Il tè sulla testa

Serie: Il tè sulla testa.


– Ah, ma allora avete discusso per qualcosa! – era intervenuta lei con tono da investigatrice e i suoi occhi indagatori non sapevano bene da che parte guardare.

– Io non ho aperto bocca, – aveva minimizzato il figlio con superiorità, dando di nuovo la schiena alla madre.

Ora il padre li aveva raggiunti, con indosso il pigiama pulito.

– Mi ero alzato un attimo per prendere una cosa in frigo e in quei tre secondi lui ha cambiato canale per guardare le sue cose culturali…che non guarda neanche e poi se ne va, interrompendo quello che guardo io.

– Ma se guardi solo il meteo…

– Lascia stare tuo padre, ognuno guarda quello che vuole, – e poi rivolgendosi a suo marito, – allora avete litigato, prima mi hai detto che non vi siete neanche parlati!

– Infatti non ci siamo detti proprio nulla, quando sono tornato al tavolo ho rimesso la televisione sul meteo. Dopo neanche un minuto lui si è alzato e mi ha rovesciato il tè in testa!

Il figlio ora rideva sguaiatamente.

– Guarda che non c’è niente da ridere! – lo avevano ammonito entrambi, con preoccupata serietà.

– Ma è una storia senza senso! Non ho fatto nulla! E ho anche chiesto scusa, sono scivolato, manco ho fatto caso alla storia del meteo, non c’era nessuno davanti alla tv e così ho cambiato canale!

– Insomma, l’hai fatto apposta oppure no?

– Come volete che ve lo dica, non l’ho fatto apposta! Non sono mica fuori di testa!

– Come fai a farlo involontariamente…è impossibile!

– Ci mettiamo in cucina e immaginiamo tutte le combinazioni di un corpo in caduta?

A quel punto suo padre se n’era andato sbuffando, agitando le mani e alzando gli occhi al cielo con la sua tipica drammaticità mentre lei era rimasta lì con suo figlio. In tutto ciò lui non si era neanche alzato, si era solo limitato a girare qualche volta il busto verso di loro. Quindi dopo aver fissato sua madre per un attimo con quel suo sguardo da snob, era ritornato a “fare le sue cose”. Lei sapeva bene che in quel momento non stava proprio facendo nulla e che anche lui voleva soltanto fare un po’ di scena. D’altronde era sempre figlio di suo padre.

– Insomma, mi spieghi questa storia? – aveva chiesto a bassa voce, cercando di apparire più conciliante.

– Non c’è niente da spiegare, – aveva replicato, offeso.

– Come sarebbe non c’è niente da spiegare, è una cosa grave questa.

Il figlio aveva farfugliato qualcosa di incomprensibile e lei allora gli si era avvicinata. Così si era accorta che stava piangendo.

– Che cosa c’è, perché piangi adesso?

– Nulla, non sto piangendo… – Era incredibile come le sue smorfie fossero identiche a quelle di suo marito.

– Che cosa c’è che non va? – gli aveva chiesto con gentilezza, sedendosi sul letto lì vicino e appoggiandogli una mano sulla schiena.

– Voi non mi credete mai, – aveva risposto lui, tra le lacrime.

– Ma non è vero, perché dici così?

– Perché non mi credete mai! Ora pensate addirittura che sia così fuori di testa da rovesciare del tè addosso a mio padre!

Quindi con violenza si era scrollato di dosso la mano di sua madre che, a sentire un’altra volta quelle parole, era rimasta basita all’idea di aver creduto anche solo per un attimo ad una storia così incredibile. Si era alzata ed era tornata da suo marito che intanto era si era ripiazzato in cucina davanti al meteo. Aveva chiuso la porta così che loro figlio non potesse sentirli.

– Dai, effettivamente non ha senso che l’abbia fatto apposta! – gli aveva detto sottovoce.

– Ma come fai a non farlo apposta! Pensaci! Io ero seduto come sono seduto ora, come fai ad inciamparti e… Basta sono pure stufo di ripeterlo.

– Spiegamelo invece! Spiegamelo perché io non lo capisco!

– Non fa niente, non fa niente, – e si era reimmerso nella televisione.

Lei era rimasta lì, pensierosa, a guardare la testa pelata di suo marito, di nuovo cercando di vedere se si notasse qualche segno di quell’incidente ma non ne trovava nessuno. Magari si erano sognati tutto, sia lei che lui che il figlio. Un sogno collettivo. Con la scusa di dover andare in salotto era passata davanti alla sua camera per controllarlo e lo aveva trovato come prima alla scrivania, intento a scrivere. Chissà che cosa poi, questo lui non glielo diceva mai. Poi le era venuta un’idea. In salotto c’erano sia un divano che un tavolo. Facendo attenzione a non farsi sentire aveva preso una tazzina dal set di ceramica che aveva in una vetrina e aveva provato a simulare la scena incriminata. Nonostante fosse un po’ più piccola di suo figlio, ora che aveva fatto diversi tentativi faticava a credere che una cosa del genere fosse potuta accadere involontariamente. Mentre si cade, la tazzina dovrebbe andare verso il basso, non verso l’alto, questo le sembrava evidente. E poi come aveva fatto a non finire a terra? Era però anche assurdo credere ad un gesto simile…o forse suo figlio stava reagendo alla sua maniera a qualcosa che si teneva dentro? Infatti perché si era messo a piangere così improvvisamente, che cos’era quella storia “voi non mi credete mai”? Era confusa. Rimettendo la tazzina al suo posto, l’occhio le era caduto su di una foto di famiglia, vecchia di una decina d’anni, quando suo figlio era ancora un bambino e loro due ancora giovani. In quella foto lui era magro, aveva i capelli e lei…non voleva pensarci. Mentre la contemplava sospirando dolorosamente, una sensazione di umido sopra la testa le aveva fatto fare un salto sul posto. Suo marito era dietro di lei, sghignazzante e con una tazzina in mano.

– Ma cosa fai, sei impazzito? – gli aveva chiesto. Si era toccata i capelli e si era accorta che erano bagnati.

– Scusami non l’ho fatto apposta! – aveva risposto lui facendo il verso a suo figlio, ridendo nervosamente e guardandola con degli occhi spiritati.

– L’ha fatto apposta eccome! L’ho visto io! – si era messo in mezzo il figlio che chissà perché ora era anche lui lì in salotto.

– Ma non stavi scrivendo i tuoi poemi in camera? – lo stuzzicava il padre.

– Tu sei fuori di testa!

– Davvero, sei fuori di testa! – aveva concordato la madre.

– Volevo dimostrarti che non si può fare per sbaglio una cosa simile!

– Ti dico che non l’ho fatto apposta! – si era difeso ancora una volta il figlio estenuato e se n’era tornato in camera sua, dopo aver sbattuto la porta alle sue spalle più forte che poteva.

– Sbattila pure, tanto se si rompe la paghiamo noi! – aveva gridato il padre.

– Ma perché fai così?

– Perché? Lui mi rovescia del tè sulla testa e te la prendi con me?

– Lui non l’ha fatto apposta, tu me l’hai rovesciato apposta invece! Sono io quella che dovrebbe essere incazzata, non tu!

– Lasciamo perdere, lasciamo perdere, – e se n’era tornato per l’ennesima volta in cucina, reiterando i gesti di prima.

La moglie e madre era rimasta di nuovo sola, con i capelli umidicci. Quindi si era messa a guardarsi intorno nel suo anonimo salotto, finché il canto di un uccellino lì fuori non aveva attirato la sua attenzione. Il passerotto se ne stava sulla ringhiera del balcone a cinguettare beatamente come se lì fuori fosse il posto più bello del mondo e lei vedendolo si era resa conto che quella era una splendida, intensa giornata primaverile, un peccato sprecarla dentro casa. Potremmo andare in montagna, aveva pensato.

– Potremmo andare in montagna, – aveva proposto con un grido.

– Ci sto, – aveva risposto il figlio.

– Anch’io, – così il padre.

– E allora andiamo, – aveva concluso esausta, mettendosi comoda sul divano una volta per tutte.

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Discussioni

  1. Spiazzante, ma mi sono divertita un sacco. E’ vero che non si può dare una spiegazione per tutto, soprattutto agli umori, meglio impegnare il tempo a disposizione in modo più costruttivo