In principio

Serie: Erre


Alle prime luci dell’alba erano tutti svegli e, mentre i tre amici apparivano tesi e perplessi sul loro nuovo compagno di viaggio, lui risultava tranquillo e soddisfatto, pronto a partire.

Erre apriva la fila, procedendo lungo il viale che aveva voluto evitare il giorno precedente.

‘ :-^ ‘ Alessandro annuì, altrettanto fece Gianluca vedendo il cartoncino di Fabiana. Riccardo invece corrugò la fronte “Non vi spaventa questa qui? Cioè, non ha espressione. E’ sempre la stessa e non dice nulla.”

Fabiana cercò nella borsetta il cartoncino giusto, ma a differenza del solito sembrava faticare a trovarlo. Alessandro la fermò “Dopo quanto accaduto, non è questo che mi spaventa per davvero.” Sorrise all’indirizzo dell’amica e si concentrarono sulla marcia.

“Secondo me, dovremmo liberarci di lui. E’ capace solo di dare rogne.” Gianluca lo disse sottovoce per non farsi sentire da Riccardo, ma solo dal suo amico che sbuffò: “Detto alla tua maniera, non mi piace il tuo intervento. É stupida come idea e di certo io non abbandono al suo destino una persona in difficoltà. Non lo conosciamo, non possiamo già additarlo ad ostacolo e poi Erre gli ha offerto del cibo. Dobbiamo dargli una possibilità.”

Nessuno parlò più. L’automa intanto sembrava sicuro della direzione presa. Per un po’ non si presentò alcun pericolo, ma d’improvviso un rumore spezzò quel silenzio ed Erre si fermò procedendo verso l’edificio più vicino. Si rifugiarono al suo interno e si nascosero. All’udire di passi Gianluca sussurrò qualcosa che nessuno comprese, Fabiana mostrò un nuovo cartoncino ‘ :’-( ‘ e Riccardo trattenne il fiato. Erre aveva una mano sollevata, un cenno a tutti loro di stare sul posto e attendere, ma Alessandro disubbidì, avvicinandosi ad una delle finestre per vedere oltre. Di fronte c’era un negozio di elettronica con le vetrate rotte dove sconosciuti entravano: uomini, o almeno così apparivano se non fosse stato per la testa. Una era un televisore di dimensioni quasi adeguate al corpo, mentre l’altra era un tablet, ma ciò che più li contraddistingueva era l’avere tra le mani dei frammenti di specchio su cui osservavano ciò che riflettevano gli schermi, immagini confuse su uno sfondo nero. L’intero gruppo si affacciò per osservare, rimanendo stupiti nel vedere coloro che erano cambiati mettere in tasca gli specchi e cercare tra gli oggetti ancora intatti. Quello col televisore si fermò dinanzi agli schermi di dimensioni superiori al suo, staccò la TV che aveva sopra al corpo e la gettò via, andando a provare nuovi modelli. Altrettanto fece l’altro con i tablet.

“E’ una cosa assurda.” Mormorò Riccardo

“In realtà nemmeno tanto. Stanno solo scegliendo i prodotti migliori.”

“E a quale scopo? Per essere al passo coi tempi? Che se ne fa quello di un televisore da sessanta pollici? E quell’altro del miglior processore se poi si limita a specchiarsi?” ribatté l’altro.

“Tutti vogliono e pretendono il meglio, il più delle volte senza sfruttarlo appieno. Basta possedere ciò che vogliono farti credere essenziale. O che ti imponevano.” Fu la constatazione di Alessandro che si ritrovò a subire lo sguardo torvo di Gianluca, ma si limitò a far spallucce: “Sono libero di dire quello che penso. Nel caso puoi lamentarti su qualche social network.” Ironizzò Alessandro, osservando quegli esseri uscire dal negozio e allontanarsi. Uno con un tablet di dimensioni ridotte rispetto al corpo, l’altro con un televisore curvo e di almeno una sessantina di pollici obbligato a reggerlo con una mano per bilanciarne il peso. ‘ 😀 ‘ fu il parere di Fabiana e anche gli altri sorrisero divertiti. La scena risultava certamente buffa.

Uscirono dalla casa quando si sentirono sicuri, evitando di fare rumore. Ma si fermarono di colpo quando sentirono nuovi passi in lontananza. Si rifugiarono nel negozio di elettronica stavolta, cercando di nascondersi tra gli scaffali. Gianluca rimase indietro: vide un cellulare, era da tanto che non ne toccava uno. Mille euro, ultimo modello, perfetto a vedersi. Quando si accese dinanzi a lui ne fu estasiato. Sicuro che gli altri fossero distanti, si avvicinò al telefono.

Il gruppo proseguì. Erre li guidava rapidamente tra i corridoi, ma Fabiana inciampò e cadde a terra perdendo la borsa; Alessandro l’aiutò, ma si interruppe quando vide Riccardo trovare e raccogliere una pistola.

“Cosa vuoi farci?” Gli chiese Alessandro, duramente.

“Difenderci, qualora servisse. Ho visto di meglio, ma ha ancora qualche colpo. Mio padre lo diceva sempre che era utile essere pronti a tutto.”

Erre fissava Riccardo. Alessandro non aggiunse altro, voltandosi nel sentire un urlo.

“E’ Gianluca. Tu nasconditi e aspettaci.” Fabiana senza la borsa si sentiva persa, la sua espressione solitamente impassibile tradiva un senso di smarrimento. Alla fine andò a nascondersi, mentre gli altri tre tornarono indietro e videro Gianluca a terra che si contorceva. Aveva gli occhi spalancati, usciva schiuma dalla bocca e sul petto aveva conficcato un cellulare. Alessandro si avvicinò e provò inutilmente a staccarglielo. Stava mutando come gli altri.

Un istante dopo un rumore assordò il ragazzo: lo sparo causato da Riccardo aveva colpito in pieno il telefono su Gianluca. L’apparecchio si ruppe e il ragazzo morì sul colpo. Alessandro era sconvolto e non si mosse, guardava il corpo immobile del suo amico; sino a che un nuovo rumore attirò l’attenzione di tutti. Riccardo d’istinto sparò ancora un colpo, prendendo in pieno Fabiana uscita dal suo nascondiglio.

Stavolta Alessandro urlò, si avventò su Riccardo buttandolo a terra e provò a prenderlo a pugni, ma il robot lo fermò. Erre lo accompagnò verso la ragazza che era a terra ma ancora viva, il proiettile aveva solo trapassato la spalla. Lei rimase impassibile, come sempre, ma a quel punto Alessandro non sopportò oltre e urlò: “Basta! Basta nascondersi, basta celare quello che provi davvero, basta fingere. Non sei su una chat, non devi comportarti o fare certe cose perché i tuoi presunti amici ti vogliono così. Non devi comportarti in quel modo perché ti hanno fatto credere che fosse giusto, perché così fanno tutti gli altri. Basta Fabiana, basta!”

Fabiana lentamente, come se fosse la prima volta, mutò poco alla volta d’espressione. Era triste, sofferente e alla fine scoppiò a piangere. “H-ho paura.” disse e Alessandro si calmò, sollevato. Aveva sentito la sua voce, sembrava essere viva.

Erre le si avvicinò e aprì un altro scomparto del suo corpo dove erano presenti bende, disinfettante e ciò che serviva per curarla. Se ne occupò Alessandro, mentre il robot si diresse verso Riccardo che si era alzato e, nel vedere con quanta furia la macchina si avvicinava, gli sparò un colpo senza scalfirne la corazza. Il robot per la prima volta si mostrò ostile e prese il ragazzo per il polso che reggeva l’arma, ma questa non gli cadde di mano, nemmeno per il dolore subito. La pistola stava prendendo possesso di lui così come era avvenuto col telefono a Gianluca. Erre lasciò quindi la presa e gli indicò la porta dove intanto stavano per giungere gli altri che erano cambiati. Riccardo non si mosse “No. Ti prego, aiutami. Io non voglio diventare come loro.”

Ma i tre se ne andarono e lo lasciarono solo. Era troppo tardi.

Il viaggio proseguì e Fabiana si riprese grazie alle cure di Erre e Alessandro. Attraversarono altre città, evitarono i pericoli finché il robot non si fermò indicando davanti a sé, spegnendosi infine. I due guardarono in quella direzione e capirono perché si era disattivato. C’erano altri robot come Erre, anche loro fermi, che avevano guidato i sopravvissuti in un posto sicuro, lontano dall’orrore.


Terminato il caricamento del programma, il robot si mise in funzione e guardò il suo creatore “La tecnologia, l’evoluzione, una gran cosa se fatta con criterio. Come tutto d’altronde. Noi abbiamo dimenticato il senso di certe cose. Siamo arrivati su altri pianeti, abbiamo sviluppato strumenti in grado di aiutare chi possiede menomazioni e potremmo fare anche di più per aiutare chi ne ha bisogno, ma, ormai a nessuno interessa. Alla gente importa essere al passo coi tempi, alla perenne ricerca di ciò che è meglio per loro, dimenticando cosa veramente è utile. Meglio spendere per un telefono o un computer di ultima generazione e rinunciare ad un tozzo di pane. Meglio schernire qualcuno da dietro uno schermo piuttosto che cercare il dialogo. Meglio avere il meglio piuttosto che fare ciò che è meglio. Ce la siamo cercata amico mio, ma tu, tu e gli altri, forse, potete ancora aiutarci.” Osservò quell’ultimo automa e gli altri uscire, coloro che erano stati mutati dalle macchine erano lì sulla porta e presto l’avrebbero sfondata. “Siete l’unica speranza di trovare coloro che possono aiutarci a rimediare. Ricominciare, ancora una volta.”

Serie: Erre


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Discussioni

  1. Ciao Salvatore, il tuo è un racconto piuttosto originale. Su tutto, ho amato la ragazza che comunica grazie agli emoticon. Hai tinteggiato di tinte apocalittiche, sci-fi, un’aspetto del nostro vivere che purtroppo non è lontano dalla realtà: la tecnologia sta soppiantando l’umanità

    1. Ciao
      Prima di tutto, ti ringrazio per il tempo dedicato al mio racconto.
      Ho cercato di seguire almeno una delle ‘linee guida’ della fantascienza: raccontare i disagi e i problemi attuali attraverso il futuro.
      Non sono Orwell, ma il solo fatto tu abbia apprezzato anche un solo punto del mio racconto mi fa davvero piacere.