Il Ratto

Serie: Il Branco Seconda Stagione

«Dobbiamo muoverci da qui. È trascorso un mese, non possiamo indugiare oltre: i distributori sono vuoti.»

James alzò lo sguardo su Juana, sospirando appena. Erano giorni che la compagna di sventura tentava di convincere Roger a mettere piede fuori dal caveau.

Da principio era stato divertente rovistare all’interno della Hall: così avevano soprannominato il magazzino blindato, dov’erano costuditi e catalogati beni di grandi dimensioni. Non gli era dispiaciuto dormire sull’ elegante divanetto Luigi VI e avvolgersi in un prezioso Tabriz, leggero come velo, per trascorrere la notte al caldo. Aveva goduto nell’utilizzare un paio di vasi Ming come orinatoio.

In quarant’anni non aveva mai potuto avvicinarsi ad oggetti come quelli. Odiava sinceramente i ricconi che si rivolgevano alla banca per custodire gli antichi cimeli di famiglia, dimenticandoli lì per sempre. Troppo egoisti per donarli ad un museo o a un ente benefico.

Aveva lottato con i denti, lavorando giorno e notte, per conseguire la laurea in economia. Tutti i suoi sogni si erano arenati dieci anni prima, una volta compreso che l’incarico ottenuto era il massimo cui poteva aspirare. Senza soldi e famiglia non era che un artificioso, meschino, impiegatuccio arrabbiato con il mondo intero.

«James!»

Lo sguardo della veterinaria implorò aiuto.

Si stiracchiò, alzandosi dalla poltrona stile Napoleone dove aveva poggiato le natiche striminzite.

«Roger, sono giorni che non trovo cibo. Ho rovistato ovunque: distributori, cestini del pranzo, cassetti … L’unica opzione è quella di preparare una tartare con qualche polpaccio ancora fresco.»

Soluzione, per altro, impraticabile. Avevano atteso troppo tempo per tentare quel tipo di alimentazione “alternativa”: la banca puzzava di morte e di carne marcia.

Il biker impallidì e abbassò gli occhi sul pavimento. Gesto che provocò a  Juana un moto di sconforto.

L’atteggiamento di Roger iniziava ad irritare anche lui. La veterinaria si era dimostrata fin da subito una buona alleata, pratica e concreta. Si era assunta il compito di amministrare le loro magre scorte e fino a quel momento era riuscita a non farli morire di fame.

Era James ad andare in avanscoperta, spingendosi ben oltre le porte della banca. Non l’aveva mai detto per non preoccupare i compagni. La sua postura aveva ritrovato l’antica memoria di quando era bambino. Veloce, cauto, attento ad ogni sussurro: gli anni passati a nascondersi da un padre alcolista sempre pronto a menare le mani, l’avevano preparato a dovere. Preferiva avere a che fare con un Daemon imbestialito: sarebbe riuscito a vendere cara la pelle, ne era certo. Brian Joyce lo incollava al muro guardandolo come un serpente a sonagli, immobilizzandolo come pietra. Aveva imparato a dormire per strada pur di non sottostare al terrore che la notte gli faceva bagnare il letto. Le vie di Manhattan erano divenute la sua casa. La fortuna aveva voluto che fosse preso a benvolere da una coppia di ristoratori:  gli avevano offerto lavoro come garzone, assicurandogli vitto e alloggio. 

All’esterno del caveau James smetteva di essere un direttore di banca per diventare un ratto, in grado di utilizzare l’ambiente attorno a sé a suo beneficio.

James si costrinse ad essere paziente. «Siamo chiusi qui dentro da troppo tempo. I Daemon hanno cambiato abitudini, battono le strade solo di giorno. Catturano gli umani senza fare loro danno.

Se ci muoviamo di notte, con attenzione, possiamo allontanarci da qui e cercare del cibo. È la nostra priorità, se desideriamo sopravvivere. Di sicuro, qualche arma non guasterebbe.»

Le ultime parole sembrarono fare breccia nel mutismo in cui si era trincerato Roger. «Armi…»

James profittò del varco che gli era stato concesso. «Sì. Armi. Conosci un luogo dove possiamo trovarne?»

«Mio padre era un anarco-insurrezionalista. Sotto l’officina c’è ancora il magazzino blindato, il problema è arrivarci.»

James si morse le labbra, masticando qualche maledizione. Mise le mani dietro la schiena, vincendo il desiderio di prendere Roger a schiaffoni. «Cosa intendi, per anarco-insurrezionalista? Uno di quegli invasati che costruiscono un bunker sottoterra, lo riempiono di armi e bombe a mano, e fanno scorta di cibo per almeno tre anni?»

«Non ci entro da quando ero bambino, ma penso sia in buone condizioni. Se n’è preso cura fino alla sua morte.»

«Quando ha lasciato questo mondo?» Juana lo guardò fisso, senza nascondere la speranza: forse, avrebbero potuto trovare viveri a sufficienza per sopravvivere fino alla fine della crisi. Era convinta che l’esercito si fosse già mosso in direzione della città per portare soccorso.

«Un paio d’anni.»

Una miniera d’oro, nascosta poco lontano dalla banca. James aveva buona memoria, ricordava ogni riga di quanto riportato negli incartamenti relativi ai prestiti: l’indirizzo dell’officina era menzionato nel contratto sottoscritto da Roger. Dieci isolati da dove si trovavano.

Posò nuovamente lo sguardo sul gigante, afflosciato su una sedia come un cappotto vecchio. Teneva gli occhi bassi e gli parve di intravedere qualche lacrima. Tutto, d’improvviso, gli parve chiaro. La claustrofobia, il piglio da sognatore, l’assoluta incapacità nel gestire le finanze e aumentare il giro d’affari dell’officina.

Gli posò una mano sulla spalla, chinandosi per parlargli all’orecchio. «Non sei il solo ad aver avuto un bastardo per padre.»

Roger risollevò il capo.

«Dimostragli che aveva torto… che non sei un incapace. È tutto in mano tua, non hai più attenuanti.»

Il biker annuì e prese un bel respiro.

«Ti tirerò fuori da qui, a costo di trascinarti per la coda di cavallo. Intesi?»

«D’accordo.»

Juana non chiese quale miracolo fosse riuscito a fare James, quale formula magica avesse sussurrato all’orecchio di Roger. Lo sguardo del gigante si era fatto per la prima volta attento.

James indugiò in un’altra pacca, poi guardò entrambi con decisione.

«Attenderemo la mezzanotte, poi ci metteremo in viaggio. Sai sparare, Juana?»

Lei sorrise, divertita. «Sono una donna sola che vive in un brutto quartiere di New York.»

«Bene. Le guardie giurate non hanno fatto a tempo ad estrarre le semiautomatiche in dotazione: sono ancora nella fondina attaccata alla cintura. Vado a prenderle.»

**

Una pattuglia di Daemon li costrinse a trovare rifugio in un piccolo centro commerciale. Juana spinse i compagni all’interno di una maleodorante macelleria, imponendo loro silenzio assoluto fino a quando segnalò il cessato allarme.

Roger, per la prima volta, piegò le labbra nell’accenno di un sorriso. «Fan di “The Walking Dead”?»

«I Daemon sono erbivori, vegetariani, hanno ribrezzo per la carne e l’odore li disgusta.» Juana aveva divorato ogni articolo scientifico li riguardasse, affascinata dal loro sistema digestivo.

«Quindi, è sufficiente mettere al collo un po’ di salsicce per passare inosservati?» James aveva inteso fare una battuta, ma il biker sembrò riflettere su quella possibilità.

«Almeno non dovremo utilizzare le pistole. Dubito di poter fermare un Daemon con qualche proiettile.»

James e Juana si scambiarono uno sguardo.

«Le pistole servono ad altro.»

James decise di non approfondire l’argomento, invitando i compagni a rimettersi in viaggio. «Il bunker dista solo due quartieri. Una volta all’interno saremo al sicuro.»

Uscirono dall’edificio procedendo con la consueta cautela, attenti a ogni rumore e alito di vento. James decise di allungare la strada di qualche miglio in modo da mascherare il loro odore.

Giunti alla strada principale, disseminata di cadaveri, impose loro di prestare maggior attenzione. Si tennero al riparo, all’ombra delle palazzine circostanti.

Superato il corpo dilaniato di una ragazza, di cui rimaneva solo il tronco e la testa, Roger si attardò a fare il segno della croce.

«Povera creatura…» i suoi occhi si fecero umidi «i Daemon sono dei mostri…»

«Non utilizzano l’accetta per mozzare un corpo, basta loro strappare le membra a forza di braccia. Né si accaniscono sui defunti.» James aveva avuto modo di constatare che i Daemon non erano soliti attaccare donne e bambini.

Roger ammutolì. Non era uno sciocco, ricordando la tartare fu rapido ad intendere quanto non detto.

Precedettero spediti percorrendo il quartiere successivo, fino a quando un rumore li fece arrestare d’improvviso. Proveniva da qualche centinaio di passi da loro e non faceva presagire nulla di buono: un gruppo di uomini, il passo non era pesante, si stava dirigendo nella loro direzione di corsa.

James e Juana misero mano alle semiautomatiche.

«Sono troppi.»

Una voce sconosciuta li fece sobbalzare, tanto che Juana esplose un colpo a vuoto.

Un pellerossa grande e grosso si materializzò dall’angolo opposto del quartiere. Fra le mani stringeva con assoluta padronanza un mitragliatore militare M60. Solo un braccio meccanico gli avrebbe permesso di maneggiarlo con quella facilità. Portava altri tre caricatori appesi alla cintura.

«Muovete il culo!»

James annuì. «A buon rendere, Cochise!»

L’uomo rise fragorosamente, facendo loro cenno di proseguire verso est.

Si mossero nella direzione indicata, portando le mani alle orecchie per ripararle dal rumore secco dei proiettili sparati a raffica. Juana e Roger corsero come mai avevano fatto in vita loro, cercando di mantenere il passo di James.

«Il distributore di benzina!» Ogni parola costò a Roger un dolore sordo ai polmoni. «La porta è sul retro. Non servono chiavi, la serratura è biometrica.»

Strinsero i denti, preparandosi al rush finale: un centinaio di piedi li separava dalla meta.

Una volta all’interno dell’officina, caddero al suolo stremati.

Serie: Il Branco Seconda Stagione
  • Episodio 1: Nessuna pietà per i meschini
  • Episodio 2: Assoluzione
  • Episodio 3: Famiglia
  • Episodio 4: La Banca
  • Episodio 5: Il Ratto
  • Episodio 6: Spazzatura
  • Episodio 7: Cochise
  • Episodio 8: Colori
  • Episodio 9: Menzogne
  • Episodio 10: La Moglie del Soldato
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    Discussioni

    1. Devo ammettere che la trasformazione di James mi ha spiazzato, non me l’aspettavo. Ho trovato l’episodio anche utile per un “ripasso” sulle abitudini dei Daemon ☺️

      1. Volevo dare un significato all’atteggiamento meschino di James, spiegare il perché era arrabbiato con la vita e si atteggiava in quel modo con i suoi interlocutori. Penso che molte delle persone che nella realtà ci trattano male, siano in realtà frustrate.

      2. È Un’analisi interessante e valida. Credo anche io sia davvero frequente come situazione.

    2. “«Povera creatura…» i suoi occhi si fecero umidi «i Daemon sono dei mostri…»«Non utilizzano l’accetta per mozzare un corpo, basta loro strappare le membra a forza di braccia. Né si accaniscono sui defunti.» “
      Ed ecco che i veri mostri……

    3. Riesci sempre a creare personaggi molto interessanti a prescindere dal loro background; che siano spazzini, scienziati, astronauti, baristi o killer. Io finisco sempre un tuo episodio con qualche domande o sulla situazione, oppure su una delle creature che ha partorito la tua fantasia. In questa circostanza mi sono chiesto come e quanto sia stato influenzato Roger dal padre anarchico e non ti nascondo che il papà di Roger mi sarebbe piaciuto vederlo in questa serie.
      Non vedo l’ora di leggere la prossima puntata.

      1. Ciao Raffaele, non posso “spoilerare” più di così ma ti avviso che, in un certo senso, il padre di Roger farà una comparsata.
        Dedicherò il prossimo episodio al nostro timido biker e molte cose saranno chiarite.
        Sono contenta che alla fine del racconto rimanga la curiosità di sapere: secondo me, è uno maggior pregi di un racconto. Grazie per essere sempre presente 😀

      2. Racconto, racconto… cavoli, peccato non poter correggere i commenti su quelli faccio refusi a raffica 🙁

    4. Ciao Micol, il bello di queste serie sono gli innumerevoli personaggi, ognuno con caratteristiche e qualità peculiari, deve essere piuttosto complicato ma rende bene l’idea che vuoi dare. Un gruppo eterogeneo di individui che si unisce per sopravvivere.
      Chissà cosa succederà quando si riuniranno tutti

      1. Ciao Alessandro, in realtà ci saranno altri colpi di scena lungo il cammino che li porterà verso la biblioteca ;D
        Mi intrigava dare un volto ai personaggi secondari de Il Dio Solo, la storia mi aveva presa al punto da sentire la necessità di dare loro voce.

    5. Ciao Micol, un episodio dove affiora con prepotenza il senso di indigenza, di sopravvivenza. Al di là di aver citato il titolo di una nota serie televisiva, la sensazione è proprio quella di essere assieme ai tuoi personaggi, coi loro pensieri, coi loro dubbi e con l’unico obiettivo di fare un passo in più rispetto alla condizione precedente con al collo il fiato del pericolo costante. Tutto vissuto nelle sensazioni, nelle parole di protagonisti diversi e ben definiti, con le loro sfaccettature e storie in grado di caratterizzarli. Piccoli focolai in un mondo diviso in branchi, una realtà in conflitto sempre delineata con grande piglio narrativo. Al prossimo episodio dunque, un caro saluto😁!

      1. Ciao Tonino, come ti dicevo questa mattina sono entrata in pieno “mode” Branco 😀
        Ho riafferrato le fila e sono felice di aver deciso di portare a termine la serie prima di iniziare con la terza di Moo. Sì, il mondo che descrivo è diviso in branchi. Fantascienza? In modo differente, purtroppo no. Uomo mangia uomo, metaforicamente o meno.