Infatuazione

Serie: Diario di due amori sbagliati


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Luciano scopre un paricolare lato della personalità di Emma.

 Penso alle parole di Emma: “Come vanno giù i collant, vanno i jeans”. Era un messaggio e io non lo avevo colto. In casa lo sguardo mi cade sui documenti per il curatore che ho ancora sul tavolo e mi viene male. E’ meglio che esca. Scendo in strada e per distrarmi osservo con impegno ogni cosa che vedo. Conto le auto che passano, le impalcature sul fabbricato in costruzione di fronte, i numeri civici a destra e a sinistra, i negozi, le merci in vetrina, le commesse e la gente per strada. Dopo un’ora, stufo, mi trascino di nuovo dentro casa. Le otto: mangio qualcosa mentre leggo ” Il vecchio e il mare” di Emingway che non ho ancora finito. Un’altra ora è passata, alle nove e tre quarti non so più cosa fare, prendo una pastiglia e mi metto nel letto. Chiudo gli occhi e comincia il doloroso lavorio della mente; i pensieri si rincorrono in una giostra di sentimenti dettati dal desiderio di avere qualcuno, qui, adesso, e la testa mi si riempie di cose. Mi vedo percorrere l’autostrada di corsa, parcheggiare, attraversare la strada, bussare al campanello… lei scende e mi prende per mano. E’ come se fosse reale: Sento la morbidezza delle sue labbra, il calore del suo corpo, il suo profumo. Un brivido mi percorre ancora la schiena. Non capisco a chi sto pensando: Grazia? Emma? Mia moglie? Nessun viso. Invasato da un desiderio feroce mi sveglio per tempo, allontano le coperte e scendo dal letto. Il freddo del pavimento fa svanire di colpo ogni illusione: tremo nervosamente, vado alla finestra e guardo fuori, è notte fonda! Scuoto la testa e mi rimette nel letto. Mi rannicchio con le mani tra le cosce in posizione fetale e fantastico di nuovo tra sogno e realtà. Sotto casa di Emma scopro l’auto e strombazzo, lei si affaccia, mi vede e dice che scende. Dal portone però sbuca il marito che brandisce un coltello. Faccio forza sull’acceleratore ma ho il piede bloccato, l’uomo vibra il fendente, caccio un urlo e mi sveglio: per fortuna sognavo. Sono tutto sudato, tolgo via la maglietta, in cucina cerco una pastiglia di Aulin, mi ricordo di averla già presa e desisto. Faccio scorrere l’acqua, mi bagno la fronte, riempio il bicchiere, bevo e mi appoggio di nuovo sul letto. Ma il sonno non viene.

E’ lunedì, giorno di compere. Emma arriva puntuale e sorridente come sempre. Ha addosso un leggero vestito di organza di colore turchino che le arriva al ginocchio, scarpe alte, borsetta a tracolla, piumino tra le mani. Saluta tutti e sale sul furgone. Qualche chilometro  e le squilla il telefono, si accuccia contro il finestrino e risponde. Parla sottovoce per non farmi sentire, o forse è il suo modo di parlare al telefono. Pronuncia frasi brevi, senza tradire emozione. Nell’accucciarsi il vestito già corto le è salito scoprendo le cosce fino alle mutande e il sangue mi sale alla testa. Io sono frettillo, come dicono a Napoli, non resisto, non con una stanotte trascorsa a sognarla nelle posizioni più strane; chiudo gli occhi, allungo la mano e le accarezzo la natica. Smette di parlare all’istante, si volta e mi guarda con sguardo severo e io Imbarazzato lascio la presa. Lei posa il telefono in borsa, si avvicina, prende la mia mia mano tra le sue, se la porta tra le cosce, stringe, chiude gli occhi, sospira lungamente e sussurra:

-Accosti! – C’è un modo morboso nel suo modo di essere. Non me lo lascio ripetere, cerco uno slargo, lo trovo e mi fermo. Lei scivola via, appoggia le spalle alla portiera e si toglie gli slip, poi si sposta spalle al cruscotto e mi invita a sedere al suo posto. Quando le sono davanti, appoggia i gomiti sul cruscotto si solleva e mi viene sopra. E’ troppo per me, sono un tipo all’antica, la donna che prende l’iniziativa mi imbarazza, mi castra e mi affloscio. Lei non demorde, mi accarezza e mi massaggia finché non si sveglia, lo tiene dritto, si inarca e vi si cala decisa. Mentre geme mi guarda negli occhi, poi, in preda ad un orgasmo infinito grida e mi morde la spalla. Quando sente che anche io sono massimo stadio si ritrae, lo lascia sfilare, lo impugna, mi dà ancora un morso sul collo e fuori di se grida forte:

– Adesso, adesso!! schizzami tutta! – e io scoppio imbrattandole le mani, le cosce e anche il vestito. Il tutto in un paio di minuti. Esausti e appagati rimaniamo l’una sull’altro senza parlare.

-Stai bene? – dopo un po’ le domando.

-Si, benissimo, e lei? – Sorrido.

-Mai stato meglio… – Dico e la scosto con dolcezza. Poi aggiungo:

-E’ stato bello… –

– Bellissimo! – Lei risponde felice.

Lungo la strada nessuno dei due ha parla. Mi sento così bene, vorrei dirglielo ma non trovo le parole. Ogni tanto tento di aprire la bocca, poi la chiudo e sto zitto. Prima di rientrare in deposito, mi fermo e tento di dire qualcosa ma Emma mi  tappa la bocca con due dita alle labbra e sussurra:

– Non dica niente, la desideravo dal primo momento.

Non parlo. In deposito ci comportiamo come se niente fosse successo, lei aiuta i ragazzi a dividere le merci e va via. Tornato a casa mangio tutto quello che ho nel frigo, poi mi adagio sul divano e lascio correre la mente. Il sesso con lei è così naturale, così esaltante, stuzzicante, elettrizzante. Affronta l’amplesso senza falsa ritrosia, senza se e senza ma, e la immagino  in mille modi: nuda su un cavallo che corre nel prato, nuda tra le onde del mare, nella neve caduta di fresco, nell’erba. Il pensiero di lei non mi lascia un minuto, ho una tale smania addosso, un desiderio che cresce ogni minuto di più, sono quasi tentato di farmi; finalmente mi addormento e ovviamente la sogno. 

mattino mi sveglio più che mai eccitato, non resisto, e, prima di mezzogiorno corro da lei. Alle dodici e trenta quando va via la collega  le chiedo di restare. Lei aspetta che la collega esca, va alla porta, la chiude a chiave, vi si appoggia e con naturalezza si sfila le mutande e le appende alla maniglia, poi si sposta, si siede sul tavolo e dondolando le gambe e mi tende le braccia. Il piacere corre fulmineo lungo la schiena, la prendo e in un attimo sono sul punto di esplodere, se ne accorge, affonda le unghie nelle braccia e sussurra:

-Mi aspetti! – Cerco di pensare ad altro per ritardarmi e, quando lei, scossa da innumerevoli sussulti grida:

– Adesso, adesso. –  insieme arriviamo all’orgasmo.

Dopo qualche minuto si tira su, mi bacia, mi sistema la camicia nei pantaloni e mi chiude la zip, mi allaccia la cintura, mi dà un buffetto sull’anca e salta giù dal tavolo e va in bagno. Quando torna mi chiede:

– come sto? -.

-Sei bellissima – Le rispondo convinto. Dice devo scappare  si avvia alla porta.

– Emma? – La chiamo. Lei si volta, sorride e dice:

– Che c’è? –

– Pranziamo insieme? – Lei sorride dice che non può e scappa via. 

Vado a casa e mangio qualcosa, metto la sveglia alle quattro e mi stendo, Quando suona la sveglia  ho ancora lei nella testa e prima di sera corro da lei prima che chiuda.  Uscita l’altra commessa  si avvicina e mi bacia  Tento di trascinarla via, siamo proprio davanti alla vetrina e lo dico.

– Potrebbero vederci – 

-E allora? E’ eccitante rischiare di esser visti! – dice e  tenta di passare all’azione, ma io la sollevo e la porto dietro la cassa; mi allenta la cintura, si inginocchia, lo prende e va su e giù con la bocca. Quando sente che sono stremo lo molla, si alza e si lascia bagnare la mano.– Quanta! – esclama contenta e soddisfatta mi bacia. Va in bagno poi esce e mi fa una carezza, chiede se ho le chiavi per chiudere e va via senza dire altro.

Questa donna ha un comportamento irrazionale e infantile; anche se la sua condotta sembra costante e programmata;  non va mai fuori dallo schema, del“mordi e fuggi”, non c’è niente di preordinato in lei, il sesso  non sembra coinvolgerla più di tanto;, ma credo che non sia mai del tutto sincera, persino falsa. La sua particolare personalità derivaeriverà da una mancanza di affetto nei primi anni di vita, forse una madre anaffettiva ha causato  in lei una carenza sul piano emotivo che l’ha lasciata senza i necessari freni, con la conseguente mancanza di controllo delle pulsioni che non elabora ma agisce immediatamente. Di qui la sua aggressività erotica predominante. Procede dritto per la sua strada seguendo i suoi bisogni, senza pensare alle conseguenze. Un po’ mi spaventa, ma malgrado ciò, sento la voglia di integrarmi in questo suo modo di vivere, stabilire con lei una complicità, sicuramente viziosa, ma molto eccitante, anche senza sentimento. E’ uno strano rapporto che le conferirà una sorta di potere su di me, di questo sono conscio, ma sono  lo stesso deciso a viverlo fino in fondo con lucida ostinazione, anche se devo oltrepassare i miei limiti.

Serie: Diario di due amori sbagliati


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