La Dura Realtà

Serie: Inganno Imperfetto #2stagione

.

SE TI SEI PERSO LA PRIMA STAGIONE CLICCA QUI!

.

«Cazzo, che massacro!» gongolò Mary.

«Sei proprio una puttana sadica» commentò Alan, soddisfatto.

«Così mi farai arrossire».

«Sei completamente coperta di sangue, ti sei vista?».

«Non eravamo venuti qui per questo?»

Mary si strizzò i seni, facendo così sgocciolare dalla maglia parecchio sangue che finì sul pavimento.

«È quasi ora» constatò Alan, guardando il bracciale. «Dove hai imparato a pugnalarli in quel modo? E poi in quei punti… lavoravi per il “cartello”?» chiese, ironico.

«In quei punti fa parecchio male, credimi. Dalle loro urla, non credo che gli sia piaciuto».

«Ho ammirato il lavoretto che hai fatto alla madre. Sembrava una cosa personale, la conoscevi?» ghignò.

«Che domande mi fai? L’hai programmata tu questa sessione di gioco! Piuttosto, ti fa male la gamba?» chiese preoccupata.

«Un po’, ma sopravvivrò. C’è di buono che non morirò dissanguato e quel coglione alla Game Enterprise starà soffrendo come me!». Afferrò l’impugnatura del pugnale, ancora conficcato nella gamba, e se lo girò nella carne, facendosi scappare un grido di dolore. «Ti piace, stronzo?» urlò, guardando verso il soffitto della stanza. «Chi se lo sarebbe aspettato che il bambino più piccolo potesse pugnalarmi alle spalle».

«Immagino che quando si debba scegliere tra la vita e la morte, l’età non sia un fattore dominante» commentò la ragazza.

«Caspita, che pensieri profondi per una che ha appena sterminato un’intera famiglia, bambini compresi! È questo che mi piace di te: alla messa la domenica, serial killer nei sogni e una gran sgualdrina sotto le coperte».

«Il solito stronzo, nella realtà e nel gioco! Poche certezze nella vita, ma su questa ci puoi contare in ogni occasione» rispose Mary, mostrandogli il dito medio.

Il bracciale della ragazza iniziò a lampeggiare di giallo; dopo qualche secondo fu la volta di quello di Alan.

«Vaffanculo, John!» ringhiò Mary, disconnettendosi.

«Mi sa che anche questa sera niente sesso. Più che uno stronzo, sono un coglione» imprecò Alan, disconnettendosi dal gioco.

La scritta “Disconnessione avvenuta con successo” lampeggiò nel visore di John. Il ragazzo scorse con gli occhi i vari menu ed entrò nella chat del programma, ma Sandra si era già scollegata definitivamente.

«Porca miseria!» mugugnò, e si tolse il visore. Balzò giù dalla poltrona e corse a prendere il telefono. Fece il numero e attese: tre squilli, quattro, poi cinque.

«Dai, rispondi!» implorò John. Gli squilli erano diventati sette. «Sono un dannato coglione!».

«Pronto?» rispose Sandra, con voce stanca.

«Scusami…» sussurrò John.

«Come? Non credo di averti sentito» ringhiò.

«Scusami, maledizione!».

«Il grande John Anderson che chiede scusa, devo segnarlo sul calendario insieme ai giorni del ciclo» borbottò, ironica.

«Ti sei divertita, questa sera?».

«Sicuramente un’esperienza nuova» commentò, acida.

«Dormiamo insieme questa notte?».

«No, domani devo svegliarmi presto. Voglio provare a scattare qualche fotografia con la nuova macchina che ho acquistato».

John sbuffò.

«Sono felice che ti piacciano i miei interessi» rispose, triste.

«No, no, non è per quello. Ho tutta questa adrenalina in corpo e non credo riuscirò a prendere sonno facilmente».

«Guardati un porno» sghignazzò.

«Touché! Senti… posso farti una domanda?».

«Perché, ti sei mai fatto scrupoli nel chiedermi di fare qualunque porcata ti sia mai passata per la testa?».

«Appunto… Dicevi sul serio, prima, con quella donna?».

«Come, scusa?».

«Ho detto, ti piacerebbe davvero fare una cosa a tre con un’altra donna?».

Ci fu un attimo di silenzio imbarazzante.

«Sei un peccatore del cazzo, John, lo sai? Fare queste porcate a letto ci farà finire dritti all’inferno!» commentò, inferocita, Sandra.

«Quindi, lo prendo per un sì?» sorrise.

«Ci penserò» sghignazzò. «Sai che non riesco mai a dirti di no. Però domenica devi venire con me alla messa».

«Dove mi vuoi portare?» chiese, incredulo.

«Alla messa, John Anderson, e ora vatti a lavare la bocca con il sapone!».

«Sai come stuzzicarmi…» sussurrò.

«Tieniti libero domenica mattina e vedrò di accontentarti. Ora vado a dormire, buonanotte» disse Sandra, chiudendo la telefonata.

.

                                                                           *  *   *

.

«Così, pensa di poter proteggere quei bambini per sempre? Lei è da sola e noi siamo in tre. Li aspetteremo davanti alle loro case e ci divertiremo un mondo. Malediranno le loro madri per averli messi al mondo!» la minacciò Alison.

«Cara, pensi davvero di impressionarmi con queste minacce da teenager viziatella? Lo sappiamo tutti che, da quando c’è il gioco, le carceri minorili sono diventate molto dure per chi trasgredisce le regole. Non vorrai farmi credere che siete pronti per i lavori forzati!» sghignazzò, compiaciuta, Anita.

«Non può tenerci qui per sempre!» urlò Karl, sbattendo un pugno sul tavolo.

«No, non per sempre: qualche altro mese, al massimo. Togliendovi il tempo per i compiti e le ore di sonno, sono sicura che il vostro rendimento a scuola peggiorerà in maniera drastica e forse vi bocceranno. State certi che il preside farà chiamare i vostri genitori e quel giorno ci sarò anche io ad aspettarli».

«Maledetta strega!» commentò Alison.

«Mentre fate questo compito che ho preparato per voi con tanto amore, vado a collegarmi in sala professori. Mi raccomando, fate i bravi in queste dure ore in cui non ci sarò» spiegò Anita, uscendo dall’aula.

«Questa mentecatto sta rovinando i nostri piani!» ringhiò Karl, imbestialito.

«Calmati, vedrai che troverò una soluzione, come sempre. Gli amici della “Fratellanza dei Mentalisti” ci sosterranno anche in questo duro periodo e stai tranquillo, riusciremo ad aumentare di livello nei tempi stabiliti. La “Città Volante” sarà nostra» sorrise, Stewe Miller.

«Va bene, scusami» rispose Karl, rilassando i muscoli del corpo.

.

«Allora, l’avete finito il compito?» chiese, sorridendo, Anita, rientrando in classe.

I tre ragazzi erano sdraiati sui banchi e dormivano saporitamente.

«Cosa state facendo?» urlò la donna, sbattendo la mano sulla cattedra.

Si svegliarono di soprassalto, Karl quasi cadde dal tavolo.

«Vi avevo detto di risolvere le equazioni di quel compito, perché non lo avete fatto?».

Stewe guardò Alison e annuì leggermente con la testa.

«Le abbiamo risolte» commentò, pacatamente, la ragazza.

«Impossibile! Io stessa ho fatto difficoltà… Fatemi vedere!».

La ragazza consegnò il compito alla professoressa.

«Ci abbiamo messo dieci minuti. Queste equazioni sono difficili soltanto per i cretini» commentò Alison, porgendo il tablet all’insegnante.

Anita le strappò il computer di mano, osservò attentamente le equazioni e poi chiese perplessa: «Come ci sei riuscita?».

«Non sono cretina come lei, professoressa. Forse dovrebbe studiare un po’ di più, le pare?».

«Come ti permetti?».

«Immagino che giocare due ore al giorno alla famiglia perfetta le riempia la vita di gioia. Non si chiede mai cosa facciano il suo finto figlio e il suo finto marito quando esce dal gioco?» continuò, Alison.

Anita rimase a bocca aperta. Era sorpresa da quel comportamento.

«Le rispondo io: non fanno niente! Restano lì immobili in attesa del suo ritorno perché sono finti!» la incalzò la ragazza. «Tutta la sua vita è patetica! Ha una famiglia finta e una carriera di merda. Pensava di diventare una professoressa del M.I.T.? Con quel mediocre Q.I. che si ritrova? Non riesce nemmeno a risolvere delle equazioni così basilari. Forse, sarebbe stato meglio se avesse messo su famiglia piuttosto che sognarne una, non crede?».

Anita diventò rossa per la rabbia; le vene del collo iniziarono a gonfiarsi, sembrava potessero esplodere da un momento all’altro.

Alison fece qualche passo all’indietro in direzione della porta.

«Che cosa vuole farmi, ora? È impazzita?» urlò la ragazza, indietreggiando. «No, ferma! Aiuto!». Inciampò sui propri piedi e cadde all’indietro, urtando con la schiena il maniglione antipanico della porta dell’aula che si aprì. Alison si ritrovò nel corridoio a gambe all’aria.

«Che cosa stai facendo?» urlò Anita, correndo verso la ragazza.

«Non mi faccia del male!» piagnucolò la ragazza, mettendosi in ginocchio.

La professoressa la raggiunse e, corrugando la fronte, si portò le mani sui fianchi.

La ragazza, senza emettere un suono, mimò con le labbra: “Vecchia puttana, ti uccideremo”.

Anita non poteva credere a quello che Alison le aveva appena detto e in un raptus di rabbia le colpì il viso con un sonoro ceffone.

«Professoressa! Cosa sta facendo?» urlò un uomo, alle spalle della donna.

Sul volto di Alison si dipinse una smorfia di compiacimento. «Aiuto signor preside! La prego, questa pazza vuole uccidermi! Mi ha scaraventata in mezzo al corridoio!». Scoppiò in lacrime.

«Anita, venga subito nel mio ufficio!» urlò, l’uomo.

Nel frattempo, Karl e Stewe raggiunsero Alison e l’aiutarono a rialzarsi.

«Le avevo detto di non fare nulla!». Il preside fece una breve pausa. «Ragazzi, andate subito a casa! Lei, mi segua».

Frank tornò nel proprio ufficio, mentre Anita, ancora incredula per l’accaduto, lo seguì senza dire una parola.

.

Serie: Inganno Imperfetto #2stagione
  • Episodio 1: Terra 2486
  • Episodio 2: Alan & Mary
  • Episodio 3: Serial Killer
  • Episodio 4: La Dura Realtà
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Sci-Fi, Young Adult

    Responses

    1. Alla faccia della brutta faccia di Alison! Disgraziata! Poveri prof.! Ahahahah
      Altro capitolo bello tosto, capace di avvolgerti nelle sue spire, coinvolgerti come si deve. Belli, come al solito, i dialoghi impostati in questo modo: veloci, taglienti, reali. Davvero bravo. Al prossimo capitolo! 🙂

      1. Ciao Giuseppe e grazie per aver letto anche questo capitolo!
        Sono contento che ti sia piaciuto, sei sempre molto gentile. 😉
        Un abbraccio!! 🙂

    2. Ciao Andrea, finalmente sei tornato! Non vedevo l’ora di leggere un nuovo episodio e l’attesa ne è valsa la pena😁! Traspare in maniera evidente che quanto la vita nel gioco sia praticamente più importante della cosiddetta vita reale (sempre ammesso che ciò che noi chiamamo realtà sia la realtà… Va beh😂😂😂) credo infatti che le esistenze vissute nel gioco assumano davvero un ruolo di prim’ordine e che ormai sia una vera estensione della realtà, se non il succo della realtà stessa… i dialoghi li apprezzo ogni volta di più, e la crudeltà sciorinata è sempre notevole, superba. Bell’episodio davvero! Alla prossima mitico!

      1. Ciao Antonino!! 🙂
        Grazie per le bellissime parole, mi fa molto piacere sapre che questo capitolo ti sia piaciuto.
        Un abbraccio. 🙂
        p.s. evito di parlare del capitolo altrimenti spoilero qualcosa di sicuro! XD

    3. Bellissimo capitolo, davvero, finalmente una piccola analisi sulla presenza del gioco nelle vite reali, e la cattiveria di Alison che sembra ancora gestita dalle dinamiche di un gioco dove tutto è possibile.
      Una bella riflessione sulla morale e la libertà di agire tra dei dialoghi molto ben costruiti e avvincenti.

      1. Ciao Alessandro, ti ringrazio per le belle parole.
        I prossimi capitoli ti piaceranno ancora di più! 🙂
        Un abbraccio. 🙂

    4. Caspita che malvagità! Andrea, mi fai paura, hai un volto da così bravo ragazzo e non capisco da dove ti escono fuori certe cose che, comunque mi son piaciute! Ahahahah

      1. ahahahaha
        Ma non sono io il serial killer”
        ahahahahah
        E’ quel bastardo di Alan!
        ahahahaha
        Grazie Ivan per aver letto anche questo capitolo. 🙂
        Un abbraccio.