Il Topino

Serie: Il Branco Terza Stagione

Nephel percorse l’ultimo tratto di cammino senza incontrare difficoltà. Evitò con cura l’esodo degli umani, che si erano riversati fuori dalla città in preda al panico. I Daemon, avevano sfruttato la linea sotterranea di una vecchia tratta metropolitana per assaltare il centro di New York. Avevano messo in atto la rappresaglia in risposta all’attacco ai presidi: non sapeva come dare loro torto.

Al contrario degli Elfidi, la loro era una razza capace di instaurare forti legami emotivi. Lo aveva appreso consultando le informazioni a disposizione del Colonnello; Padma non gli aveva mai impedito l’accesso ad alcun file. Confinati nei presidi avevano dato vita a una comunità solida e stabilito relazioni sociali ben definite: riconoscevano l’autorità interna di quelli che chiamavano “Capo Branco”, esemplari Alpha in grado di contrastare gli altri per forza fisica. Avevano formato nuclei familiari, figliato. Dopo pochi anni, la loro specie aveva dato il via a una sottocultura che si era evoluta con il trascorrere del tempo. Tradizioni orali tramandate di padre in figlio.

Molti umani ne erano rimasti affascinati, tanto da trasferirsi nei presidi più esterni: condividevano con loro gioie e dolori. Medici, che si erano avvicinati per studiarne la fisiologia e le difese immunitarie; soldati, capitati lì quasi per caso, incaricati di portare i magri approvvigionamenti inviati dal governo. Alcuni rapporti indicavano che fra le due razze si erano stabiliti legami che andavano oltre la comunanza di pensiero. Alcune donne avevano generato bimbi mezzosangue.

Al momento degli attacchi, le perdite umane erano state registrate dall’esercito assimilandole a danni collaterali. Non per i Daemon, che consideravano ogni individuo come parte della comunità. I militari aveva attaccato la “loro” gente e tanto era bastato a scatenarne l’ira. Per i giganteschi guerrieri non era una questione di razza, ma di “nemico” o “amico”.

Nephel aveva prestato attenzione alle voci dei fuggiaschi, suoni che il vento trasportava fino a lui: si riferivano ai Daemon come a dei mostri, facendogli intendere che nell’attacco erano perite molte persone. Quella che si era scatenata in città era una vera e propria guerra. Si augurò sinceramente che quei disperati non finissero dalla padella alla brace.

Abbandonato il bosco non aveva incontrato altri “spillini”. Il Kurpix, la sostanza sintetica che mutava i soldati in belve assetate di sangue, non poteva essere assimilato dall’organismo umano. Dopo averlo assunto i soggetti avevano vita breve, la loro massa cerebrale veniva ridotta in poltiglia entro poche settimane. Al contrario, rendeva i Devil pressoché onnipotenti. La loro capacità di autorigenerazione impediva alla droga di lesionare il cervello, consentendo alle creature di riportarlo alla piena efficienza nel giro di ore. Si chiese che fine avesse fatto 27.

Giunto alle porte della periferia, si fece attento. Sfruttò gli edifici che erano in grado di offrirgli copertura, vagando nei vicoli abbandonati. Si avvolse il viso con una sciarpa, coprendo naso e bocca, per non respirare il fumo denso. Il metano fuoriuscito dalle condutture danneggiate, aveva innescato incendi in quasi tutti i quartieri: poche scintille, avevano avuto il potere di rendere un inferno intere porzioni abitate. Scelse di dirigersi ad ovest solo dopo aver scrutato le volute scure che si innalzavano al cielo: in quella direzione non trovò traccia di fuoco vivo. Fece attenzione a non inciampare sui resti umani disseminati sul cemento, parti anatomiche che nel trascorrere dei giorni avevano assunto un aspetto indefinito. Non perse tempo nel cercare di indovinarne la forma originaria.

Incontrò alcuni branchi di Daemon che gli rivolsero un’occhiata distratta e disinteressata: non era lui, il “nemico”. Con i Lillip, la situazione era diversa. Non erano molti a circolare, ma quei pochi sembravano aver perso completamente la ragione. Anni di cattività avevano scavato a fondo nella loro anima, facendo nascere un rancore profondo verso gli umani. Colpivano a destra e a manca, armati di scure, senza farsi molte domande. Non si prendevano il disturbo di discriminare fra uomini ed Elfidi. Quando li incontrava, Nephel si vedeva costretto a sparare a vista senza lasciar spazio al dialogo. Terminati i proiettili gettò la pistola a terra. Dubitava di trovare munizioni, era certo che i sopravvissuti ne avessero fatto incetta ancor prima di pensare al cibo.

Si spinse in un quartiere secondario, trovando un po’ di pace. I Lillip non sembravano interessati a quel luogo ed i Daemon lo visitavano saltuariamente per rastrellare le abitazioni, alla ricerca di ostaggi. Li radunavano in gruppi e uccidevano solo chi opponeva loro resistenza armata.

Le costruzioni erano state risparmiate dal rogo, apparivano solide e senza fronzoli. Cemento compatto abbellito da mattoni esterni a vista, poggioli sgombri e immacolati. Decise di stabilire lì la sua base, contando di trovare all’interno dei locali delle piante verdi che gli avrebbero assicurato nutrimento. Scelse uno degli appartamenti all’ultimo piano, rivolto a una piccola corte interna. Gli edifici disposti a rettangolo ospitavano dei negozi dall’apparenza modesta, non per questo meno dignitosa, le cui vetrine erano state fatte a pezzi nell’intento di raccogliere quanto possibile. Per quanto assurdo, i vandali non ne avevano fatto scempio distruggendo ogni cosa; i vetri sul marciapiede erano l’unica nota stonata in un quadro altrimenti banale.

Il locale al centro della zona commerciale gli parve differente: nessuna vetrina, nessuna insegna. La porta di legno rinforzato era chiusa e all’apparenza inviolata. Destò la sua curiosità fin dal principio.

Trascorse le settimane che seguirono osservando quanto lo circondava, allontanandosi di tanto in tanto per tastare la situazione nelle zone più pericolose. Quegli stessi Daemon che i fuggiaschi avevano definito “mostri”, sembravano rappresentare l’unica speranza per molti. Proteggevano i piccoli gruppi di cui si erano fatti carico dalle attenzioni dei cannibali. Nephel comprese che gran parte dei resti umani, disseminati ovunque, erano appartenuti a donne e uomini che avevano ceduto al loro lato più oscuro. Aveva visto i cannibali in azione e compreso di non aver molte possibilità di sopravvivere a un attacco congiunto. Con il passare del tempo avevano cercato aggregazione, consapevoli che l’unione era la loro unica forza. Catturavano gli umani scampati ai Daemon per farne la loro scorta di cibo, dalla quale attingevano al momento del bisogno. A volte, in mancanza d’altro, sopprimevano l’individuo più debole della comunità.

Nemmeno i Daemon erano privi di macchia. Come in ogni razza, anche gli individui che componevano i branchi avevano indole differente. Alcuni Capobranco sfogavano la loro rabbia dando voce alla loro parte più crudele: erano creature temibili, capaci di dare la morte nella sofferenza e il tormento. La maggior parte degli Alpha si prendeva cura degli ostaggi come di un gregge, assicurando nutrimento e conforto, in attesa di inviarli fuori città scortati da un paio di guerrieri.

Il branco che si era preso carico del quartiere manifestava un’indole tranquilla: Nephel aveva compreso che i Daemon si erano spartiti la città formando territori ben delimitati. Non si mischiavano nelle questioni dei cannibali, se non quando attaccavano gli umani di cui si occupavano.

Quando era seduto in terrazza, le loro voci giungevano fino a lui nitidamente. Erano musicali, piacevoli da ascoltare; contrastavano nettamente con il loro aspetto. Li osservava aggirarsi negli edifici alla ricerca di superstiti, non senza rivolgergli un saluto a braccio alzato: erano consapevoli della sua presenza, ma non lo consideravano un pericolo. Spesso, entravano nel locale nel mezzo dei negozi accrescendo la sua curiosità, uscendone con il volto piegato da una smorfia divertita.

Decise di interrompere i giri di ricognizione per osservare la piazzetta notte e giorno. Rimase in attesa, come un gatto celato nell’oscurità: la sua vista notturna gli permetteva di coprire lunghe distanze. Non trascorse molto tempo prima che la preda uscisse dal nascondiglio. Un omino smilzo, tremante. Il topino, così gli parve, si recò in un angolo buio entrando in uno stretto anfratto che divideva due palazzine. Dopo pochi secondi, le narici dell’Elfide colsero l’odore di escrementi freschi: una volta liberate le viscere, l’uomo fece ritorno di corsa nell’edifico, serrando l’uscio dietro di sé.

Nephel comprese che all’interno di quella porta si celava un luogo molto importante per l’umano, un tempio che non desiderava imbrattare a costo di mettere la propria vita in pericolo. Non gli rimaneva che scoprire la natura del tesoro che il topino proteggeva con tanto amore.

Serie: Il Branco Terza Stagione
  • Episodio 1: Il Topino
  • Episodio 2: L’Elfide
  • Episodio 3: ToyTown
  • Episodio 4: La Colonia
  • Episodio 5: Senz’anima
  • Episodio 6: La Promessa
  • Episodio 7: Metallo
  • Episodio 8: Sotto assedio
  • Episodio 9: Casa
  • Episodio 10: La Biblioteca 
  • Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Sci-Fi

    Letture correlate

    Discussioni

    1. Mi piace l’inizio della terza stagione, un brano tanto ben scritto quanto “utile” all’economia della narrazione, perché chiarisce al lettore alcune dinamiche sociali dei Daemon tutt’altro che scontate

      1. Ciao Sergio 😀
        In una serie tanto lunga trovo ragionevole fare una specie di riepilogo della situazione ad ogni primo episodio 😉

    2. Volevo trovare motivo di critica con Micol perché sono un po’ arrabbiato con lei ma devo essere sincero: questo è, sotto tutti gli aspetti, un buon racconto. Sapientemente strutturato, solido. Complimenti.

      1. Salve Carlo Maria, sono dispiaciuta per la mia lunga latitanza 😀
        Avevo un paio di progetti da portare avanti e, come accade si solito, le scadenze si sono accavallate. Sono finalmente riuscita a pubblicare un racconto lungo tratto da una serie che avevo postato su Open anni fa e a terminare di esaminare la traduzione in spagnolo di un altro testo (già pubblicato in italiano). Ora, finalmente, posso tornare a respirare 😀
        Sono contenta che questo episodio sia piaciuto, nel primo di ogni stagione propongo una specie di riassunto della situazione. Dal prossimo episodio si faranno avanti altri componenti del Branco

    3. Ciao Micol, ottimo questo sunto della situazione attraverso gli occhi di Nephel, come sempre ben dettagliata, e affascinante anche la chiusura che ricollega il Branco attraverso il “topino” alla tua opera il Dio Solo che tanto ho amato❤️! Ai prossimi episodi, brava come sempre😊

      1. Ciao Tonino, un po’ di calma ci vuole. La seconda stagione era terminata con il botto 😀 (penso che La Moglie del Soldato sia l’episodio più cruento dell’intera serie). Ora un passo alla volta, altri mancano all’appello.

    4. Finalmente Nephel trova Alone. Non mi aspettavo che il Dio Solo avesse come scintilla iniziale un’evacuazione corporea 😛
      Ogni nuova puntata del brano è un po’ come un ritorno in famiglia come tornare, o dai congiunti visti i tempi.
      Bellissimo brano come sempre, una serie bella e originale che basa la sua forza su un gran quantità di personaggi belli e credibili.
      Al prossimo episodio

      1. Ciao Alessandro, lo sai che un intestino sano porta lunga vita 😀 😀 😀
        Hai ragione, ad ogni nuova stagione è come tornare in famiglia: anzi, nel Branco. Ti ringrazio per essere uno dei più assidui dei sognatori che accompagnano il mio cammino.

    5. Quindi sei giunta alla terza stagione.
      L’inizio è un buon antipasto. Sono curioso di vedere come evolve la storia nella terza stagione.

      1. Ciao Raffaele, come al solito ho proposto una specie di riassunto. Anche se, la serie diventa difficile da seguire se si sono perse le altre due stagioni. Come sai mancano altri componenti, il Branco non è ancora al completo, presto faranno il loro ingresso.

      1. Ciao Kenji, il Branco ha fatto ritorno. Come al solito già nel prossimo episodio la palla passerà agli altri personaggi 😀

    6. Tutto é mosso dall’amore, il topino protegge la stanza oltre la porta per amor proprio, o più probabilmente per proteggere qualcuno di importante. Staremo a vedere cosa succederà nel prossimo episodio.

      1. Ciao Eliseo, finalmente riesco a prendermi un po’ di tempo per Open. Da domani riprenderò il filo di un miliardo di letture arretrate, comprese le tue serie 😀
        Questa è la terza stagione del branco, di solito occupo il primo episodio di ognuna per fare una specie di riassunto della situazione. Nephel è solo uno dei tanti protagonisti, già nel prossimo episodio passerà ad altri la staffetta. Se ti interessa conoscere il Topino più approfonditamente, gli ho dedicato l’intero racconto lungo Il Diario di Alone