Il Tempio di Mantis

Serie: Fuga da Dim-Hora

Furono due Lame Scarlatte a condurre il quartetto nella stanza di Mantis. Le figure non dissero una parola, il pesante trucco bianco sui loro visi celava ogni emozione. Aedes non potè far a meno di chiedersi come potessero degli esseri così deliziosi essere letali.

Il chierico li attendeva avvolto nel kimono candido, chino su una tazza fumante. Nonostante fosse in ginocchio era più alto di tutti loro.

“Buongiorno. Spero abbiate dormito bene.”

“E’ stata una giornata molto riposante.”

Lucanus rispose per tutti, era stranamente teso, nonostante Mantis avesse un comportamento gioviale e informale.

“Che ne farai del Prescelto? Se viaggerai con lui prima o poi incapperai nel Ragnorok” chiese bruscamente.

“Non credo a queste vecchie leggende. E comunque la Profezia parla solo della sua morte.”

“Ehi guardate che ci sono anche io. E ci terrei a rimanere in vita.”

Mantis non rispose, fece cenno al gruppo di accomodarsi al suo tavolo. Quando si furono seduti su dei grossi cuscini, parlò.

“I portali degli Umani non possono essere aperti se non da loro stessi” disse in tono solenne.

“No una brutta notizia” bisbigliò Aedes con disappunto.

“Ma noi possiamo, in qualche modo, spingerli ad aprirli per noi.”

“Ah memo male è una buona notizia” il succhiasangue tirò un sospiro di sollievo.

“Ma ciò comporta correre rischi molto grossi. Letali.”

“Cavolo ma allora era una cattiva notizia!”

“La vuoi piantare?” sibilò Lampyrid a denti stretti, senza nemmeno voltarsi verso di lui.

“Non è colpa mia se il suo discorso cambia senso ad ogni frase.”

“E così che si fanno i discorsi solenni sciocco” sbottò Mantis. “Per creare un po’ di pathos. Quello che intendo dire è che c’è un luogo a Dim-Hora, un luogo mistico e pericolosissimo. Una zona sacro dove gli Umani rimangono per ore in raccolta, dove innalzano i loro canti e compiono riti orrendi. Sto parlando delle Paludi di Hillcess.”

“Le Paludi di Hillcess” mormorò Lucanus. “Allora è davvero una cattiva notizia. Nessuno torna vivo da li.”

“Quello che dici è vero. Ma le paludi sono l’unico luogo in tutta Dim-Hora dove gli Umani aprono spesso i loro portali, anche quando la Luce Arcana è spenta.”

“Hai detto che è possibile spingerli a farlo. Come?” lo incalzò Lucanus.

“Sembra che i portali di Hillcess vengano spalancati quando nella Palude si diffondono odori particolarmente sgradevoli. Dovrete arrivare fin li e inondare tutto di puzza.”

“Beh se non altro almeno il compito è originale” commentò Aedes. “Ma come lo facciamo?”

“Prima di raggiungere le Paludi dovrete recarvi nel cittadina di Sga-Buzin. Una volta li chiedete di Palomena l’alchimista. Le sue misture vi aiuteranno a creare l’effetto.”

“Vieni con noi Grande Mantis” intervenne la Maga. “Un guerriero potente come te ci farebbe comodo. Non desideri la libertà?”

“Somma Sacerdotessa, la mia vita è qua ormai, nel mio Tempio. Ho smesso da anni le vesti del guerriero e ho indossato quelle del maestro. Adesso utilizzo le mie abilità per altri scopi. E vi assicuro che vi saranno molto più utili.”

“Che intendi dire?” disse Lucanus.

“Non riuscirete mai a raggiungere le Paludi senza un adeguato addestramento, Loxos vi starà ancora cercando.”

“L’esercito di Loxos è stato spazzato via dall’Anatema. Che può fare il ragnetto da solo?”

“Non sottovaluterei quel ragno Succhiasangue, perfino gli Umani lo temono. Non ce la farete se non combatterete come un vero Party. ”

“Ma noi siamo un vero Party” esordì Achetus pizzicando le corde della cetra. “Abbiamo anche la musica.”

“Nonostante siate tutti degli ottimi guerrieri, in battaglia siete confusionari e non sfruttate il vostro vero potenziale. Lucanus tu prima di essere una lama sei uno scudo, i tuoi compagni devono poter fare affidamento sulla tua capacità di difenderli. Verrai addestrato nella sacra arte della Resistenza.”

Poi si rivolse a Lampiryd, la maga chinò il capo.

“Somma Sacerdotessa, i tuoi poteri vanno al di là della mia comprensione ma la tua magia è ostaggio di uno spirito tumultuoso. Per essere d’aiuto ai tuoi compagni dovrai saper gestire la tua luce in battaglia. Verrai addestrata all’antica arte del Controllo.

Achetus le tue canzoni sono in grado di entusiasmare gli alleati e scoraggiare i nemici. Ma a volte c’è bisogno di un paio di punte d’acciaio, oltre agli acuti. Verrai iniziato alla mistica arte dell’Arco.”

Infine si voltò verso Aedes.

“Tu Prescelto verrai affidato alle Lame Scarlatte, ti suggerisco di trattarle con rispetto. Sono le migliori assassine di Dim-Hora. Prego perché quello che imparerai ti sia utile nell’ora estrema.”

Mantis sghignazzava di gusto mentre due formiche rosse affiancarono Aedes, facendogli cenno di seguirlo. A lui invece era passata tutta la voglia di scherzare.

Le Lame Scarlatte lo condussero lungo uno stretto corridoio mal illuminato, Aedes le seguiva senza dire una parola. Non che sarebbe servito a qualcosa.

Era talmente immerso nei suoi pensieri che per poco non le investì quando entrambe si fermarono davanti a un pannello di legno.

Fecero scorrere il panello verso sinistra e lo guidarono all’interno di una stanza spoglia, illuminata da torce.

Le due fomiche si fermarono al centro della stanza girandosi verso di lui, silenziosamente iniziarono a sfilarsi i kimono.

“Ehi ragazze non sono dell’umore giusto ma se fa parte dell’allenamento mi adeguo.”

Aedes iniziò ad armeggiare con la fibbia del mantello, quando finalmente ci riuscì si accorse di aver travisato le intenzioni delle due formiche.

Le famigerate Lame Scarlatte sotto i kimono indossavano solamente una corta gonna color rosso scuro, stretta alla vita da una fusciacca cremisi. Due strette fasciature bianche coprivano il torace, l’unica protezione che indossavano erano delle piastre metalliche sagomate, poste tra il sottile collo e le zampe superiori.

Aedes notò che non erano armate, ma non per questo erano meno spaventose. Estrasse il suo stiletto lungo, un assassino non può certo non sfruttare un vantaggio, quando gli si presenta.

“Bene Signorine, se volete ballare, io sono pronto.”

Per il resto della notte quella fu l’ultima volta che vide le due formiche. Le Lame si muovevano così velocemente che gli occhi di Aedes non facevano in tempo a individuarle. Quando in un angolo dello sguardo percepiva un movimento e si voltava le due erano già in un altro posto.

Seppur invisibili e rapidissime fecero percepire bene la loro presenza al Succhiasangue: lo tempestarono per tutto il giorno con lame affilate, senza un attimo di pausa. Aedes capì che avevano terminato quando gli attacchi cessarono e le Lame Scarlatte svanirono, lasciandolo solo e sanguinante sul pavimento.

La sera dopo fu svegliato da una Formica nel suo kimono rosso, si trovava ancora nella stanza dove lo avevano torturato.

“Sei stata tu a farmi questo?” brontolò rabbioso mostrando il petto ricoperto da una ragnatela di tagli superficiali ma dolorosissimi.

Il succhiasangue non ottenne risposta, solo uno sguardo fisso e privo di ogni emozione.

“Forse non è stata lei” pensò. “O forse si.”

Gli ci volle quasi tutta la settimana per riuscire a tornare in camera con le sue gambe dopo l’allenamento. Qualche notte in più gli servì per riuscire a fare colazione senza essere imboccato.

Incontrava i suoi compagni solamente in quell’occasione, tutti erano pieno di lividi e nessuna voglia di parlarne. Perfino Achetus, di solito il più solare di tutti, non spiccicava una parola.

“L’addestramento deve essere molto duro anche per loro” pensò mentre si recava alla stanza scortato da due delle sue aguzzine.

Doveva ammettere che, seppure brutali, i loro insegnamenti si erano rivelati efficaci, adesso riusciva a parare quasi la metà degli attacchi e poteva seguire con lo sguardo i movimenti di una delle due. La sera prima l’aveva mancata per poco.

Quella sera quando entrò nella stanza c’erano altre due Formiche ad attenderli.

“Bene bene. A quanto pare sono aumentato di livello.”

Aedes sorrise e si mise in guardia, preparandosi un nuovo tornado di dolore.

Fu una nottata dura, ma nemmeno lontanamente paragonabile alla prima volta. Quando Aedes si gettò nel suo letto era dolorante ma in pace con se stesso.

Non aveva idea se fosse veramente il Prescelto o se avrebbe o meno scatenato il Ragnorok, ma qualsiasi cosa lo attendesse il futuro non poteva essere peggiore di quei quattro diavoli rossi.

La preparazione proseguì per altre due settimane, Aedes ormai riusciva a difendersi degnamente una volta su tre, in due occasioni aveva addirittura contrattaccato. Si accorse dai volti dei compagni che le cose stavano andando meglio anche per loro. Il primo a parlare fu Achetus, una mattina si presentò alla colazione con la sua cetra a tracollo penetrando nei suoi pensieri con la solita, irritante ironia.

“Buongiorno miei valenti compagni. Buongiorno a lei Milady.”

La Maga rispose con un sorriso, inchinando leggermente il capo.

“I miei mentori si sono complimentati con me per i miei grandi progressi. Ho imparato in fretta” disse accennando un accordo. “D’altra parte sempre di corde si tratta.”

“L’allenamento è stato faticoso ma sopportabile” intervenne Lampiryd. “Mi sento molto cambiata. Più consapevole e calma.”

“Faticoso? Sono state le prove più impegnative che abbia mai affrontato. E noi Cervi Volanti veniamo addestrati al combattimento fin da bambini. Non so come ce l’abbia fatta.”

“Ah ce l’hai fatta?” disse Aedes osservando divertito il guerriero. “Non sembri molto cambiato però, sei sempre il solito bietolone.”

Aedes non lo avrebbe mai detto ad alta voce ma i suoi compagni gli erano mancati molto. Soprattutto gli era mancato punzecchiare Lucanus.

“Lo vedrai quando sarà il momento. Invece tu ce l’hai fatta?”

“Ti basti pensare che sono riuscito a toccare in maniera inappropriata due di loro.”

“Lo sapevo, tu non cambi mai.”

Serie: Fuga da Dim-Hora
  • Episodio 1: Aedes e Lucanus
  • Episodio 2: Lampiryd
  • Episodio 3: Achetus
  • Episodio 4: Battaglia sul monte Shofa – Parte 1
  • Episodio 5: Battaglia su Monte Sofha – Parte 2
  • Episodio 6: Mantis
  • Episodio 7: Il Tempio di Mantis
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    Commenti

    1. Ivan Collura

      Dialoghi scritti sempre meglio. Poi, mentre stavi descrivendo le paludi, avevo subito capito di quale zona della casa stavi parlando e mi chiedevo quale nome avresti usato, e quando ho letto “Hillcess”, mi sono piegato dalle risate!
      Sai, Alessandro, fino a ieri credevo che, dopo aver letto a mio figlio i soliti libri per bambini, (Bibbia a fumetti, Disney, ecc.) fra qualche anno, perché ancora è piccino, gli avrei letto “La fattoria degli animali” di Horwell. Dopo questa piacevole mattinata però, ho deciso che quasi quasi, le novelle di un Certo Alessandro Ricci potrebbero precedere il racconto di Horwell…
      Come avrai certamente notato, ho sbranato la tua serie in meno di una mattinata. Spero che questa serie continui ancora per un bel po’, perché non vedo l’ora di allietarmi qualche altro momento grazie alle tue storie. Alla prossima.

      1. Alessandro Ricci Post author

        Ivan grazie mi hai veramente reso felice, anche nel darmi la prospettiva di poter far sognare tuo figlio.
        Grazie di cuore

      2. Ivan Collura

        In mente mia, ti ho giudicato male: pensavo che ti avrebbe reso più felice essere stato messo al posto di Horwell… Sei una grande persona!

    2. Antonino Trovato

      Ciao Alessandro, ma come ti vengono questi nomi… Hillcess😂😂😂 stupendo! Le tue avventure scorrono sempre col sorriso stampato sul mio viso, mi diverto sempre! Un addestramento tosto, degno di un vero rpg😁😁😁, e a questo punto, chissà quali nuove abilità avrà acquisito ogni membro del party! Il tuo modo di narrare è semplice, si, ma sempre incisivo, mai banale, scorrevole e ironico, insomma, ci vediamo al prossimo episodio! Un saluto 😁!

      1. Alessandro Ricci Post author

        Buongiorno Antonino,
        non sai che piacere mi faccia sapere che ti faccio divertire, l’idea di questa storia e prendere in giro i clichè del fantasy e degli RPG facendoli vivere a degli insettucci e cercando anche di metterci una storia.
        Grazie per il tuo supporto

    3. Giuseppe Gallato

      Ciao Alessandro. Altro bel capitolo, non c’è che dire, incentrato questa volta sulla prossima missione che gli epici insettini stanno orchestrando con tanta attenzione. Cosa troveranno in queste fantomatiche paludi di Hillcess (nomi sempre azzeccati)? 🙂 Un plauso come sempre ai dialoghi, che gestisci con sana ironia. Alla prossima! 🙂

      1. Alessandro Ricci Post author

        Grazie Giuseppe, prima di tappa obbligata alla grande città Commerciale di Sga-Buzzin. Scrivere questa serie mi diverte tanto e sono contento di riuscire a trasferirti un po’ del mio divertimento. Grazie per i tuoi commenti sempre così motivanti.

    4. Micol Fusca

      Ciao Alessandro, i tuoi “insettini” riescono sempre a tenermi incollata allo schermo fino alla fine.
      Cosa posso aggiungere, che non sia già stato detto? Mettendo da parte la prosa, come sempre efficace, una cosa che amo particolarmente dei tuoi racconti è l’ironia che riesci a gestire senza mai scadere nello scontato. Non vedo l’ora di conoscere cosa accadrà ai tuoi eroi quando metteranno piede nelle Paludi di Hillcess 😀 😀 😀

      1. Alessandro Ricci Post author

        Ciao Micol,
        Grazie mille sono contento che i miei insettucci ti abbiano appassionato. Nelle paludi ne vedremo delle belle, Loxos non è ancora sconfitto.