Il Tiranno

Serie: La Bella e la Bestia - Storie

L’assassino giunse a Laysa sul far del tramonto. Percorse la via che costeggiava gli immensi campi di grano ormai silenziosi, tenendo lo sguardo puntato di fronte a sé, e una volta superato il ponte che conduceva alla via lastricata fu accolto da mute sentinelle. I resti degli uomini e delle donne impalati ai lati della strada sembrarono scrutarlo, le bocche spalancate in una muta domanda. Non aveva alcuna risposta da offrire loro, non ancora.

Shawo era abituato all’odore della morte, le sue froge non ebbero alcun fremito: continuò a trottare al passo imposto dal suo padrone.

Superato il macabro corteo, Laysa apparve in tutto il suo splendore. Una cittadina murata di medie dimensioni, curata nell’aspetto e nell’ordine. Entrato dalla porta principale notò che le strade erano pressoché deserte; i rari viandanti che lo incrociarono chinarono il capo rispettosi, allontanandosi in fretta.

Un ragazzo lo stava attendendo nel luogo convenuto.

«Siete voi, l’uomo che chiamano Bestia?»

L’assassino scese dalla cavalcatura, porgendogli le briglie. «Abbine cura.»

Il giovane le prese tremando. «Ti prego di attendere solo un attimo, mio Signore. Il tempo perché io possa alloggiare nelle stalle il tuo magnifico destriero.»

L’assassino si assicurò che l’ampio cappuccio del mantello nascondesse il suo viso, dopo di che osservò la locanda. L’esterno del Cervo D’oro appariva pulito ed invitante, diversi vasi da fiori ingentilivano le ampie finestre, tanto che gli parve più un ristoro che una taverna. Nessun vociare giungeva dall’interno; non era un luogo dove fare bisboccia, varcata la soglia avrebbe incontrato una famiglia di locandieri che alla guerra preferiva la pace. Un buon pasto, pane appena sfornato e selvaggina. Amava la selvaggina. E amava la pace, quando possibile.

Sentì i passi del ragazzo ancor prima di vederlo uscire dalle stalle.

«Mio Signore, ti scorterò fino al luogo dove ti sarà indicato il tuo compito.»

Non la locanda: l’assassino piegò le labbra in un sorriso.

«Qual è il tuo nome?»

«Merl, mio Signore.»

Era bravo a giudicare le persone, quello che vedeva negli occhi del giovane non era solo timore. «La mia presenza ti turba?»

Merl si strinse nelle spalle, abbassando lo sguardo. «Ho paura, mio Signore.»

Non di lui. L’assassino avanzò di un passo, decidendo di dargli tregua: avrebbe compreso a tempo debito, ne era sicuro.

«Conducimi dal tuo padrone.»

Non appena la voce ovattata del sicario pronunciò quelle parole, il sollievo illuminò il viso del ragazzo. «Non è molto lontano.»

Merl lo guidò verso un vicolo, allontanandosi dalla locanda: nessuna torcia era stata accesa per illuminare quella parte della cittadina, le ombre giocavano fra loro in attesa della notte. Entrarono in un’abitazione che si rivelò un capiente magazzino, senza finestre né porte se non quella d’entrata. Un buon luogo per un’imboscata.

All’interno sostava un uomo di bell’aspetto; carnagione scura ed occhi verdi. L’assassino avanzò ben sapendo che nessuno lo attendeva nelle tenebre: avrebbe avvertito la presenza di altri a parecchi piedi di distanza.

«Benvenuto.» L’uomo sorrise, facendo cenno in direzione di un tavolo; era stato trasportato all’occorrenza, come le sedie. Appariva lindo, mentre l’ambiente polveroso denunciava che il magazzino era in disuso. Le vesti dell’uomo erano altrettanto immacolate e il mantello che aveva drappeggiato addosso non nascondeva la loro fattura. L’assassino scorse uno stemma nobiliare ricamato sulla giubba. Un corvo.

«Non è tempo di convenevoli. Sono qui per l’ingaggio, avete promesso quaranta monete d’oro in anticipo ed altrettante una volta terminato il mio compito.»

Il sorriso del nobile appassì. Abbassò la mano verso la cinta, slacciando un borsello.

«Ecco a voi.»

Il sicario lo raccolse, soppesandolo con una mano. «Ora, raccontatemi la vostra triste storia.» Lo sguardo ferito dell’uomo lo divertì.

«Il mio nome è Galdon, sono il secondogenito del barone che governa questa provincia. Gli Dei hanno strappato da questa terra mio fratello Ilia anzitempo e mio padre è impazzito per il dolore. Da allora, un demone sembra aver preso possesso di lui. Governa queste terre spargendo sangue per solo capriccio: le sue pretese spingono i villici a lavorare come schiavi. Chi osa levare la voce contro di lui, viene impalato.»

«Devo uccidere vostro padre?»

Una lacrima solitaria bagnò le guance del nobile. «Non ho altra scelta. Si è attorniato da una ventina di mercenari che rispondono unicamente al suo volere, nessuno può contrastarlo. Desidero che la mia gente abbia pace.»

«Quando?»

La postura di Galdon ritrovò vigore. «Questa notte. Ho qui la mappa del maniero.»

L’assassino la prese, studiandola per un battito di ciglia, quindi tornò a porgerla al nobile.

«Ho memorizzato ogni angolo, non abbiate timore. Dove si trovano gli alloggi del barone?»

«Nell’ala ad est, al terzo piano. Li riconoscerete facilmente, gli arazzi che adornano il corridoio ritraggono scene di caccia.» Galdon corrugò lo sguardo, preoccupato. «Uno dei miei uomini è pronto a darvi supporto.»

«No» il sicario gettò la borsa di monete a Merl, che per poco non la lasciò cadere «ho già trovato un compagno d’avventura.»

Galdon scoccò uno sguardo incerto al ragazzo.

«Merl non saprebbe tenere in mano un bastone.»

«Non ne avrà necessità.»

«Come desiderate.» Galdon tornò ad allacciare strettamente il mantello. «Deve essere fatto quando la luna raggiungerà lo zenit, vi attenderò qui con il saldo del vostro compenso.»

L’assassino attese che il nobile fosse lontano, quindi si rivolse al ragazzo. Era pallido come uno straccio e teneva il borsello fra le mani quasi fosse un tizzone ardente.

«Devi darmi delle informazioni e tenere la bocca chiusa.»

Merl annuì, cercando di sciogliere il nodo che gli aveva stretto la gola.

«Dove sono le prigioni?»

«Le prigioni?» Merl spalancò gli occhi, sorpreso.

«Ragazzo mio, le prigioni conoscono ogni segreto.»

***

Merl guidò l’assassino a nord del maniero, indicando la torre. «Sono lì.»

«Scelta bizzarra.» Di solito i prigionieri venivano rinchiusi nei sotterranei. Mentre si avvicinavano il fetore lo avvolse completamente; non indietreggiò seguendo il ragazzo fino ad una fossa a ridosso del muro esterno. Al suo interno giacevano una decina di cadaveri.

Il giovane gli indicò qualcosa sopra le loro teste. «Buttano i cadaveri da quello scivolo. Vengono raccolti ogni dieci giorni e sepolti nelle campagne.»

Un monito potente, l’assassino comprese il motivo del timore che aveva letto nei volti di chi aveva incontrato. Slacciò il mantello, consegnandolo al ragazzo. «Tutto ciò che scende, sale.»

Merl l’osservò imbarazzato e l’assassino scoppiò a ridere. «La mia professione richiede discrezione, non un mantello che può essere individuato facilmente o intralciare i movimenti.» Indossava una specie di calzamaglia, una giubba stretta ed un cappuccio che lasciava esposti solo gli occhi. Occhi a mandorla. I foderi di due lunghi stiletti color argento erano fissati alle gambe con delle cinghie. Nulla d’altro, se non un piccolo borsello legato alla cintura.

Il sicario entrò nella fossa, facendosi largo fra i corpi dei cadaveri come avrebbe fatto nelle sabbie mobili. Con cautela, poggiando interamente il piede prima di fare il passo successivo. Una volta giunto al muro si arrampicò e raggiunse lo scivolo.

Scomparve dalla vista di Merl rapidamente e al giovane non rimase che attendere il suo ritorno.

***

L’assassino raggiunse le celle senza particolari difficoltà: si liberò in fretta di un paio di guardie, tagliando loro la gola prima che potessero dare l’allarme. Come sospettava, le prigioni ospitavano povera gente; disperati che avevano consumato ogni lacrima e che lo guardarono passare come fosse un fantasma.

Il suo sguardo si posò su una cella sbarrata da una porta di ferro; estrasse dal borsello un grimaldello ed aprì il lucchetto senza molto sforzo. Al suo interno v’era un uomo legato a delle catene fissate al muro, accasciato al suolo. Il prigioniero era ridotto male, una delle sue orbite era vuota e il suo aspetto emaciato; era lì da molto tempo. Si inginocchiò davanti a lui, posandogli un dito sul mento per alzargli la testa ed incontrare il suo unico occhio.

«Raccontami la tua storia.»

Il derelitto spalancò la bocca e l’assassino vide che la punta della lingua era stata mozzata.

«Non darti pena.» L’assassino tornò a frugare nel suo borsello, estraendo una fiala. «Il dannato mago da cui mi servo è folle, ma le sue pozioni funzionano alla meraviglia. Attendi un attimo.»

Recuperò la scodella dell’acqua e vi versò un intruglio scuro.

«Mi serve il tuo sangue.»

L’uomo allungò una mano, permettendogli di pungergli un dito. Quando la goccia color rubino cadde nella ciotola il liquido all’interno iniziò a vorticare. L’assassino si abbassò, scrutandone l’interno.

Vide un guerriero dall’aspetto spigoloso e gli occhi buoni.

Vide il blasone ricamato sulla giubba di pelle che portava sotto la cotta di maglia: un corvo.

***

La Bestia serviva la verità, sempre.

L’assassino si era accomodato su una poltrona di broccato, in attesa del bugiardo per porre fine alla sua vita. Appena giunto negli alloggi del barone gli si era avvicinato di soppiatto e fatto in modo che inalasse il contenuto di una delle sue fiale. Un potente sonnifero che aveva intorpidito i sensi dell’uomo, cancellando dall’anziano viso i segni della demenza indotta da un maleficio.

Galdon aveva fatto male i suoi conti, la sua folle gelosia lo aveva spinto a imprigionare il fratello per torturarlo anziché ucciderlo. L’assassino non avrebbe legittimato la sua ascesa alla baronia uccidendo il vecchio.

Ora la Bestia serviva un altro padrone: il nobile Ilia.

Serie: La Bella e la Bestia - Storie
  • Episodio 1: La Bella e la Bestia
  • Episodio 2: Il Troll Danzante
  • Episodio 3: La Madama e l’Assassino
  • Episodio 4: Il Tiranno
  • Episodio 5: La Veggente
  • Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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    Discussioni

    1. Wow, che finale strepitoso! Ho letto l’episodio tutto d’un fiato e alla fine son rimasto a bocca aperta. Brava Micol, complimenti.

      1. Ciao Ivan, di tanto in tanto Alo mette piede su Edizioni Open. E’ nato quasi per caso, ma mi sono affezionata a lui anche se è un assassino psicopatico 😀 😀 😀

      1. Ciao Dario, dai che manca poco alla Reunion. Devi rispolverare il tuo Troll! ;D

      2. Il vecchio Grouch! Farò il possibile, ma riuscire a completare Helena Everblue sarà già un’impresa. 😁

    2. “I resti degli uomini e delle donne impalati ai lati della strada sembrarono scrutarlo, le bocche spalancate in una muta domanda. Non aveva alcuna risposta da offrire loro, non ancora.”
      Stupenda, descrizione tosta👏 👏

    3. Ciao Micol, è sempre bello leggere fantasy come questo, con ottime ambientazioni, oscure al punto giusto, e Alo è un personaggio che mi piace molto e di cui vorrei leggere molto altro, magari una serie… In ogni caso, hai creato un eroe dark di carattere, che ama la verità senza mostrare pietà per chi non la merita. E con le dovute differenze, mi ricorda un po’ il mitico Geralt of Rivia… Dalla locanda di Gallato sono usciti davvero tanti bei personaggi con belle avventure tutte da leggere, e non vedo l’ora di leggere la prossima😁😁😁

      1. Ciao Tonino. La Locanda dei Sussurri ha ospitato diversi bei personaggi che da comparse hanno voluto dire la loro, come Lydia. E’ bello che abbiano preso carne, sangue e brutto carattere di questo non possiamo che ringraziare il Master (@giuseppe-gallato). Chissà cosa accadrà alla Reunion!!! 😀

    4. Posso dire che è il grande ritorno di Micol Fusca all’high fantasy.
      Molto belle le ambientazioni.
      Ho trovato interessante come hai caratterizzato Alo.
      Devo dire che questa volta, forse, hai scritto l’incipit più bello che ho letto.
      Al prossimo racconto.

      1. Ciao Raffaele, visto che prima o poi torno all’ovile? 😀
        Ti ringrazio per aver apprezzato l’incipit, sono felice che le immagini che mi scorrevano davanti siano riuscite a raggiungerti. Penso che Alo non si farà attendere a lungo.

    5. Ciao Micol,
      Gran personaggio questo Alo, molto figo, di quelli che danno soddisfazione al lettore.
      Belle descrizioni e anche la storia è molto interessante, peccato che tu lo abbia relegato a un racconto solo.

      1. Ciao Alessandro, sì il finale dell’episodio avrebbe meritato più spazio 😀
        Non è detto che lo riprenda in mano in futuro, anzi e molto probabile. So solo che ora Alo scalpita per raccontarvi dell’altro e farà presto ritorno 😉

    6. Ciao Micol, felice di leggere un’altra avventura della Bestia! Alo è un bel personaggio, forte non solo di una storia ben congegnata, ma anche di un carattere forte, deciso. A questo va aggiunto un codice d’onore da non sottovalutare affatto: dona al protagonista un fascino ancora più “realistico”. Bella anche l’ambientazione, che esplode in tutta la sua bellezza sin dalle prime battute, con questo incipit meraviglioso. 😊

      1. Ciao Giuseppe, chi non vorrebbe un assassino gentiluomo nel party? 😀
        Certo, è un po’ donnaiolo, ma tutti hanno i loro difetti (nel prossimo episodio farà al sua comparsa un’altra donna per lui importante).
        Grazie per letto il racconto e per esserci sempre 😀

    7. “Indossava una specie di calzamaglia, una giubba stretta ed un cappuccio che lasciava esposti solo gli occhi. Occhi a mandorla. I foderi di due lunghi stiletti color argento erano fissati alle gambe con delle cinghie.”
      Bella deacrizione!

      1. Credo che Alo abbia ragione, un mantello è facile da afferrare ed avvantaggia il nemico 😉

    8. “I resti degli uomini e delle donne impalati ai lati della strada sembrarono scrutarlo, le bocche spalancate in una muta domanda. Non aveva alcuna risposta da offrire loro, non ancora.”
      Passaggio serissimo, complimenti! 😍