INIZIA “OGNISSANTI”… spessi spettri e bicchieri tintinnanti

Serie: JACK O’LANTERN. La vera storia dei digrignanti lumi di Halloween.

Il buio della notte di Ognissanti asfissiava le strade di St. Peter con una pioggia arrabbiata e fredda; i tuoni facevano un baccano tale da sembrare tanti cavalli impazziti e scalpitanti, idrofobi.

Il Diavolo, stretto nel mantello, era piuttosto affamato e annoiato. Sarebbe dovuta essere una notte stimolante… le streghe cantavano nei boschi e si stringevano schiena a schiena invocando il suo nome. Gli spiriti inquieti piangevano sulle porte delle loro case ma nessuno poteva vederli. Lucifero era piuttosto infastidito da tutto questo baccano. Era ancora infuriato per ciò che aveva sentito dire da Jack; in quel momento non aveva reagito perché sapeva che la punizione sarebbe dovuta essere esemplare e… divertente. Lui non faceva nulla che non potesse trastullarlo almeno un bel po’, non c’erano principi che tenessero se non avesse potuto goderne.

Molte finestre spezzavano l’oscurità con candele accese che volevano aiutare i morti a ritrovare le loro dimore terrene. Chi aveva paura delle proprie colpe verso i defunti aveva spento il camino per cercare di confondere gli spiriti inquieti, e arrabbiati. Il Diavolo passando accanto al cimitero si grattava la barba, e non aveva intenzione di venir distratto da tutti quei lamenti provenienti dalle tombe. Neanche il Principe delle più oscure e nere paure quella notte aveva pace. Il suo passo svelto si dirigeva verso la taverna: una buona bevuta gli avrebbe schiarito la mente o forse lo avrebbe fatto dormire profondamente, e beatamente, tra i seni umidi di qualche brava lavorante incontrata tra i tavoli… forse non avrebbe pensato a Jack… forse avrebbe trovato il giusto modo per beffarlo come meritava.

«Quel lurido ometto pagherà con tormenti che gli faranno apparire l’Inferno come un bordello in festa!» disse a denti stretti, guardando nel cimitero e notando che la tomba dell’avvocato Longline era circondata da una nebbia grigia e grassa. Si fermò e guardò meglio: la sua curiosità era maggiore forse più della sua sete e della sua brama di vendetta. Vide lo spirito del panciuto avvocato chino e pensoso. Da lontano il Diavolo gli urlò: «Longline vecchio bastardo! Non mi desti l’anima e adesso invece di bearti delle beatitudini beate stai lì come un tricheco assonnato… Che “diavolo” stai guardando?»

Lo spettro lo guardò e riconobbe il suo vecchio tormento, non voleva neanche rispondergli ma dopotutto ora, il Diavolo, non poteva più nuocergli in alcun modo. A quel punto si alzò in volo sul piccolo cimitero bluastro e rispose: «Vecchio “amico”… come mai non vieni a parlarmi da vicino… ah già non puoi!», entrambi scoppiarono a ridere. Il Diavolo aveva un buon senso dell’umorismo e odiava non fare conversazione; quella sera dopotutto aveva bisogno di distrarsi tale era il suo stato di bollore.

L’avvocato, dopo essersi sistemato le bretelle che tenevano su brache senza gambe, diventò serio: «Vecchio mio, vedi la mia famiglia è tutta qui… le loro spoglie riposano, e io non riesco ancora a raggiungere il Signore perché qualcuno ha rubato la recinzione che avevo fatto fare per unire le nostre tombe in questo letto eterno. Ieri sera li ho visti… uno era lì dove siete voi, l’altro curvo e lesto come una faina è entrato nel cimitero e si è preso la mia ringhiera di rose e croci. Io mi sono svegliato e sono corso dietro a quei manigoldi… non sono riuscito ad afferrarli ma ho riconosciuto il più alto tra i due… era quel maledetto fabbro ubriacone: JACK!»

A sentire quel nome Lucifero strinse il suo mazzo di carte. Iniziò a passarselo tra una mano e l’altra così nervosamente, ma con eleganza e maestria, che fece distrarre per un attimo dal suo tormento anche lo spirito di Longline. Sentire ancora quel nome lo aveva fatto così infuriare, ma non voleva darlo a vedere per mantenere la sua cupa compostezza. Almeno davanti a uno spirito che non era neanche roba sua.

Il fantasma, appoggiando la mano evanescente sullo steccato del cimitero, continuò: «Ho iniziato a urlare e dibattermi… ho tirato le loro stupide barbe ispide ma loro non facevano che ridere e prendersi gioco di me. Quel maledetto Jack è un demonio senza paura».

Lucifero non riuscì più a trattenersi e sbottò: «Senti Longline i démoni di certo non vanno in giro a rubare le tue ringhiere da quattro soldi, e dovresti badare bene a come parli… non posso portarti all’Inferno ma posso sempre andare a trovare i tuoi amati orfani se vuoi…»

L’avvocato capì che forse si era confidato troppo e cercò di sorridere chinando il capo in segno di contrizione e pentimento.

Il Diavolo non restò lì a vedere quello spettacolo noioso di spettri che si lamentavano per questo o quell’altro motivo. Lasciò il suo interlocutore attaccato allo steccato, come un lenzuolo, e continuò per il sentiero dritto verso la taverna.

Entrò scrollandosi la pioggia, e le lamentele di Longline, dalle spalle; e si sedette al bancone sbattendo i tacchi sulle gambe degli alti sgabelli decorati dai segni di tarli laboriosi. L’oste conosceva bene il suo cliente, ma offrendo zuppe di cipolle capaci di far resuscitare i morti, e whisky al miele che risvegliava le fiamme endemiche del petto del Principe Infernale, fino a quel momento non aveva avuto noie da quell’occasionale frequentatore così speciale.

Lucifero, afferrato il bicchiere e posizionandoselo davanti al muso in ombra, iniziò a ticchettare con le unghie un motivetto ritmato sul legno appiccicoso del largo bancone. L’oste lo guardava mentre asciugava con uno straccio unto qualche boccale. Il Diavolo voltò il capo a destra e vide Padre Perry. Quell’uomo gli aveva procurato dei giusti godimenti . Sentendosi ancora furbo, potente e sicuro… offrì un boccale di birra scura al suo compagno di bancone. Padre Perry non si rifiutò e brindò lì con il Diavolo pensando fosse un brindisi a una resa pacifica.

Povero l’uomo certo… povero l’animo fiducioso che, di speranza cieco, non vede le braci del mondo che dall’Inferno creano un terreno unico di lotte e malefici.

Preso da quel liquido spumoso e forte il sacerdote prese a parlare: «Sai Lucifero… è qualche giorno che non ti vedo. Le mie preghiere sono state esaudite e brindo a me e a te che hai saputo riconoscere la potenza della preghiera a nostro Signore…»

Il Diavolo inghiottì una risata e prese a lisciare una carta vuota che portava nel taschino superiore della giacca: la carta era separata dal resto del mazzo, all’interno non era miniata, a differenza delle altre; ed era lucida e scalpitante come gli occhi di un giovane puledro.

Ogni carta di quel mazzo conteneva un’anima. Appena il Diavolo sarebbe tornato all’Inferno ognuna di esse avrebbe liberato uno spirito dannato tra i corridoi infuocati della pena eterna.

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Lucifero amava le cose belle. Si vestiva piuttosto bene ma senza dare troppo nell’occhio per confondersi bene tra gentiluomini, artisti e poeti dell’Amore più ardente. Quel mazzo era qualcosa che lui amava molto. Le carte riportavano un umano bestiario di anime desiderose e prepotenti; ognuna era disegnata con minuziosi particolari di espressioni fisse e gesti simbolici, talmente ben realizzati da sembrare ancora “dannarsi” sulla terra per bramosie e ricchezze. Il Diavolo faceva miniare le sue carte a uno strano amico mortale… un uomo non buono, neanche cattivo: un medico giovane e oscuro. Il dottore era conosciuto per la sua straordinaria bravura da miniaturista. Egli riportava i risultati dei suoi studi di anatomia su volumi grandi e pesanti: vi disegnava arti e corpi morti, che lui amava possedere con le sue mani delicate e sporche di rosso sangue, e inchiostro color porpora. Il medico aveva venduto l’anima al Diavolo molti anni prima in cambio della conoscenza dell’essenza della vita. Lucifero gli fece pervenire ogni genere di corpo da vivisezionare e violare con lame e forbici. Gli aveva dato la facoltà di non aver rimorsi per quelle sanguinose e ignominiose indagini, ma lo ingannò due volte prendendogli l’anima e facendogli scoprire, non intenzionalmente, che forse la vera essenza della vita risiedeva in qualcosa di cui la morte era solo la porta. Quel qualcosa al dottore, però, sfuggiva.

I resurrezionisti: gli “studiosi di medicina” dall’operato losco, i quali si servivano dei corpi trafugati per i propri studi; e i ladri di cadaveri su commissione, aiutati nell’oscurità dal favoreggiamento silenzioso del fosco complice infernale, gli procuravano materia morta in abbondanza. Quei corpi senza vita, così pacifici, gli facevano invidiare la loro possibilità di redenzione. Il giovane medico non capì mai da dove venisse la vita: non avendo più un’anima non poteva trovarne altre tra cuori infranti e stomaci squartati. Alla fine aveva scambiato il suo bene più prezioso e che gli avrebbe fatto pervenire le risposte che cercava, se l’avesse ascoltato, per la consapevolezza che il “grande mistero”, di cui agognava la conoscenza, era incomprensibile anche per il Diavolo. Dopotutto ciò che il suo padrone gli aveva dato come una soluzione fu una beffa; ma probabilmente un inganno che questa volta il Diavolo perpetrò con “innocente” ignoranza.

CONTINUA…

(Ph. Francesca Lucidi)

Serie: JACK O’LANTERN. La vera storia dei digrignanti lumi di Halloween.
  • Episodio 1: “JACK O’ LANTERN”, LA LEGGENDA DAL PRINCIPIO. Il Diavolo sceglie sempre, Il Diavolo scelse St. Peter
  • Episodio 2: DAVANTI ALLA FUCINA DELLE VANTERIE DI UN FABBRO UBRIACONE… IL DIAVOLO SI FERMÒ
  • Episodio 3: INIZIA “OGNISSANTI”… spessi spettri e bicchieri tintinnanti
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Francesca, l’introduzione delle foto si è rivelata la ciliegina sulla torta (per altro, già buona di suo). Mi piace questo accostamento visivo, dopo averti “frequentata” nel web per qualche tempo immagino come potrebbe essere la tua serie corredata da un file audio 😱 Un’esperienza a 360° gradi 😈

      1. Francesca Lucidi Post author

        Grazie mille cara. Sono onorata; Lucifero è una figura a tratti quasi adolescenziale… resterà così fino alla fine?

    2. Antonino Trovato

      Francesca, i tuoi racconti sono sempre avvolti da un fascino incredibile, le foto abbinate in questo episodio sono suggestive, dark al punto giusto, ma le immagini che tu riesci a imprimere nella mia mente attraverso le tue parole, con quella patina oscura, inquieta, ironica, ammiccante e sfacciata, sono senza alcun dubbio più forti! Il ritratto che fai di Lucifero è quello di un Principe inquieto, che “rimbalza” tra un anima all’altra in cerca di svago… e anime da dannare, ma… c’è ne una che si fa beffe di lui… inaudito, gli dà persino da pensare! Il concetto di anima è centrale in questo episodio, impossibile cogliere l’essenza della vita se il pneuma, o soffio spirituale, manca nel corpo… e un anima senza il corpo perde in sé il concetto stesso di vita… un bel dilemma filosofico, ma in fondo Lucifero ci ha guadagnato, e chissà se Jack farà parte del suo tenebroso mazzo di carte infernale… un abbraccio, a presto!

    3. Isabella Sguazzardi

      Ciao Francesca,
      mi sta affascinando la figura del Diavolo elegante che si mescola alla gente comune. Composto, ammiccante, leggero e crudele allo stesso tempo… Adesso vediamo quale sarà il destino del medico senz’anima…. Brava! 😊

    4. Giuseppe Gallato

      Ciao Francesca. Parto dalla fine, dalla foto: oltre a essere uno scatto da incorniciare, è davvero evocativa. Già attraverso il tuo stile – che grazie a questo genere assume secondo me maggiore bellezza – il lettore viene totalmente immerso nei tuoi mondi, travolto dai significati espressi e da quelli nascosti. Ma quella foto lì, messa alla fine, è proprio una chicca dal valore squisitamente goticoso! La bellezza dell’oscurità! 🙂 Complimenti!

    5. Debora Aprile

      “Povero l’uomo certo… povero l’animo fiducioso, che di speranza cieco, non vede le braci del mondo che dall’Inferno creano un terreno unico di lotte e malefici.” Semplicemente stupendo! Riesci sempre a rapirmi con i tuoi scritti. ❤

      1. Francesca Lucidi Post author

        Little star… mi mancavi 🖤. Sempre onorata della tua attenzione. Alzo il bicchiere e ti attendo tra carte e whisky…