In-corruttibile

Serie: L'Ispettore Solero


La gamba ha uno spasmo così improvviso che rischio di cadere. Ho ancora la pistola in mano e non sarebbe una cosa semplice spiegare perché l’Ispettore Solero spara, se pur accidentalmente, al suo secondo Valdo Mecca, detentore di una cartellina con le analisi del suo sangue. Sangue spalmato alla grande sull’enorme scultura di un cerchio, indizio certo di un probabile serial-killer. Già li vedo i titoli dei giornali: “Ispettore di un piccolo paese di provincia, uccide in maniera atroce un uomo, agghindandolo come un Dio. Non pago spara al vice Ispettore, un uomo mite e di cultura”.

L’occhio ha un fremito e la palpebra inizia a danzare. Questa è nuova, la devo inserire nel mio elenco di scatti incontrollabili. Deglutisco e la lingua mi si incolla al palato, cosa doveri dire? Valdo mi guarda con l’aria di un becchino, rassicurante come una tomba.

«Valdo mi dica che è uno scherzo, che ha iniziato oggi dopo quindici anni a fare battute… se così fosse non le riesce, torni subito ad essere se stesso e lasci a me l’umorismo nero».

Mecca scuote la testa con disapprovazione e si accascia improvvisamente sulla sedia, come se fosse stato tirato dal basso. «Sono convinto che le è ben chiaro a cosa va incontro se la notizia arriva al Questore a Roma… le verrà tolto il caso, ma questo è il meno, sarà annoverato come indiziato principale…» Mecca si tiene la testa tra le mani e sospetto che non sia preoccupato per me, ma più per il fatto che lui questa storia la vuole eviscerare, non se la lascerà soffiare tanto facilmente.

«Non venga a portarmi le arance, li odio gli agrumi» articolo a mala pena prima di afferrarmi alla scrivania mentre una fitta mi sale dalla vita fino alla nuca. Stringo i denti e faccio cenno a Mecca di seguirmi, ho bisogno del mio ufficio, ho maledettamente bisogno del mio tè curativo.

Mi muovo a rallentatore con la gamba destra che mi segue come scia, e quando arrivo sono io a sprofondare nella mia scomoda poltrona.

«Mi faccia la cortesia» dico a Mecca indicando il bollitore elettrico. Valdo sbatte le palpebre come si fosse appena svegliato, mette a fuoco la caraffa elettrica e vi versa dentro dell’acqua. Ha ancora la busta in mano e da come la stringe si evince che non ha nessuna intenzione di mollarla. Infilo la pistola nel cassetto e mi auguro che ci rimanga per i prossimi dieci anni.

Con una lentezza fastidiosa gira la tazza e versa l’acqua bollente. Me la passa senza neanche guardarmi, perso chissà dove.

«Lei non ne vuole?» chiedo tirando fuori il mio barattolo di vetro con dentro l’erba.

«Quella roba mi rallenta il cervello e invece ho bisogno di pensare» sbuffa e si siede davanti a me.

Prendo un ciuffo d’erba e la butto nell’acqua «non rallenta solo il cervello, ma rilassa anche il corpo… comunque suppongo che lei non ne abbia bisogno» ma io si, eccome.

«Non vuole farmi la domanda?» lo guardo, in attesa.

«Quale domanda?» dice Valdo sbattendo ancora gli occhi.

«Forse anche il vapore dà i suoi effetti a quanto pare… andiamo è lei quello arguto e la domanda è quella che si aspetterebbe ogni pubblico: cosa ci faceva il mio sangue sui ghirigori maledetti?» il cucchiaio ticchetta sulla ceramica e l’odore mi rinfranca. Forse sarà la mia ultima tazza di tisana alla marijuana in quest’ufficio, o forse la mia ultima e punto, non credo in carcere sia concessa.

Inaspettatamente lo sguardo di Valdo denota disinteresse, come se si aspettasse qualcosa di più eclatante.

«E questo che c’entra? Lo so benissimo che lei non va imbrattare le sculture durante la notte e neanche ad uccidere uomini per poi disseminare indizi con riferimenti mitologici. Non ci riuscirebbe neanche se volesse» dice sventolando la mano in aria a sottolineare il mio essere inopportuno.

Mi viene da sorridere perché Valdo non si spinge mai con giudizi.

«E poi con tutte le trasfusioni e gli interventi a cui si è sottoposto, prendere un po’ del suo sangue è una cosa da niente» continua Valdo come se il mio plasma si vendesse in latteria.

«Bisogna capire chi la vuole incastrare e soprattutto c’è da chiedersi chi dobbiamo comprare perchè queste analisi risultino diverse»

La mascella mi cade e se ne fossi in grado scatterei in piedi, indignato. Non posso crede che l’integerrimo, incorruttibile Valdo Mecca abbia detto una cosa del genere. Boccheggio in cerca delle parole giuste e ora oltre che storpio sembro pure menomato.

Indosso l’espressione più seria che riesco a trovare. «Voglio sperare che sia una cazzata data dall’ora e dalle circostanze, noi faremo niente del genere e io farò finta di non averla neanche sentita!» Tiro un pugno sul tavolo e almeno questa volta, lo scatto è più che volontario.

Valdo si ridesta tutto insieme e si allunga come un serpente sulla scrivania, gli occhi limpidi e cerchiati che si stringono. «Le ho mai chiesto niente per me in quindici anni che ci conosciamo? Noi eravamo sul sedile del Re, a Roma negli spalti più alti di tutto lo spettacolo, ma quando le è successo l’incidente io l’ho seguita fin qua e…»

«Io non glie l’ho mai chiesto questo e non venga a rinfacciamelo proprio ora!» Questo colpo basso mi fa davvero infuriare.

«Non le sto rinfacciando niente! Ma questo caso, questo caso ha bisogno di lei! Delle sue voci e delle mie intuizioni, e non lascerò che il suo menefreghismo me lo porti via!»

Ecco il punto. Valdo grida come non l’ho mai visto fare, ma non contro di me, io sono solo un ostacolo per il suo ego.

«Dunque l’importante non è arrestare quel depravato con le sue abominevoli messe in scena, ma nutrire il suo senso di potenza…» dico a bassa voce mentre Valdo riprende fiato pettinandosi i capelli scuri all’indietro. Lascia la presa sulla scrivania e con calma torna ad appoggiarsi allo schienale. Si schiarisce la voce «lo sa bene che l’obiettivo è quello e quello soltanto, ma so che è altrettanto consapevole che se non lo prendiamo io e lei, non lo prenderà nessun altro».

Evidentemente Mecca ha già una suo profilo molto chiaro del nostro assassino. Ha il viso ancora congestionato per la conversazione animata ma è tornato il solito Valdo, composto e irreprensibile.

La mia tisana è già tiepida quando prendo il primo, lunghissimo sorso. Nei suoi occhi vedo speranza che cozza con la paura della sconfitta. Chi ha messo la mio il sangue, e perché?

«Non sto ad elencarle tutte le cose a cui andiamo in contro se omettiamo una prova come quella, le sa meglio di me…» lo studio ancora un attimo, voglio davvero mettermi in questa situazione? Voglio davvero continuare a seguire un caso come questo? Sono sicuro che le mie visioni mi tormenterebbero giorno e notte, un tormento che si aggiunge a mille altri. Soppeso sulla mia bilancia immaginaria i pro e i contro e non vedo nessun pro. Sospiro, sono stanco ed è tardi. «Chi è il medico che ha fatto le analisi?» cedo infine.

Valdo spalanca gli occhi con l’aria di vittoria scritta in fronte «Martinelli di Grosseto, i risultati li ha mandati solo a noi, siamo ancora in tempo…» la sua voce è speranzosa tanto da diventare fastidiosa. Butto giù un’altra sorsata con lo sguardo di Mecca attaccato come un guanto.

«Accidenti a lei, accidenti a tutta questa storia! Un Ispettore menomato in un posto come questo dovrebbe occuparsi dei vicini che litigano, al massimo di qualche scazzottata tra ragazzi e invece niente, non c’è pace per i poveracci!» mi passo una mano sulla fronte, sto giocando ad essere arrabbiato e Valdo ora è corrucciato, come se si sentisse colpevole. L’assassino mi conosce? Perché ha il mio sangue?

«Va bene, domani andremo a parlare con Martinelli, voglio un Santuario dedicato alla mia persona quando non ci sarò più, me lo deve!» Valdo salta in piedi come un bambino e sorride. Un momento di euforia e poi la sua faccia torna seria, come in un teatro di maschere. «Ha usato la parola giusta, Santuario… vediamo se sono già arrivati i bomboloni giù al bar, le devo raccontare una storia di Dee.»

Serie: L'Ispettore Solero


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Discussioni

  1. Ciao Virginia, non c’è che dire. Le tue “coppie” sono veramente interessanti! Questo crime che sfuma nel paranormale ormai mi ha presa. E che dire di questo moderno Sherlock Holmes? Valdo è un personaggio in grado di riservare grandi sorprese

  2. “Ha usato la parola giusta, Santuario… vediamo se sono già arrivati i bomboloni giù al bar, le devo raccontare una storia di Dee.»”
    E con questo “gancio” finale mi terrai sveglia fino al prossimo episodio! 😂

  3. “ma quando le è successo l’incidente”
    Ecco, ora son curioso di sapere di più su questa storia… Insomma, l’ispettore Solero non è una persona comune, nè comune è il suo passato. Non è certo il classico eroe agile e forte, nè è la mente del gruppo (per quello c’è Valdo), eppure è un protagonista riuscitissimo. Proprio perchè è una Persona Imperfetta. Come tutti noi, del resto.

    1. Bella anche la complessità di Valdo, aggiungo. Se non fosse terrestre, direi che potrebbe benissimo essere un vulcaniano. Più che dall’incorruttibilità, è guidato dall’estrema razionalità. Accetterebbe di compiere un crimine come mascherare una prova perchè per lui non è altro che il prezzo da pagare per fare in modo che l’assassino possa essere catturato. Mi piace.

    2. Come sempre hai centrato il punto, è proprio così, come in ogni coppia riuscita che si rispetti i due dovrebbero, con le loro diversità, compensarsi. E come scrivi sotto, Valdo è disposto a infrangere il suo personale codice d’onore per catturare il Killer… è sbagliato commettere un’infrazione per un bene maggiore? Forse per Valdo no.
      Grazie tante di aver letto

  4. “«Non venga a portarmi le arance, li odio gli agrumi»”
    ripeto quasi tal quale un commento che ho scritto poco fa in calce ad un altro librick di un altro autore: il sarcasmo e l’ironia ci stanno sempre bene, in ogni momento ed in ogni situazione! : )

    1. Ciao Sergio, ormai lo sai bene che io come te, sono un’amate dell’ironia, anche nelle situazioni più difficili di un racconto.

  5. Virginia, inizialmente avevo creduto di poter leggere questo episodio singolarmente. Una storia a sé stante, per capirci. Non prendo per scontato che una serie significhi obbligatoriamente “a puntate”. Ma infine sono dovuto tornare sui miei passi e leggere tutto.
    Sono rimasto alquanto impressionato. A parte la caratterizzazione dei personaggi, che di per sé merita un plauso, ma l’invenzione, lo spunto ha del geniale. L’aspetto mitologico dona alla trama mistero e profondità.
    Inoltre, trovo la scrittura fluida e perfettamente calibrata per questa trama. Credo di aver intercettato due soli refusi che sono meri errori di battitura, denotando questo una cura estrema da parte dell’autrice, che resta in assoluto la forma di rispetto più bella e vera nei confronti dei lettori.
    Complimenti sinceri, questo trovarmi di nuovo a leggere una “SERIE”, genere che non avevo mai preso in considerazione narrativamente parlando, mi sorprende positivamente.
    Brava Virginia, non per eccesso di confidenza ma perché il solo “brava” è troppo generico. Davvero brava: scrivi benissimo.

    1. Ciao Roberto, il tuo commento mi riempie di felicità. Quello del noir è un genere a cui non sono avvezza e se l’esperimento sta riuscendo mi da la spinta per proseguire. Come ben saprai le storie di coppie di poliziotti sono molto esplorate in scrittura e fare una serie originale non è semplice. Quindi grazie per le tue parole, sono l’energia che serve per crederci un po’ di più. Alla prossima lettura!

  6. Che bello trovare Solero, un personaggio molto affascinante e complesso. Valdo è il suo giusto comprimario, geniale e metodico, ma anche affettuoso. Ottima coppia in un’ottima trama, sono moto curioso di prseguire.

    1. Ciao Ale, hai detto proprio bene, Valdo nel suo essere irreprensibile è anche molto affettuoso con Solero. L’Ispettore è un cinico, ma di certo non gli sfuggono le grandi qualità del suo secondo. Grazie mille di essere passato.