Il Sangue degli Eterni – Atto IV

Serie: Sussurri dalla locanda - Le cronache di Zorex e Drok


Drok e Orion furono accolti da un silenzio innaturale.

A parte la neve, che scendeva lenta, ogni cosa era ferma e immobile. Anche il tempo sembrava essersi arrestato. Mentre il nano se ne stava lì in piedi, con la bocca spalancata per lo stupore, incontrò la sua immagine riflessa in una statua.

Sopra un’alta base rotonda di marmo bianco, sorgeva l’enorme scultura di un nano senza un occhio, con la barba lunga che gli incorniciava il viso determinato e il busto segnato da numerose cicatrici. Con le gambe ben piantate a terra, il corpo proteso in avanti e l’espressione distorta in un grido di battaglia, sollevava col suo unico braccio nerboruto un’arma che Drok aveva sempre considerato come simbolo di potenza divina.

Una gloriosa ascia bipenne.

Orion comprese in quel momento la ragione per cui, quando avevano varcato le porte di Larranor, i soldati si erano inginocchiati al loro cospetto.

«Drok, mi spieghi cosa ci fa qui una tua statua?»

L’altro si limitò a scuotere la testa, incredulo e ancora incapace di articolare parole. Abbassò il capo, si guardò intorno e incrociò gli sguardi ammirati delle guardie. Poi ritornò a fissare la scultura, quel nano di granito che dall’alto pareva giudicarlo in tutta la sua possente magnificenza.

D’un tratto, un concitato scalpiccio di zoccoli troncò i pensieri in cui era rimasto assorto. Si voltò e vide sopraggiungere un gruppo di cavalieri. Un uomo fermò il cavallo, si tolse l’elmo e si passò le dita tra i lunghi capelli biondi. Il resto del drappello si arrestò dietro di lui, ma nessuno dei soldati smontò dalla propria cavalcatura. Tutti si guardavano intorno, inquieti.

«Sono Rufus, primo cavaliere di Larranor e comandante dei lancieri. Vi chiedo di salire sui vostri cavalli e seguirci. La regina ha richiesto la vostra presenza» gli disse, misurando entrambi con uno sguardo penetrante.

Orion soppesò Drok. Per un istante aveva temuto che il nano, dall’indole poco incline a ottemperare alle richieste di chicchessia, potesse insorgere in una reazione eccessiva. E invece si era limitato ad annuire lentamente, senza fare storie.

Si misero subito in marcia, seguendo il drappello a un’andatura sostenuta. Ben presto si resero conto che i cancelli appena varcati appartenevano in realtà alla cinta muraria esterna, la prima delle quattro a protezione di Larranor.

Attraversarono il barbacane e proseguirono costeggiando il baluardo. In quel tratto il sentiero si inerpicava, cingendo l’ampia base di una torre e insinuandosi tra le rade abitazioni. Si fermarono solo in prossimità di un ponte: davanti si estendeva una lunga fila di guardie e, al di là dell’arcata di aggettatura, si affollavano mercanti e contadini impegnati ad allestire le bancarelle. Quando passarono oltre, Drok avanzò al trotto con lo sguardo meravigliato al di sopra delle teste della gente che si affrettava a scostarsi e a fare largo, inchinandosi rispettivamente.

Passata la quarta cinta muraria, l’ultima a difesa del cuore di Larranor, furono ricevuti da un gruppo di lancieri capeggiato da un individuo in veste scura, agghindato con una quantità insolita di catenine dorate. Era un uomo di circa sessant’anni, con la faccia rotonda, la pelle invecchiata e i capelli neri, schiacciati. Nonostante l’età, era un uomo grande e forte, con un collo taurino e le spalle larghe.

«Principe Rufus, non credo sia il caso di accogliere degli stranieri fin qui» dichiarò l’uomo, manifestando il suo disappunto.

Orion strabuzzò gli occhi, sbigottito. Non erano stati scortati fin lassù dal primo cavaliere di Larranor, ma dal principe in persona. Questo voleva dire che c’era qualcosa di veramente grosso in ballo.

«Consigliere Farron, sono qui su ordine diretto della regina!» ribatté Rufus. Scese da cavallo, seguito dal resto dei suoi uomini, e proseguì a piedi.

Orion e Drok furono accompagnati nel palazzo regio. I marmi bianchi dominavano l’architettura degli ambienti, le loro venature s’impadronivano di tutta la luce giallastra dei lampadari a olio che pendevano dal soffitto. Pesanti tende di velluto circondavano le finestre. I quadri e gli arazzi riproducevano perlopiù scene campestri o di caccia.

Rufus li guidò lungo il grande atrio e quindi su per una larga scalinata, fino a imboccare un corridoio sormontato dall’alto soffitto a volta e dalle maestose vetrate che davano sfumature alle antiche pareti.

La porta della sala principale fu aperta dallo stesso consigliere Farron, che non aveva ancora smesso di mostrare il suo disappunto per quell’insolita visita notturna. L’interno era più spazioso di quanto Drok e Orion avessero immaginato: il silenzio si stendeva tra i pavimenti piastrellati, le pareti affrescate e l’arredamento in noce antico. Tutto reclamava un’identità all’altezza del contesto, così come la doppia fila di pilastri che sorreggevano il soffitto. Le otto colonne erano illuminate dal basso da una serie di torce, una foresta surreale di tronchi luminosi che si allungavano nella penombra fino a una terrazza.

Era lì che li attendeva la regina. Drok e Orion la videro di profilo, mentre era intenta a scrutare la zona circostante attraverso un grande e sontuoso cannocchiale. A distanza furono colpiti entrambi dalla curva leggera della fronte che scendeva lungo un naso sottile. L’occhio scuro, indagatore, era incorniciato da ciglia lunghe. Ma quando la raggiunsero e le furono di fronte, si smarrirono alla vista dell’altra metà del viso: era segnato da un’enorme cicatrice che, partendo dall’attaccatura dei capelli, proseguiva solcandole la fronte per terminare sotto il mento.

«È solo un piccolo segno a ricordo della mia ultima battaglia» spiegò loro la regina, rispondendo a una tacita curiosità. Prima di proseguire, si rivolse al consigliere. «Vi prego di lasciarci da soli. Richiamate pure le guardie.»

«Ma non …» fece per protestare Farron.

«Va tutto bene, non ci vorrà molto. Ci sarà il principe con me.»

Seppur contrariato, l’uomo si limitò ad abbassare il capo e a eseguire l’ordine, richiamando i soldati.

Una volta rimasti da soli, la regina sollevò lo sguardo su Drok. Sul suo volto c’era l’ombra di un sorriso. «Il mio nome è Rexa’Adrill ed è un onore averti qua, sommo Drokorgh.»

Il nano per un istante dubitò che avesse pronunciato davvero quelle parole. Non replicò e lasciò che il silenzio calasse greve come un macigno.

Orion studiò l’espressione accigliata del compagno. Dal loro arrivo a Larranor, Drok non era stato capace di dire nulla. Probabilmente a causa di un carico emozionale che sfuggiva alla sua logica comprensione.

«Come fai a conoscere il mio nome, il mio vero nome?» domandò Drok. Aveva parlato con un filo di voce, quasi che quella frase facesse fatica a sgorgargli dai polmoni.

«L’antica profezia. Sono le sue sacre parole ad avermi rivelato la verità.»

Il nano la fissò, esterrefatto. Tratteneva a stento il fiato, ponderando quella risposta.

La regina gli avvolse le mani nelle proprie e, mentre la luce nei suoi occhi brillava di lacrime, recitò a voce bassa: «Al sorgere della quinta alba di Lingranben, il guerriero nelle cui vene è destinato a scorrere il sangue degli immortali varcherà i cancelli di Larranor. La montagna allora si desterà per accoglierlo, e agiterà la sua coscienza imperitura per dare origine all’ultimo dei sacri guardiani. E sarà lì, tra le ombre della morte, che egli diverrà il custode degli Eterni.»

Con lo sguardo perso nelle sue lucenti iridi, Drok si sforzò di dare un senso a quelle rivelazioni. Le parole pronunciate da Rexa’Adrill avevano un’eco potente, ineffabile nella sua follia.

Ma poi Orion spezzò di netto il peso di quei pensieri, concentrandosi sul presente.

«Perdonatemi, vostra altezza. Non vi nascondo che non ci aspettavamo una tale accoglienza e, a giudicare dalla faccia sconvolta del mio compagno, nessuno di noi due ha ben compreso cosa stia succedendo qui. Ciò che è certo è il motivo del nostro viaggio.»

A quel punto il tono del messaggero cambiò, si fece inquieto, perché il seguito riguardava la ragione del loro arrivo a Larranor. Spiegò ogni cosa partendo dall’inizio, da quando il governatore di Berme’ll lo aveva ingaggiato – insieme a Terina e Quran – per indagare sulla scomparsa dei cittadini di una frazione situata sul confine di Colle Alto. Parlò della strage di Mneria, dei Senz’anima e dell’elfa oscura, la negromante che attraverso la sua magia aveva dato origine a una nuova stirpe di non-morti.

Mentre Orion forniva un quadro preciso delle vicende che l’avevano condotto fino a Larranor, la regina provò una strana sensazione. Il solletico alla base del collo che di solito l’avvertiva che qualcosa stava per cambiare, irreversibilmente. Erano anni che non accadeva, ma la sensazione era sempre la stessa. La metteva in guardia da un pericolo incombente, dal male che si faceva vivo e reclamava la sua dose di orrore.

«Zia Rexa, cosa succede?» chiese di colpo Rufus, notando l’espressione atterrita stampata sul suo volto.

«Questa… calma…» aggiunse criptica la regina, la sua voce si sparse per la sala.

Seguì un silenzio che nessuno fu in grado di interpretare. Ma non un silenzio normale. Era un silenzio vuoto, opprimente. Un silenzio senza vita.

Drok si affacciò dalla balconata, il suo sguardo si perse per un istante nel cielo attraversato dalle nubi bianche. Messe tutte insieme, presto avrebbero coperto il sole sul nascere di un nuovo giorno.

Ma sarebbe stata un’alba insanguinata.

All’improvviso la quiete illusoria, quella sorta d’incantesimo, svanì nel nulla per lasciare il posto a…

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Discussioni

  1. Mi auguro che il seguito sia “un inquietante cantilena”.
    Questa volta non ho grandi considerazioni da fare; rischierei solo di ripetermi. Vado a leggere il seguito per poi godermi i tre episodi per il finale di stagione.

    1. Mio caro Raffaele, l’inquietante cantilena ha stravinto le votazioni con abbondante margine. Inizialmente pensavo che la scelta più appetibile fosse la C, un terribile urlo, e invece i lettori mi hanno sorpreso! Ripeto, grazie a loro – a tutti voi – questa storia può assumere (assume) qualunque colore!

  2. “Orion studiò l’espressione accigliata del compagno. Dal loro arrivo a Larranor, Drok non era stato capace di dire nulla. Probabilmente a causa di un carico emozionale che sfuggiva alla sua logica comprensione. “
    Hai fatto bene, in questo frangente, a non mettere una descrizione dettagliata sull’espressione facciale di Drok: qui è il caso di dire che il “raccontato” è più funzionale rispetto all’ immersivo. È stato divertente “immaginare”, invece di “vedere”, l’espressione di Drok.

    1. Esattamente, che sia il lettore a immaginarsi l’espressione di Drok. L’altra opzione valida poteva essere quella di “rincarare” il passo con una descrizione lunga e articolata, ma avrei spezzato il fluire della trama.

  3. “Orion soppesò Drok. Per un istante aveva temuto che il nano, dall’indole poco incline a ottemperare alle richieste di chicchessia, potesse insorgere in una reazione eccessiva. E invece si era limitato ad annuire lentamente, senza fare storie.”
    Sono rimasto sorpreso da questo comportamento di Drok alias Drokke.😃

    1. Per far capire quanto sia sconvolto. Ritrovarsi davanti una propria statua, in un regno mai visto, deve essere sconvolgente anche per uno come Drok. 🙂

  4. “«Drok, mi spieghi cosa ci fa qui una tua statua?»L’altro si limitò a scuotere la testa, incredulo e ancora incapace di articolare parole. “
    Avere messo statua di Drokke che ola non è più piciolo ma glosso glosso.😂

  5. Il mio seguito sarà A. Per la storia ho retto e riletto i commenti di tutti. E ritengo che sia impossibile elogiarti più di quanto non abbiano già fatto tutti gli intenditori che seguono presumo il fantasy piu bello degli ultimi anni. Detto ciò fratello mio. Questo episodio mi ha fatto capire che non smetterò mai di leggere e rileggere le tue storie, mi fai venire la pelle d’oca ogni volta. Mi riaccendi sensazioni che sono ben nascoste dentro e che difficilmente vengono fuori. Sei sempre il meglio. Baci e SU_C_A

    1. Ti sei subito messo al sicuro con il seguito! Altro punto per “l’inquietante cantilena”! Sono contento di ricevere tutti questi commenti, ma sai bene che non cerco l’elogio… quanto il trasporto. Quello vero e sincero. Solo in questo modo uno scrittore può ritenersi “appagato”. E grazie a voi scrivere è sempre un’esperienza indimenticabile. In ogni caso… non credo assolutamente che sia il fantasy più bello degli ultimi anni. Magari! Ahahaha 🙂 Ma un promessa posso fartela. Anche se il tempo a disposizione è poco, una volta concluse le stagioni, lavorerò al romanzo. Non sarà un lavoro superficiale, fatto tanto per pubblicare qualcosa. Cercherò di imprimere quanta più attenzione e serietà possibile. Metterò tutto me stesso in questo progettino. Il minimo che possa fare per Drok e Zorex! 🙂
      Grazie infinite per tutto!
      Ps. Il SU_C_A finale è GENIALE! Ahahahaha

  6. “Al sorgere della quinta alba di Lingranben, il guerriero nelle cui vene è destinato a scorrere il sangue degli immortali varcherà i cancelli di Larranor. “
    Ecco dopo questa rivelazione sono pronto a tutto.

    1. La discendenza è importante. Non so se avrò la possibilità di parlarne in maniera esaustiva. Gli episodi a disposizione ormai sono pochi. Ma quando comporrò il romanzo ti prometto che i dettagli fioccheranno a più non posso!

  7. “Drokorgh”
    Finalmente. Grazie amico mio. L’anima che hai dato al mio Drok va oltre l’anima stessa delle parole. Sono veramente contento di aver affidato Drok a chi di Drok sembra ne abbia creato ogni particolare. Grazie per la meravigliosa grazia con il quale stai usando e migliorando il sommo Drok. Ti amo

    1. Drokorgh è proprio PESANTE come nome! Richiama proprio l’essere NANO! E a quanto vedo ti ha fatto proprio sfasare. Ne sono strafelice! 🙂

  8. “«Il mio nome è Rexa’Adrill ed è un onore averti qua, sommo Drokorgh”
    Non so su quale dei nomi mi devo soffermare per primo. So solo che la regina ha un nome caxxuto come mai.. Tipico nome di cui Drok potrebbe veramente fare uno strappo alla regola e creare bambini con questa super regina.

    1. Rexa’Adrill è uno dei nomi a cui tengo tantissimo. E più avanti andremo in questo storia più ne capirai i motivi!

  9. Ti faccio subito i complimenti per lo stile e la narrazione! Premetto che quando ho iniziato il racconto non riuscivo a mettere a fuoco la storia, era passato un bel po dall’ultima lettura, ma al ricomparire della statua di Drok sono tornati tutti i ricordi, così come il motivo del loro viaggio, gli elfi oscuri, necromanzia, non-morti. Mamma mia ,se questo non è il preludio alla guerra delle guerre, allora non ho capito niente eheheh. La gloriosa ascia bipenne sembrerebbe dire ‘ho sete di sangue’ e la cicatrice della regina parla da sè, mentre con piacere, leggendo gli altri commenti scopro che il suo nome non ha colpito solo me…., insomma, sono piccoli ma importanti dettagli , ‘tracce’ da fiutare nel viaggio verso l’avventura eterna! Già, mi emoziono con cicatrici, locande che radunano bande di rinnegati, sacrifici epici , magia onnipresente e battaglie all’ultimo sangue spalla a spalla…Quando Drok si affaccia dalla balconata avevo visto una legione immensa ma tra i tre seguiti, scelgo la A).. Sento il profumo della nera magia negromantica A).

    1. Caro Gil Gal, le tue parole mi onorano. Sempre! Certo, è normalissimo, l’ultimo episodio è stato pubblicato parecchi giorni fa. Sono contento che la statua abbia riportato a galla i momenti salienti che hanno condotto Orion e Drok a Larranor. Come hai ben potuto notare, pian pianino alcuni tasselli si vanno a rimettere a posto e, seppur fornisco qualche risposta ai precedenti dubbi, rincaro con nuove domande e nuovi dubbi. Bella l’immagine della statua che richiama la “sete di sangue”, così come quella che hai avuto su Drok quando si affaccia dalla terrazza. Adesso ne vedremo delle belle, i ritmi cambieranno sicuramente! 🙂
      Inquietante cantilena? E seguito A sia! 🙂 Grazie di cuore, mio grande alleato!