Il Quarto Sacramento

Serie: Inganno Imperfetto

Tutti i giorni John Anderson torna a casa dopo una giornata di duro lavoro. Cucina, pulisce, ascolta un disco, legge un libro e si sdraia sulla poltrona della Game Enterprise per collegarsi al “gioco”. Eppure, la sua non è una vita normale, soprattutto dopo il tramonto. Perché John, nella realtà virtuale, è noto come Alan ed è un efferato assassino che miete vittime al ritmo di due al giorno.

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«Che intendi dire» tuonò Tiamat.

«Non interromperlo» lo ammonì a bassa voce Balac.

«Intende dire che un hacker qualunque, introducendosi in quei server, si aspetterebbe di trovare i-n-f-o-r-m-a-z-i-o-n-i». Baphomet scandì lentamente ogni lettera di quell’ultima parola.

«Esatto» bofonchiò, pensieroso, Jack, corrugando la fronte. «Comincio a rendermi conto che non siete proprio degli sprovveduti». Si schiarì la gola. «Ho setacciato quelle macchine da cima a fondo senza trovare niente che non fossero i dati della popolazione mondiale: nomi, cognomi, indirizzi, preferenze sessuali, politiche e pure la marca più usata di preservativi, ma neanche un bit sul gioco». Concluse la frase, incrociò le dita dietro alla nuca e si lasciò scivolare lungo la sedia fino ad assumere una posizione quasi supina.

«Che altro?» ringhiò il gigante, sbattendo il pugno sul tavolo.

«Calmati, Lurch!» lo schernì Jack, scattando in piedi. «Prima di continuare, voglio sapere delle cose anche io!» esclamò a voce alta.

«Non sei nella posizione di trattare» rispose, pacatamente, Balac. Schioccò le dita e la sedia del mingherlino scomparve.

«Su, ragazzi, non mi sembra il caso di mettersi a fare una gara per vedere chi ce l’ha più lungo. Forza… Chiedi e ti sarà dato» intervenne Baphomet, cercando di placare gli animi.

«Mi piace come ragioni!» esclamò Jack, mostrando il dito medio agli altri due uomini. «Perché lo fate? Cosa vi spinge a rischiare la vostra libertà?».

«È una domanda semplice, che richiede tuttavia una risposta assai complessa e non credo che oggi abbiamo il tempo per tutto questo. I terrestri devono sapere la verità perché spetta a loro decidere del proprio futuro, qualunque esso sia. Possono decidere di continuare questa vita o ribellarsi. Ma qualcuno deve dirgli come stanno realmente le cose» spiegò Baphomet con la massima calma. «Ti può bastare?».

«Per oggi sì» sorrise l’hacker. «Ho trovato una trasmissione satellitare su ampia banda e un server con una lista crittografata».

«Sai che novità! Jack ha scoperto le trasmissioni satellitari, proponiamolo per il Nobel alla scemenza» sbottò, ironico, Tiamat.

«Fottiti, bestione, non hai proprio capito niente: non è la trasmissione satellitare la scoperta, ma il sistema operativo che, dall’altro capo della connessione, mi ha bruciato il computer!» urlò l’hacker. «Non ho mai visto niente di simile: sono entrato, ho visto qualche riga di codice e tre secondi dopo la batteria del mio portatile è esplosa».

«E la lista?» chiese Balac.

«Non sono riuscito a decifrarla… Nessuno c’è mai riuscito. Alcuni hanno provato a giustificarsi dicendo che è stata crittografata usando un alfabeto alieno» scoppiò a ridere.

«Il tempo del gioco è quasi arrivato agli sgoccioli. Portaci questo materiale alieno al prossimo incontro, voglio esaminarlo» ordinò Baphomet, alzandosi in piedi.

«Va bene, come vuoi. Ci vediamo al prossimo…». Jack stava ancora parlando, quando Balac schioccò le dita e l’hacker si ritrovò davanti all’uscita della chiesa. «incontro» concluse, varcando l’uscita. «Che stronzi!» mugugnò, camminando. «Vorrei incontrarli qua fuori per spaccargli la faccia».

Il bracciale iniziò a lampeggiare di giallo, Jack fece ancora qualche passo e poi si disconnesse.

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«Ti fidi di quel player che si fa chiamare Jack Bouer?» chiese Balac a Baphomet.

«Non più di te o di Tiamat» rispose l’uomo.

«Perché non gli hai chiesto di quella parte di codice che ha nascosto nel programma che ci ha dato?» chiese il gigante.

«Ci tornerà utile a tempo debito» rispose Balac, pensieroso.

«La useremo a nostro vantaggio. Voglio che pensi di essere più intelligente di noi, sono sicuro che sappia più cose di quante ce ne voglia dire. Dieci anni sono tanti… non ho idea di cosa abbia fatto in tutto questo tempo» concluse Baphomet, scollegandosi dal gioco.

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Stewe Miller se ne stava seduto sulla panca di legno in attesa del suo turno. Nella chiesa c’era un brusio di sottofondo causato dai turisti che entravano a fotografare gli affreschi alle pareti e i quadri di pittori famosi. L’adolescente dal ciuffo bianco cercò di ingannare il tempo osservando le varie persone che entravano e uscivano dall’edificio, ma ben presto si annoiò, così estrasse lo smartphone dalla tasca dei pantaloni e si mise a giocare. Dopo una ventina di minuti uscì l’ennesima donna anziana dal confessionale, ma questa volta sarebbe stato il suo turno, così ripose il telefonino e si diresse da Padre David, il parroco del Queens.

«Che avranno da raccontargli tutti questi vecchi?» si chiese Stewe, mettendosi seduto nel confessionale.

«Buon pomeriggio, Stewe. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» recitò Padre David.

«Amen» rispose il ragazzo, dopo aver fatto il segno della croce.

«Ti accolga con bontà il Signore Gesù, che è venuto per chiamare e salvare i peccatori. Confida in lui».

«Amen».

«Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla; il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

«Lavami, Signore, da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi». Il ragazzo, dopo aver pronunciato queste parole, fece una lunga pausa.

«Stewe, cos’è successo questa volta? Hai avuto di nuovo problemi a scuola?»

«Sì, continuo a tormentare dei compagni più piccoli. Non vorrei, ma sono costretto» sospirò.

«Non sei costretto, è una tua scelta».

«No, Padre, lei non può capire. Devo farlo per il bene superiore. Dio mi ha dato un compito importantissimo e non posso fallire».

«Perché non mi parli di questo compito?».

«Non posso parlarne con lei, rischierei di essere scoperto. Loro hanno occhi e orecchie ovunque!» sussurrò allarmato.

«Stewe, passi troppo tempo nel gioco… Ti stai alienando dalla realtà».

«No, no! Non è così. Non ci passo più tempo di quanto non ce ne passa lei» ringhiò. «Ho visto… io conosco delle cose orribili. Loro ci usano e quando non gli serviamo più, ci buttano come se fossimo cose» imprecò.

«Modera il linguaggio, ragazzino, sei nella Casa del Signore» lo ammonì David.

«Mi perdoni, Padre, ma quando penso a certe cose, perdo la ragione» piagnucolò.

«Dovresti parlare con uno psicanalista e raccontargli di queste cose che credi di sapere. Sai che io non posso fare nulla. Ti prego, Stewe, devi ascoltarmi» lo implorò.

«Ne sto parlando con lei, questo deve bastare. Ieri ho fatto piangere un bambino a scuola. L’ho schernito per il suo aspetto fin quando non è scoppiato in lacrime. Nel pomeriggio, invece, ho detto a delle persone di non credere alla realtà che vedono perché tutto questo è una menzogna. Ho paura che qualcuno di loro possa convincersi delle mie parole e fare qualche gesto estremo» fece un profondo respiro.

«Devi confessare altro davanti a Dio?».

«No».

«Bene, Stewe. Vedrai che andrà tutto bene» fece una breve pausa. «Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. Ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

«Amen» rispose Stewe, facendosi il segno della croce.

«Lodiamo il Signore perché è buono».

«Eterna è la sua misericordia».

«Il Signore ha perdonato i tuoi peccati. Va’ in pace, Stewe, e porta i miei saluti a tua nonna».

«A presto, Padre e grazie» uscì dal confessionale e si diresse verso casa.

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«Eccoli lì!» esclamò Ethan, sbirciando oltre il muro della palestra.

«Come fanno a esserci tutte le mattine? Maledizione!» piagnucolò Owen.

«Sbrighiamoci o faremo tardi per la lezione. Non fate caso a loro, camminate con la testa bassa, ignorateli e fate finta che stiano parlando con qualcun altro» consigliò Jaxon.

«Vorrei tanto essere cattivo e forte come Joker così potrei picchiare quel maledetto dal ciuffo bianco» ringhiò Ethan.

«E io vorrei essere Batman, ma sognare di essere un super eroe non ci farà arrivare prima alla lezione. Forza, andiamo!» balbettò Jaxon.

I tre ragazzini uscirono dal nascondiglio e si diressero verso l’entrata della scuola dove, ad aspettarli, c’erano Stewe Miller insieme ad altri due bulletti.

«Guarda chi c’è» ghignò l’adolescente dal ciuffo bianco.

«Ecco i tre nerd più sfigati della scuola. Anche ieri avete giocato con le bamboline?» li ridicolizzò Alison, una ragazza di sedici anni molto carina. Era la capitana delle majorette della scuola, vestiva sempre firmata e aveva un gran numero di corteggiatori che usava come schiavetti per coronare ogni suo capriccio.

«Testa bassa e camminate veloci» suggerì, sottovoce, Jaxon.

«Dove correte?» chiese, ridendo, Karl, piantandosi davanti ai tre ragazzini. Era il ragazzo con il fisico più grosso dell’intero istituto. Veniva dalla Germania, ma si era ambientato subito. Indossava la divisa scolastica ed era famoso per il suo carattere spigoloso.

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Serie: Inganno Imperfetto
  • Episodio 1: Combatti o Muori
  • Episodio 2: La Cicatrice
  • Episodio 3: Religioni
  • Episodio 4: Game Enterprise
  • Episodio 5: Clergyman
  • Episodio 6: Proteggere e Servire
  • Episodio 7: Hacker
  • Episodio 8: Il Quarto Sacramento
  • Episodio 9: La Prigione
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    Commenti

    1. Vanessa

      Andrea, mi sono letta tutti gli episodi in un fiato e ho deciso di commentarli tutti qui. Questa serie credo, che metta in mostra l’oscurità umana. Tutti coloro che giocano, hanno nella realtà ruoli scomodi… Lati oscuri che sfogano nel gioco. Mi piace moltissimo questa serie, è piena di personaggi interessanti e tutti da scoprire. I miei complimenti 🌺

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Vanessa, ci sei andata vicino. 😉 Nei prossimi capitoli verranno fuori altri piccoli pezzi del puzzle e pian piano tutto prenderà la giusta forma.
        Mi fa piacere che ti siano piaciuti anche questi capitoli. 😄
        Un abbraccio 👋👋

    2. Giuseppe Gallato

      Ciao Andrea. Altro episodio degno della serie e del tuo nome. Si percepiscono altri elementi “Matrixiani”, il tutto declinato però nel gioco. Il genere mi piace molto e i misteri non mancano. Attendo il prossimo capitolo! 🙂

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Giuseppe, grazie per aver letto anche questo capitolo! 😄
        Mi fa piacere che ti sia piaciuto. 🎉🎉
        Ogni tanto ho il timore che andando avanti la storia non sia all’altezza dei primi capitoli.
        Speriamo bene 🤞😉
        Un abbraccio 👋👋

    3. Antonino Trovato

      Mitico Andrea, un altro episodio divorato tutto d’un fiato, scorre in maniera meravigliosa! Il mistero legato alla dicotomia tra illusione e realtà si arricchisce di piccoli dettagli. Ma i dubbi restano: è solo la realtà un illusione, o anche le “persone” sono frutto di una grande macchinazione, e inoltre, se almeno la gente è reale, chi si diverte con loro come se fossero cavie, e perché? Interrogativi sconvolgenti, paragonabili a quelli che assillano la nostra (vera?) umanità ormai da secoli. La tua “finzione” è più viva e reale di quella che sembra, proprio come l’illusione che avvolge le nostre vite… beh, non mi resta che attendere il prossimo episodio😋!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Antonino, grazie per aver letto quest’altro capitolo! 🙂
        Sono contento che ti piaccia la fluidità del testo, ci lavoriamo molto per ottenerla.
        Per trovare un po’ di chiarezza, non ti resta che leggere i prossimi capitoli… sarò muto con un pesce!!! 😉
        A presto, un abbraccio.

    4. Micol Fusca

      Ciao Andrea. In questo episodio sento vicino il mondo di Matrix e quello del famoso “videogioco” della vita. Magari per degli alieni incorporei (angeli?) è l’unico modo per provare le sensazioni della carne e dell’anima. Attendo il prossimo salto nel vuoto 😉

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Micol, grazie per aver letto questo nuovo capitolo. 🙂
        Nelle prossime puntate speriamo di non trovare l’Agente Smith! 😉
        Un abbraccio, a presto.