giorni in cui avrebbe voluto togliere i tubicini sottili che gli entravano nel naso, raschiandogli la gola. L’aveva fatto. Al suo risveglio si era ritrovato con i polsi legati al letto. Aveva imparato la lezione facendone tesoro. Si sentiva la cavia di un gruppo di scienziati pazzi, ma sapeva che quella era l’unica via che gli avrebbe permesso la guarigione.

Il Dottor Manetti e l’infermiera Sung si occupavano di lui senza lasciarlo mai solo. Non erano solo dei medici efficienti: lo incoraggiavano con la loro presenza e comprensione.

Le ore erano scandite con regolarità: farmaci, esami e riabilitazione. La dottoressa Monica lo visitava ogni pomeriggio, alle tre, assistendolo nelle sedute di ginnastica respiratoria. Nicolas non avrebbe mai immaginato che anche un atto automatico come “respirare” potesse diventare tanto difficile.

Era il dottor Manetti a intrattenere i rapporti con i suoi genitori, stabilendo con rigidità protocolli e orari di visita. Nicolas sapeva che il medico non era cattivo e non lo incolpava per le rare occasioni in cui gli era concesso incontrare la sua famiglia.

Provava nostalgia per mamma e papà, ma sapeva che ogni decisione del dottore era presa in funzione del suo benessere. Gli aveva spiegato che doveva evitare in ogni modo di contrarre malattie o infezioni: perfino un banale raffreddore poteva rivelarsi pericoloso.

Il corpo di Nicolas stava reagendo ai farmaci nel modo auspicato: nessuna complicazione da rigetto, il nuovo cuore funzionava alla perfezione. Il suo organismo sembrava aver accettato l’organo del donatore spontaneamente.

Sung era una donna silenziosa e attenta: di solito sapeva valutare le sue condizioni e il suo umore solo con un’occhiata. A Nicolas piaceva. Portava i lunghi capelli neri, striati da scie argentee, raccolti in un severo chignon basso. I suoi occhi scuri, contornati da leggere rughe sottili, erano gentili e calmi: un suo sguardo era sufficiente a comunicargli tutta la sua solidarietà.

Sembrava intuire quando Nicolas era sul punto estremo di piangere. All’inizio aveva cercato di assecondare le sue pulsioni, distogliendo lo sguardo per lasciarlo libero di esternare la sua frustrazione e la sua paura. Nicolas, dopo i primi istanti di smarrimento, si estraniava sollevando fra sé e gli altri un muro invalicabile. L’infermiera auspicava che la fase di rifiuto del pianto terminasse quanto prima. La riabilitazione fisica occupava il primo posto nelle priorità dei medici, ma il modo in cui il bambino aveva deciso di gestire il suo dolore, non solo fisico, era pericoloso.

Era riuscita a trovare un altro modo per arrivare a lui: il piccolo grizzly.

Aveva raccolto la statuetta nella saletta protetta del postoperatorio, non appena Nicolas era stato portato lì per i controlli di routine. Manetti era stato il primo a notarla, invitandola a toglierla di mezzo al più presto.

Come la statuina fosse comparsa nel reparto di isolamento, continuava ad essere un mistero. Un mistero cui non solo i medici guardavano con sospetto. Sung aveva chiesto a tutto il personale autorizzato a frequentare il reparto, ma nessuno era stato in grado di spiegarle come era arrivata fino a lì.

Appena avevano traslocato di camera l’aveva posata sul comodino. Prima di introdurla nell’ambiente l’aveva disinfettata con cura, cercando di non romperla nuovamente. A un esame approfondito aveva notato che le due parti del corpo dell’orso dovevano essersi staccate: era stato incollato con cura amorevole. Nicolas aveva riconosciuto il piccolo grizzly e le aveva raccontato che era stato riparato da Marianne dopo una brutta caduta.

Quando Sung notava in lui segni di cedimento, prendeva la statuetta e gliela posava fra le mani. Sembrava attenuare in qualche modo il suo dolore, rendendolo sopportabile.

Si era inventata una favola. Aveva scelto come protagonisti un piccolo principe e un orso tibetano, ambientando la vicenda nella Cina di qualche secolo prima. Il piccolo principe aveva occhi verde smeraldo, mentre il pacifico orso possedeva la possanza di un grizzly.

Secondo la storia i due erano diventati amici. Di giorno in giorno, inventava per lui una nuova avventura. Quell’espediente le permise di toccare le corde più fragili di Nicolas, restituendogli in parte la spensieratezza di un bambino di undici anni. La ascoltava incantato, deliziato che il piccolo principe gli somigliasse.

A volte, era Nicolas suggerire nuovi sviluppi.

L’infermiera fu particolarmente colpita da alcuni episodi inventati dal bambino. Quando il principino era stanco l’orso lo caricava sulle spalle, portandolo sul dorso mentre attraversavano di corsa la foresta. L’orso era un amico, un protettore. Amava il bambino profondamente.

Nicolas riuscì a descriverle la gioia di quell’amicizia in modo tanto autentico da farle pensare che avesse provato realmente quel sentimento. A quel punto, il cuore di Sung si stringeva in una morsa: angoscia.

***

Sung giunse all’appuntamento con il detective Randal in ritardo di alcuni minuti. L’uomo si era accomodato poco lontano, centellinando il sesto caffè della giornata. Quando la vide, le si fece incontro con un sorriso.

«Tutto bene?»

Sung annuì, spiccia. Mise un paio di monete nel distributore, selezionando una bevanda calda. «Novità?»

L’uomo scosse il capo, sconsolato. «Speravo fossi tu, a portarmene. Ancora nulla?»

Dopo due settimane di “pause caffè” avevano stabilito un rapporto piuttosto informale. «No.» Sung si morse leggermente le labbra: si sentiva una traditrice. «Il piccolo principe ama il suo orso, è convinto che non gli farebbe mai del male.»

Il detective poggiò le spalle al muro. «Sono sicuro che quella statuetta è un indizio da non sottovalutare. Siamo riusciti a contenere la notizia fino ad ora, ma il Comandante ha deciso di parlare con i Lynch per spiegare loro la situazione.»

Sung corrugò lo sguardo. «Hanno già troppi problemi. Inutile addossargliene altri.»

«L’FBI ritiene opportuno coinvolgerli. Devono conoscere la verità, è un loro diritto. Ieri si è unito a noi un detective con parecchia esperienza in campo, il suo intervento si è rivelato fondamentale per risolvere diversi casi legati al satanismo.

Dobbiamo prepararli al peggio, una volta fuori dall’ospedale saranno molti gli avvoltoi interessanti a banchettare con il loro dolore. Giornalisti, santoni, folli, catastrofisti. Il bambino potrebbe essere in pericolo.»

Dopo la macabra scoperta, il dipartimento di polizia aveva inviato un agente in borghese a vigilare le stanze dov’era ricoverato Nicolas.

Sung represse un brivido: era una delle poche a conoscere cosa era accaduto la notte del trapianto. L’organo espiantato era scomparso e l’ospedale aveva interpellato la polizia non appena constatata la situazione. Nessuno era riuscito a comprendere come un estraneo fosse riuscito a intrufolarsi nell’ambulatorio in cui erano conservati i campioni biologici. Il reparto di patologia era frequentato a ogni ora del giorno e della notte.

Dopo i primi rilievi, era stato deciso di affidare il caso all’ FBI. Le conclusioni lasciavano intendere ben più di uno scherzo di cattivo gusto. Le poche tracce riscontrare dalla Polizia Scientifica, indicavano che l’organo non era mai uscito dalla stanza in cui era conservato: era stato rimosso dal contenitore sterile utilizzato per la conservazione di materiale biologico. Il ladro non si era messo il cuore in tasca. Se n’era cibato in quel luogo.

Serie: Nel Buio della Notte Terza Stagione
  • Episodio 1: Il Luogo Grigio
  • Episodio 2: Il Piccolo Principe
  • Episodio 3: Estasi
  • Episodio 4: Divisi
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Commenti

      1. Micol Fusca Post author

        Buonasera Mr. Reo, che piacere incontrarla nuovamente. La ringrazio, sono felice che la mia serie abbia suscitato il suo interesse. Attendo il suo ritorno in queste lande popolate da folli e poeti 🙂

    1. Antonino Trovato

      Ciao Micol, la fiaba del piccolo principe e l’orso tibetano è stato un ottimo veicolo di transfert psicologico per Nicolas, che ha proiettato anche il suo affetto verso Moo, un ottima via per non pensare al proprio difficile stato di salute. Ho trovato molta dolcezza nella prima parte. La seconda parte lascia aperto un grande equivoco, penso, ma credo anche che si stia profilando qualcosa di terribile all’orizzonte! Al prossimo episodio😁!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, temo che l’equivoco non sia tale. Se non quello in cui è incorso l’FBI ;D
        Siamo alla dirittura finale del racconto, questa storia è legata al “cuore” per molti motivi: in un certo senso, è il vero protagonista. E’ vero, accadrà qualcosa di terribile ma gli amici rimarranno per sempre uniti.

    2. Dario Pezzotti

      Micol! Allora, voglio essere sincero. La prima parte è forse un po’ (volutamente?😉) lenta, priva di sussulti. Ho pensato fosse un episodio di passaggio. Invece alla fine: boom! Pura e macabra oscurità.😃😎

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Dario, anche se i tempi sono un po’ cupi per narrare di malattia ed ospedale, era giusto fare il punto della situazione. Anche perché, l’orso tibetano e il “Piccolo Principe” sono destinati ad incontrarsi ancora.
        Quanto al Cuore, per un motivo o per l’altro è uno dei cardini su cui ruota da sempre il racconto. E non è finita qui… 😉

    3. Giuseppe Gallato

      Dopo “I nobili Drok e Zorex”… ecco “Il piccolo principe”! Ahahaha 🙂
      Scherzi a parte, la serie ha preso un risvolto moooolto interessante. Quanto ho amato i dialoghi tra i due FBIosi, e questo finale dal sapore squisitamente oscuro! Curioso, attendo il prossimo episodio!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Giuseppe, tante favole tutte diverse 😀
        Ti ringrazio di aver preso in simpatia il mio Moo, nonostante i “Sentimenti” lo abbiano contagiato irrimediabilmente non può sfuggire alla sua natura.

    4. Micol Fusca Post author

      Ciao Alessandro, come avevo avvertito a questo punto la storia si fa più dark. Sono contenta che anche questo risvolto sia stato apprezzato, avevo timore del contrario 😉

    5. Alessandro Ricci

      Ciao Micol,
      intanto complimenti per il titolo, anche se il racconto parla di tutt’altro è sempre un piacere ricordare la favola più bella di tutte.
      Sinceramente questo brano mi ha veramente stupito, prendendo una piega inaspettata, brava Micol la creatività è sempre il tuo punto forte.
      Nicolas e Moo sono due bei personaggi, mi piace il legame che hai creato e come li hai sviluppati e fatti crescere.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Alessandro, come avevo avvertito a questo punto la storia si fa più dark. Sono contenta che anche questo risvolto sia stato apprezzato, avevo timore del contrario 😉