Il tappeto

Serie: La Farfalla

Brendon Dormer si poteva, e lo faceva, vantare con una certa magniloquenza di essere l’avvocato di punta della Alter Pharmaceutics. La multinazionale possedeva ben il settanta percento degli ospedali e delle case farmaceutiche britanniche. Uno del suo calibro, un luminare scelto per risiedere tra altri membri dell’élite nella zona pregevole della città, si ritrovò quella sera d’autunno a osservare una giovane derelitta che faceva le sue faccende in mezzo al prato della villa.
     «Non si è acceso neanche il faro, stasera!» gridò così forte che quasi si affogò. Si batté la mano sul petto e digrignò i denti, «io esco e l’afferro per i capelli!»
     Prima che il figlioletto Aaron o la moglie Eleanor potessero anche solo allungare il braccio per trattenerlo, l’avvocato aveva pigiato il tasto e spalancato l’anta scorrevole. Il vetro spesso si sigillò con uno sbuffo. I due familiari lasciati all’interno osservarono la luce accendersi di scatto e irradiare i due attori sul rigoglioso palcoscenico.
     Non riuscivano a udire una sola parola di cosa Brendon stesse urlando alla ragazza, lì impassibile e ancora chinata nella sua ostinatezza. Lei si concesse un movimento del capo, come a esprimere sconcerto improvviso, e fu a quel punto che Brendon si azzardò ad afferrarla per la felpa che indossava sopra il lungo abito nero.
     «Che sta facendo papà? Le ha dato botte?»
     La moglie andò nel panico: «Zitto, Aaron, non l’ha neppure toccata!»
     Lesse il labiale del marito e riuscì a interpretare, con un minimo margine di errore: “Chiama il dottor Morgernstern!”

Il tedesco, alto quasi due metri e robusto quanto bastava a farlo passare per un ex giocatore di rugby, svolgeva invece la timida e certamente più remunerativa professione di medico generico. La famiglia Dormer lo aveva accolto tra le fila dei propri amici dopo che Aaron, ammalatosi di una comunissima infezione allo stomaco, era stato guarito dal dottor Morgernstern nel giro di una sola giornata e senza l’uso di un singolo medicinale della Palmer Technologies. Brendon quella corporazione la detestava con una potenza combattiva degna di un attivista, una forza che se gli avessero fatto notare paresse un tantino rossa, allora si sarebbe sentito offeso nel peggiore dei modi.
     «Dimmi, Brendon, che è successo? Di nuovo quel problemino?» chiese il dottore, ammiccante e tutt’altro che rispettoso.
     Il padrone di casa scosse il capo e si mise da parte, chiedendosi se la venere morente spalmata sul tappeto al centro del salotto si sarebbe degnata di dare spiegazioni.
     Dieter Morgernstern si massaggiò le tempie: «Accidenti, Brendon. Cosa devo pensare? Dove sono tua moglie e tuo figlio? Che diamine hai fatto?» calò sul naso degli occhiali dalle lenti piccole e rotonde. Un semplice intervento avrebbe curato la sua miopia, ma a sua detta, quegli oggettini del secolo scorso gli davano un tocco professionale.
     «È la seconda volta che questa scapestrata fa irruzione nel mio giardino al solo scopo di annaffiare il mio prato!»
     «Uhm, senza dubbio un hobby al passo coi tempi. Riesce a farti stare su pure le orchidee, vedo…» la sua voce appassì, e quando incrociò lo sguardo iracondo di Brendon rifletté più a fondo: «Non credo di aver bene afferrato cosa sta accadendo qui.»
     «Ha orinato nel mio giardino, entrambe le volte senza far scattare l’allarme. Qualcuno mi sta mandando un segnale.»
     «E perché è qui sul tappeto?»
     Non rispose. Entrambi, a quel punto, si limitarono a fissarla. La ragazza dimostrava una ventina d’anni o poco più; sotto quei vestiti spessi di pelle sintetica si affacciava un corpo immensamente adatto a strappar più di un sorriso a uomini meno a modo di loro due.
     «Viene da giù,» rimuginò Dieter, pettinandosi la spazzola di setole consumate che aveva in testa. «Troppi tatuaggi, tutti che rimandano a elettronica e cyberspazio.»
     Il dottore le sollevò di poco la gonna del vestito, con fare clinico e scevro da ogni voluttà. A differenza sua, Brendon faticava a staccare gli occhi dalle gambe vellutate della ragazza: la pelle pareva una pennellata di smalto su un fine lavoro di marmo. Quando il medico le sfilò la felpa da sopra l’abito, la corposità dei seni sino ad allora celata si riversò morbida ai lati del petto; i capezzoli graffiavano la trama del vestito di pelle sintetica e gridavano che qualcuno facesse da reggiseno con le proprie mani.
     «Rivestila.» Brendon indietreggiò.
     «Lasciami lavorare e vai a sederti sul divano. Il polso è stabile, ma chiunque sia necessita di controlli più accurati e non potrò fare tutto qui.»
     «È grave?» l’avvocato si sporse, timoroso di incontrare altre parti della giovane che l’avrebbero fatto vacillare. Si vergognò della propria debolezza, ma non aveva affatto dubbi sulla sua origine.
     «Non è grave, suppongo abbia perso conoscenza per via degli stimolanti: quello attorno al collo è un tatuaggio che di solito si fa chi assume sostanze acceleranti per poter navigare il cyberspazio senza che gli esploda il cervello. Sulla spalla destra un classico richiamo alla Resistenza, un movimento di sinistra che—»
     «Per Dio, lo so cos’è la Resistenza!»
     «Conoscere il nemico è la base, giusto?» ghignò appena. «Ma vedi l’altra spalla? È decorata con motivi giapponesi, ideogrammi che non conosco e una graziosa farfalla dalle ali colorate: notevole.»
     «La farfalla rappresenta qualcosa?» Brendon vibrò, ormai allo stremo.
     «Farfalla variopinta su sfondo monocromatico? È una prostituta. Ma non è detto, tante giovani si tatuano quel simbolo come atto di ribellione. Ha tanti buchi sulle braccia e ai piedi, non c’è bisogno che ti dica cosa significa. L’intero braccio destro è ricoperto di tagli cicatrizzati: ha tentato di ammazzarsi o ama particolarmente il dolore.» Dieter Morgernstern si asciugò il sudore dalla fronte. Scostò i lunghi capelli platinati della ragazza, lisci come fili di una ragnatela, e raggiunse la nuca: «Si è grattata sino a sanguinare, ha una piaga qui dietro. Avrei dovuto notarlo prima.»
     «È da lì che viene il sangue?»
     Il dottore non fiatò. Si alzò, massaggiò la schiena acciaccata dall’età e inquadrò l’arcata che conduceva all’uscita.
     Sfilò gli occhiali, «la porto in ospedale. Dimenticati che esiste, Brendon. Questa giovane avrà trovato una falla nel tuo sistema di sorveglianza e ne ha approfittato per prenderti un po’ in giro. È svenuta per overdose di qualcosa di non letale, forse uno di quegli acceleranti che ti dicevo. Fai fare una bella diagnostica a tutti i dispositivi della casa e assicurati che non ti stia ciucciando crediti.»
     «Dieter, nessuno dovrà sapere che è stata qui,» si premurò di precisare, lasciandosi la poltrona alle spalle. L’occhio gli cadde di nuovo sulla ragazza, ancora mezza svestita, e sulla sua innegabile pregevolezza.
     «Vuoi che chiami Casey?»
     «No. Lasciala in ospedale e fregatene. Morirà in qualche angolo dei bassifondi, se sarà fortunata.»
     «Quanto cinismo…»
     Brendon rispose indicando il portone di casa. Quando il dottore uscì con in braccio la giovane, lui si accasciò sul tappeto e sbirciò di sfuggita oltre la porta-finestra della veranda. Solo il rumore dei pesciolini nella parete-acquario lo disturbò, il resto dei suppellettili sussurrava silenzi che si estinguevano in formicolii al cuore. Si girò più volte di scatto, atterrito dal pensiero che sua moglie o suo figlio spuntassero dall’arcata e lo trovassero in quella misera posizione d’imbarazzo.
     L’avvocato Brendon Dormer annusò dal tappeto stesso il ricordo di quel corpo caldo, vivissimo a dispetto del colorito. Ne sfiorò con le narici i tatuaggi di circuiti elettrici, di diodi e fantasie dell’universo del cyberspazio. Percorse le curve che l’abito di pelle disegnava, sagomato sino a strozzare la carne della silente ragazza dai capelli d’argento. Poco gli importava se quella ladra avesse infilato la sua coscienza tra le fibre e i fili che connettevano tutti gli apparati elettronici della villa. Annusò con più forza l’intreccio dell’arazzo gettato a terra e si slacciò con una strana flemma il pantalone del pigiama.
     Nel riflesso alla finestra il suo volto appariva stravolto, a tratti indemoniato. Si riscoprì adolescente, pervaso da una frenesia che avrebbe potuto regalargli un infarto e lasciarlo stecchito. Ma continuò, con la lingua incastrata tra i denti e il pugno stretto attorno all’unica risposta che aveva trovato a quella marea di sensazioni invasive.

Serie: La Farfalla
  • Episodio 1: Pipì
  • Episodio 2: Il tappeto
  • Episodio 3: L’uomo col cappotto
  • Episodio 4: Voglio un uovo
  • Episodio 5: Infarto
  • Episodio 6: Altruismo
  • Episodio 7: La perla più preziosa
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Erotico, Narrativa, Sci-Fi

    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Giovanni, francamente penso che l’atto finale di Brendon sia stato la naturale conseguenza di una fantasia che altrimenti rimarrebbe prigioniera dell’ipocrisia, quella dell’avvocato per bene. È erotismo? Nel modo descritto da te assolutamente si, perché il tuo obiettivo è che io lettore, leggendo, immagini la scena, nulla di più. Ma narrativamente è impeccabile, nutre soltanto la fantasia letteraria. Inoltre è un modo, direi intelligente, di mettere a nudo i limiti di una personalità altrimenti ingessata nella sua vita perfettina e da buonista. O almeno questa è la mia visione. Ma lasciando questo discorso, che mi interessa relativamente perché costituisce la cornice di questo episodio, almeno per ora, mi ha colpito la figura della ragazza e del mondo che la circonda, e ovviamente sono curiosissimo di scoprirne di più, sul tatuaggio e su quella parte di società che oggi chiameremmo bassifondi. Per il resto, e che ti devo dire? Racconto al top, come sempre! Un saluto, alla prossima!

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Ciao!
        L’aggettivo “buonista” tornerà utile in seguito, ne sono sicuro! Per il resto, c’è da dire che abbiamo, soprattutto io, posto sotto i riflettori la questione “erotismo o no”, per cui è naturale analizzare molto quella parte del racconto.
        Il gesto di Brendon può sembrare, così a prima occhiata, una “logica” conclusione del suo percorso mentale, ma serve anche da solida base per il resto del suo percorso come persona(non personaggio) e serve, soprattutto, per la serie.
        Il personaggio di— stavo per spoilerare il nome, giuro!— la ragazza ha millemila cose da dire, difatti è tra le personalità “celebri” dell’ambientazione che ho usato per scrivere questa serie e un’altra, sempre qui su Edizioni Open. Si scoprirà qualcosa, certo, ma non aspettarti rivelazioni pazzesche. 😛
        Ovviamente grazie mille per i complimenti, che anche se a volte non dico nulla, mi rendono sempre molto felice.
        Alla prossima!

    2. Micol Fusca

      Ciao Giovanni, nonna papera ha messo le zampe a terra 😀 (periodaccio, ma non c’entra nulla). Il racconto dal punto di vista stilistico, sintattico e tutti gli “co” del caso è perfetto. La vicenda avvince, ho estrema curiosità soprattutto per quanto riguarda il mondo “giù”: il significato dei tatuaggi, la vita che si conduce in quel luogo, il netto contrasto rispetto alla zona “protetta”. Due mondi diversi che mi attraggo in egual modo. Ora, so che quello che desideri da chi ti legge è un parere oltre tutto questo. Un parere personale che si stacca dal racconto in sè, un “saggiare ” le reazioni del lettore. Una riflessione nata fra le righe, con attenzione visiva al racconto. Tempo fa parlavamo di erotismo e questo è davvero un concetto molto personale. Pensa che ho scomodato Freud per farmi un’idea più chiara di quale sia il mio pensiero a riguardo, identificando il tutto come “libido”. Dicevamo, quello che “io” ritengo erotico. Il corpo e le forme della ragazza accarezzate con lo sguardo e la mente: sì. Onanismo: no. Ritengo quest’ultimo un bisogno fisiologico pari al nutrirsi, respirare, dormire: una conseguenza. Probabilmente mi attende la lapidazione, ma a mio modo di vedere è così.

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Ciao!
        È un buon punto di vista il tuo, anche se la condanna al “gesto” mi sembra esagerata. Quando parliamo di erotismo per la mente, parliamo sempre in termini di letteratura, vale a dire che ogni azione o desiderio è misurato per comunicare al lettore una sensazione e non uno “stimolo” a doversi liberare di tutta la libido. Ho descritto la scena finale in modo che faccia capire al lettore la “disperazione” di Brendon, ma senza risultare volgare o stramba: il suo è proprio uno sfogo, ma tutto ciò che lo ha causato resta lì ed è molto più importante.
        Ti ringrazio per aver commentato e non ci sarà mai nessuna lapidazione! Più si entra nel dettaglio di un argomento e più è normale incontrare “resistenze”: non esistono due individui con lo stesso pensiero.
        Alla prossima e grazie per aver speso del tempo a riflettere su questi poveri disgraziati! 🙂

      2. Micol Fusca

        In realtà non condanno il gesto, in nessun modo, il mio intento era esprimere il mio concetto di erotismo 😁

      3. Giovanni Attanasio Post author

        Sì, scusa, ho esagerato coi termini xD
        Il messaggio è chiaro, e spero che tu riesca a goderti il resto della serie. 😛

    3. Vanessa

      Non posso dire se è così per ogni tuo scritto ma… Tu adori provocare, eh? u.u dei tuoi scritti mi piacciono le provocazioni che lanci, i personaggi ben caratterizzati. Mr. Dormer è, mi pare di capire, il tipico individuo che passa il tempo a ritenersi migliore di ma rosica infinitamente su tutto. Il finale è chiaro, nonostante disprezzi ciò che la ragazza rappresenta, ne è attratto. Un moderno Frodo, con la bella Esmeralda…

      Sono curiosa di saperne di più su di lei ora 🌺 bravissimo, bell’episodio!

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Onestamente non so neanche io se adoro provocare xD Penso dipenda dalla storia, sì, e non me ne rendo conto. Ciò che ho voluto fare con questa serie è stato creare personaggi molto “potenti” per bilanciare il fatto che, secondo me, la trama è semplice(?).
        Grazie mille per avermi letto e alla prossima!