Il racconto di Nonno Lugubre

Serie: Le sentinelle della Luna

“Era il 1943, il cielo era cupo e Francesca stava percorrendo svelta il sentiero: doveva raggiungere Pasquale il prima possibile…”

“Ehi fermi tutti, cos’è questa storia?”

“E’ una storia di quando ero giovane, perché?”

“Non intendevo questo. Volevo dire, perché stai parlando tu?”

“Ogni mese racconti una storia, questo mese volevo farlo anche io.”

“Non se parla nemmeno, Nonno Lugubre. Questo non è uno spazio libero, è lo spazio dei Cacciatori della Luna. I lettori ci tengono.”

“Sono sicuro che i lettori apprezzeranno anche le mie storie, Benjamin.”

“No, no e no. Ormai è un appuntamento fisso, con i suoi rituali. L’incipit per esempio! È il nostro marchio di fabbrica, piace a tutti.”

“Piace a tutti? Io ho sentito dire comincia ad essere noioso. Poi cos’è tutto questo pessimismo? Odio questo, non mi piace quello. Perché per una volta non cerchi di essere positivo? Potresti dire: Mi chiamo Benjamin Stroke e amo alla follia le biciclette col cestino…”

“Biciclette col cestino? Ma che assurdità! Questa è una serie sui cacciatori di mostri, abbiamo una reputazione da difendere. Comunque, che storia vorresti raccontare?”

“E’ la storia di come ho conosciuto il mio amore.”

“Amore? Scordatelo, la puntata di San Valentino è già stata fatta. Poi chi sarebbe questa Francesca? Nonna Lugubre non si chiama Elvira?”

“Non mi parlare di quella strega, io voglio raccontare del mio primo amore: quello con la P e la A maiuscole. Si chiamava Francesca, era dolce e bella. Un raggio di sole che illuminava un mondo buio e burrascoso. Io ero un giovane soldato, poco più che un fanciullo…”

“Poi cos’è successo, Nonno Lugubre?”

“Luna, non ti ci mettere anche tu eh? Siamo già in ritardo con la nostra storia.”

“Squiiit, squiiitt.”

“Ah quindi le cose stanno così? Siete tutti contro di me? Bene allora niente storia di Benjamin Stroke, poi non vi venite a lamentare con me se i commenti non sono positivi.”

“Lei era una contadina e la mattina presto era già nei campi assieme ai fratelli, io la guardavo da lontano, senza osare avvicinarmi. Avevo paura che si intimorisse…”

“O forse avevi paura che i suoi fratelli te le suonassero di santa ragione.”

“E dai Benjy, lascia raccontare il Nonno.”

“Grazie cara, cosa vuoi che ne sappia questo lenzuolo scolorito di come si corteggia una fanciulla? Noi eravamo uomini tutti d’un pezzo, abbiamo combattuto i Nazisti, sai?

Comunque tornando a Francesca. Un giorno la vidi sola, così presi coraggio e mi avvicinai facendo finta di aver smarrito la strada. Quella fu la prima volta che parlammo, lo ricordo come se fosse ieri: la primavera era arrivata e l’aria profumava di viole, il sole le illuminava i capelli, biondi come il grano maturo. Dopo quella volta ci incontrammo ogni giorno, io facevo finta di perdermi e lei faceva finta di indicarmi la strada…”

“Hai capito il vecchio marpione. Chi lo avrebbe detto che in quella sgangherata cassa toracica battesse un cuore così romantico.”

“Poi cosa è successo, Nonno?”

“Poi venne quel maledetto giorno in cui dovetti partire, lei arrivò all’appuntamento e non mi trovò. Perfino il sole quel giorno si era rifiutato di farsi vedere e la primavera sembrava essersene già andata. La guardai attraverso le lacrime correre disperata, incurante delle nuvole tempestose.”

“Non ti sarai messo a piangere…”

“Un vero soldato non piange, lenzuolino. Lo dicevo anche a quel pusillanime di Luigi, mentre partivamo per respingere gli austro-ungarici sul Piave.”

“Ma sei sicuro che fosse il ’43? Perché non mi sembra…”

“Squiiiit”

“Hai sentito Mr. Jingles? Smettila di interrompere.”

“Non c’è più molto da dire, ragazzi. Non rividi mai più la mia Francesca, di lei mi resta solo il ricordo della sua corsa disperata, di quell’amore mai vissuto che, proprio per questo, rimarrà eternamente giovane. Proprio come lei lo è nella mia memoria.”

“Ma non potevi tornare a cercarla dopo la guerra?”

“Non ci fu tempo. Subito dopo mi imbarcai da Quarto, assieme ad altri 999 coraggiosi, per realizzare un sogno.”

“Scusami Nonno, non è che ci tenga a essere sempre quello che interrompe. Ma con esattezza che guerra hai combattuto? Sono un po’ confuso.”

“Per forza sei confuso, voialtri giovinastri la storia ve la raccontano, io l’ho fatta ragazzo mio. È ben diverso. Dovresti studiare di più, la storia è importante”

“Squiit, Squit?”

“Eh no caro topolino. A ben pensarci la guerra è stato l’ultimo periodo felice della mia vita, prima che incontrassi quella vecchia carampana di Elvira. E badate bene quando vi dico che è una strega, so quello che dico. Deve avermi fatto un incantesimo per costringermi a sposarla, non ci sono altre spiegazioni.

Non ho più avuto notizie della mia Francesca e nemmeno ne ho cercate, ma forse è meglio così. Ogni volta che penso a lei la vedo bella e luminosa come un giorno di marzo e mi sembra di sentire l’odore delle viole, proprio come quando le parlai per la prima volta.”

“E’ proprio una bella storia, Nonno Lugubre. Grazie per avercela raccontata”

“Prego piccola Luna. Hai visto lenzuolino? La storia è piaciuta, vedrai i commenti. Saranno tutti entusiasti.”

“Va bene, lo ammetto è una bella storia, però adesso è meglio che torni nella tua bara, prima che Nonna Lugubre si accorga che ti sei allontanato.”

“Ma manca il finale. Il momento in cui si diventa maestri di vita e si spiega la morale della storia, è la parte migliore.”

“Ho ammesso che la storia era bella, ma non ti allargare. Il finale è roba mia, ti ho concesso anche troppo spazio. Poi mi sembra di sentire lo strascicare lento e inesorabile degli artigli sul pavimento del salotto e uno strano lamento, tipico dei Ghoul, mi sa che la tua dolce metà ti sta cercando.

Tornando a noi, cari lettori, forse il racconto di Nonno Lugubre vi ha un po’ confuso, di certo ha confuso me, ma ci ha anche insegnato l’importanza dei ricordi, di quella specie di magia che custodiamo nel cuore e ci aiuta a non lasciarci sfuggire i momenti emozionanti della nostra vita.

I ricordi sono il vostro libro segreto e voi…”

“Dovete ricordarvi di studiare bene la storia.”

“Ma insomma Nonno Lugubre, così finisce il tempo e non riuscirò a…”

Serie: Le sentinelle della Luna
  • Episodio 1: Il mostro goloso
  • Episodio 2: Missione di San Valentino
  • Episodio 3: Un salto in Paradiso
  • Episodio 4: Le megere lagnone
  • Episodio 5: Chi ha paura del buio?
  • Episodio 6: Il racconto di Nonno Lugubre
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Fiabe e Favole, Horror

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    Discussioni

    1. Quello che non manca mai ai tuoi racconti è proprio l’originalità, bravo Alessandro, complimenti!

    2. Carissimo Alessandro, devo ringraziarti per questo bellissimo quarto d’ora: questa lettura mi ha strappato sorrisi a raffica! La scrittura come sempre altamente godibile e scorrevolissima. Bella l’idea di non spezzare i dialoghi con i “dopo discorsi”, dialoghi che ho apprezzato moltissimo. Sinceri complimenti! 😊

      1. Ciao Giuseppe, grazie per le belle parole, mi fanno tanto piacere.
        Ho voluto sperimentare in questo brano e usare solamente i dialoghi. Sono contento di essere riuscito a divertirti.
        Alla prossima

    3. “l’importanza dei ricordi, di quella specie di magia che custodiamo nel cuore e ci aiuta a non lasciarci sfuggire i momenti emozionanti della nostra vita.”
      Che passaggio! ❤️

    4. Ciao Ale, con te le risate sono sempre assicurate, e hai gestito alla grandissima i dialoghi, davvero un racconto gradevole, scorrevole, divertente e istruttivo… Come sempre del resto😍! E dai più spazio al nonno, che la storia la conosce bene… O quasi😂😂😂😂! Alla prossima mitico!

      1. Ciao Antonino, grazie per le tue belle parole. Nonno Lugubre è un po’ confuso, ma il suo cervello se lo sono mangiato i vermi già da tempo.
        Però come vedi i ricordi importanti li conserva ancora.
        Non so quanto spazio gi concederà ancora Benjamin, è molto geloso della sua serie 🙂

    5. In questo racconto la cosa che mi è piaciuta di più è stato il fatto d’organizzare la narrazione sotto forma di dialoghi.

      1. Eh già Raffa, ho provato a usare la tecnica che mi hai insegnato 😍

    6. ” ma ci ha anche insegnato l’importanza dei ricordi, di quella specie di magia che custodiamo nel cuore e ci aiuta a non lasciarci sfuggire i momenti emozionanti della nostra vita. “
      Questo passaggio mi è piaciuto

    7. ““Un vero soldato non piange, lenzuolino. Lo dicevo anche a quel pusillanime di Luigi, mentre partivamo per respingere gli austro-ungarici sul Piave.” “
      Questo passaggio mi è piaciuto

    8. Ciao Alessandro,
      sono molto felice che Benjamin abbia lasciato spazio a Nonno Lugubre. Avrà la memoria un po’ sbiadita, e sicuramente non gli piace la storia, ma il suo racconto è quello che ci si può aspettare proprio da un nonno. Bellissimo intermezzo, quasi un “fuori onda” 😀

      1. Ciao Micol, grazie per il tuo commento. Si questo è un racconto un po’ atipico per le sentinelle, sono contento che ti sia piaciuto

    9. Mi piace davvero come hai impostato questa storia, coi personaggi che dialogano tra loro (anzi, battibeccano) e coinvolgono il lettore! E Nonno Lugubre mi sta simpatico 😁

      1. Ciao Sergio, sei stato velocissimo. Grazie per il tuo bel commento, anche da parte di Nonno Lugubre.

    10. “Subito dopo mi imbarcai da Quarto, assieme ad altri 999 coraggiosi,”
      Vabbé, al prossimo giro salta fuori che ha preso la Bastiglia 😂
      Bravo Nonno Lugubre…