La Dama Rossa

Serie: La Bella e la Bestia - Storie

«Novità interessanti.»

Il conte Caris rispose al fratello maggiore con un ghigno divertito. «Manchi da parecchie lune nuove, la corte ha una nuova Regina.»

Richal si era allontanato da Timmend spinto dalla noia, alla ricerca di emozioni forti nelle terre del sud; lì, si mormorava, era permesso ogni eccesso. Si era stancato in fretta scoprendo che quello a fargli bollire il sangue era l’amore per il proibito: infrangere le regole. Nei carnai delle Città franche era permesso violare, uccidere, torturare gli schiavi che avevano avuto la disgrazia di essere acquistati per servire in quei luoghi.

Lo avevano convinto che avrebbe trovato sfogo per il suo desiderio di sangue e dolore. Molti dei suoi amici vi si recavano per dare libera voce agli istinti e quietare lo spirito: in quel modo, una volta fatto ritorno a casa, era loro possibile vivere alla luce del sole adottando un comportamento irreprensibile. Si mormorava che anche il Principe non disdegnasse farvi visita; si assentava dalla corte assieme a un gruppo ristretto per quelle che chiamava “battute di caccia”.

Richal si era stancato di assoggettare al suo capriccio vittime obnubilate dall’oppio ed aveva deciso di fare ritorno.

«Nessuno conosce il suo passato, è giunta qui poco dopo che te ne sei andato. È stato il barone Ilia a introdurla a corte, dicono sia la sua protetta. Una cosa è certa, è il solo a cui si accompagna. Sono molti a riempirla di doni: rose rosse, orchidee, gioielli e vesti costose. Lei accetta, ma non dimostra la minima benevolenza verso i suoi corteggiatori. Ha occhi solo per lui.»

«Il guercio ha buon gusto.» Richal scoppiò a ridere. «È piatta come un asse del pavimento, ma ha un culo da favola.»

«Non ho mai conosciuto un’elfa con le poppe grosse.» Caris si unì alla risata. «Non so dove Ilia abbia trovato un simile tesoro, deve spendere montagne d’oro per mantenerla. Per esserselo preso guercio e muto la Dama Rossa deve avere il suo buon tornaconto.»

«La Dama Rossa?»

«Veste solo di quel colore.»

Richal seguì con lo sguardo l’incedere della straniera. L’orchestra d’archi aveva intonato una ballata lenta e molti degli invitati del Re si erano portati al centro del salone per danzare. Il barone Ilia stringeva fra le braccia la sua amante con la stessa attenzione che avrebbe prestato nel maneggiare un vaso di cristallo. Lo sguardo altero della Dama fece intendere al conte che era lei quella a dettare le regole del gioco.

Suo fratello aveva ragione, era bellissima; tanto da oscurare ogni altra donna presente.

L’abito di seta rossa che indossava cadeva morbido in strati sovrapposti. La Dama lo portava con assoluta padronanza, senza mostrare preoccupazione per la lunghezza dello strascico; ballava leggiadra, leggera come una farfalla. A prima vista la veste su misura donava all’elfa un aspetto casto: copriva busto e braccia per poi allargarsi a corolla fino ai piedi. Una volta di spalle rivelava la sua vera natura: la schiena era lasciata completamente scoperta fino alle reni. Che quello fosse il suo punto di forza, le era ben chiaro: aveva indossato una lunga collana di rubini al contrario, facendo in modo che il gioiello mettesse in luce la pelle nuda. Una pelle, all’apparenza, morbida come il velluto.

Richal alzò lo sguardo incontrando per un attimo quello di lei. Il suo volto non era meno ammirevole. Lineamenti cesellati, zigomi alti. Occhi neri come abissi che parvero bruciare per qualche istante rispondendo ai suoi. Un volto di carattere, affascinante pur nelle sue impercettibili imperfezioni. La Dama non aveva imbellettato il viso, solo un velo rosato copriva le sue labbra sottili. Portava i lunghi capelli biondi raccolti sulla sommità del capo, fermati da pettini d’oro impreziositi da rubini. Pochi riccioli ribelli sfuggivano dall’acconciatura, lunghi boccoli dorati che le accarezzavano il collo sottile. Nulla era stato lasciato al caso.

Quando l’orchestra intonò una giga, Richal colse l’occasione per entrare nel cerchio delle danze. Giunto il momento di ballare con lei, la Dama distolse il volto con affettata indifferenza. Non ebbe occasione per stringerla a sé, la danza non lo prevedeva, ma ne ammirò ugualmente la figura: era alta quanto lui, ma quel particolare non lo disturbava. Prima di lasciare la sua mano lei gli rivolse un altro sguardo diretto, gli occhi ardenti di una febbre di qualche sorta. Le labbra sottili si socchiusero facendo intravedere lo smalto perlato dei denti. Un battito di ciglio e il viso di lei divenne nuovamente freddo e distaccato.

Al momento di cederla al ballerino successivo, Richal decise che avrebbe trovato il modo per sedurla. Anche se per un attimo, aveva visto se stesso negli occhi di lei: nella fame che gli avevano comunicato. Era da molto tempo che non sentiva tanta eccitazione, finalmente aveva incontrato una preda degna del suo interesse.

***

Impiegò parecchie lune prima di riuscire ad avvicinare il paggio della Dama, un ragazzotto con il fisico da contadino. Richal scoprì che a dispetto del suo aspetto, era piuttosto accorto. Ogni piccola informazione rubata costava al conte parecchie monete d’oro. I fiori che la Dama amava tenere in camera, rose rosse di una particolare qualità che si potevano acquistare solo nelle terre dell’est; i dolci di cui era ghiotta, pasticcini allo zenzero ripieni di crema al pistacchio; il nome del gioielliere che era riuscito ad incontrare il suo gusto estetico e modellava per lei ogni monile.

I denari non erano un problema per il conte. Si era tenuto distante dalla Dama nelle occasioni mondane, ma con estrema soddisfazione aveva notato che lo sguardo di lei si posava su di lui sempre più spesso. Uno sguardo apparentemente freddo, che distoglieva non appena certa di aver ottenuto la sua attenzione.

Al fine Merl, il paggio, recò la buona notizia. In assenza del barone Ilia, la Dama lo aveva invitato a raggiungerla nella sua magione di campagna.

Richal l’ammirò a lungo, prima di avvicinarsi. Gli parve una creatura divina, lontana: era abbigliata con una ricca veste di foggia elfica di velluto rosso e portava i capelli sciolti che le accarezzavano le spalle simili a onde dorate. Gli venne incontro con uno sguardo ardente come brace, socchiudendo le labbra nello stesso modo in cui gli aveva sorriso quando avevano danzato assieme. La Dama strinse il labbro inferiore fra i denti, mordendolo fino a sanguinare. Un gesto che parve darle piacere.

Richal si specchiò in lei, nella brama folle che le aveva distorto i lineamenti del volto. Sì, erano simili. Gli occhi di lei promettevano morte. L’elfa si avvicinò quanto bastava per poggiare le mani sulle sue braccia e, preso lo slancio, lo colpì con una testata che gli fece perdere i sensi all’istante.

***

Era l’ultima cosa che ricordava. Quando si svegliò era legato al tronco di un albero, una quercia imponente che si affacciava ad una piccola radura. Con la coscienza giunse il dolore: non riuscì a vedere il sangue colare lungo il collo, ma ne sentì l’odore e ne avvertì la scia umida sulla pelle.

«Abbi un po’ di pazienza, ho quasi finito.»

Richal tentò senza successo di mettere a fuoco l’immagine dell’uomo inginocchiato al suo fianco. Lo sconosciuto teneva ben teso l’orecchio destro del conte con una mano ed utilizzava l’altra per tagliare la cartilagine con un rasoio affilato. Lembi di carne sottili cadevano sulle sue gambe, stese al suolo. Urlò con quanto fiato aveva in corpo, attenendo in risposta il silenzio.

«Siamo piuttosto lontani, dubito che i tuoi compari possano accorrere in tuo aiuto. Sei una preda difficile, ti circondi di idioti ad ogni ora del giorno e della notte. Ecco, così è perfetto.»

Quello a portarsi di fronte al conte fu un elfo di bell’aspetto. Fisico slanciato, capelli biondi trattenuti in nodo alla nuca. L’elfo lo osservò quasi fosse un’opera d’arte, con uno dei sopraccigli arcuati leggermente alzato.

«Con un po’ di fantasia le tue orecchie somigliano a quelle di un elfo.»

«Schifoso assassino!»

L’elfo non diede peso al suo biascicare: gli voltò le spalle per prendere qualcosa da una sacca. Quando si avvicinò teneva fra le mani un paio di scarpini da ballo con i lacci annodati assieme. Glieli mise di traverso sul collo, lasciandoli penzolare sul petto.

«Ora, il messaggio è chiaro.»

«Dove siamo?»

«Alle pendici del Monte Scarum. Dicono che in questa foresta si aggiri un troll affamato che ama danzare.»

Richal si divincolò terrorizzato, ottenendo come unico risultato quello di far tendere maggiormente la corda: il maledetto sapeva il fatto suo in fatto di nodi.

«Posso pagarti. Mille volte il compenso dell’ingaggio se necessario.»

L’assassino si fece nuovamente vicino e si inginocchiò di fronte a lui.

«È questo il mio compenso.»

Richal, che aveva recuperato del tutto la vista, sbiancò come un cencio. Come aveva fatto ad essere così sciocco? “Lei”, lui, lo fissava divertito. La brama che aveva scorto nello sguardo della Dama era la stessa follia che accendeva il suo quando aveva sete di emozioni. L’elfo lo avrebbe guardato negli occhi godendo della sua morte, nutrendosi della sua sofferenza e del suo dolore fino all’ultimo istante.

Serie: La Bella e la Bestia - Storie
  • Episodio 1: La Bella e la Bestia
  • Episodio 2: Il Troll Danzante
  • Episodio 3: La Madama e l’Assassino
  • Episodio 4: Il Tiranno
  • Episodio 5: La Veggente
  • Episodio 6: La Dama Rossa
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    Responses

    1. Ma quanto sono belle le tue descrizioni… Bravissima Micol! E io che mi chiedevo dove fosse finito Alo… Ahahahah

      1. Ciao Ivan, come hai visto con Alo nulla è scontato.
        Grazie per essere sempre presente 😀

    2. Ah! Mannaggia a me, tutta la storia ad aspettare l’entrata in scena di Alo, e poi ce l’avevo sotto agli occhi tutto il tempo! Un trasformista coi fiocchi!!
      Bello davvero (anche) questo episodio: le descrizioni sono dipinti, le tue parole pennellate che tratteggiano e danno colore, luci ed ombre alle scene e soprattutto ai personaggi.
      E la trama è avvincente, mai scontata.
      Ah, la ricetta dei pasticcini di zenzero con crema al pistacchio dice la trovo? 😁

      1. Ciao Sergio, Alo è un personaggio un po’ fuori dalla righe 😀
        A volte si serve del suo aspetto per avvicinare le sue vittime nelle vesti di una donna, è un crossdresser. Nell’episodio del postribolo la Madama gli mostra un vestito che gli servirà nella sua veste di assassino. E’ decisamente psicopatico, ama il suo “lavoro” e sceglie sempre degli incarichi che in qualche modo giustifichino la morte della vittima predestinata.
        Quanto ai pasticcini non saprei proprio come aiutarti… 🙁

    3. “Portava i lunghi capelli biondi raccolti sulla sommità del capo, fermati da pettini d’oro impreziositi da rubini. Pochi riccioli ribelli sfuggivano dall’acconciatura, “
      È sicuramente una coincidenza, ma mi ricorda, l’acconciatura, quella di Lady Oscar l’unica volta in cui ha indossato un abito femminile

    4. “L’abito di seta rossa che indossava”
      ….vorre citare tutto il paragrafo, per dire che questa d’eccezione è così vivida che se chiudo gli occhi vedo la dama rossa danzare!

    5. Ciao Micol, altra bellissima avventura di Alo, un personaggio che merita assolutamente😍! La sua abilità nel “travestirsi” è impressionante, è davvero un arma letale, e la sua finale spietatezza e follia alla fine ne è la dimostrazione! Bellissime descrizioni, finale davvero degno! Quando ti dai a questo genere di racconti, il fantasy si veste con l’abito da sera, proprio come Alo😀!

      1. Ciao Tonino, grazie per aver apprezzato anche questa storia 😀
        Mi piace che i nostri due personaggi stiano affrontando proprio ora i loro cammini paralleli su Edizioni Open, chissà cosa avrà in mente per loro @giuseppe-gallato… 😉

      2. Micol, in questa serie (Sussurri dalla locanda) ormai manca solo l’ultima storia dedicata a Zorex e Drok. Purtroppo, come ben sai, su Edizioni Open non si può andare oltre le tre stagioni… ma chissà se non partirà in futuro una nuova serie dedicata alla missione orchestrata da Daniel. E vedere in azione Alo, Lydia e tutti gli altri. Chissà! 🙂

    6. Nonostante sapessi che Alo sarebbe stato il protagonista di questo brano, sei riuscita a sturimi lo stesso. E’ un personaggio veramente riuscito, un po’ dexter un po’ the punisher, mi ricorda i miei giustizieri preferiti. Inoltre il fatto di infilarsi in panni femminili con così tanta facilità depotenzia un po’ ilsuo machismo rendendolo ancora più figo.

      1. Ciao Alessandro, grazie per il bellissimo complimento. Riuscire a stupire con un personaggio ormai conosciuto e delineato è sempre difficile. Alo è complicato, ho in mente un episodio piuttosto intimistico in cui svelo il rapporto che ha ancora con la gemella. La morte non li ha separati nello spirito.

    7. “lo colpì con una testata che gli fece perdere i sensi all’istante.”
      Questo passaggio mi è piaciuto
      questo non me lo aspettavo

    8. Ciao Micol. Ed eccolo nuovamente in azione, più in forma che mai! Alo è una potenza, un personaggio riuscitissimo, secondo il mio modesto parere. Da una parte sembra fuori di testa (e forse in parte lo è veramente), dall’altra però ogni sua mossa, ogni suo agire, ha un fine ben preciso. Interessante anche il richiamo al troll ballerino, chissà per quale motivo lo sta cercando! Stupendo! 🙂
      Mi chiedevo: perché non “raggruppare” questi racconti dedicati ad Alo? Magari attraverso una serie sulla scia “Le avventure di…” o “Le cronache di..”. Qualcosa del genere. Non sarebbe male, sai? Questi racconti che fanno vedere scorci del passato di Alo ti stanno riuscendo proprio bene! 🙂
      Complimenti e alla prossima avventura! 🙂

      1. Ciao Giuseppe, diciamo che in tempi moderni Alo sarebbe una buona sfida per qualsiasi analista 😀
        Spesso nelle mie storie ci sono dei richiami a Grouch perché un giorno i due saranno compari e mi piace pensare che la loro conoscenza/amicizia sia iniziata molto prima. In realtà ho già unito gli episodi passati nella serie “La Bella e la Bestia – Storie”, ma continuo a pubblicare gli ultimi che scrivo in questo modo perchè voglio testarne la validità come storie auto conclusive. Sono davvero curiosa ed emozionata nel pensare che fra qualche tempo sarai tu quello a fargli scrocchiare le dita 😀