Il Troll Danzante

Nadan Greystone deglutì, fissando il borsellino di pelle posato sopra il tavolaccio di legno. Si era recato a Rowar per partecipare al consueto mercato che si svolgeva ogni prima luna, portando con sé il magro raccolto. Quell’anno la pioggia e il gelo avevano rallentato la fioritura dei ciliegi: era riuscito a salvare ben poco, non più di dieci gerle di frutti color amaranto senza ammaccature. Aveva speso gli ultimi denari per pagare il mercenario che lo aveva scortato lungo la via più breve, infestata dalle bestie selvatiche: aveva viaggiato per due giorni e due notti, sperando di incontrare il favore della clientela. Purtroppo, non era solo l’aspetto delle ciliegie ad aver sofferto: il loro gusto non era dolce come di consueto.

Lo straniero seduto di fronte a lui si era offerto di acquistare le gerle senza nemmeno assaggiare un frutto. Lo aveva invitato a dividere il pasto, chiedendo all’oste di servire al loro tavolo le pietanze migliori. Erano diverse lune nuove che non mangiava a sazietà: si era trattenuto a stento dall’occultare qualche pezzo di carne con l’intenzione di portarlo ai figli. Lo aveva dissuaso la vista del borsellino. Era gonfio al punto da tendere le cuciture. Nadan si era ritirato in un imbarazzato silenzio sovrastato dal chiacchierio del locandiere.

L’uomo era sguaiato al punto da impedire agli avventori di godere della voce delicata della ragazza che sedeva in un angolo. Le note dell’arpa e il canto della giovane erano coperti dal frastuono.

‹‹Gli Dei mi sono testimoni!›› Il locandiere si profuse in una serie di imprecazioni, sollevando la gamba di legno per posarla su una delle panche. ‹‹Quel maledetto troll ballava come un dannato demonio alla luce della luna. Ho salvato la pellaccia solo perché un pardo canterino lo ha distratto con la sua malia.››

Nadan abbassò il capo, ricordando che una di quelle bestiacce si era parata di fronte al carro nell’intento di assalirlo. L’intervento del mercenario era stato provvidenziale, aveva falciato il pardo con un solo colpo di spada.

Una volta entrati in città l’uomo incappucciato li aveva seguiti fino alla locanda scegliendo di sedere vicino al contadino. Desiderava delle informazioni.

‹‹Non conosco quell’uomo. L’ho assoldato in paese, era giunto lì di ritorno da un incarico. Dopo aver scoperto che era diretto a Rowar gli ho chiesto di unire le nostre strade: non so come farò al ritorno›› scosse la testa, sconsolato.

‹‹Ti condurrò io, non hai nulla da temere. Sempre che, la cosa non ti disturbi. In caso contrario sono certo che troverai un guerriero disposto a seguirti.››

Sebbene esile, il mantello nascondeva la figura del suo interlocutore, Nadan comprese che non era un nemico di cui farsi beffe.

‹‹Il borsello contiene ben più denaro del valore della merce che hai acquistato.››

‹‹Non ho pagato per quella›› lo sconosciuto si sporse, posando i gomiti sul tavolo. ‹‹Sono abile nel riconoscere l’indole delle persone, l’uomo che ti ha accompagnato è un beone.››

Il mercenario aveva fatto accomodare l’oste al suo fianco. Il tono della loro voce era tanto alto da infastidire più di un avventore con il racconto delle loro smargiasserie: molti si erano alzati lasciando la taverna senza prendersi il disturbo di pagare.

‹‹È il tipo d’uomo che ama parlare di sé. Indossa un anello, credo tu l’abbia notato.››

Nadan annuì. Aveva osservato rapito la bellezza del gioiello di filigrana d’oro: al centro era incastonato un rubino color del fuoco. Era fine, tanto che il mercenario riusciva a indossarlo solo al mignolo.

‹‹Ti ha raccontato di come ne è venuto in possesso?››

‹‹Da quanto ho compreso lo ha sfilato dal dito di un cadavere, un elfo, in cui si è imbattuto non molto tempo fa alle pendici del Monte Samud.›› Sospirò imbarazzato. ‹‹Depredare i morti non è una pratica degna di lode, ma di questi tempi nessuno si fa molti scrupoli›› lo stesso Nadan avrebbe agito in quel modo.

‹‹Così dice, dunque.›› l’incappucciato parve ragionare per alcuni istanti.

Ritornò ad alzare le spalle, assumendo un atteggiamento più rilassato.

‹‹Ti ringrazio, sei stato gentile a tenermi compagnia. Ora che hai il necessario per pagare un alloggio decente ti consiglio di uscire da questo fetido buco.››

Nadan non dovette farselo ripetere due volte.  Non appena messo piede nella Taverna del Troll Danzante aveva compreso che era un luogo di ritrovo per delinquenti e perdigiorno: la sola a emanare un’aurea gentile era la ragazza che accompagnava il suo canto con l’arpa.

‹‹Mio Signore›› oramai era convinto che quello che gli stava di fronte fosse un gentiluomo ‹‹non è il luogo giusto nemmeno per voi.››

‹‹Non darti pena›› la voce lieve dello straniero si fece divertita.

Il contadino si congedò con un inchino, prendendo la via della porta senza farselo ripetere due volte.

L’incappucciato non si mosse di un passo, tornando da afferrare con sicurezza quello che in quella regione chiamavano Mas: un boccale di legno colmo di birra. Trascorse la serata nel suo angolo, aguzzando l’orecchio a ogni sussurro. Aveva imparato che ogni chiacchiera, anche quella più sciocca, poteva rivelarsi utile.

Si alzò solo quando il mercenario raggiunse la porta per uscire all’aria aperta. Immaginò che dopo tutto quel bere il poveraccio avesse bisogno di urinare.

Lo straniero raggiunse l’oste porgendogli un denaro d’argento.

‹‹Mi è stato detto che offri ricovero. Desidero un’abitazione decente. Nessun pagliericcio da condividere con le pulci degli altri.››

Gli occhi del locandiere si fecero avidi. ‹‹Amico, non ho resto da darti. Sai, gli affari non vanno gran bene.››

‹‹Troveremo un accordo. La ragazza è in vendita?››

L’espressione dell’uomo si fece delusa: era chiaramente contrariato dall’idea di perdere tutto quel denaro. ‹‹Questa notte l’ho promessa al guerriero chiacchierone. Non ha ancora pagato, ma sono un uomo di parola.››

‹‹È in grado di assistermi in tutto? Al mio rientro vorrei fare un bagno.››

Il locandiere cercò di sondare l’oscurità all’interno del cappuccio. La sua risata risuonò chioccia. ‹‹Oh, ve ne siete accorto. Callen è solita tenere gli occhi chiusi mentre canta. Sì, anche se è cieca è in grado di lavorare e assistervi senza alcun problema.››

‹‹Qual è la stanza?››

Un brivido lungo la schiena suggerì all’uomo di non contestare. ‹‹La prima sopra le scale.››

‹‹Bene.››

Dopo aver posato la moneta sul bancone, lo straniero lo lasciò senza dire altro.

Una volta all’aria aperta seguì un viottolo laterale, certo che il mercenario avesse preso quella via. Lo raggiunse sostando con le spalle poggiate a un muro, attendendo che chiudesse la patta dei pantaloni.

Quando si accorse di non essere solo l’uomo scoppiò a ridere. ‹‹Ehi, amico, che fai qui? Ho notato quel borsello che porti al fianco, hai bisogno di una guardia?››

‹‹No. Ho bisogno della tua comprensione.››

‹‹Comprensione?››

I movimenti dell’incappucciato furono rapidi. Sbatté al muro il guerriero senza alcuno sforzo.

‹‹La prima volta che ho ucciso non avevo coscienza dell’estasi che mi avrebbe colto. Vedi… sono una povera creatura alla ricerca del momento perfetto. Nell’attimo della morte gli occhi si illuminano di una luce che ancora non sono riuscito ad afferrare: una risposta al mistero della vita. Una consapevolezza che ancora mi sfugge. Tutto perde di significato: cosa vedono, quegli occhi? Devo saperlo.››

Il mercenario tentò di divincolarsi senza successo: le mani dello sconosciuto erano forti, la sua presa d’acciaio.

‹‹Dove hai preso quell’anello?››

Quelle parole ebbero il potere di rassicurare il malcapitato: forse, il pazzo non lo avrebbe ucciso.

‹‹L’ho tolto di dosso a un cadavere.››

‹‹Non è così. Questa mattina una veggente mi ha confermato che è ancora in vita. È stato lui a dartelo, in cambio delle tue chiacchiere. Avete preso accordi perché tu sparga questa voce ai quattro venti.››

‹‹Io… non so nulla. Te lo giuro.››

L’incappucciato chinò un braccio per afferrare un pugnale che custodiva nella guaina fissata alla cintura. Il mercenario non si lasciò ingannare dall’apparente fragilità dello stiletto d’argento. La sua lama affilata come quella di un rasoio. L’assassino, perché questo era lo sconosciuto, gliela posò sulla guancia.

‹‹Dov’è l’elfo che ti ha consegnato quell’anello? Era un pegno d’amore. Apparteneva all’unica creatura al mondo che io abbia mai amato.››

‹‹Non lo so!››

La lama penetrò la carne, incidendola dall’occhio al mento.

‹‹Ti prego, è la verità!››

Lo stiletto si mosse verso l’alto, incidendo nuovamente la guancia formando una V. Si fermò in prossimità dell’occhio sinistro.

‹‹Vero, so riconoscere una bugia. La prossima domanda è facile: dove lo hai incontrato?››

Il mercenario rispose piangendo, supplicando per la sua vita. Nascoste dal cappuccio, labbra sottili si incurvarono in un sorriso.

*

La prima stanza sopra le scale.

Entrò silenzioso volgendo lo sguardo alla ragazza che si era alzata con prontezza dalla sedia: i sensi amplificati dalla sua condizione l’avevano messa in allerta.

‹‹Mio Signore. Ho preparato il bagno.››

Lo straniero annuì, chiudendo la porta alle sue spalle con il chiavistello. Si diresse verso il semplice giaciglio di legno chiaro, togliendo le vesti. Quando si immerse nella vasca chiuse gli occhi, sfuggendo al riflesso dello specchio. Il suo volto e quello di un fantasma si sovrapposero per pochi istanti.

‹‹Qual è, il vostro nome?››

Finalmente poteva godere di un po’ di pace, conoscere nuovamente il calore di una persona che non lo avrebbe giudicato per il suo aspetto. La ragazza cieca non rappresentava per lui alcuna minaccia.

‹‹Alo.››

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Commenti

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Ivan, Alo è un personaggio che svilupperò in futuro a cui sono particolarmente affezionato. Non so se hai avuto modo di leggere gli altri commenti, ma è “nato” a seguito di un gioco proposto da Giuseppe Gallato nella sua serie “Sussurri dalla Locanda”. Parecchi mesi fa aveva chiesto ad alcuni di inventarsi un personaggio per una “comparsata” nella sua serie e così è sbucato fuori dalla mia mente questo assassino un po’ particolare. Spero ti divertirai a leggere le storie future che lo riguarderanno 🙂

  1. Maria Anna Haag

    Ciao Micol!
    E’ la prima volta che leggo di Alo, che se non ho capito male è migrato qui nella tua pagina, ma apparteneva a Giuseppe? Oppure da un tuo racconto precedente? Di cui Alo non era protagonista e quindi solo acclamato a gran voce?
    A parte questo mistero da risolvere del perché Giuseppe (scusa se ti nomino, ma tutti sti commenti mi hanno incuriosita) c’entri in questa storia come il maggiordomo in un romanzo giallo…che tra l’altro non può essere perché qua abbiamo già un assassino… dall’aspetto mostruoso ne posso dedurre visto che l’assassino è sollevato che almeno la povera arpista non lo veda… insomma, prima che arrivi la neuro a prelevarmi… posso dire che oltre al protagonista che la fa da padrone, mi è piaciuto davvero tanto l’ambiente, l’atmosfera! Si vede che ti piace scrivere i fantasy (si classificano così o mi aspetto dei fischi?), che sei nel tuo ambiente perché ogni parola è pesata, non ce n’è una che tu non l’abbia in qualche modo scelta, posta per esser li in un contesto dove mi sembrava normale avere Troll e Elfi e beoni attorno! Bravissima!

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Maria Anna 😀 Alo è nato da una sfida proposta da Giuseppe Gallato all’interno della sua serie Sussurri dalla Locanda. Giuseppe ha chiesto a tre persone (fra cui io) di inventare la caratterizzazione di un personaggio da inserire in uno dei suoi episodi. Così, io ho inventato questo assassino elfo. Il tutto era stato proposto come una specie di gara, è stato chiesto ai lettori di scegliere uno dei tre secondo le descrizioni fornite dai relativi creatori. E’ stato scelto quello di un altro, una guerriera che è comparsa come guest star nella serie di Giuseppe. I perdenti (il mio Alo e il troll di Dario Pezzotti) sono stati protagonisti di una cenetta alla locanda; una toccata e fuga. Alo mi è, come si suol dire, “rimasto dentro” ed ho deciso di scrivere una storia su di lui (La Bella e la Bestia). Dopo un po’ di mesi si è riaffacciato alla finestra della mia folle mente e il risultato è questo. Di tanto in tanto parlavo con Dario Pezzotti, esortandolo a scrivere un libriCk anche sul suo Grouch ed è nato tutto da lì. Penso che scriverò ancora dell’assassino, fra qualche tempo butterà nuovamente uno sguardo su Open. Quanto al suo aspetto, temo che in verità il motivo della sua ritrosia nel farsi vedere risieda in altro… Un mistero presto risolto, già accennato nella storia precedente inserita qui nel mio profilo, che svelerò nella prossima storia. Ho già il titolo: La Madama e l’Assassino 😀

  2. Kenji Albani

    Ciao Micol! Potrebbe essere l’inizio di una serie. Poi… Cavoli, il titolo mi ha ricordato una leggenda del paese dei miei nonni. Ma lì, più che un troll, era una testa danzante.

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Kenji, Alo apparirà spesso nei miei racconti ma non sono sicura se unirli in una serie. Temporalmente sono distanti uno dall’altro: il filo conduttore sarà la ricerca dell’Elfo di cui vuol vendicarsi e durerà una vita. Mi hai incuriosita per quanto riguarda la leggenda, se non la trovo in internet ti messaggio per saperne di più 😱

  3. Antonino Trovato

    Ciao Micol, le mie sensazioni erano esatte, Alo è proprio un gran bel personaggio! Le scene da te condotte magistralmente le adoro, e queste ambientazioni in particolare rievocano alla grande quelle presenti nella Dimora dei Sussurri. Anche se saranno storie autoconclusive, può davvero diventare una grande raccolta di racconti, perché spero di leggere altro di Alo! Chissà se Dario ci parlerà mai del suo Troll ballerino, e chissà se ci saranno altri intrecci con la saga di Giuseppe… siete fantastici😍!

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Antonino, ti sei dimostrato un veggente 😂 Già si è capito che Giuseppe sta meditando qualche diavoleria e che, forse, Dario è pronto a recuperare gli scarpini da ballo. Mi sa che la famiglia è destinata ad allargarsi 😊 oltre

    2. Micol Fusca Post author

      Ciao Roberta (roberta_canu), ti ringrazio infinitamente per aver voluto leggere il troll danzante. Mi destreggio bene nel genere fantasy, è la mia passione fin da bambina. Una lettura leggera che a volte può regalare un momento di divertimento, una piccola pausa caffè 🙂

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Andrea, chiedo scusa anche qui se ieri ho voluto fare la misteriosa 😀 Il tuo commento mi ha dato lo spunto per pubblicare sul gruppo un post in cui spiego la genesi di Alo. E’ un personaggio ospite di una serie di Giuseppe Gallato: La Dimora dei Sussurri. Aveva chiesto a me ed altre due persone di caratterizzare una “comparsa” e da lì è nato il mio assassino a cui piace dare la morte. Gli ho già dedicato un episodio qui dal titolo “La Bella e la Bestia”.

  4. Giuseppe Gallato

    I BRIVIDI! Che gran bel collegamento con Alo, mi hai davvero emozionato! Mannaggia a te! Dire che sei stata fantastica è dire veramente poco. Scene poi descritte in maniera impeccabile. Complimentissimi! 🙂

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Giuseppe, tutta colpa tua 😂 Come dicevo sotto ad Alessandro Alo era destinato ad essere un “personaggio USA e getta”, ma a quanto pare non ci sta! Ci saranno prossime storie, ormai ne sono consapevole. Ha la stoffa per diventare il crossdresser più famoso di Open!

    1. Giuseppe Gallato

      Veramente stupendo vedere le storie intrecciarsi in questo modo, è una cosa che mi fa impazzire di gioia! Ti ringrazio, amicone, ma è anche grazie a voi se tutto ciò diventa possibile. 🙂

    2. Micol Fusca Post author

      Ciao Dario, ti consiglio di riprendere gli scarpini da ballo dall’armadio. Magari se li dai in testa ad Alo mette giudizio 😂

    1. Micol Fusca Post author

      Ciao Alessandro, grazie per seguirmi nelle mie pazzie 😂 Alo è nato per caso, nella mia mente non era che una comparsa. Il problema è che ha iniziato a bussare con insistenza nel mio cervello perché desiderava uscire a prendere una boccata d’aria.