Il Sangue degli Eterni – Atto III

Serie: Sussurri dalla locanda - Le cronache di Zorex e Drok


Raffiche di aria gelida soffiavano da Est in direzione delle montagne. Deboli raggi di luce dorata si insinuavano tra le foglie, mentre il vento agitava i rami con un effetto quasi ipnotico. Ben presto delle ondate di nuvole coprirono il sole sospeso al di sopra del bosco, facendo sprofondare nella penombra il sentiero. Il galoppo divenne troppo pericoloso e Orion preferì rallentare e andare al trotto.

«Senti, non sarebbe meglio fermarsi? Non vedo un accidente e poi ‘sto coso va per i fatti suoi!» tartagliò Drok, che lo seguiva a cavallo con un’andatura poco controllata.

Il messaggero scosse la testa e sorrise. Vederlo ballonzolare sulla sella in quel modo, con la faccia corrucciata, gli occhi spalancati e l’espressione agitata, era tra le scene più spassose che avesse mai visto.

«Non c’è niente da ridere! Preferisco cavalcare cinghiali, caproni o scrofe piuttosto che queste bestie infernali!» ritornò a lamentarsi il nano, impegnato a tenere a bada l’animale mentre saltellava e nitriva.

«Lo stallone di Terina è docile. Trattalo bene e vedrai che ti porterà ovunque» rispose Orion. «Sul fermarci o andare al passo non mi sembra il caso. Grazie al ritmo che abbiamo tenuto finora, con molta probabilità ci siamo guadagnati un certo vantaggio sulla negromante e sul suo esercito di Senz’anima. Vantaggio che non ho intenzione di perdere. E poi non possiamo rischiare di imbatterci in quella…» concluse, alzando una mano a indicare il cielo.

Da lontano si sentivano i brontolii di un temporale imminente, spesso l’orizzonte era rischiarato dal bagliore dei fulmini che facevano emergere il maestoso profilo delle quattro grandi torri che coronavano la fortezza di Larranor.

I due ripresero la marcia lungo il percorso che costeggiava il sottobosco. In quel tratto tra gli alberi crescevano solo delle rare felci, la terra era ricoperta da uno spesso strato di foglie morte e di soffice muschio. Si fermarono solo in prossimità di un bivio. La strada si biforcava. Orion si sollevò sulle staffe e si guardò intorno: alla sua sinistra la via sembrava terminare su un fiume che scorreva con brusche curve tra la fitta vegetazione. Quindi scelse la biforcazione di destra. Drok, tra una spropositata quantità di improperi lanciati in stretto nanesco, cercava di stargli dietro.

Cavalcarono per un’altra ora prima di giungere all’ingresso del Valico della Serpe. Secondo la mappa, una volta superata quella stretta forcella racchiusa tra alte pareti rocciose, sarebbero arrivati a destinazione.

Tuonò e, un istante più tardi, il nastro accecante di una saetta congiunse il cielo plumbeo alla sommità innevata. Un soffio gelido agitò gli alberi, i rami stormirono. Seguì un altro tuono e, a un tratto, alla luce dei lampi, intravidero una figura scura che si stagliava in mezzo al sentiero.

Un fulmine squarciò il cielo.

Lo sconosciuto fece cadere il cappuccio, estrasse le armi e si mosse.

Il nano non disse nulla e si limitò a posare lo sguardo sul compagno. Orion si era incupito e non smetteva di distogliere l’attenzione sull’individuo che aveva davanti. Il mantello sgualcito, il cranio rasato, le orecchie a punta, il volto cereo e le scimitarre gli ricordavano gli scagnozzi dell’elfa oscura che aveva visto a Mneria.

Per un attimo ci fu silenzio, interrotto solo dall’ululato del vento. Le raffiche sferzarono di nuovo gli alberi, sollevando foglie cristallizzate ed erba secca.

Quando una ramificazione lattea rischiarò le nuvole nere, l’estraneo si era già gettato all’attacco.

Drok agitò prontamente le redini, si gonfiò il petto e urlò per impartire ordini al cavallo. Il risultato però fu ben diverso da quello che si era aspettato: l’animale prese a sbuffare, recalcitrare e girare su se stesso.

Orion, invece, fu lesto a scalciare con gli speroni e a lanciarsi al galoppo nel tentativo di travolgere l’avversario. Quest’ultimo si scostò senza difficoltà e provò a disarcionarlo. Il messaggero l’aveva previsto: con un movimento esperto del bacino si alzò sui fiancali e spostò il peso del suo corpo in modo da centrarlo in pieno viso con un calcio.

L’elfo oscuro sembrò quasi non accusare il colpo e recuperò subito l’equilibrio. Orion, approfittando di quel momento di distrazione, si era già lanciato nuovamente all’attacco. Questa volta, però, l’elfo fece partire un secco roverso diretto in faccia. Il messaggero lo evitò inclinandosi sulla sella, quindi tirò le briglie per allontanarsi e rimettersi in posizione. L’altro non si fece attendere e sfrecciò su di lui con le armi spianate. Fu a quel punto che Orion, con una velocità impressionante, sfoderò il balestrino e lo trafisse in pieno petto.

Scese da cavallo e raggiunse l’elfo che giaceva immobile a terra. Scalciò le scimitarre per allontanarle, sguainò la spada e gliela puntò al collo. «Parla.»

L’elfo ghignò.

«Parla o ti sgozzo!» Affondò di mezzo centimetro la lama. «Cosa ci fai qui?»

«Attendo la mia regina» sibilò l’oscuro a denti stretti. «Presto arriverà con il suo esercito di carne morta!» Con un gesto repentino ghermì la spada e, aiutandosi con le mani, la fece affondare lentamente nella giugulare.

Il liquido scuro schizzò copioso quando Orion estrasse l’arma. «Fanculo!» imprecò voltandosi.

«Allora?» gli chiese il nano, che aveva passato degli interminabili minuti di panico nel tentativo di calmare il suo cavallo.

«Ha preferito ammazzarsi con le sue stesse mani. Credo si trattasse di una sentinella piazzata qui allo scopo di vegliare sull’ingresso per Larranor. E penso pure stia aspettando l’arrivo dell’elfa oscura.»

«Non ti sbagli, umano!» rispose una voce roca alle sue spalle.

Sotto i loro occhi increduli, l’elfo si stava rialzando.

«Il tempo degli Eterni è vicino… e voi morirete tutti!» Come se niente fosse, l’oscuro si staccò la freccia dal petto e avanzò. «Una volta che l’antica creatura sarà liberata, ogni cosa sprofonderà nel sangue e…»

Smise di parlare nell’esatto momento in cui lo spesso metallo dell’ascia di Drok non gli si piantò in mezzo agli occhi, aprendogli il cranio in due e cacciandolo malamente al suolo.

Ma non era finita.

Il corpo, solo all’apparenza esanime, fu scosso all’istante da diversi sussulti. La mano riprese vita, ghermì la scure e se la strappò via dalla faccia. L’orrendo scricchiolio di ossa fu seguito da un inquietante lamento.

«Ma che cazzo succede?» sbraitò Drok alla vista della sua arma che si liquefaceva e diventava un tutt’uno con le membra dell’elfo.

«Dannazione, dobbiamo andarcene! Dobbiamo andarcene subito!» strillò Orion, trascinando con sé il compagno.

Montarono a cavallo e si rimisero subito in marcia, imboccando il Valico della Serpe in un galoppo sfrenato verso nord. Il regno dei lancieri non era distante, ma il tempo incalzava. Ciò che si stava per abbattere su Larranor era qualcosa di inconcepibile, di mai visto, potente oltre misura. Se prima ne avevano il sospetto, adesso ne erano certi.

Seguirono il passaggio fiancheggiato dalle alte pareti rocciose senza mai guardarsi indietro. Nel frattempo una leggera pioggia aveva iniziato a riversarsi sulla terra, segno che presto sarebbe sopraggiunto il temporale.

Superata una ripida salita, aggrappata al fianco della montagna e inframezzata da una pericolosa serie di dislivelli, i due entrarono in una stretta galleria naturale: un passaggio lungo e buio che si addentrava nel cuore della montagna. In quel tratto il fragore dei tuoni giungeva debole e lontano; si udiva forte lo scalpiccio degli zoccoli sul selciato.

Una volta usciti, e attraversato un ripido avvallamento, si ritrovarono davanti a un massiccio e maestoso portale in ferro battuto alto sei metri, sormontato ai lati da due spesse colonne di pietra calcarea.

L’ingresso di Larranor.

Nessuno dei due aveva mai visto una cosa simile. Persino lo stesso Drok, che nella sua lunga vita aveva avuto modo di ammirare i gloriosi cancelli nanici di Rangall’Met, era rimasto a bocca aperta.

«Sono Orion, messaggero del distretto provinciale di Berme’ll oltre il confine di Colle Alto! Siamo giunti per…»

Una freccia sibilò nell’aria e si andò a conficcare nel terreno, a pochi centimetri da loro.

«Non abbiamo intenzioni ostili. Vi prego solo di ascoltarci e lasciar…»

Un’altra freccia partì da una delle feritoie della prima cinta muraria, mancandolo per un soffio.

«E no eh! Non si fa così!» sbottò Drok. Scese dalla sella, nel suo solito modo sgraziato, si liberò del mantello e, gesticolando paonazzo, iniziò a sbraitare tutta la rabbia che aveva accumulato. «Ho affrontato un’orda di non-morti, patito il gelo, viaggiato senza sosta sopra il cavallo più bastardo di sempre e visto divorare da uno stravagante elfo oscuro la mia scure, quel prezioso cimelio con cui zia Matilda spaccava la legna! E voi che fate? Tirate frecce? Se non la smettete, sfondo questa porta a calci e ve le ficco su per il culo! E ora aprite, cazzo!»

Ci fu almeno un minuto di silenzio in cui nessuno si mosse o disse qualcosa. Poi le sontuose porte di Larranor si aprirono.

I due varcarono l’entrata, guardandosi intorno con uno sguardo attonito. Numerosi guerrieri armati di lance si erano inginocchiati e disposti in due lunghe file per permettere il loro passaggio.

«Non capisco…» bisbigliò Orion.

«Si saranno sentiti minacciati dal sottoscritto!» ribatté sottovoce Drok.

Superate le guardie, si ritrovarono in un largo piazzale. Lì, sopra un’alta base rotonda di marmo bianco, sorgeva un’enorme scultura di pietra con intarsi di ottone dorato.

La statua di un possente nano senza un occhio, con la barba lunga e il busto segnato da numerose cicatrici che, con il suo unico braccio nerboruto, sollevava fiero…

Serie: Sussurri dalla locanda - Le cronache di Zorex e Drok


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Letture correlate

Discussioni

    1. Sapevo che questo finale ti sarebbe piaciuto parecchio, sei affascinato tanto quanto me degli incipit e degli explicit. Qui, in particolar modo, prima “confondo” il lettore con la sfurriata di Drok (la gente di Larranor ha aperto i cancelli per il suo sfogo?)… ma, in un secondo momento, si scoprono i reali motivi che hanno portato le guardie a lasciarli passare (la statua del nano). 🙂

  1. “Ci fu almeno un minuto di silenzio in cui nessuno si mosse o disse qualcosa. Poi le sontuose porte di Larranor si aprirono. “
    😂 Drok sa essere convincente.
    Anche le genti di Lananor si sono messe a ridere.

  2. “da uno stravagante elfo oscuro la mia scure, quel prezioso cimelio con cui zia Matilda spaccava la legna! E voi che fate? Tirate frecce? Se non la smettete, sfondo questa porta a calci e ve le ficco su per il culo! E ora aprite, cazzo!»”
    😂

  3. Ciao carissimo Peppe, partiamo dalla fine… Sei un maledetto ***************😂😂😂😂😂! Non mi aspettavo questo finale, non mi aspettavo una svolta così! Tanti interrogativi solcano la mia mente… Innanzitutto cosa ci fa quella statua lì? È il prodotto di un evento futuro? Drok è già stato lì senza saperlo? Qualcuno che conosce Drok e governa Larranor ha voluto commemorare le sue gesta? Ha a che fare con una distorsione spazio/temporale? Oppure la dimensione del sogno ha travalicato la normalità della realtà? Mille spunti di riflessione mio caro amico, hai avuto un’idea tosta, geniale, che sottintende una trama complessa, ben architettata a prescindere dalle nostre scelte, perché senza alcun dubbio, al di là dell’idea forse fulminea ma di certo incredibile, hai qualcosa di sconvolgente che ti frulla in testa! Fantastico il momento comico affidato a Drok, gli calza a pennello pur essendo un personaggio epico! La comicità è necessaria per spezzare i momenti di tensione, creano imprevedibilità, e in questo la pensiamo allo stesso modo, e lo sai bene! L’azione si è vestita con l’abito scintillante in questo episodio, perché davvero a tratti, in particolare all’inizio, mi hai ricordato romanzi come L’ombra del vento o Il mare senza stelle, per poi tornare alle tinte di sapkowskiana memoria condite dal tuo essere dark/horror molto personale e splatter, fantastico, come pochi! Leggere questa serie è come affrontare un vero romanzo, cosa unica da queste parti! Non dimentico la questione degli Eterni… È chiaro a mio parere che i mortali sono in pericolo, che il mondo rischia di cadere nelle mani di esseri sì immortali, ma senza una coscienza propria, senza libero arbitrio e volontà, e mi chiedo: qual è il prezzo da pagare per essere eterni? Se per toccare l’infinita del tempo bisogna rinunciare al proprio Sè, allora è meglio combattere per difendere la propria libera mortalità😁! A questo punto bisogna aspettare, Larranor sarà il luogo di mille risposte e, scommetto, di mille altre domande😂, ma con te è normale! E la creatura? È un arma? Troppo semplice… È un veicolo portatore dell’annientamento di anime definitivo che renderà tutti schiavi?…. Staremo a vedere! Complimenti come sempre e tutti meritati, non vedo l’ora che esca il prossimo episodio! La scelta? Sul serio? 😂😂😂, ovviamente C, lo so, è scontato, ma Drok è un eroe, lo vedo con l’ascia bipenne anche se… Quel tomo… Bah, vada per la C, fa più figo e ricollega Drok alle sue gesta, passate e future😉! Un abbraccio carissimo ❤️!

    1. Caro Tony, con questo commento ti sei proprio superato! Che capacità di lettura! 🙂 Perché c’è una statua di Drok a Larranor? Vuoi proprio saperlo? Bene… non lo so nemmeno io!!! Ahahaha 🙂 Qualche giorno prima di pubblicare ho avuto questa “intuizione”… ed eccoci qua! Sul finale ho già qualche idea, ma solo relativa all’incontro con il nostro fantomatico pazzo preferito: Zorex! Per il resto non c’è nulla di certo. Sto raccogliendo tuttavia diversi elementi dalle scelte che man mano ottengono più voti. Finora sappiamo che c’entra un’antica creatura e che la statua ha in mano un’ascia bipenne (le votazioni si sono concluse con la vittoria del seguito C). Il resto? Lo scopriremo ben presto! 🙂 Ti ringrazio anche per gli accostamenti a livello di stile che hai operato: Zafòn e Sapkowski sono proprio due mostri sacri, due mostri sacri che – seppur molti diversi tra di loro – amo alla follia!
      Nel ringraziarti come sempre per la grandiosa carica che mi doni ogniqualvolta leggi e commenti i miei racconti, prendo atto della tua scelta. Il seguito da te desiderato… beh, sarà avverato! 🙂

  4. Riesci sempre a stupirmi, amico mio. Il combattimento a cavallo lo hai descritto con una bravura immane, complimenti! Spero che mi scuserai se, in mezzo all’eccitazione per lo scontro, ho riso immaginandomi i piedi di Drok che sicuramente non arrivavano alle staffe, e lui doveva barcollare sulla sella come un ubriaco. Le descrizioni, fantastiche, mi hanno trasportato nel tuo mondo. Ancora complimenti. Riguardo al seguito, visto che sappiamo già che Drok avrà comunque la sua ascia, scelgo la testa mozzata, quindi A.

    1. Ciao Ivan e grazie per essere passato anche questa volta. Il combattimento doveva durare un po’ di più ma, per questioni di spazio, ho dovuto apportare diversi tagli. Mi fa piacere che l’effetto epicità non si sia perso. 🙂 Drok faceva ridere di suo, ho volutamente inserito le scene del suo cavalcare goffo. In realtà i piedi del nano arrivavano alle staffe (è implicita la regolazione della lunghezza degli staffili), ma anche in questo caso non potevo permettermi di specificare come e quando si sono organizzati per il viaggio.
      Vada per il seguito A! Grazie ancora! 🙂

  5. La faccenda con questo tipo di non morti si complica parecchio. Non vedo ancora l’arma segreta chiamata Zorex!
    Più che una scelta, l’ho vista quell’arma nelle mani della statua! A primo sguardo era sembrato un martello da guerra, ma poi scorgendo un pò più da vicino…un ascia bipenne senza dubbio ahaha . Scelta C

    1. Ciao Gil! Certo che se appena hai letto la descrizione della statua l’hai subito vista con tanto di ascia bipenne… non potevi far altro che scegliere il terzo seguito. 🙂 Per l’arma segreta dovrai attendere, Zorex non apparirà tanto presto. Mi spiace! 🙂
      Grazie mille per aver letto e votato anche questo episodio. Alla prossima! 🙂

  6. “La statua di un possente nano senza un occhio, con la barba lunga e il busto segnato da numerose cicatrici che, con il suo unico braccio nerboruto, sollevava fiero…”
    Ahhhhh! Non ti dico cosa sei perché il messaggio è pubblico😂😂😂😂

    1. Ho il vago sentore che qualcuno non si aspettava un finale simile, vero? Ti dirò… nemmeno io mi sarei aspettato una statua del nano. Chissà dove voglio andare a parare. Aiutoooo!

  7. “Se non la smettete, sfondo questa porta a calci e ve le ficco su per il culo! E ora aprite, cazzo!»”
    😂😂😂😂 Senza mezzi termini, dove ha studiato Drok? Ad Oxford? 😂😂😂😂

    1. 😂😂😂 Questa parte mi è venuta così, di getto! Volevo toglierla, ma alla fine ho pensato che fosse proprio da Drok. Viva zia Matilda!