La Cicatrice

Serie: Inganno Imperfetto

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Mark si alzò in piedi sorreggendo Emma per i glutei. Mentre le baciava il seno, lei gli slacciò i pantaloni che scesero lentamente fino a terra.

«Sei stupenda, piccola» sussurrò Mark, appoggiando la schiena di Emma alla parete del soggiorno.

«Forza bel fusto, cosa aspetti?» sorrise dolcemente lei, affondandogli le unghie nei fianchi.

Fecero l’amore in piedi per un po’, poi il ragazzo l’adagiò con delicatezza sul divano.

«Ti piace? Come sto andando?» chiese, ansimando, Mark.

«Sei fantastico» rispose Emma. «Ma sono convinta che potresti fare molto di meglio. Mettici più forza…» esclamò con voce sensuale.

Il ragazzo sorrise, afferrandole il collo con la mano destra e il seno con la sinistra.

«Bravo! Vedo che hai capito!» bisbigliò, ansimante, la ragazza.

«Non incontro spesso ragazze come te. Mi stai lasciando senza fiato…».

«Riposati e lascia fare a me» esordì Emma, divincolandosi dalla presa di Mark.

La ragazza si alzò in piedi, spinse con forza il ragazzo sul pavimento e gli si mise sopra. Iniziò a muovere lentamente i fianchi, portandosi prima le mani al seno e poi tra i capelli.

«Oh mio Dio, non ci posso credere… Sei fantastica…» confessò, Mark, con un filo di voce.

«Parli sempre così tanto? Perché non usi quella lingua in modo più soddisfacente» sussurrò, inarcando la schiena all’indietro.

«Hai ragione, sono uno stupido chiacchierone».

L’afferrò per i glutei e la trascinò con delicatezza verso la sua bocca.

«Bravo, impari in fretta!» cinguettò Emma, gemendo.

Il bracciale al polso di Emma iniziò a lampeggiare di giallo.

«Non adesso, maledizione!» esclamò, contrariata, la ragazza.

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«Svuota quella maledetta cassa!» urlò l’uomo che indossava la maschera di Joker.

Era un tipo esile, non era molto alto, vestito in giacca e cravatta.

«Svuotala ho detto! Metti i soldi in quel sacco. Tutti!».

«Sì, sì, ma non mi spari. Farò tutto quello che vuole…» balbettò il cassiere della banca, con il viso bianco come un lenzuolo.

«Quanto per aprirla?» chiese Joker.

«Due minuti» rispose l’uomo con la maschera di Batman mentre cercava di forzare la cassaforte. Un uomo tozzo e abbastanza alto, anche lui vestito in giacca e cravatta.

«Sbrigati, cazzo!» urlò. «State tutti fermi e zitti o sarò costretto a uccidervi uno ad uno. Avete capito?».

Le poche persone presenti nella banca e gli impiegati erano stesi a terra a faccia in giù, qualcuno piagnucolava, altri pregavano.

«Tienili sotto controllo, vado ad aprire le cassette di sicurezza» disse Joker all’uomo che indossava la maschera di Lex Luthor.

«Chi è il direttore?» urlò Joker.

Un uomo sdraiato a terra alzò lentamente la mano tremolante.

«Alzati o ti uccido. Ora!».

«Subito…subito. Non mi faccia del male, la prego».

Joker si avvicinò al direttore della banca e, spintonandolo, lo costrinse a entrare nella saletta che custodiva le cassette di sicurezza.

«Dammi le chiavi!».

«Non si possono aprire…» balbettò l’uomo.

«Non dirmi cazzate!» urlò Joker, avvicinandosi al direttore.

L’uomo mascherato estrasse un pugnale e lo puntò alla faccia dell’uomo.

«Sai come mi sono fatto queste cicatrici?» urlò Joker.

«Quali cicatrici?» chiese, impaurito, il direttore.

«Mi prendi per il culo? Queste che ho sulla faccia?».

«Ma… ma… ma è una maschera» bisbigliò, basito, l’uomo.

«Zitto! Devi stare zitto!» urlò. «Sai come me le sono fatte?».

Il direttore, non sapendo cosa fare né cosa dire, si limitò a scuotere la testa.

«Ti ammazzo, maledetto! Dammi il passe-partout, figlio di puttana, o giuro che ti faccio male!».

«No, no… scusa. Non avevo capito. Tieni, prendile» rispose il direttore, porgendogli le chiavi.

«Ora sdraiati a terra e non fiatare».

L’uomo con la maschera iniziò ad aprire le cassette e a vuotarne il contenuto in un sacco.

«Capo, ci rimangono cinque minuti!» esclamò Lex Luthor, facendo capolino nella stanza. Era molto alto e muscoloso e indossava gli stessi abiti dei suoi complici.

Improvvisamente, l’allarme della banca iniziò a suonare.

«Sei stato tu?» urlò Joker, tirando un calcio nelle costole del direttore.

«No, no, ti prego!» implorò l’uomo, mettendosi in posizione fetale per proteggersi.

Joker uscì dalla stanza e si diresse verso la cassaforte.

«Scusa, capo, credo sia stata colpa mia» balbettò Batman, seduto accanto alla cassaforte aperta.

«Che ci fai lì seduto? Muoviti, prendi i soldi!» urlò Joker.

«È tutto inutile, il sistema d’allarme ha macchiato tutte le banconote. Sono inutilizzabili» sbottò Lex Luthor.

«Dannazione! Ce l’avevamo quasi fatta!» sbraitò Joker.

In lontananza, si udirono le sirene della polizia.

«Faccio una strage» ghignò Joker, lasciando cadere a terra il sacco con il bottino. «Alzatevi tutti in piedi e andate davanti alle pareti vetrate, devono vedervi mentre vi uccido».

Batman estrasse da una sacca dei mitragliatori enormi. I tre rapinatori si armarono come se dovessero affrontare un esercito.

«Arrendetevi, siete circondati!» esclamò una voce dall’esterno, amplificata da un megafono.

I tre rapinatori scoppiarono a ridere. Uno dei telefoni della banca squillò.

«Deve essere la polizia» sibilò Lex Luthor, avvicinandosi all’apparecchio per rispondere. «Pronto… No… Un miliardo di euro e un elicottero… No, ascoltami tu, brutto figlio di puttana! Hai quattro ore, dopodiché morirà un ostaggio ogni dieci minuti. Voglio vedere le telecamere con i giornalisti e che venga trasmesso tutto in diretta! Per farti capire che non scherzo, giustizierò subito qualcuno» minacciò, chiudendo la telefonata.

L’uomo si diresse verso gli ostaggi ed estrasse la pistola.

«Vi do la possibilità di scegliere. Chi si vuole sacrificare per gli altri?» ghignò l’uomo mascherato. «Allora? Nessuno?».

Gli ostaggi rimasero in silenzio, nessuno si mosse o provò a reagire.

«Come immaginavo» scoppiò a ridere. «Siete un branco di codardi. Faremo la conta…».

Una luce gialla iniziò a lampeggiare sul display del bracciale indossato dai tre rapinatori.

«Non adesso, non ancora!» sbottarono all’unisono.

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«Questo andrà benissimo, che ne pensi?» chiese Alan, mostrando il lungo pugnale alla ragazza legata e imbavagliata che giaceva a pochi centimetri da lui.

«Mmmmmmm… Mmmmmmmm…» tentò di urlare la poveretta.

«Non ti piace nemmeno questo? Sei un tipetto difficile, Carol». Un ghigno gli deformò il viso. «Basta con i convenevoli, questo gioco mi ha stancato. Faremo a modo mio, ora» urlò, impugnando una mannaia.

Carol iniziò a sbattersi come un pesce fuor d’acqua, ma più si muoveva e più i nodi le si stringevano intorno ai polsi, alle caviglie e alla gola.

«Potevi dirmelo prima che sei una fan della mannaia!» esclamò l’uomo con un sorriso a trentadue denti.

Alan sollevò la grossa scure sopra alla testa e, senza tanti convenevoli, colpì più volte la ragazza, ricoprendo di sangue se stesso, il pavimento e le pareti della stanza.

«Hai avuto quello che meritavi, lurida cagna!». Scoppiò in una risata sadica.

Prese le taniche di benzina che aveva riempito il giorno prima e le svuotò sul cadavere della ragazza, sui mobili e su tutto quello che c’era nella stanza. Si allontanò di qualche metro ed estrasse delle salviettine detergenti da una sacca con cui si pulì la faccia e le mani. Si tolse gli abiti insanguinati e ne indossò di puliti.

«Fuoco, fai il tuo lavoro: purifica questa stanza e liberale l’anima» sussurrò l’uomo, accendendo un fiammifero che poi gettò sulla benzina.

Alan uscì dal capannone abbandonato, situato ai margini della periferia. Probabilmente nessuno si sarebbe accorto del rogo, ma non aveva importanza. Salì nell’auto, l’accese e si diresse verso la città.

«La notte è giovane e io ho ancora voglia di divertirmi!» esclamò, euforico.

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Con il finestrino aperto e la mano penzoloni, percorse quasi tutta la strada che correva parallela a quella del centro storico.

«Eccolo, ci siamo finalmente».

Poco più avanti si intravedeva l’insegna luminosa di un locale notturno, il posto ideale per fare nuove conoscenze: poca luce, musica alta, ragazze sbronze o in cerca d’avventura. Parcheggiò a qualche centinaia di metri dal locale: era meglio essere prudenti e poi nessuno lo avrebbe dovuto associare a quell’auto, visto che era rubata. Percorse il breve tragitto fino al locale cercando di rimanere all’ombra dei lampioni. Una musica assordante lo investì. Due persone in abito scuro ai lati dell’ingresso si assicuravano che i clienti non creassero problemi. Alan entrò e scese le scale, il locale era al piano interrato. La musica rendeva la conversazione impossibile, si avvicinò al bar, prese un cocktail e iniziò a sorseggiarlo. Mentre si guardava intorno in cerca di una preda, sorrise.

Con passo sicuro si diresse verso la pista da ballo dove un gruppo di ragazze molto disinibite stava attirando l’attenzione dei presenti. Alan iniziò a ballare con la ragazza che gli sembrava più ubriaca. Dopo qualche minuto, l’uomo, quasi urlando, chiese alla ragazza: «Posso offrirti da bere?».

«Vuoi toccarmi le pere?» urlò, furente, la ragazza.

«Hai sete?» urlò nuovamente Alan. Era diventato tutto rosso per l’imbarazzo e, per farsi capire meglio, mimò il gesto.

«Vuoi offrirmi da bere!» esclamò, ridendo, la ragazza. «Va bene, ho molta sete» rispose, prendendolo sottobraccio.

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Serie: Inganno Imperfetto
  • Episodio 1: Combatti o Muori
  • Episodio 2: La Cicatrice
  • Episodio 3: Religioni
  • Episodio 4: Game Enterprise
  • Episodio 5: Clergyman
  • Episodio 6: Proteggere e Servire
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    Commenti

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Giovanni, sei davvero molto gentile! 🙂
        Mi fa molto piacere sapere che questo capitolo ti sia piaciuto.
        Ciao!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Chiara e grazie per aver letto anche il secondo capitolo. Sono contento che la storia ti stia piacendo.
        Ci vediamo al prossimo capitolo 😉

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Daniele e Grazie!
        La prossima settimana spero di riuscire a pubblicare il prossimo capitolo.

      1. Andrea Bindella Post author

        Qualunque cosa dica in merito ai braccialetti rovinerebbe i prossimi capitoli, quindi evito 😉
        Grazie Ely, alla prossima puntata! 🙂

    1. Micol Fusca

      Ciao Andrea, la tua serie mi sta appassionando. Devo confessare di averci fantasticato. A differenza di altri, non so perché, ci vedo molto dei sette peccati capitali. I braccialetti mi ricordano quelli dei carcerati in libertà vigilata: permesso di buona condotta dall’inferno? 🙂

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Micol, mi fa molto piacere saperlo!
        I braccialetti somigliano molto a quello che hai immaginato… ops… dovevo tenere la bocca cucita. XD

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie a te Enrico! 🙂
        Il prossimo capitolo cercherò di pubblicarlo un po’ prima. 😉

    2. Dario Pezzotti

      Ciao Andrea, anche questo episodio è molto bello. Anche io, come il buon Giuseppe, ho visto l’Amore, l’Avidità e la Morte nei tre personaggi. Mi domando cosa siano i braccialetti, forse una sorta di lampada di Aladino? Chissà! Attendo il prossimo episodio.

    3. Giuseppe Gallato

      Nelle tre scene narrate i protagonisti sembrano essere l’Amore, l’Avidità e la Morte. Che questi personaggi siano legati in qualche modo tra di loro è chiaro… ma per quale motivo? Cosa sono questi braccialetti? Insomma, mille interrogativi per un episodio che ancora una volta ha destato la mia curiosità! Attendo impaziente il seguito. Complimenti! 🙂

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Giuseppe! 🙂
        Grazie, mi fa molto piacere che tu abbia letto il secondo capitolo.
        Chissà come andrà a finire questa storia 😉

    4. Antonino Trovato

      Davvero un bell’episodio Andrea, intenso, incalzante, pieno di ritmo e di dettagli. Una lettura affascinante e accattivante, che cela il mistero dei braccialetti. Tre scenari diversi che, certamente, racchiudono un destino comune. Complimenti e attendo il prossimo episodio con grande curiosità!😁

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Antonino, sei molto gentile!
        Sono contento che ti sia piaciuto questo secondo capitolo. 🙂
        Alla prossima avventura! 😉

    5. Andrea Bindella Post author

      Vorrei ringraziare: Valentina V., Fabrizio B., Ines C., Sefano P., Mauro S. e Tiziano P. per avermi aiutato alla realizzazione dei primi due capitoli.
      Grazie mille per il vostro prezioso aiuto! 🙂