IV – L’Orca Regina

Serie: La Leggenda del Gatto Mannaro - La Bella e la Bestia


Alo e Patra si fecero largo fra la folla radunata nel cortile esterno del castello, accorsa per la consueta benedizione del grano. Joffer li aveva informati che quella non era un’occorrenza lieta; i contadini avevano l’obbligo di parteciparvi pena la morte. Dopo la cerimonia erano costretti a recarsi da uno scrivano, incaricato di registrare i componenti di ogni nucleo familiare. Molti avevano tentato di nascondere la nascita di un figlio, ma era stato del tutto inutile. L’Orca Regina aveva molte spie, ogni nuova nascita era portata alla sua attenzione ben prima della festa.

Nel passare Alo colse dei sussurri lievi, a fior di labbra, che gli fecero aggrottare le sopracciglia in una piega severa. Il nome di Messer Gatto Mannaro era sulla bocca di molti, uomini e donne che tradivano la loro speranza negli occhi carichi di aspettativa.

Finalmente giunsero alle porte del maniero, dove Joffer li attendeva; l’armigero vestiva le insegne del casato, una mazza e una daga incrociate, che lo identificavano come guardia reale. Non appena li vide, osservò il mago sconcertato.

«Miei Signori, sono felice che abbiate trovato vesti adeguate.»

Patra sorrise. «Non viaggio mai senza portare con me mezzo guardaroba.»

Indossava una giubba appariscente ed un paio di calzoni al ginocchio color melanzana; calze di seta bianche e scarpini con una fibbia dorata completavano il suo abbigliamento. Alo aveva buttato a soqquadro ogni singolo indumento portato dal mago, scegliendo per sé qualcosa di più sobrio. Aveva deciso di indossare le proprie vesti, concedendosi come unico vezzo una tunica al ginocchio di velluto nero adorna di ricami in filo d’argento. Aveva legato i capelli all’indietro, in modo da nascondere la parte superiore delle orecchie, e occultato le sopracciglia tagliando alcuni ciuffi all’altezza degli occhi. In quel modo apparivano velate.

«Tutto procede come auspicato?»

L’uomo annuì, rivolgendo la sua attenzione all’elfo. «Sì. La Principessa Leggiadra ha con sé il siero, lo servirà al Re in una coppa di vino non appena iniziate le danze.»

«Bene.»

«Seguitemi.»

Joffer fece loro strada, districandosi fra vari corridoi che Alo memorizzò in fretta.

Li introdusse in salone illuminato da candelabri di cristallo che splendevano al pari di diamanti. Il pavimento di marmo rosa, solcato da tenui sfumature color porpora, era uno spettacolo per gli occhi.

L’uomo colse l’interesse dell’elfo. «Le cave sono di proprietà del regno, si narra che la particolare venatura sia opera di una fata. La leggenda vuole dimorasse nel bosco che un tempo ricopriva le cave. Ancora oggi è la fonte principale di ricchezza per Udaka.»

Alo annuì, comprendendo di dove venivano i denari che permettevano all’orchessa di indulgere in acquisti capricciosi.

«Beato Cielo!» L’esclamazione del Mago attrasse l’attenzione di entrambi. «Quel colore è orribile, fa a pugni con l’incarnato della Regina!»

L’Orca Regina indossava un’elegante veste di seta e tulle rosa acceso. La sua figura muscolosa e massiccia la faceva somigliare a una torta glassata mal riuscita. Mancava di qualsiasi fascino e il belletto sul suo volto ne aumentava la bruttezza, mettendo gli ospiti ulteriormente a disagio. Il faccione verde coperto da verruche oscurava le palpebre degli occhi, sfumate da polvere di rubino, mentre le labbra aperte mettevano in mostra zanne aguzze adatte a strappare il midollo dalle ossa. La sfumatura di rosso con cui erano state dipinte somigliava a quella del sangue.

«Non sapevo fosse d’obbligo il rosa.» Patra osservò le ospiti che si erano radunate nel fondo della sala, chiaramente spaventate: erano abbigliate tutte di quel colore.

«Solo per le Dame.»

Alo zittì il Mago con la consueta occhiataccia, portando la sua attenzione sulla pedana che accoglieva i troni reali. Re Omen era un uomo dall’aspetto gioviale, chiaramente innamorato della sua sposa. Aveva posato la sua mano su quella che l’Orca Regina aveva poggiato al bracciolo della seduta. Sedeva sul trono centrale con a destra il seggio della Regina e a sinistra quello della Principessa. A Leggiadra il colore della veste non stonava, l’illusione che la voleva completamente umana la faceva apparire più che attraente. Non che non lo fosse nella sua vera natura, Alo la preferiva all’artificio: nella sua forma di mezz’orco la giovane appariva più schietta e sicura. Seduta sul trono pareva fragile. L’elfo indovinò le battesse forte il cuore, la decisione che aveva preso aveva richiesto parecchio coraggio.

Leggiadra dovette sentire il suo sguardo su di lei, perché sollevò gli occhi. Gli sorrise, raddrizzando le spalle per fargli comprendere che era pronta.

«Brava ragazza.» Alo lo sussurrò appena, sapendo che l’udito di lei era fine quanto il suo. Un complimento che se intercettato dall’orecchio della Regina non avrebbe destato sospetto.

La piccola orchestra salì su un soppalco posto sul lato sinistro della sala e, a un cenno del re, i musici intonarono una melodia adatta al ballo di coppia. Alcuni timidi ballerini accennarono i primi passi di danza, badando a tenersi ben distante dai seggi reali.

L’Orca Regina seguiva il ritmo della musica ondeggiando il faccione rubicondo, chiaramente deliziata da quell’armonia.

Leggiadra colse l’occasione per far avvicinare uno dei paggi, prendendo dal vassoio un paio di calici di cristallo colmi di vino dall’aroma fruttato. La fanciulla si alzò, offrendo il primo alla madre. La Regina la degnò di un’occhiata distaccata, sorseggiando il liquido senza assaporarlo.

Le mani della principessa tremarono nel porgere il calice al padre, ma il ripensamento che l’aveva fatta indugiare si spense in un battito di ciglia.

Re Omen centellinò il suo traendone soddisfazione, rapito dalla grazia dei ballerini, e Leggiadra tornò a sedere pallida come un lenzuolo.

Trascorsero diversi battiti prima che ad Alo fosse chiaro che qualcosa era andato storto. Anche il volto del Mago aveva assunto un’espressione cupa.

«Non è possibile.» Patra alzò il mento, chiaramente offeso. «I miei filtri non hanno mai fallito. Ehm… quasi mai. Perché il Re non si è risvegliato dalla malia?»

Joffer gli rispose con voce triste. «Non darti pena, non sei il solo ad aver fallito: la magia dell’Orca Regina è troppo forte. Non resta che agire di pugnale.»

Il mago non era disposto ad ammettere sconfitta.

Alo osservò il suo protetto, sapendo che come lui aveva messo in moto ogni ingranaggio del cervello per venire a capo del mistero.

Arrivarono alla soluzione nel medesimo istante.

«Come ho fatto, a non pensarci?»

Alo annuì e afferrò Joffer per un braccio. «Devi creare un diversivo.»

«Cosa?»

L’uomo era chiaramente confuso e il mago si affrettò a spiegare.

«Abbiamo sbagliato a pensare che la magia fosse stata fatta al Re. È la Regina ad averla imposta a se stessa, è su di lei che dobbiamo usare la pozione.»

«Sarà impossibile fargliela bere, funzionerà ugualmente?»

Patra annuì. « Ne sono ragionevolmente sicuro.»

Alo prese il comando. «Messer Gatto, devi raggiungere il retro del trono senza essere visto e gettare il filtro sul volto della regina. Deve entrare a contatto con la pelle, se sbagli mira e bagni il vestito sarà del tutto inutile.»

«T’ho mai insegnato a sgozzare qualcuno?» Il Mago gli lanciò uno sguardo di fuoco. «So cosa devo fare!»

«Ottimo. Joffer, dai inizio allo spettacolo.»

Alo estrasse gli stiletti da sotto la tunica, piegando il volto in un’espressione feroce.

Quando l’elfo corse in direzione dei regnati, l’uomo urlò a squarciagola per dare l’allarme.

«Guardie, a me! Messer Gatto Mannaro è qui, vuole uccidere la regina!»

Lo seguì a breve distanza con la daga sguainata ben stretta nella mano. Nel parapiglia che si scatenò finse di sbattere contro i compagni per troppa foga, nella speranza di agevolare l’assassino. Gli ospiti prestarono loro un inconsapevole aiuto: nella sala si era scatenato il panico e molti dei ballerini finirono per ostacolare i soldati, rallentando la loro corsa.

Patra raccolse tutto il suo coraggio e la sua incoscienza, zizzagando e scansando i fuggitivi che si frapponevano sul suo cammino. Risalì la corrente rosa come un salmone color melanzana, impavido. Per precauzione, prima di lasciare la locanda aveva infilato nelle tasche della giubba un paio di pozioni di riserva.

Nessuno badò al giovane allampanato, che parve in evidente stato confusionale, intento a fuggire nella direzione opposta a quella della porta spalancata.

I reali si erano alzati dagli scranni ed osservavano il parapiglia dalla pedana. L’Orca Regina non sembrava preoccupata per la sua vita, sorrideva passandosi la lingua sulle labbra pregustando l’inatteso spuntino.

Una volta davanti a loro Patra si chinò poggiando le mani alle ginocchia, esausto.

«Devo fare più movimento, non correvo così da quando rubavo pesce avariato e su quattro zampe è più facile.»

Rialzò il volto, ancora con il fiatone, osservando l’Orca Regina intenta ad esaminarlo da capo a piedi.

«I miei omaggi, mia Regina. Sono spiacente ma il colore di quella veste è di per sé un delitto che non posso tollerare.»

Dopo averle svitate mentre erano ancora all’interno delle tasche della giacca, il mago estrasse entrambe le fiale gettandole sul volto dell’Orchessa. Non appena le gocce la sfiorarono, la pelle pustolosa iniziò a fumare generando in poco tempo una coltre rosa dall’odore pungente. Il re vi si gettò disperato, temendo per la sua amata.

«Dèi misericordiosi! Orrido mostro, cosa ne hai fatto della mia sposa?»

Serie: La Leggenda del Gatto Mannaro - La Bella e la Bestia


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Umoristico / Grottesco

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Discussioni

  1. Ciao Micol. Ma che gran episodio che ci hai regalato! Quanto ho riso! Patra è il numero uno… l’indiscusso numero uno! E i suoi gusti non si discutono affatto! Ahahahah 🙂
    Curioso di leggere l’ultimo episodio! Ma sarà davvero l’ultimo? Sicura sicura? 🙂

    1. Ciao Giuseppe 😀
      Sì, sono sicura al 99%, in realtà ho in programma una storia che racconta come lui e Alo si sono conosciuti ma poi nulla. Ho tantissime storie di Alo da raccontare, le prossime non daranno così spazio al divertimento. E’ tempo che torni ad essere il simpatico sadico che conosciamo ;D

  2. “«Beato Cielo!» L’esclamazione del Mago attrasse l’attenzione di entrambi. «Quel colore è orribile, fa a pugni con l’incarnato della Regina!»”
    😂 😂 😂 Ma quanto è fantastico?!

    1. Hai ragione, però sta benedetta “orca” poteva risparmiare gli infanti. Quanto al buon gusto di Patra non si discute, è l’Enzo Miccio della Bella e la Bestia!

  3. “Le cave sono di proprietà del regno, si narra che la particolare venatura sia opera di una fata. La leggenda vuole dimorasse nel bosco che un tempo ricopriva le cave.”
    Ecco, lo so che lo dico sempre, ma questi sono gli elementi che arricchiscono e danno spessore all’ambientazione. Usanze, dettagli, leggende. Sono come lo sfondo in un dipinto: ci si concentra sul soggetto in primo piano, ma sono il cielo, le nuvole, le montagne dietro che lo rendono più reale e credibile.
    Devo imparare da te!

    1. In realtà sono io a dover imparare e confesso che in questa serie ho cercato di emulare molto dello spirito degli autori Open che mi piacciono e sanno far divertire. Tu sei uno di questi.

    2. ❤️ Ti ringrazio! Ma veramente (non lo dico per falsa modestia) quello che mi sento di poter passare è un’infinitesimo di quello che ho da imparare!
      Beh, diciamo una cosa: uno degli aspetti belli di Edizioni Open è che c’è un bellissimo confronto tra gli autori che viene a vantaggio di tutti!

  4. Patra è fantastico, mi sono ritrovato a tifare per la sua riuscita, e se l’è cavata alla grande con tanto di frase ad effetto. Adoro le frasi ad effetto.
    Bravisisma come sempre la nostra Micol, il modo migliore per iniziare bene una giornata.