Il tè sulla testa

Serie: Il tè sulla testa.


– Ahia! – aveva urlato suo marito.

– Scusami! Non l’ho fatto apposta, – suo figlio.

– Ma come sarebbe non l’hai fatto apposta, sei impazzito?

– Non l’ho fatto apposta, – così aveva ribadito, andandosene dalla cucina.

– Che succede? – aveva chiesto lei, moglie e madre, sbucando fuori dal bagno. Suo marito si stava massaggiando la testa pelata facendo delle esagerate smorfie di dolore.

– È successo che mi ha rovesciato il tè bollente in testa.

– Ti ha rovesciato il tè addosso? – aveva ripetuto lei, incredula.

– Non vedi che sono tutto bagnato? – aveva risposto con irritazione, alzandosi bruscamente. In effetti la maglia del pigiama aveva una grossa macchia, constatava lei.

– Ma perché l’ha fatto? – gli domandava, seguendolo.

– Io che ne so! – stavano andando in camera.

– Avete litigato?

– Non stavamo neanche parlando!- erano arrivati in camera.

– Vuoi dirmi che dal nulla si è alzato e ti ha rovesciato del tè sulla testa?

Lui non rispondeva, seduto sul letto con occhi da vittima si toglieva la giacca del pigiama, impiegandoci più tempo del necessario per fare un po’ di scena. Certo che in questo caso ci poteva stare però, pensava lei.

– Quindi? Perché l’ha fatto? – lo incalzava.

– Ti ho già detto che non lo so! Si è alzato e mi ha rovesciato il tè addosso, non so più come spiegartelo!

– Tu gli hai chiesto perché?

Suo marito si era messo a ridere, non con lei ma di lei, per fare domande tanto stupide.

– Cosa vuoi che gli chieda, no, non gliel’ho chiesto, mi sono bruciato la testa, non mi è venuto in mente di fare domande mentre ero bagnato fradicio.

– Ma se non hai neanche un segno… – aveva minimizzato lei, sporgendosi per guardare la sua testa.

– Quindi è normale rovesciare del tè sulla testa di tuo padre, – aveva proposto ironicamente lui.

– No, però ora non farla tanto lunga, ti do l’altro pigiama, dammi quello bagnato, – e mentre lo diceva si era chinata per prenderlo da sola. Aveva preso il pigiama pulito dall’armadio e glielo aveva sporto. Lui gliel’aveva praticamente strappato di mano e se l’era infilato in silenzio mentre lei lo osservava con aria interrogativa. Dal nulla aveva lasciato la stanza ed era andata da suo figlio. Era in camera sua, seduto alla scrivania, come al solito intento a scrivere qualcosa.

– Perché hai rovesciato del tè in testa a tuo padre?

La domanda era talmente bizzarra che le veniva da ridere ed era angosciata dall’idea che suo figlio se ne potesse accorgere.

– Non l’ho fatto apposta, – aveva risposto lui come recitando un mantra, per fortuna senza nemmeno degnarsi di guardarla.

– Potevi ustionarlo con quel tè, lo sai? – Si era resa conto di aver esagerato. Lui si era interrotto e si era voltato verso di lei sorridendo, anche lui non con lei ma di lei.

– Ustionarlo? Se sarà stato a malapena tiepido! E poi due gocce, non l’ho fatto apposta, gli ho chiesto scusa, che cosa devo dirti?

– Ma come hai fatto a non farlo apposta, avevi la tazza sopra la sua testa?

– Quando mi sono alzato gli sono passato dietro e mi sono inciampato nel telo del sofà, quindi mi sono tenuto alla sua sedia e la tazza mi è scappata di mano.

Dall’altra stanza arrivavano i brontolii di suo padre.

– Non ti sei inciampato!

– Ma tu che cosa ne sai, eri girato a guardare il meteo!

– Ho le orecchie, non ti ho sentito scivolare!

– Perché mai dovrei inventarmi una storia simile!

– Ma infatti, perché dovrebbe inventarsela? – lo aveva difeso la madre, urlando a sua volta, rivolgendo il capo verso l’esterno della stanza. Un attimo di silenzio, o meglio, una risatina sarcastica di sottofondo e poi: – Tu dimmi come fa uno che si inciampa ad alzare un braccio sopra la testa di qualcuno!

– Mi sono tenuto con l’altra mano, il tè mi è scivolato, come faccio a sapere perché l’ho fatto!

– E com’è che non ti è caduta anche la tazza se ti sei inciampato?

– Sono riuscito a tenerla, che ne so!

– L’ha fatto apposta! – insisteva suo padre.

– Ma perché dovrei fare una cosa del genere, siete impazziti?

Dall’altra stanza non arrivavano più risposte.

– Vedi? Non avevo motivo per farlo, – aveva concluso con precario trionfo, parlando più piano perché si stava rivolgendo solo alla madre ma non così tanto da non farsi percepire dal padre.

– Perché ho cambiato canale!

Serie: Il tè sulla testa.


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Umoristico / Grottesco

Letture correlate

Discussioni