Il risveglio radioso

Serie: Le tre essenze

Appena qualche tempo prima, il nostro sole aveva raggiunto il limite del proprio ciclo vitale e si era acceso di una luce innaturale, così potente da sovrastare l’oscurità più profonda, finendo con il diventare qualcosa di mostruosamente più pericoloso. All’esplosione catastrofica, un’ondata di fuoco aveva circondato la galassia, bruciando tutto ciò che avesse trovato nel suo cammino, abbracciando ed erodendo gli emisferi dei pianeti che si affacciavano ad essa. Quando l’onda infuocata smise di espandersi, da quell’ammasso informe che era diventato il sole, una fiammella ancora viva aveva cominciato a fluttuare nello spazio vuoto, in direzione del nostro mondo, attraendo a sé elementi che le permisero di diventare una sfera tangibile, per natura incomprensibile. 

Quando raggiungemmo il luogo in cui quella fiammella si era schiantata, dopo aver varcato l’atmosfera del nostro mondo che l’aveva levigata in una forma sferica, mi sorpresi nel constatare che c’era qualcosa di similmente vivo al suo interno, come un cuore pulsante di un essere che poteva essere ancora salvato. Eppure, in un silenzio imprevedibile, lo sguardo di Egnatius si era fissato su quel granello di luce e il suo bastone lo aveva colpito con forza, creando una frattura dalla quale una bianca lucentezza si espresse inondando lo spazio che ci circondava. Un suono dolce si manifestò all’unisono, riecheggiando nella grotta, schiantandosi sulle pareti e rimbalzando altrove, senza fermarsi e si espanse ovunque, persino dentro di me. 

Guardai stupefatto il fenomeno che seguì, con una rabbia incosciente nei confronti di Egnatius il quale, pensai, avesse probabilmente agito con raziocinio, facendo quel che fece per una ragione cosciente: quel che non capivo era cosa stesse accadendo, cosa fece. D’altra parte, la tranquilla serenità del vecchio, la quali scorsi sul suo viso, attraverso un rapido sguardo, mi rassicurò un poco e mi diede la pazienza di aspettare che altre fratture si generassero sulla levigata superficie di quella sfera.

Come un uovo, si stava schiudendo e l’attesa snervante di vedere ciò che ne sarebbe fuoriuscito iniziava a ledermi l’anima, mi procurò palpiti irrefrenabili, svuotandomi completamente  la mente: ogni mio pensiero era attratto da quella irreale visione. Vidi i frammenti di quel granello di luce iniziare a schiantarsi pesantemente per terra, mostrando un vuoto dietro di loro, mentre quella bianca luce evanescente continuava a risplendere ogni cosa, proibendoci di osservare chiaramente. La sfera si frantumò completamente e un’ombra, dalla forma stranamente umana, si mostrò all’interno di quella lucentezza che ne oscurava i contorni. 

Una donna fece un passo avanti, una volta che la luce svanì completamente: il corpo minuto e gracile come quello di una bambina, nudo e la pelle bianca come nuvole sorridenti in un cielo azzurrino, i capelli dorati, di un colore che ricordava la luce che era appena svanita, come se ne fossero la fonte, gli occhi grigi, luminosi e serrati davanti a sé. Si fermò di fronte a Egnatius, protrasse un braccio verso di lui come volesse un abbraccio e sorrise: – bentornata – disse il caprone, con solennità prostrandosi in ginocchio – ha avuto un risveglio radioso? – le chiese Horatius, da dietro, rigonfiandosi la barba folta con un sorriso e ricevendo un semplice gesto con il mento. Assistetti a quella scena incredulo, con un’infinità di domande che iniziavano a ricolmarmi la mente, senza che ce ne fosse una reale necessità, e sbarrai gli occhi, sul corpo di quella fanciulla dall’aura assolutamente, più che umana, amena.

Nei miei pensieri, iniziai ad essere più rumoroso di quanto non fossero le chiacchiere inutili e convenevoli dei tre che avevo davanti, feci alcuni passi indietro e sospirai con affanno. La fanciulla mi sentì, come se avesse ignorato la mia presenza fino a quel momento, voltò lo sguardo verso di me, strinse gli occhi in un’espressione rabbiosa e si coprì le nudità, con pudore: – e tu chi sei? – mi chiese con disprezzo. Spaventato continuai a fare alcuni passi indietro, le braccia verso di lei in segno di perdono, lo sguardo rammaricato per aver interrotto la loro rimpatriata e terribilmente incosciente di ciò che stesse accadendo. 

Il vecchio mi venne in soccorso, si intromise ponendosi in mezzo, tra me e la fanciulla, bloccandomi la vista, e le consegnò qualcosa da indossare, una lunga veste di pelle che aveva lavorato nei giorni precedenti: – è un umano – disse il vecchio – è totalmente innocuo – continuò, mentre la fanciulla indossava la sua veste – è apparso la notte della leggiadra visione – finì Egnatius, tornando in piedi, con la stessa solennità che aveva avuto per inginocchiarsi. La fanciulla sorpassò il vecchio, il quale le fece spazio, e si fermò davanti a me: mi scrutò, mi osservò a lungo, come se stesse cercando qualcosa e mi analizzò così rumorosamente che quasi potei sentire i suoi pensieri; infine mi toccò, più volte, il corpo, gli occhi, i viso, le mani e lì si fermò. Alzò a mezz’aria una mia mano e alzò una delle sue lasciando che si baciassero: palmo contro palmo, mi guardò profondamente e disse – io sono Elita – sorrise voluttuosamente – finalmente ci incontriamo, umano. Sei giunto giusto in tempo per la fine.

Al contatto, qualcosa mi si incise nell’anima, un’emozione di meravigliosa quintessenza, qualcosa che non era afferrabile dal mio inconscio, ma nemmeno totalmente incomprensibile, poiché percependola sembrava fosse essere o diventare, per lo meno, parte di me, qualcosa che potevo considerare comprensibile. E i suoi occhi erano splendidi, luminosi come il suo sorriso che pronunciò quelle parole duramente, ma con una voce suadente, come quella di una ninna nanna cantata nel mezzo della notte dopo aver avuto un incubo. E nonostante nulla a quel punto avesse un senso, davanti a quella presenza magnifica, iniziai come a fluttuare: mi sentì incredibilmente leggero, avvolto da una pace che cercavo ormai da tempo, come se quel tocco mi avesse donato il potere di accedere alla risposta associata ad ogni domanda esistenziale; i sentivo sbocciato, come se un raggio di luce avesse fatto aprire i miei petali, mostrando la mia profonda intimità. Dopodiché, quel tocco terminò ed ogni cosa ritornò alla realtà, così la mia mente, la mia anima e i miei pensieri raggiunsero il mio corpo e lo inondarono.

Incontenibile, avrei avuto un’infinità di domande da porre, ma soltanto espressi un gemito, tentando di dire silenzioso il mio nome; la fanciulla, però, si era già voltata e aveva raggiunto , gli carezzò la fronte e gli disse – è tempo di andare. Il vecchio mi guardò sorridente, mi poggiò una mano sulla spalla, mi rassicurò con una voce paterna e semplicemente mi condusse fuori da quella grotta. Mentre camminavamo, una complicità che mi sfuggiva potevo percepire avvolta tra la fanciulla e il caprone, come se ci fosse qualcosa di più rispetto a ciò che avevo visto fare da Egnatius quando Elita tornò al mondo, qualcosa di profondamente sublime. 

Una volta riusciti dalla montagna, la fanciulla sospirò profondamente e guardò a trecentosessanta gradi, volteggiando su se stessa, il mondo che la circondava: – è sempre meraviglioso, questo nostro mondo – disse avvolta da una gioia innata – potesse essere così per sempre – esclamò desiderando l’impossibile. – Se così fosse – iniziò a dire il caprone, saggio e compiacendo la fanciulla – non potremmo esistere – e riprese il cammino, lasciando supporre che tutti sapessero dove fossimo diretti. 

Ad un certo punto del nostro viaggio, la fanciulla iniziò a chiacchierare, avvolta da un’incontenibile contentezza dovuta da tutto ciò che la circondava: l’erba, le piante, gli animali rumorosi e quelli che appena si percepivano, i corsi d’acqua che varcammo bagnandoci i piedi, dissetandoci le anime, le rocce sulle quali ci riposammo alcuni istanti, prima di ripartire. All’iniziò parlò solo con il mondo che la circondava, con tutto ciò che incontrava, come se dovesse mostrare loro rispetto e dignità, poi si rivolse al vecchio con uno sguardo incuriosito: – ti trovo ringiovanito, Horatius – gli disse sorridente – a mia volta – rispose lui – la trovo più allegra del solito – finì e lasciai che un sorrisetto mi si disegnasse in volto.

E tu – riprese la fanciulla – umano – rivolta verso di me – come ti senti? – mi chiese, lasciando che quella domanda, anziché darmi lo spazio per rispondere, producesse un ulteriore e più resistente silenzio. – So, – riprese – che avrai un’infinità di domande, la cui risposta non ti è permessa di trovare – concluse con un’occhiolino quasi maligno. – Mi permetta – si intromise Egnatius, sostando un’istante – l’umanità sembra essere più grandiosa di quanto dovrebbe – affermò, lanciandomi uno sguardo, come nella speranza di constatare che avesse ragione. La fanciulla dubitò con un leggero sbuffo – cosa ricordi della tua esistenza, prima che incontrassi Egnatius e Horatius? – mi chiese e, fiero di sapere la risposta a quella domanda, dissi con fierezza: – ricordo che stavo fuggendo, la mia esistenza era una fuga inarrestabile – a quel punto mi guardò e mi richiese – da cosa fuggivi? – sorridendo come se sapesse la risposta. La guardai, non sapendo cosa dire, cercando di leggere nei suoi occhi le parole giuste; infine, compresi la verità.

Serie: Le tre essenze
  • Episodio 1: La leggiadra visione
  • Episodio 2: Luminosità crescente
  • Episodio 3: Granello di luce
  • Episodio 4: Il risveglio radioso
  • Episodio 5: L’abisso universale
  • Episodio 6: L’ultimo frammento
  • Episodio 7: L’inevitabile fine
  • Episodio 8: L’inaspettata creatura
  • Episodio 9: L’unione delle essenze
  • Episodio 10: L’eterna rinascita
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    Responses

    1. Sono tornato a rileggerlo dopo aver compiuto i passi giusti di questa serie di racconti. Lo stile mi piace davvero molto, come per i precedenti, e l’introduzione della fanciulla lo trovo un tocco originale e molto ben riuscito!

    2. “Al contatto, qualcosa mi si incise nell’anima, un’emozione di meravigliosa quintessenza, qualcosa che non era afferrabile dal mio inconscio, ma nemmeno totalmente incomprensibile”
      Questo passaggio mi è piaciuto