Ipotenusa

Il vecchio muro della scuola Saint Johns cadeva a pezzi. I mattoni marroni di cui era formato erano ormai usurati dal tempo, al punto tale che si sgretolavano in polvere fine. Marcus se ne stava appoggiato a quel muro, incurante del fatto che potesse sporcarsi la divisa scolastica o peggio ancora, farsi male per la caduta accidentale di qualche calcinaccio. A quindici anni si è sprezzanti del pericolo, è un dato di fatto, ma Marcus risultava un ragazzo più deficiente della media. Non che soffrisse di qualche deficit mentale, no era proprio stupido di suo. Certo era, che la situazione familiare non era stata delle migliori. La madre, una nota prostituta della zona, si sparava eroina nelle vene davanti al figlio, incurante dell’educazione che potesse venirne. Il padre non era mai apparso alla vista del ragazzo, voce di popolo narrano che Marcus fosse figlio di uno scaricatore di porto, mezzo gobbo che una volta vinto a carte cento sterline preferì spenderle con la madre del ragazzo, piuttosto che finirle a whisky in una bettola vicino al porto. Mentre Marcus fumava, ripensava alla professoressa Doroty Catcher, sua insegnante di matematica. Si era permessa di interrogarlo sul teorema di Pitagora, e il povero Marcus non ricordava la parte finale della formula, quella che contiene la parola ipotenusa. La sua ignoranza in materia provocò le risa dei compagni di classe, facendo fare allo stolto ragazzo una figuraccia pessima.

“Maledetta stronza”, esclamò Marcus mentre spegneva la sigaretta sul vecchio muro.

Si avviò verso il boschetto di Pincherly, li il nostro ragazzo era solito divertirsi nel catturare qualche animale e torturarlo. A Marcus non importava della sofferenza che potessero provare quei poveri scoiattoli o roditori, per lui il divertimento era vederli contorcere in preda ai dolori per sue angherie. Finiva sempre i poveri animali con l’impiccagione e per compiere il suo rituale li seppelliva ai piedi di un albero. Mentre scrutava il suolo boschivo in cerca di animali o tracce di essi, senti dei rumori provenire da un cespuglio. Capì subito di cosa si trattasse, più che rumori erano mugolii di piacere. Marcus si avvicinò al fogliame, con fare silenzioso, e spostando un pò le fronde vide la professoressa Catcher fare sesso con un ragazzo molto più giovane di lei. Mentre la professoressa si deliziava nel fare sesso orale a quel giovane ragazzo, Marcus si distrasse a pensare che egli non aveva avuto mai il piacere di fare un pò di zozzerie con qualche sua coetanea. Certo aveva visto molte volte sua madre scopare con qualche cliente ma questo non gli aveva creato eccitazione. Mentre era intento a fare queste riflessioni, fu destato dalle urla del ragazzo.

“Sei una maledetta troiaa!” esclamò il giovane amante della Catcher, prendendo una pietra da terra colpì la professoressa alla tempia, tanto forte da fracassargli l’orecchio.

Portando la pietra con se, il giovane scappò.

Marcus alla vista di tanto orrore si eccitò. La cosa non lo aveva spaventato ma eccitato all’inverosimile, provava un erezione mai avuta negli anni precedenti. Si avvicinò al corpo dell’insegnante e la trovò distesa a terra con la testa ricoperta di sangue. La gonna della Catcher era leggermente alzata mentre le mutandine erano tirate giù fino alle caviglie.

“aaaiuttooooo ti pregoooo aiuuuuttooo…” proferiva con un filo di voce la povera professoressa Doroty Catcher.

Per tutta risposta lo stupido Marcus si abbassò i pantaloni e la penetrò. Mentre la scopava tra la vita e la morte recitava a memoria il teorema di Pitagora, godendo come un ossesso, provando sensazioni mai provate, il suo cervello era in estasi.

“La somma dei quadrati, costruita sui cateti è equivalente al quadrato costruito sull’ipotenusa..” esclamò in estasi lo stolto Marcus, eiaculando nel corpo della defunta Doroty. Finito il tutto se ne andò a casa come se nulla fosse successo.

La polizia del paese, comandata dall’ispettore Tebelis non ci mise molto a raccogliere prove contro il povero Marcus, prove schiacciati, tracce di DNA inconfondibile. Non essendo in grado di difendersi o pagare un buono avvocato, fu incolpato di omicidio di primo grado. Siccome in quel paese vigeva la pena di morte per iniezione letale, al ragazzo non fu risparmiata tale sorte. Marcus era legato al letto, con aghi infilati nelle braccia. Il prete si avvicinò;

“Cosa vuoi dire figliolo, prima di abbracciare il signore”, disse il prete con voce calda e profonda.

Marcus alzò la testa e si guardò in torno, al di la del vetro cerano i familiari della povera Doroty Catcher che lo guardavano con occhi cattivi e vendicativi.

“Lo sapevo che prima o poi quel coglione di Pitagora mi avrebbe fottuto” esclamò il ragazzo mentre abbassava la testa. E dopo per lui fu il nulla.

Fine

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