La convinzione del dottor Tonsilloni. 

Carlo Risma Valentino Zullo, figlio maggiore della più recente ed emerita generazione dei Tonsilloni, non era solo un uomo tutto d’un pezzo, come ci aspettarebbe da chi possiede un “quadrinomio”, ma anche persona di cuore; infatti, faceva il cardiologo.

“Il grande disegno di un uomo è quello di trovare una bella donna, quello di una donna di trovare un marito ricco”.

Il dottor Tonsilloni questo aveva sempre pensato dei rapporti coniugali, ed il suo personale parere sulla questione escatologica dell’umanità non ammetteva confronti sul tema: il fine ultimo era quello di portare lustro alla propria famiglia.

Per il signor Zullo – o Risma, Carlo o Valentino, come volete – la parola famiglia era anche indissolubilmente sinonimo d’un legame sanguigno e per questo non avrebbe mai tollerato ostacoli al proseguimento del proprio retaggio. 

Allorché suo figlio si scoprì omosessuale, il dottore dovette prendere un mese di mutua per rimettersi dallo scompenso provocatogli dalla notizia.

Quando Gianni, ragazzo piuttosto umile per quella famiglia, che addirittura si rifiutava di farsi appellare con i suoi svariati nomi, trovò la forza di dichiarare apertamente il suo orientamento sessuale, il padre ebbe un crollo.

Ne conseguirono svariate settimane di liti furibonde, miste ad un vano e supplicante tentativo di far desistere il giovane dalla sua “condotta deplorevole”. Toccò alla moglie di Carlo, dai tanti nomi, Tonsilloni, spiegare al marito che l’orientamento sessuale di suo figlio non poteva essere cambiato, quali che fossero le motivazioni che il marito e padre avrebbe potuto addurre, in quanto non era frutto d’una scelta deliberata, e dunque modificabile con una sottile opera di convincimento, ma una naturale tendenza di un individuo.

Compreso allora che ogni ragionamento sarebbe stato vano, provò con una tattica diversa, giocando il tutto per tutto sul piano emotivo. Dopo un’altra mezza giornata di silenzi, mugugni e brontolii soffocati, Carlo Tonsilloni mise in atto il suo piano: al culmine dell’ennesima lite serale con suo figlio, alla presenza dei domestici e della moglie si lasciò andare ad un presunto delirio parossistico che sfociò in un finale da dramma teatrale; salito sul grande balcone che dava sull’ingresso principale della loro grande casa, minacciò di gettarsi di sotto, annunciando il proprio fallimento come padre.

A quel punto, Ginetta, sua moglie, snervata dalla situazione che aveva toccato l’apice, chiese all’anziana domestica di portarle le chiavi dell’auto, che si trovava proprio sotto il balcone da cui si sporgeva il dottore, parcheggiata alla meglio in prossimità della facciata principale. La vecchia, intuito il senso dietro quelle parole, fu ben felice di accontentare la donna, e in un baleno le chiavi furono in mano a Ginetta. Questa fece cenno con la mano al marito, ora piuttosto sorpreso, di aspettare, e si fiondò in auto, spostandola con uno scatto così repentino che tutti coloro che assistevano sussultarono.

Scesa, fece segno al marito, sbracando le braccia, di gettarsi, urlando isterica: “Ora puoi buttarti, vai!”.

Il marito, sapendosi ormai scoperto, cominciò ad accusare la moglie di aver sempre cospirato contro di lui, di essere lei la causa della cattiva educazione del figlio. Quando queste affermazioni furono contornate da accesi insulti, il figlio, Gianni, abbandonò ogni rispetto paterno che ancora fino a quel momento aveva conservato; se a lungo avrebbe potuto tollerare offese e denigrazione verso la sua persona, certo non lo avrebbe fatto quando la vittima fosse stata sua madre.

Le parole di Gianni furono così dure, incisive e pregne d’amore per la madre, che Roberto, a poco a poco, fu svuotato d’ogni convinzione che lo aveva mosso fino a quel momento.

Quell’uomo non era un uomo più o meno cattivo di altri, era solo un imperfetto, difettoso essere umano, come chiunque. Certo, non bastava a giustificare le notti insonni a cui aveva costretto il figlio, innocente, e la moglie, oltre al modo in cui li aveva fatti sentire più volte. Ma da uomo, questo gli permetteva di poter giocare un’ultima carta dal suo mazzo, per mantenere sia la sua famiglia che la sanità mentale: il cambiamento, che è l’arma ultima, più sofisticata ed efficace della specie umana.

Quel sentimento di vuoto, a cui le scosse terribili della moglie e del figlio lo avevano portato, derivava dalla distruzione della propria convinzione, quell’unica convinzione che in quelle settimane aveva riempito tutta la sua mente, rilegando qualsiasi altra idea e sentimento a cui egli attribuiva un valore, ai margini; spodestata quell’unica convinzione che lo aveva mosso ancor di più in quel periodo, gli parve che non rimanesse altro in lui, se non una terribile scelta: o sé o la sua famiglia.

A volte serve tempo per vedere meglio dentro, altrimenti avrebbe subito compreso il dotto Tonsilloni quanto altro c’era in lui a farne la persona che era.

Ad accelerare i tempi ci fu un aiuto che venne dal basso; salendo le scale.

Non fu un uomo di cultura a risolvere l’inghippo, come ci aspetterebbe, così propensi ad attribuire sempre le peggiori colpe a quella che si definisce genericamente “ignoranza”, senza mai darne peraltro specificazione.

Venezio, un po’ il tuttofare manuale della famiglia, entrò sul balcone dietro al dottor Tonsilloni, ancora intento a ricercare tra le macerie di sé.

Scuotendo malamente il Tonsilloni – gesto mai visto in quella casa – gli passò una foto che aveva preso dalla camera di lui e della moglie.

“Ti conviene buttarti davvero di sotto, se pensi che ci sia qualcosa per cui vale la pena vivere così: odiato da chi ami.”

E subito se ne andò sbattendo la porta: “Io mi levo dai coglioni, addio”.

Quel giorno, il dottor Carlo Risma Valentino Zullo, figlio maggiore della più recente ed emerita generazione dei Tonsilloni, riempì il vuoto che si era fatto in lui con un’immagine, capendo che ogni convinzione è idiota di fronte all’amore; ma che cos’era quella, se non un’altra convinzione? 

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Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Ciao Daniele, mi è piaciuto molto questo LibriCK, l’ho trovato elegante nella forma e denso di sfumature ironiche. Quando si tratta di racconti, personalmente sono più attratto dallo stile che dalla trama, ma questa storia è attuale e, forse, senza tempo. Grazie per averla condivisa e alla prossima.

    1. Daniele Baccei Post author

      Grazie anche a te per aver letto e dedicato tempo ad un commento, sono parole che ho apprezzato molto. Alla prossima!