Il suo odore era gelsomino

Serie: Io ti sentirò

C’era odore di gelsomino quel giorno.

Già dalle prime luci dell’alba, dopo quel terribile incubo, quell’odore aleggiava nei corridoi. Oltre che una calma insolita, tutto all’interno dell’orfanotrofio sembrava essersi fermato. Dai bambini silenziosi che stavano seduti a tavola ad attendere quella misera colazione abituale, a Irena che si mostrava di rado se non per intimarci di stare buoni e tranquilli. Pensai subito ad una coppia venuta per portarsi via uno di noi per una vita migliore.

Era come un trofeo per noi, chi riusciva ad attirare l’attenzione da più coppie vinceva. Ricordo una bambina di nome Anna che si vantava di aver ricevuto lettere da ben cinque coppie diverse, che fosse una bugiarda o meno trovavo stupido quel gioco. Perché vantarsi tanto se poi nessuno veniva a prenderti? Io odiavo quel gioco.

Perciò, come avevo sempre fatto, anche quel giorno cercai con tutta me stessa di combinare guai ma mentre eravamo nella mensa vidi una donna dal corridoio: la prima cosa che ricordo di lei fu la treccia un po’ scompigliata. Guardandola mi resi conto che quell’odore di gelsomino proveniva da lei, ci guardammo per qualche secondo e mi sorrise.

Il suo sorriso era caldo.

Distolsi lo sguardo fingendomi irritata ma l’aura che emanava mi incuriosiva. Per la prima volta anche io desiderai poter ricevere le attenzioni da parte di qualcuno.

– Scommetto che sono qui per me – esclamò Anna.

La guardai senza farci troppo caso.

– Sicuro non saranno qui per Ivanna – il suo sguardo era gelido, io strinsi i polsi fino a farli sanguinare. Volevo picchiarla, volevo darle una lezione. Ma sapevo che avrei potuto ricevere qualche regalo solo se mi fossi comportata in un certo modo.

– Stupida presuntuosa – sussurrai cercando di non farmi sentire da Irena.

Anna mi guardò, saltò sul tavolo e si avventò su di me. Tuttavia Irena ci fermò e mi mandò in cortile dove c’erano la direttrice, quella donna e forse il suo compagno.

La direttrice parlò in una strana lingua poi si voltò verso di me – Ivanna ti presento Ginevra e Bruno, sono venuti da un paese molto lontano –.

– Ciao Ivanna – disse la donna.

Aveva occhi di un colore che non avevano mai visto, occhi color cioccolato con i riflessi del sole.

– Ciao –.

L’uomo accanto a Ginevra sorrise, aveva la stessa espressione gentile del giardiniere. Da quel primo momento decisi di fidarmi di lui, non riuscivo a spiegarmi come o perché, era qualcosa che sentivo a pelle.

– Ti va di mostrarmi la tua stanza Ivanna? –.

Seppur con diffidenza annuii e la accompagnai al piano di sopra.

Le indicai un letto in fondo vicino la finestra, lo raggiunsi e mi sedetti non perdendola mai di vista.

– La direttrice mi ha detto che aiuti con i lavori in giardino, devi essere proprio brava –.

– Grazie –.

Nonostante mi piacesse stare con lei e sentire il suo profumo ero in imbarazzo. Non era mai successo e non sapevo come comportarmi.

– Mi piacciono le foglie quando cambiano colore –.

Sorrise, abbassai lo sguardo.

– Non ho delle foglie ma spero ti piaccia lo stesso – la vidi tirare fuori dalla sua borsa una busta blu.

Guardai la busta poi guardai lei – È per te, puoi prenderlo –, mi rassicurò.

La presi e aprendola vidi un orsetto bianco con un fiocco lilla al collo, era morbido e aveva il suo stesso profumo. Lo strinsi – Grazie –.

Quell’orsetto mi cambiò la giornata, sentivo di potermi vantare nel ricevere attenzioni da qualcuno.

Passai il pomeriggio con Ginevra e Bruno, mi parlarono del loro paese e della loro casa in campagna. Erano gentili e io li ascoltavo incuriosita, pendevo dalle loro bocche dimenticandomi di tutto e tutti.

Dimenticandomi di essere in un orfanotrofio ricoperto di grigio.

– Posso avere i capelli come i tuoi? –.

Ginevra mi sorrise e cominciò a intrecciarmi i capelli, era delicata e sentivo appena il suo tocco. Era rilassante tanto che poco a poco i miei occhi si chiusero e quando li riaprii ero nel mio letto. Non ero sola, tutte le altre bambine erano nei loro letti.

Con me c’era l’orsacchiotto bianco.

Ignorai le occhiatacce di Anna e mi addormentai serena, quella notte nessun incubo mi scosse.

– Ivanna! Su bambina sveglia! – la voce di Irena mi arrivò solo dopo che mi buttò giù dal letto, era indaffarata e nervosa. Si vedeva da come aggrottava le sopracciglia. Mi fece vestire in tutta fretta e con mio grande dispiacere mi sfasciò la treccia, o quel che ne era rimasto.

– Via! Ti vuole la direttrice –.

Sbuffai e con passo lento raggiunsi lo studio della direttrice con l’orsacchiotto.

– Buongiorno Ivanna – esclamò quando mi vide entrare – Giorno –.

– Ti sei divertita ieri? –.

– Si! Sono simpatici e mi hanno regalato questo – e mostrai con un certo vanto il mio trofeo.

– Ne sono contenta. Ora, ricordi della buona notizia di cui ti parlavo l’altro ieri? –.

La guardai in attesa, mentre la felicità mi accese.

– Questo pomeriggio partirai con Ginevra e Bruno per l’Italia, avrai finalmente una famiglia –.

Quella notizia spezzò quel lieve nastro di felicità che mi aveva accolta a sé.

Serie: Io ti sentirò
  • Episodio 1: Dove lasciai il mio cuore – Tramonto
  • Episodio 2: Frammenti d’autunno
  • Episodio 3: Fiocchi di neve – Regina
  • Episodio 4: Il suo odore era gelsomino
  • Episodio 5: Italia
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Africa, ho letto d’un fiato questi quattro episodi, una Serie che mi ha appassionato sin da subito, grazie al tuo incedere semplice ma che riesce a dare voce e carattere alle sensazioni della piccola Ivanna, ma anche grazie ad una trama che ha saputo trasmettermi tutte le emozioni della tua protagonista. È una storia dal carattere immediato che arriva dritta al cuore come poche, a mio modestissimo parere, proprio perché penso scritta col cuore. Il risvolto è una liberazione per Ivanna, un nuovo punto di partenza, eppure quegl’incubi non mi fanno ben sperare per Karel… chissà, forse mi sbaglierò! Con questo racconto mi hai fatto tornare alla mente mille racconti, anche sottoforma di anime, come Georgie, Candy Candy e Papà Gambalunga, ma queste sono altre storie😅, spero che continuerai, perché a questo punto voglio saperne di più! Un saluto, alla prossima!

      1. Africa Erasmo Post author

        Grazie mille Antonino! Sono felice che la storia di Ivanna ti abbia emozionata tanto, dopo questi primi quattro capitoli comincia la vera storia, il suo trasferimento in Italia e la sua nuova vita. Come nella prima stesura ho voluto mantenere quest’atmosfera un po’ drammatica di fondo, forse per questo ti ha suscitato i titoli che hai elencato, per mostrare meglio la situazione di Ivanna e il suo rapporto con Karel. A volte soffro anche io nel raccontare la sua infanzia travagliata!
        A lunedì con il prossimo capitolo!

    2. Tiziano Pitisci

      Ritrovo con piacere Ivanne e il suo tormentato percorso verso la serenità di una famiglia; o, se vogliamo, la sua fuga dal disagio dell’orfanotrofio e dal fantasma della solitudine. Stile lineare ed efficace ( come ho giá avuto moro di dirti) fanno da cornice a questa storia avvincente e godibilissima anche sotto il profilo della trama. Grazie per aver condiviso questo episodio. Continua così!

      1. Africa Erasmo Post author

        Grazie mille! In realtà questo è un capitolo di “stallo”, volevo presentare più accuratamente la figura di Ginevra come non ho fatto nella prima stesura. Così mi sono presa un po’ più tempo prima di affrettare la sua adozione, dunque la partenza per l’Italia. Il quinto capitolo è in arrivo lunedì!