Il Santuario di Imelda

Serie: Gli Occhi del Drago

Solo venti dei cento pellegrini partiti da Hiroma giunsero al Santuario di Imelda. I viaggiatori che avevano attratto l’attenzione di Akira erano fra questi e Lenore si tenne ben lontana da loro.

La strada ferrata si inoltrava all’interno della città fino ad una stazione ubicata poco distante dal luogo di culto. Una volta scesi dal treno l’erborista levò lo sguardo sul pinnacolo del santuario, stringendo le labbra in una fessura sottile. Nulla era cambiato. I secoli avevano visto la crescita della città, ora metropoli, fino a conglobare una parte del deserto. Deserto cui assomigliava. Le case di forma conica raggiungevano varie altezze, divise da viottoli che consentivano il passaggio di una persona alla volta: erano costruite con un amalgama color terracotta, la stessa che ricopriva il Santuario. Ad un primo colpo d’occhio, Imelda somigliava a un nido di termiti.

Lenore si fece avanti prima che Akira decidesse di deviare dal percorso stabilito. Aveva intuito il suo interesse per il “cuore” ancor prima di giungere al Santuario e, sebbene le pesasse non acconsentire al suo desiderio, una visita era da escludere: avrebbe messo in pericolo tutti loro.

«Rimanetemi accanto.»

Il suo fu un ordine a cui Akira e Diana obbedirono senza protestare. La bambina le afferrò una mano ed il Ka si portò al suo fianco guidandola secondo le istruzioni che aveva ricevuto. Il loro contatto li attendeva lontano dal santuario.

Lenore comprese che Akira si era fatto attento ancor prima del suo richiamo. La sua scelta era caduta su di lui anche per questo, era un uomo intelligente che sapeva essere in grado di cambiare il futuro. Lo avrebbe fatto un giorno poco lontano, ne era certa.

Il Ka annusava l’aria quasi a voler cogliere un odore, allarmato dalla sua consistenza. Povera d’ossigeno quanto quella di alta montagna, capace di dare ebrezza quasi fosse permeata da sostanze psicogene.

«L’energia spirituale delle preghiere si fonde e crea una cupola invisibile che ricopre le vicinanze del Santuario. Le vibrazioni raggiungono una frequenza in grado di interagire con la materia, la forza del canto diviene una specie di droga e altera il funzionamento delle sinapsi del cervello; una lunga permanenza nelle vicinanze del “cuore” può causare danni irreversibili.»

«Ho sempre pensato che i prayers fossero dei pazzi furiosi.»

La donna sorrise. «Un paio di giorni in periferia non ci causeranno problemi.»

Una volta lontano dal Santuario l’aria divenne respirabile ed Akira si mise a capo del gruppo. Di tanto in tanto il Ka sostava per qualche attimo per sincerarsi di non essere stato seguito: gli era parso di intravedere un volto familiare, ma alla fine reputò di essere al sicuro. Si allontanarono dalla zona centrale percorrendo vicoli sempre più stretti, inoltrandosi ora in uno ora nell’altro apparentemente senza logica: prima nord, poi ovest, sud ed est.

Giunti in periferia Akira le guidò all’interno di un edifico insolitamente basso, sviluppato in lunghezza. Ospitava un bazar che accoglieva mercanzie di ogni tipo, dal cibo ai pezzi di ricambio per motori. I pochi clienti li osservarono in cagnesco, posando quello che tenevano fra le mani fino a pochi istanti prima. La tensione scemò non appena una matrona si fece strada per accoglierli con un’espressione benevola.

«Ben arrivati, stranieri. Da questa parte della città i pellegrini non nutrono di grandi simpatie, sono soliti polemizzare su tutto e indottrinare a sproposito. Che Imelda ci protegga tutti, ma non abbiamo bisogno di santi boriosi pronti a flagellarsi per salvare il mondo. Soprattutto fuori dal bazar, non gioverebbe agli affari.»

Akira ricambiò il suo sorriso.

«Non ti procureremo fastidi. Siamo qui per acquistare un pupazzo per la piccola.»

«Non è un articolo che tratto di frequente, ma penso di avere un coniglietto da qualche parte.»

«Meglio un orso.»

«Bianco?»

«Blu.»

Il donnone scoppiò a ridere. «Credo di potervi aiutare, seguitemi nel retrobottega.»

Il terzetto si mosse verso il fondo dell’edificio, zigzagando fra i banconi coperti dalla mercanzia disposta senza un ordine logico. Una volta giunti in un locale privato la mercantessa consegnò ad Akira un fagotto voluminoso.

«Ho messo dei vestiti decenti, spero di aver indovinato la taglia.» Allungò al Ka una chiave, indicando una scala a chiocciola nascosta in un angolo. «La stanza non è elegante, ma non manca nulla. Utilizzate il bagno con tranquillità, mio nipote ha caricato la cisterna d’acqua e ce n’è a sufficienza per una doccia.»

«Ti ringrazio.» Akira prese sulle spalle il fagotto aggiungendolo al carico che già portava.

La donna li salutò con un cenno veloce della mano. «A buon rendere.»

Mentre si apprestavano a salire le scale, giunse loro l’eco del vocione della padrona di casa intenta a scambiare qualche battuta con un cliente. Alla domanda di cosa ne avesse fatto dei pellegrini, aveva risposto di averli divorati in un sol boccone.

Diana rivolse a Lenore un’occhiata preoccupata, fermandosi a metà gradini.

«Tranquilla, gli orchi esistono solo nelle favole.»

L’erborista la incoraggiò a riprendere il passo e la piccola salì fino al piano superiore. Non fu difficile individuare la stanza che era stata assegnata loro, era l’unica chiusa a chiave.

Una volta dentro Diana si buttò sul lettone, felicissima di poter godere nuovamente di qualche comodità.

«Non così di fretta, topolino. Prima devi toglierti di dosso la polvere del deserto.» Lenore la fece alzare, ignorando deliberatamente la sua smorfia. «Dopo una bella doccia ti sentirai meglio.»

Diana la seguì di malavoglia, ma non si fece pregare per togliere il saio.

Lenore l’infilò sotto la doccia dopo averle consegnato una saponetta nuova, trovata su un ripiano, e regolato la temperatura dell’acqua. Quando fece ritorno in camera Akira aveva già aperto il fagotto e steso gli abiti puliti sopra un lettino poco distante da quello matrimoniale.

«Poteva andare peggio. Odio il colore, ma apprezzo l’effetto mimetico.»

Lenore gli si portò a fianco, abbassandosi per sfiorare il tessuto di una camicia di cotone color sabbia. «È di buona qualità.»

Akira aveva posato accanto alla casacca un paio di pantaloni cargo, biancheria e delle calze. Lo sguardo scivolò su alcuni capi d’abbigliamento simili sistemati al centro del letto: la taglia le fece indovinare che erano per lei e la bambina.

Lenore li raccolse per posarli sopra una sedia posta accanto alla finestra, facendo spazio.

Furono distratti da un leggero bussare e quando il Ka aprì la porta si fece avanti un ragazzino dallo sguardo timido. «Zia Minnie mi ha chiesto di portarvi delle calzature. Spera che siano della vostra misura.»

L’erborista si affrettò a prenderle, sorridendogli con gratitudine. «Sono sicura che andranno benissimo, ti ringrazio.»

Il viso del ragazzo si fece rosso come un peperone e dopo aver rivolto loro un inchino sgraziato scappò a gambe levate.

Dopo aver chiuso l’uscio Akira allungò una mano, attendendo che l’erborista gli consegnasse degli anfibi che sembravano della sua misura.

«Spero siano comodi, portare quei maledetti sandali è stato un supplizio.»

L’erborista annuì: aveva tolto i suoi appena entrata, facendoli volare da una parte all’altra della stanza.

«Ho finito!»

La voce trillante della bambina la fece sorride. Si mosse verso il bagno con l’intento di recuperarla, senza dimenticare di portare con sé la biancheria della misura adatta. Trovò Diana avvolta da uno sbuffo di vapore, infagottata in un asciugamano dall’aspetto soffice. La piccola era visibilmente soddisfatta e quando Lenore le consegnò la biancheria pulita si lasciò scappare una nuova esclamazione di entusiasmo.

«Fai in fretta, da quando Minnie ha pronunciato la parola “bagno” Akira si gratta in continuazione, quasi si fosse portato addosso ogni granello di sabbia su cui ha poggiato piede.»

Diana le rispose con un sorriso, facendole capire che il disagio del Ka non era passato inosservato. Akira non aveva detto parola, ma era chiaro che non vedeva l’ora di buttarsi sotto l’acqua calda. Una volta indossata la biancheria la seguì in camera, rabbrividendo qualche secondo per cambio della temperatura. Dopo tanti giorni di arsura sembrò contenta di avere freddo.

Lenore si avvicinò al Ka, posandogli una mano sull’avambraccio. «Vai pure, nel frattempo sistemo Diana. È stanca, credo sia prossima a crollare: dormire un paio d’ore le farà bene.»

«Ti ringrazio.»

Akira aveva abbassato il cappuccio del saio, esponendo il volto per la prima volta da quando erano partiti. Aveva raccolto i capelli in un nodo alto che la sabbia e l’aria secca del deserto avevano irrigidito, rendendolo simile ad un nido di sterpi.

Lenore gli fece spazio lasciandolo passare e una volta sole abbracciò Diana, stringendola forte a sé.

«Sei stata bravissima, topolino. Questa sera consumeremo un pasto decente e dormiremo in un letto comodo.»

Diana le rispose con uno sbadiglio e l’erborista le diede un buffetto sulla guancia.

«Su, adesso stenditi e riposa.»

La bambina le obbedì volentieri e Lenore la coprì con cura. «Buon riposo, dormigliona.»

Attese che Diana si addormentasse, quindi sfilò il saio e si diresse in bagno. Akira si era già accomodato sotto la doccia e quando lo raggiunse gli lanciò un’occhiata di sfida.

«Ka, se non ne approfitto ora consumerai ogni singola goccia d’acqua nella cisterna.»

«Diana?»

Gli occhi di Lenore gli restituirono un’espressione divertita. «Non ho mai conosciuto qualcuno in grado di dormire tanto profondamente, ovunque e comunque.»

Serie: Gli Occhi del Drago
  • Episodio 1: L’erborista
  • Episodio 2: Il nemico del mio nemico
  • Episodio 3: Ninna Nanna
  • Episodio 4: Il Ka, l’Erborista e il Topolino
  • Episodio 5: Il Treno
  • Episodio 6: Il Pellegrinaggio – parte I
  • Episodio 7: Il Pellegrinaggio – Parte II
  • Episodio 8: Nel Deserto
  • Episodio 9: Il Santuario di Imelda
  • Episodio 10: Vicolo cieco
  • Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Sci-Fi, Young Adult

    Letture correlate

    Discussioni

    1. Mi ripeto sempre, ma le tue descrizioni sono sempre fantastiche! In più, questa volta, mi hai lasciato un finale strepitoso! Evviva, finalmente si tromba! Ahahahahahahahaha

      1. Ciao Ivan.
        😀 😀 😀 so che hai letto già il finale di stagione e sei rimasto deluso ;D

    2. Ciao Micol, Dario ha ragione, la ricchezza delle descrizioni è invidiabile, i tuoi dovrebbero essere romanzi, non racconti?! Questo episodio è il preludio a qualcosa… Troppa calma… Si scatenerà qualcosa? Curioso di sapere dove andrai a parare, ormai mi sono affezionato alla piccola Diana?

      1. Ciao Tonino, il finale di stagione è alle porte! Questa storia che è nata così per caso ha preso con i tempo sempre maggiore spessore ed effettivamente occuperà tutte e tre le stagioni per come me la sono immaginata. Tante cose devono ancora accadere e tanti segreti devono essere svelati. 😀

    3. La cosa che più ho apprezzato in questo episodio sono le descrizioni. Il fatto che io non sappia assolutamente affrontarle, per me è motivo di un pizzico di sana invidia.

      1. Ciao Dario, sono molte le cose che io invidio di te come la prosa cruda che arriva subito al nocciolo. Penso che il bello sia proprio questo, ognuno riesce a far sognare gli altri a modo suo 😀

    4. “erano costruite con un amalgama color terracotta, la stessa che ricopriva il Santuario. Ad un primo colpo d’occhio, Imelda somigliava a un nido di termit”
      ?

      1. Spesso mi riesce meglio comunicare un’immagine utilizzandone una di riferimento 😀

    5. “Le case di forma conica raggiungevano varie altezze, divise da viottoli che consentivano il passaggio di una persona alla volta”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    6. Molto bella la descrizione della città facendo giochi d’associazione (studio come scrivi soprattutto nei momenti in cui mi risulti più efficace)
      Suggestivi i passaggi dove parli della preghiera, anche perché possono avere diverse interpretazioni.

      1. Ciao Raffaele, ti ringrazio per essere sempre presente. So che a questa serie sei particolarmente affezionato, d’altra parte l’hai tenuta a “battesimo” 😀
        Quanto allo “studiare”, non sono all’altezza di essere un mentore ma sono felice se posso offrire degli spunti interessanti

    7. “Che Imelda ci protegga tutti, ma non abbiamo bisogno di santi boriosi pronti a flagellarsi per salvare il mondo. Soprattutto fuori dal bazar, non gioverebbe agli affari.»”
      ?

    8. “Le vibrazioni raggiungono una frequenza in grado di interagire con la materia, la forza del canto diviene una specie di droga e altera il funzionamento delle sinapsi del cervello;”
      Interessante

      1. Basta pensare a come riescano a influire su di noi alcune canzoni e possano essere usate come “medicina”: alcune ci fanno sentire meglio, alcune enfatizzano un cattivo pensiero.

    9. “Aveva intuito il suo interesse per il “cuore” ancor prima di giungere al Santuario e, sebbene le pesasse non acconsentire al suo desiderio, una visita era da escludere: avrebbe messo in pericolo tutti loro. “
      Gesto di grande altruismo.

      1. Quel “cuore” avrà un ruolo importante nel futuro

    10. “L’energia spirituale delle preghiere si fonde e crea una cupola invisibile che ricopre le vicinanze del Santuario. Le vibrazioni raggiungono una frequenza in grado di interagire con la materia, la forza del canto diviene u”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    11. Mi accodo ad Ale, la descrizione della città è davvero bella, efficace l’idea di offrire al lettore qualcosa di irreale, ma associabile a qualcosa di familiare, come un termitaio: rende più facile visualizzarla, più vivida la descrizione. Prendo appunti! 😁
      Ed anche l’idea dell’aria “contaminata” dalla preghiera come fosse una droga…religione oppio dei popoli, eh?
      Ci voleva un episodio più tranquillo, anche se immagino questa sia la quiete prima della tempesta!

      1. Ciao Sergio, sono contenta che l’artificio del paragone abbia reso l’idea. Non sapevo come mettere in parole l’immagine che la mia mente proponeva 😀
        L’oppio dei popoli… è vero nella misura in cui si insinua nel pensiero annullandone l’autonomia per dare risposte preconfezionate che non permettono il ragionamento. La prima stagione è quasi giunto alla fine, spero di riuscire a dare motivo per leggere la prossima nell’ultimo episodio 😀

    12. Finalmente un po’ di pace per il gruppo. Mi piace molto il personaggio di Diana, è proprio una femmina Alpha, e l’ultima parte lo conferma, ottima scelta.
      Molto bella la descrizione del santuario e della città, l’idea che il canto faccia impazzire i fedeli.
      molto brava

      1. Ciao Alessandro, Leonore in effetti non è solita lasciar prendere l’iniziativa ad altri. Scoprirai il motivo nel prossimo episodio, si inizierà a comprendere qual’è la sua vera natura 🙂
        Per il canto mi è venuto in mente la teoria secondo la quale alcune vibrazioni potrebbero interferire con la materia e ho voluto giocarci creando una nuova “dipendenza”