La banalità del pianto

Ci sono tutte queste cose che traballano nella mia testa in modo terribilmente caotico che nessuno riesce mai a capire. Per molti, per non dire tutti, sono sciocchezze, nullità, pertanto nessuno riesce veramente a vedere quanto queste mi stiano giorno per giorno demolendo ed avvilendo.

L’essere un’adolescente non aiuta affatto perché si tende sempre a pensare che questi siano problemi legati all’età, sarà anche vero per molte situazioni, però io ci piango, e ci piango tutti i giorni.

“Ti senti una misera fallita, ecco tutto, questo è il motivo per cui piangi”; non posso dare torto a questo commento. Vedermi ferma dopo una vita in movimento con tutti gli altri che invece vanno avanti senza di te, lasciandoti lì nell’angolo da sola, lacera una ferita nel fondo del mio petto che neanche il filo più resistente del mondo potrebbe mai riuscire a ricucire.

Che poi il più delle volte magari sono davvero delle sciocchezze, delle banalità che ti rovinano la giornata, ma poi ci ripensi, se ne aggiungono altre, dopo ti ricordi di quel problema che invece è realmente serio e che ti accompagna da talmente tanti anni che oramai è diventato parte del tuo quotidiano, fino a che tutto ciò si accumula in un’altissima torre di stress dalla quale guardi a terra vertiginosamente senza avere la più pallida idea di come scendere giù.

“Tu piangi per delle stupidate”, mi è spesso stato ribadito; è vero, il più delle volte, ma continuo a farlo e non riesco più a smettere. 

Sono ancora sulla torre, mi sento debole anche solo ad osservarla, come potrei mai anche solo pensare di affrontarla?

La paura di cadere giù è immensa, ma il freddo dell’aria gelida che mi spinge, mi sbatte e mi percuote qua in alto probabilmente è peggio.

Chissà, magari il mio pianto diminuirebbe se solo questo fosse ascoltato e non banalizzato.

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