IV – Il Lord Nero

Serie: La Triste Storia di Uccello Mendace - La Bella e la Bestia


Il giorno successivo Patra ed Alo caricarono i bagagli sui rispettivi cavalli, decisi a raggiungere la pianura di Harin entro un paio di giorni. Shawo era abituato a condurre il padrone per lunghi tratti senza dare mostra di sforzo, ma Belle, la pezzata di Patra, non aveva una forza tale da competere con lo stallone. Avrebbero alloggiato per la notte al coperto, profittando delle locande lungo la via. L’esperienza suggeriva in tal senso, l’elfo ricordava ancora il viaggio fatto l’anno prima. Quando si erano accampati nel bosco, il Mago si era rivelato un vero impiccio.

L’assassino controllò che il bagaglio del ragazzo fosse ridotto al necessario, altro motivo per cui avevano avuto di che questionare, e avesse con sé un’arma. Patra si limitò a mostrargli una fiaschetta d’argento, assicurandogli che la pozione contenuta gli avrebbe permesso di prendere parte alla battaglia. Per un’istante, nella mente dell’elfo comparve l’immagine di una blatta gigante pronta a staccare la testa degli avversari a morsi; scosse il capo liberandosi di quell’assurdo pensiero e preferì non chiedere.

Arrivato alla bisaccia destra, si accorse che la cinghia che ne assicurava il contenuto non era chiusa del tutto. Prima di potervi porre rimedio, il musetto di Principessa fece capolino; la gatta lo guardò dritto negli occhi, sfidandolo a mettere in atto il suo proposito. L’assassino comprese che anche con lei era tempo perso; la lasciò lì e rivolse al mago un’occhiata di fuoco. Se la bestiola desiderava mettere a rischio la pelle, cadendo per finire sotto gli zoccoli dei cavalli, non era affar suo.

Una volta in sella, calarono i cappucci del mantello sul volto e spronarono le cavalcature in direzione della porta principale di Laysa. Il tempo non aveva cessato di essere inclemente, gli scrosci di pioggia li accompagnarono per tutto il primo tratto di strada.

Il mattino dopo la pioggia si era fatta più sottile, per scomparire del tutto non appena lasciata la marca.

Patra ne approfittò per affiancarsi alla cavalcatura di Alo, con l’intenzione di scambiare qualche chiacchiera. Il viaggio era stato pesante; una volta giunti alla locanda per trascorrere la notte, aveva avuto la forza di sostituire gli abiti con un cambio asciutto, mettere qualcosa nello stomaco, ed era crollato a dormire pesantemente. Principessa lo aveva seguito di propria iniziativa e si era acciambellata ai suoi piedi.

Il mago spinse all’indietro il cappuccio, esponendo il capo ai timidi raggi di sole che si erano fatti strada fra i nuvoloni. Non riscaldavano granché, ma erano i benvenuti.

«Pensavo che il tuo Maestro fosse morto e sepolto da almeno cinquant’anni.»

Il padrino gli aveva confidato l’identità dell’uomo che aveva avuto modo di incontrare Scarlet Vader. Alo si fidava della sua parola, negli anni trascorsi assieme nessuno dei due aveva avuto segreti per l’altro.

«Mi è maggiore di dieci anni. Quanto sono giunto nelle terre umane non sapevo come tenere un’arma fra le mani; non so cosa lo ha spinto a farmi da mentore, ma gliene sarò per sempre grato.»

Patra non faticò a fare il conto. «Ha novantadue anni? Sei certo sia ancora in vita?»

«Sì.»

Alo si chiuse in un freddo silenzio; diede un leggero colpo sul fianco di Shado, facendolo avanzare di qualche passo. Patra decise di non indagare oltre, sperando di non aver messo di malumore il padrino.

Proseguirono fino a quando il sole giunse allo zenit. Attraversarono diverse zone boschive che si alternavano a spazi aperti, per lo più abitati. Piccoli villaggi, dove quella a prevalere era l’attività contadina. Osservando i campi, compresero che il tempo era stato clemente con loro: le messi erano pronte per essere raccolte.

Una volta superata una cinta collinare, la pianura si rivelò loro d’improvviso. Opulenta di colori. Formavano una sorta di scacchiera: oro, verde e smeraldo di alternavano in maniera pressoché regolare.

Prima di spronare Shado in direzione del declivio, Alo indicò ad est. «Non manca molto.»

Patra lo seguì, felice della buona notizia. Sentiva su di sé la stanchezza di Belle ed era preoccupato per la cavalla: non era avvezza a simili viaggi. Si chinò ed allungò un braccio per farle una carezza sul muso. «Ci siamo quasi, bellissima. Ancora un po’ di pazienza.»

Il Lord Nero viveva in una splendida villa di campagna. Una magione signorile, costruita in solida pietra grigia, grande quanto un piccolo castello. Il parco antistante accoglieva l’ospite in un tripudio di forme, odori, colori. Siepi tagliate con precisione maniacale, cespugli di rose vermiglie, aceri centenari che levavano al cielo i loro rami ritorti adorni di splendide foglie rosse.

Fermata la cavalcatura, Patra si lasciò avvolgere dalla brezza gentile, allargando le labbra in un sorriso.

«Dannato di un elfo. Se non ricordo male, avevo detto di non voler più vedere la tua brutta faccia!»

Il mago seguì lo sguardo del padrino, rivolgendolo all’uomo che si stava avvicinando. Si reggeva a un bastone intagliato che lo superava di un palmo in altezza, portandolo avanti per accompagnare il passo. Il Lord Nero, quello era il suo nome da assassino, non dimostrava la sua età. Era ben dritto ed i suoi occhi erano acuti. Patra indovinò che in gioventù era stato un uomo di notevole fascino: anche da anziano, quella qualità non gli faceva difetto.

Nonostante le rughe la sua pelle scura aveva mantenuto tono e appariva sana: i capelli sale e pepe erano acconciati in piccole trecce che gli arrivavano al petto e le sue guance erano coperte da una corta barba riccia.

Alo scese da Shado, senza far cenno di volerlo raggiungere. Fu il Lord a farlo e una volta di fronte all’elfo, lo sovrastava di quasi una testa, lo guardò in attesa di una spiegazione.

Il Mago lesse molto negli sguardi che si scambiarono: comprese che l’affetto che li legava non era scomparso. Seppe senza bisogno di chiedere, che il Lord Nero aveva allontanato la Bestia perché desiderava lasciargli il ricordo di un uomo nel pieno delle forze.

«Ho bisogno del tuo aiuto.»

Il Lord non chiese nulla. Rivolse l’attenzione su Patra.

«E tu, giovane amico, chi sei?»

Il mago smontò a sua volta, inchinandosi con grazia.

«Gatto Mannaro, mio Signore. Sono felice di fare la vostra conoscenza.»

«Gatto…» Chiaramente basito, il Lord si riappropriò dello sguardo dell’elfo. «Quel “Gatto Mannaro”?»

L’elfo annuì. Non gli fu difficile intuire che i fatti accaduti a Udaka fossero noti al Lord: oramai in ogni parte del paese si narrava di come il prode Gatto Mannaro avesse sconfitto l’Orca Regina.

«È uno scherzo?»

Alo, sempre in silenzio, scosse il capo in un cenno negativo.

«Gli Dèi ci proteggano!»

Patra arrossì come un bambino e abbassò gli occhi a terra.

«Hai detto di aver bisogno del mio aiuto.»

Il tono di voce del Lord parve meno bellicoso ed Alo intuì che il Maestro aveva accettato la sua presenza.

«Dobbiamo trovare Scarlet Vader. Tu sei l’unico che può aiutarci nell’impresa.»

Quello che illuminò gli occhi dell’uomo fu ben più che interesse: si accesero della fiamma di una brace mai sopita.

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Discussioni

  1. Mi piace molto l’introduzione di questo personaggio! Ogni eroe che si rispetti ha un mentore che l’ha formato, e il Lord Nero ispira rispetto e una forza interiore non corrosa dagli anni. Aspetto con interesse l’evolversi della situazione!

    1. Ciao Sergio, il Lord Nero si è rivelato davvero un bel personaggio da creare. In realtà, come mi accade sempre, si è praticamente materializzato da solo 😀
      Non riesco a non “innamorarmi” di ognuno, una volta che hanno preso corpo vorrei scrivere altro su di loro. Il Lord Nero non è da meno, ma ho se dovessi dare retta a tutte le tentazioni che mi si presentano sul cammino, non riuscirei a dormire di notte. Detto questo, penso che prima o poi accadrà 😀 Ho già ben chiara una storia prequel sull’incontro di Alo e Patra

  2. “Opulenta di colori. Formavano una sorta di scacchiera: oro, verde e smeraldo di alternavano in maniera pressoché regolare.”
    Sembra una cartolina. Come al solito la tua bravura nel descrivere, unita all’uso sapiente delle parole, fa centro!

    1. Ciao Kenji, sono felice di tenerti compagnia. Per me è stato molto bello scriverli 😀