IX – Polvere di Unicorno

Serie: La Triste Storia di Uccello Mendace - La Bella e la Bestia


Tilda entrò nel salone delle terme sfoggiando un sorriso felice: portava un vassoio colmo di boccali di birra che si affrettò a distribuire agli ospiti, seduti nell’immensa vasca che occupava l’intero locale.

Patra si era allontanato dal gruppo per giocare con Mephisto, osservato dallo sguardo geloso di Principessa. Il mago si issava in groppa per poi buttarsi in acqua, sollevando vere e proprie mareggiate. La gatta si era tenuta ben lontana, strizzando gli occhi come una megera nell’intento di prendere nota di tutto quanto stava accadendo.

Portare l’unicorno all’interno del locale non era stato facile, ma con l’aiuto dei paesani era stato possibile. Avevano tolto dai cardini il portone principale e alcune delle porte interne, per consentirgli di passare a filo di lama. Mephisto, come ogni altro equino, diede mostra di apprezzare l’acqua. A nessuno sfuggì l’occhiata beffarda che gettò alla gatta, ben sapendo che la micia odiava quell’elemento.

«Dei del Cielo, è proprio un bambino!» Il Lord Nero scoppiò a ridere, scuotendo la testa.

«Ringraziamo gli Dei per questo.» Scarlet Vader alzò il boccale in un brindisi.

L’umore di Alo non trasse beneficio dalla comune allegria. Per troppo tempo aveva trascurato la possibilità che la “bestiolina” attirasse sguardi non graditi. Scarlet Vader non rappresentava un pericolo, dubitava che avrebbe portato danno al ragazzo. La missione che aveva abbracciato lo obbligava al silenzio e la cautela.

Il Lord Nero si volse per battere il bicchiere contro il suo, invitandolo al sorriso. «Non è tempo per tristi pensieri, Damerino. Avete ottenuto il rimedio che consentirà all’uccellino di uscire dalla gabbia: la vostra missione è stata un successo.»

L’elfo annuì, rispondendo al tocco di boccale. «Hai ragione.»

Bevve una sorsata, senza distogliere lo sguardo dal mago. Alo pensò che in fondo, vederlo così non gli dispiaceva; aveva un debole per Patra ed era venuto a patti con quella realtà. Pur senza vantare legami di sangue, era il figlio che sentiva totalmente “suo”. Nessun grembo aveva impresso in lui vincoli di carne tali da esserne legato tutta la vita. Tutti invocavano il Cielo, senza pensare che era l’essenza femminile ad assicurare respiro e vita sulla Terra. Un figlio era di una madre, per quanto caro un padre non era che un ammennicolo.

Decise di distrarsi, portando l’attenzione sul Lord. «Sono felice che anche la tua missione, abbia trovato lieta conclusione.»

Il Lord Nero chinò lo sguardo sul contenuto del boccale, fingendo di osservare la spuma. «Tutti questi anni mi sono tenuto aggrappato alla speranza. Non ho rimpianti.»

I due assassini si erano allontanati dal gruppo non appena giunti a Mirando. Su indicazione di Scarlet Vader avevano fatto visita ad una panetteria, dove avevano incontrato la famiglia di Arisa: figli e nipoti. Il suo sposo l’aveva preceduta di qualche anno, ed ora le loro tombe giacevano una a fianco dell’altra. Rudo, il figlio maggiore, li aveva accompagnati al cimitero narrando loro i ricordi che portava della madre.

Al Lord Nero era piaciuto pensare che il nipote avesse ereditato quel nome da lui. Forse, sebbene troppo piccola per averne memoria, “Rudolph” era rimasto impresso nel cuore di Arisa.

«La tua decisione è definitiva?»

Il Lord alzò gli occhi dal liquido ambrato. «Sì. Rudo è un brav’uomo, la sua offerta è sincera e non posso che esserne grato. Rimarrò a Mirando, e quando sarà la mia ora verrò sepolto accanto ad Arisa. Ricordato. Non ho mai avuto, una vera famiglia.»

«Se fossi sensibile, mi sentirei offeso nel profondo.» Alo ammiccò, cedendo ad un vero sorriso.

«Damerino, tu sei una strana carogna.» Il Lord ridacchiò.

Furono travolti da un’ondata che li sommerse completamente, mettendoli a tacere. Quando riemersero dagli spruzzi, Patra li osservava con aria colpevole: la sua espressione era talmente buffa che tutti i presenti scoppiarono a ridere, con buona pace di Principessa. La gatta si arrese e li lasciò soli dopo aver rivolto loro uno sguardo altezzoso.

***

Alo e Patra lasciarono Mirando dopo un paio di giorni. L’elfo aveva salutato il Lord Nero, consapevole che quella era l’ultima volta che poteva stringerlo in un abbraccio. Promise al mentore che avrebbe fatto ritorno solo per visitare la sua tomba.

Non appena distanti dall’abitato, Patra chiese di fare una pausa. Alo intuì che stava per combinare qualche idiozia, ma lo lasciò fare, incuriosito. Di una cosa era certo: nel tempo trascorso con il mago non aveva mai avuto occasione di annoiarsi.

Sceso da Belle, Patra prelevò la fiaschetta argentata dalla bisaccia mostrandola al padrino.

«Ieri notte ho apportato alcune modifiche alla pozione. Mephisto mi ha permesso di limare parecchia polvere dal suo corno, ne ho in abbondanza, così l’ho aggiunta al filtro assieme ad altri ingredienti.»

Alo smontò di sella, rivolgendogli uno sguardo dubbioso. «Sei certo di quello che fai?»

Patra sbuffò, iniziando a togliere le calzature. «Sì.» Mise mano alla cintura delle braghe, poi, preso da un ripensamento, fissò l’elfo. «Potresti girarti? Non c’è ragione per cui tu mi veda nudo, non siamo alle terme.»

L’assassino obbedì, sbuffando. «Non sei uno bello spettacolo, me lo risparmio volentieri.»

Non visto, Patra gli rivolse una boccaccia mostrando la lingua alla schiena dell’elfo. Tolti gli abiti, li raccolse per metterli nella bisaccia da cui aveva estratto la fiaschetta. Principessa era già uscita dall’altra e lo fissava interessata.

«Nel Buoro ho fatto a pezzi una giubba che avevo pagato ben due monete d’oro. Velluto Abignese della migliore qualità, ho fatto una faticaccia a procurarmelo.»

«Non è di mio interesse. Sbrigati, prima che perda la pazienza.»

«D’accordo.» Patra svitò la fiaschetta, deciso a portare avanti il suo esperimento. «Non so se tutto funzionerà come ho previsto. Una volta mutato, vorrei che tu mi dicessi esattamente qual è il mio aspetto. Puoi guardare, ora.»

Alo obbedì e il mago portò alle labbra l’intruglio, bevendolo di un fiato.

L’elfo attese. Come era accaduto nel Buoro, Patra svenne ed il suo corpo iniziò a espandersi in grandi globi di carne che si sovrapposero uno all’altro. L’Assassino fece un passo indietro, scrutando la creatura che stava prendendo forma. Si alzò su quattro zampe, enorme, gravando su di lui.

Alo alzò il capo per cercarne gli occhi: grandi e lucidi, simili a quelli di Principessa se non per un particolare.

«Sei un gatto.» L’elfo raccolse l’occhiata contrariata della creatura. «Un enorme gatto obeso. Il colore della pelliccia è cambiato, ora è nero. Gli occhi sono rossi. Noto… una certa intelligenza nello sguardo.»

Sebbene impossibile, all’elfo parve chiaro che il gattone lo guardava corrucciato.

«Devo confessare che il tuo aspetto è più… spaventevole» cercò di mantenere un’espressione seria. «Ti è cresciuto un corno sulla sommità della testa.»

Il micione alzò lo sguardo, pur sapendo che non avrebbe potuto controllare da sé.

L’elfo si avvicinò a Belle, prendendo le redini per legarle alla sella di Shawo. La cavalla li avrebbe seguiti docilmente.

«Immagino che tu non conosca in quanto tempo la pozione esaurirà i suoi effetti.»

Alo raccolse il cenno che la creatura gli rivolse con il muso. «Spero sia breve. Nel frattempo, Ser Gatto Mannaro, mettiamoci in viaggio.»

Montò su Shawo, rivolgendo lo sguardo a sud. «La strada per arrivare a Laysa è ancora lunga.»

Prima che Belle muovesse il primo passo, Principessa scese a terra avvicinandosi al suo padrone. Il gattone si chinò per permetterle di montargli in groppa e una volta pronti seguì l’elfo con passo pesante.

Alo rivolse solo uno sguardo alle sue spalle, trattenendo una risata. Era certo che a Rudolph quella Storia sarebbe piaciuta. 

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Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy, Umoristico / Grottesco

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Discussioni

  1. Che bel finale, Patra ha il grande regio di riuscire ad addolcire anche le storie della Bestia, un personaggio molto intenso e dalle mille sfaccettature che arricchisce le storie di cui fa parte.
    Grazie per averci regalato questa bella serie di Natale, non ci mancava nulla nemmeno il mitico Rudolph

    1. Ciao Ale, ora hai capito perchè ci tenevo a concludere entro le Feste?
      Per ora Patra torna fra i suoi alambicchi, ma credo che in futuro ci riserverà ancora qualche sorpresa ;D

  2. “utti invocavano il Cielo, senza pensare che era l’essenza femminile ad assicurare respiro e vita sulla Terra. Un figlio era di una madre, per quanto caro un padre non era che un ammennicolo.”
    Questo passaggio mi è piaciuto

    1. Questo è il punto di vista di Alo, che è un cinico. In realtà un padre è molto, molto importante. Nella mia esperienza, con una figlia femmina, agisce da “cuscinetto” in molti conflitti

  3. Cavolo! (Eh, ora lo devo scrivere per forza), questa storia mi è piaciuta un sacco!! Sarà che mi piace il fantasy, sarà che quando c’è un po’ di umorismo mi piace ancora di più, sarà che poi c’è pure Principessa che mi fa davvero venir in mente la mia Shani, ma ribadisco: per me Alo+Patra sono una formula eccezionale!!!

    1. Grazie 😀 Sono contenta di averti fatto ridere, il gattocorno/unigatto è riuscito nel suo intento!
      Sai che sono curiosissima di conoscere Shani? Caratterialmente, da quanto ho compreso, somiglia alla mia Maya.

  4. “Principessa scese a terra avvicinandosi al suo padrone. Il gattone si chinò per permetterle di montargli in groppa e una volta pronti seguì l’elfo con passo pesante.”
    Io questa scena voglio vederla!!! La sto immaginando già nella mia testa, e sto sorridendo soddisfatto, ma sarebbe un bellissimo dipinto, una bellissima illustrazione in appendice ad un libro, quella di Alo a cavallo, Belle legata dietro a Shawo, Patra sotto forme di gattocorno nero con in groppa Principessa, fiera come pochi (nomen omen!)

    1. Mi hai dato una bella idea! 😀 Me la annoto per il progetto che ho su Alo, che sto delineando poco a poco. La mia preoccupazione e che queste sue due facce (assassino e padrino) stridano completamente fra loro. Non è detto che io dedichi una raccolta diversa per ognuna delle due. Vedremo…

    2. Mah, in realtà non ci vedo tutto questo attrito tra le due facce della medaglia: anche come assassino, Alo ha comunque un codice, non è un fuorilegge incallito, è quello che in D&D definiriei “Legale Neutrale”. Ecco, mi è appena venuto un parallelismo, visto che un paio di giorni fa in un post di Kenji si parlava di Luc Besson: Alo è un po’ come Leon… 😉

  5. “consapevole che quella era l’ultima volta che poteva stringerlo in un abbraccio. Promise al mentore che avrebbe fatto ritorno solo per visitare la sua tomba”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  6. “La gatta si era tenuta ben lontana, strizzando gli occhi come una megera nell’intento di prendere nota di tutto quanto stava accadendo.”
    😂 😂 😂 “questa me la lego al dito!”