Il professor Robert Carlson

Serie: Cuore Nero

August Bell, infilò le mani nelle ampie tasche laterali del giubbotto blu, in tinta con i pantaloni cargo, che completavano la divisa di servizio. Uscì con aria mesta dalla caffetteria, inseguito da un forte odore di sciroppo d’acero e ciambelle glassate, avviandosi verso la sua macchina, scortato dall’agente Dole.

Guilliman e Neri, lo osservavano allontanarsi attraverso le vetrate leggermente appannate.

Non aveva detto loro granché, se non che era il custode di quella scuola da cinque anni, dopo averne passati quasi otto in prigione per spaccio di droga. Si riteneva fortunato ad aver trovato quel lavoro. Poteva permettersi un modesto affitto e mantenere la sua famiglia.

Era come aver ricevuto dalla vita, una seconda possibilità.

Certo, l’aver dichiarato di essersi addormentato durante il turno, ovvero mentre Lucas Dawson veniva ucciso, era una circostanza che non pendeva molto a suo favore, valutò Guilliman. D’altro canto, come lo stesso Bell aveva riferito, era da poco diventato padre di una splendida bambina e questo aveva scombinato non di poco la sua vita e quella di sua moglie. Il detective non poteva certo trascurare il fatto di quanto le ore di sonno si riducano drasticamente, per due neo-genitori.

Per come la vedeva lui, August Bell poteva anche aver detto la verità.

Il suo cellulare iniziò a squillare.

“Pronto? Ciao Annah dimmi pure. Cosa? Dove l’avete trovata?” Gulliman aggrottò la fronte, mentre ascoltava la voce gracchiante che usciva dal piccolo apparecchio, “D’accordo Grazie”, disse infine, chiudendo la telefonata.

“Chi era?” chiese Neri,

“La scientifica. Hanno trovato una busta di cocaina, nella tasca interna del giubbotto di Dawson” rispose Guilliman infilando il cellulare in tasca “Stanno sgomberando ora”,

“Cavolo”,

“Già…” disse Guilliman, alzandosi di scatto e uscendo dalla caffetteria.

Localizzò il custode e il poliziotto, appena visibili in lontananza, “Signor Bell!”, urlò, iniziando a correre verso di loro. Il vento freddo gli sferzava il viso, rendendo quella breve distanza uno sforzo enorme.

August Bell poteva anche essere innocente, pensò, col fiato corto.

Ma August Bell era un ex-spacciatore e questo, purtroppo per lui, complicava le cose.

Daniel Neri pagò il conto alla cassiera e uscì anche lui dalla caffetteria, sollevandosi il bavero del cappotto. Vide il suo collega dire qualcosa agli altri due e poi l’agente Dole prendere sottobraccio il signor Bell.

“Ebbene?” gli domandò quando furono di nuovo vicini,

“Dole e Moore lo stanno portando al Distretto, dove sarà trattenuto fino a domattina” gli rispose il detective, emanando nuvole di vapore denso dalla bocca.

“Nel frattempo noi dobbiamo interrogare i docenti” proseguì Guilliman, “Muoviamoci”.

I due poliziotti percorsero, a passo svelto, l’isolato che li separava dalla scuola. Patrick Guilliman si maledisse per aver pronunciato quella parola, “muoviamoci”. La corsa di prima si faceva ancora sentire sulle sue ginocchia malandate, sentendosi ancora peggio nel notare che Neri, al contrario, non manifestava alcun disturbo.

“Ehi, tutto bene?” disse Neri voltandosi a guardarlo, “Sembri provato. Vuoi che chiami un taxi?”,

“Ti sparerei volentieri, giuro” rispose ansimando.

I docenti si trovavano tutti nella sala riunioni, come promesso dal preside. Alcuni di loro sbadigliavano, davanti ad un distributore automatico di bevande e snack, in attesa di ricevere conforto da un caffè caldo, mentre altri passeggiavano avanti e indietro, scambiandosi sguardi interrogativi.

Si voltarono tutti all’unisono quando i due uomini entrarono.

“Buongiorno signori”, esordì Guilliman.

Dopo un giro di presentazioni e una breve spiegazione di quello che sarebbe accaduto di lì a poco, i detective invitarono tutti ad uscire, salvo poi ascoltare i docenti uno alla volta.

Dopo poco più di un’ora, avevano già raccolto una folta serie di dichiarazioni in merito a Lucas Dawson. Tutte convergevano verso un’unica direzione.

Un fannullone-poco-di-buono.

Fu la volta dell’insegnante di Storia, Francisco Paso, che sollevò la protesta sulle svariate prese in giro subite da lui, come da altri insegnanti, “Non voglio giustificare quello che gli è successo, sia chiaro”, gli aveva detto, “Però…Ecco…Diciamo che Lucas ce la metteva tutta per farsi odiare”.

Terminato il colloquio, Neri si stirò sulla sedia, “Beh, io ho bisogno di una pausa” disse alzandosi e puntando al distributore automatico in fondo alla sala, “Vuoi un caffè?” domandò al collega,

“Grazie” rispose Guilliman annuendo, senza distogliere lo sguardo dagli appunti sulle dichiarazioni, “Qui non c’è niente di utile” disse infine, raccogliendo tutti i fogli sparsi sulla scrivania.

“E dobbiamo ancora parlare con gli studenti” aggiunse di spalle Neri, sarcastico.

“Esatto. Ricordami di mandarti a farti fottere, la prossima volta che mi telefoni all’alba” esclamò Guilliman alzandosi dalla sedia.

Dall’esterno si udiva un leggero brusio, che presto si trasformò in un intenso vociare.

“Cosa sta succedendo là fuori?”, Neri si diresse alla porta.

Quando mise la testa fuori nel corridoio, vide che tutti i docenti erano rivolti verso un uomo di media statura, leggermente curvo su se stesso, che indossava degli scuri pantaloni di velluto e un maglione di cachemire grigio. Un paio di occhiali da vista rotondi, occupavano gran parte del volto magro, segnato da una notte insonne. Ansimava in preda all’agitazione, l’addome si contraeva sotto l’effetto di uno sforzo invisibile, come se reprimesse dei colpi di tosse.

“Robert, cerca di calmarti. Sei appena arrivato” disse un’insegnante,

“Io, d-devo parlare, con la p-polizia” rispose l’uomo con voce sibilante.

“Non c’è motivo di agitarsi Bob” intervenne un altro docente “Verremo chiamati tutti”,

Adam Longfellow comparve nel corridoio, “Cosa sta succedendo qui?” domandò, avvicinandosi rapidamente al gruppo. L’uomo si voltò e andò incontro al preside, afferrandolo per le braccia con un gesto fulmineo.

“Robert, calmati!” disse Longfellow tentando di divincolarsi “Mi stai facendo male!”,

“A-Adam, io d-devo…”,

“Mi scusi” la mano di Guilliman si posò sulla spalla dell’uomo,

L’uomo si voltò di scatto,

“Mi chiamo Patrick Guilliman, lei è il signor…?”,

“R-Robert Carlson” rispose l’uomo, mantenendo la presa salda sul preside.

“Piacere di conoscerla signor Carlson, anche lei è un insegnante?”

“S-si. Di matematica”,

“Molto bene. Perché non lascia andare il preside Longfellow e viene con noi? Così potrà dirci tutto quello che vuole”,

Il respiro dell’uomo rallentò. Si voltò ad osservare le sue mani strette sulle braccia del preside e come rinvenuto da uno stato di incoscienza, lasciò immediatamente la presa.

“N-non volevo creare problemi”, disse abbassando lo sguardo per il disagio, “Scusami Adam”,

“Non c’è n’é bisogno, Robert” rispose il preside, accennando ad una smorfia di dolore, “Ora vai con loro, ti aiuteranno”.

“Da questa parte”, Neri lo esortò a seguirlo nella sala riunioni, fra il silenzio e gli sguardi impressionati dei docenti.

“Gradisce un caffè signor Carlson?” domandò Neri, richiudendosi la porta alle spalle.

“La ringrazio, ma non bevo caffè” rispose educato il professore. Aveva una voce pacata, come se l’agitazione di prima fosse appartenuta esclusivamente ad un brutto sogno. Guilliman, notò che Carlson aveva le mani piantante sulla scrivania e che le estremità delle dita erano divenute bianche, per via della pressione esercitata sulla superficie.

L’agitazione non era svanita del tutto.

“Dunque” esordì, “Cosa voleva dirci di tanto urgente?”,

Il professor Carlson chiuse gli occhi.

Esitò diversi istanti prima di rispondere.

“Professore?” domandò Neri,

Quando li riaprì, Robert Carlson disse:

“Ho ucciso io Lucas Dawson”.

Serie: Cuore Nero
  • Episodio 1: Il detective Guilliman
  • Episodio 2: Il ritrovamento di Lucas Dawson
  • Episodio 3: Il professor Robert Carlson
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