Il ritrovamento di Lucas Dawson

Serie: Cuore Nero

“Avevi mai visto una cosa del genere?”

Neri osservava il suo mentore negare con la testa.

“Voglio dire, ne ho viste di cose, nell’Esercito, ma questo…”,

“Già”, anche Guilliman aveva servito sotto le armi e aveva lo stomaco forte. Ma tutta l’esperienza, svanì in un lampo davanti ad un simile spettacolo.

L’unità scientifica era ancora intenta ad analizzare la scena. Con movimenti lenti e ripetitivi, gli agenti passavano i loro spolverini magici e raccoglievano frammenti di materiale da inserire in piccole buste trasparenti. Un’efficiente catena di montaggio dell’orrore. Guilliman fu il primo a varcare la soglia, seguito dal collega. Da quello che poteva vedere, la vittima era molto giovane. Immobile su una sedia, il corpo era piegato in avanti ed entrambe le mani poggiavano su un banco scolastico, di quelli che hanno un piccolo ripiano inferiore. Sopra di esso, si trovava un block-notes aperto e il cadavere, che aveva una penna stretta nella mano destra, sembrava assorto in una profonda sessione di studio. Il cranio era mancante ed il cervello sembrava lacerato da un grande libro, conficcato nel mezzo. Il detective notò una grande macchia di un intenso rosso vermiglio, assorbito dalle pagine del block-notes. L’inclinazione del corpo aveva fatto sì che la ferita grondasse sangue verso il basso. Quel tintinnio liquido era l’unico suono all’interno dello scantinato, scandendo il tempo come un oscuro monito di morte. 

Ad un tratto, il cadavere sollevò la testa martoriata. Guilliman rimase impietrito, con lo sguardo perso dentro quegli occhi vitrei e spalancati. L’aria nello scantinato diminuì bruscamente ed un freddo improvviso pervase tutta la stanza. Era il freddo appartenente al mondo degli spiriti oscuri, un mondo dove la vita era solo un mero rimpianto di un tempo remoto. Il detective udì uno schiocco e vide il cadavere muovere la bocca cinerea mostrando un ghigno scomposto, finché, con un rumore somigliante ad un legno che si spezza, la mandibola si disarticolò, rimanendo penzolante verso il basso e…

“Non andatevene troppo in giro voi due geni”,

Guilliman si riscosse di colpo, sotto lo sguardo indagatore di Neri. Il cadavere era immobile, nella posizione originale, mentre un uomo robusto, di media statura e dalla folta chioma castana, spuntò da un angolo dello scantinato.

“Salve Doc” disse Neri senza distogliere lo sguardo dal suo mentore, mentre Guilliman si limitò ad un cenno del capo, tentando di mascherare l’agitazione.

Il dottor Roman Lingfield collaborava spesso con il Dipartimento, soprattutto nei casi di omicidio. Il suo carattere, cinico e privo di empatia nei confronti del genere umano, lo rendevano uno dei migliori nel suo campo.

Il medico li invitò ad avvicinarsi mentre indossava un paio di occhiali da vista con piccole lenti rettangolari, “Fate attenzione a dove mettete i piedi” ribadì, calzando dei guanti in lattice, estratti da una borsa semi-rigida in finissima pelle di cervo, poggiata sul pavimento vicino al corpo.

“E’ rimasto legato per ore” disse indicando i profondi solchi violacei, scavati attorno ai polsi e alle caviglie, della vittima “Anche se l’assassino ha rimosso la corda dopo averlo ucciso”.

“Deve aver lottato a lungo” osservò Guilliman.

“Esatto” rispose il medico, annuendo, “La calotta cranica è stata rimossa con cura, con attrezzi chirurgici. Il cervello è stato quasi interamente diviso a metà, con una lama sottile e…” Lingfield guardò Guilliman “…Beh, questo è strano” disse indicando il libro infilato nel tessuto nervoso, “Perfino per me” aggiunse, abbozzando un sorriso. 

“Dunque vediamo” proseguì Lingfield, cambiando posizione, “Anche questi tagli sono stati fatti con metodo”, osservò. Guilliman si inginocchiò per osservare il volto della vittima. La mandibola era totalmente riversa verso il basso per via di due tagli, molto profondi, ai lati della bocca. Gli occhi, spalancati in uno sguardo senza vita, dipingevano su quel giovane viso un’espressione di macabra felicità. Guilliman ebbe un sussulto, ripensando a quello che era successo poco prima.

“Queste ferite, sono state inflitte post-mortem” disse Lingfield.

“Quindi cosa lo ha ucciso?” domandò Guilliman rialzandosi.

“Il ragazzo è morto per questo”, il dottore indicò uno taglio al centro del torace “Un colpo deciso, dritto al cuore. Usando la stessa lama con cui successivamente ha tagliato i lati delle labbra” concluse, sfilandosi i guanti, “Ad ogni modo, sarò più preciso una volta eseguita l’autopsia e le analisi” aggiunse poi richiudendo la borsa di pelle, con uno scatto della fibbia metallica.

“Buona giornata signori”, senza attendere la risposta dei poliziotti, il dottor Lingfield riguadagnò l’uscita, sparendo oltre la porta dello scantinato.

Seguendo con lo sguardo il coroner, Guilliman notò un uomo alto, in abiti eleganti sulle tonalità del grigio fumo, che osservava la scena da dietro gli agenti di guardia sull’uscio.

Sulla sessantina, ma portati decisamente meglio dei suoi quarantacinque, l’uomo gli fece un cenno con la mano. Guilliman ricambiò il saluto e si avviò verso di lui. “Dan” disse richiamando l’attenzione del suo collega.

“Buongiorno, sono il detective Guilliman, lui è il mio vice Neri”.

“Buongiorno signori, mi chiamo Adam Longfellow, sono il preside di questo istituto. Il vostro dipartimento mi ha contattato un’ora fa”.

“Mi dispiace dover fare la sua conoscenza in queste circostanze signor Longfellow, ehm…” Guilliman pose una mano sulla spalla del preside “…Mi creda le risparmierei volentieri tutto questo. Ma visto che è qui, se potesse aiutarci ad identificare il corpo, ci sarebbe di grande aiuto”.

“Capisco” ripose il preside asciutto e senza alcun ordine, si affacciò all’interno dello scantinato. Dopo pochi passi, dovette portare la mano alla bocca, per reprimere un conato. Cercò di concentrarsi sul corpo, ma non fece che peggiorare la situazione, iniziò a girargli la testa e non riuscendo più a resistere, tornò barcollando sui suoi passi.

“Perdonatemi” disse ansimante “N-non mi aspettavo…”,

“Non deve scusarsi signor Longfellow. E’ riuscito a riconoscerlo?” domandò Guiliman,

“S-si tratta di Lucas Dawson” disse il preside, riprendendo fiato “Uno dei nostri studenti”,

“Lucas Dawson” ripetè il detective mentre annotava quel nome su un taccuino. “Ascolti, per oggi sarebbe saggio chiudere la scuola. Permetteremo così la rimozione del corpo, evitando di creare il panico nell’istituto”,

“Si, si certamente. Emanerò un comunicato generale”,

“So che non è il momento più appropriato, ma avremo bisogno di porle alcune domande. C’è un posto più tranquillo dove possiamo sederci e parlare?”,

“Seguitemi…” Longfellow si schiarì la voce “…Seguitemi nel mio ufficio”.

I due poliziotti si accodarono al preside, risalendo verso la superficie. Attraversarono poi un breve corridoio, che conduceva ad un’ampia scalinata. “Qui al pianterreno, si trovano i laboratori e due palestre” disse Longfellow, parzialmente ripresosi dallo shock “Ai piani superiori invece, abbiamo diverse aule divise per settori, in base all’anno di immatricolazione”. 

“Però, che organizzazione! Niente a che vedere rispetto ai miei tempi” commentò Daniel Neri, mentre percorrevano la scalinata.

“Per non parlare dei miei”, disse Patrick Guilliman “Ma credo sia un bene che i tempi cambino. Non crede signor Longfellow?”. Il preside sorrise “Dipende dal tipo di cambiamento” rispose, con il cadavere di Lucas Dawson scolpito nella mente.

L’ufficio di Longfellow, si trovava in una stanza, in fondo all’ala destra del secondo piano. Un’ampia vetrata mostrava una piccola porzione dell’area circostante, inclusi un piccolo campo da volley e uno da basket, sebbene quella mattina fossero coperti di neve. L’arredamento, elegante ma sobrio, rispecchiavano l’indole morigerata del preside, in linea con quella di un istituto dedicato per lo più all’alta società.

“Prego accomodatevi” disse il preside, prendendo posto su una sedia ergonomica, davanti ad una robusta scrivania di mogano ed invitò Guilliman e Neri a fare altrettanto, su due sedie eleganti, ma decisamente meno comode della sua.

“Signor Longfellow…”

“Prima di iniziare” il preside interruppe Guilliman, “Ci tengo a dirvi che quello che è successo qui è una vera tragedia, non solo per i parenti del povero Lucas ma anche per l’intero istituto. Avrete tutto il supporto necessario da me e dal mio staff”.

“Molto bene, grazie Preside” riprese Guilliman “Lei conosceva bene Lucas Dawson?”,

“Non bene quanto avrei voluto, non potendomi occupare personalmente di ogni studente dopotutto”,

“Me ne rendo conto” ripose il detective “Gli studenti sono tutti registrati?”,

“Assolutamente si. Ogni studente, al momento dell’immatricolazione, viene inserito nel nostro database con le informazioni strettamente necessarie alle pratiche amministrative della scuola”,

“E per quanto riguarda il personale dipendente?”,

“Abbiamo un archivio a parte per gli inservienti ed i tecnici, che hanno comunque un proprio badge di riconoscimento, come anche tutti i docenti” Longfellow estrasse una tessera plastificata, dal taschino della giacca, arrecante una piccola foto con le generalità del titolare e lo mostrò ai poliziotti. Guilliman si sporse in avanti, per osservare quel tesserino troppo piccolo per la sua vista, non proprio quella di un falco.

“A che ora inizia il turno di notte?” domandò.

“Alle 20:00. Fino alle 08:00 del giorno successivo. Abbiamo quattro custodi che si avvicendano. Uno di quelli è proprio il signor Bell, che avrete visto qui fuori”.

“Già, a breve dovremo necessariamente interrogarlo. Come anche gli altri custodi. Lei capisce…”

“Fate solo il vostro dovere, è giusto”.

“Inoltre, abbiamo bisogno di parlare con il personale della scuola e i compagni di classe di Dawson” disse Guilliman appoggiandosi di nuovo al rigido schienale.

“Va bene” rispose il preside annuendo con la testa “Convocheremo tutti quelli di cui necessitate. Vi farò preparare una delle sale riunioni del corpo insegnanti, per i colloqui”.

“Grazie signor Longfellow. Ci è davvero di grande aiuto”. 

Serie: Cuore Nero
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Il detective Guilliman
  • Episodio 3: Il ritrovamento di Lucas Dawson
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    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Intenso e raccapricciante con i suoi dettagli splatter. Suggestiva anche l’ambientazione scolastica, sarà interessande andare fino in fondo a questa storia e magari toccare il fondo, insieme alla miseria umana dell’autore di questo crimine.