La fanciulla senza nome 

Serie: Helena Everblue

La ragazzina, raggomitolata su se stessa in un angolo polveroso del mercato ittico di Newcity, non ha nome. O meglio, forse un nome ce l’ha, ma non riesce a ricordarlo. Quando perfino la più insignificante particella del tuo corpo non riesce a pensare ad altro che al cibo, un nome diventa una questione di poco conto; una bazzecola. Quando lo stomaco urla i propri bisogni, tutto il resto ha il medesimo valore dello sputo di un mendicante.

«Che ci fai qui?» L’enorme uomo che per poco non la travolge con i suoi vecchi stivali consunti, ha l’aspetto di un gorilla e il volto affabile di un cane rognoso; si chiama Jonathan, ma la gente dei quartieri poveri lo conosce solo per il cognome. Bull. Toro. «Cambia aria, ragazzina! Iniziamo presto a lavorare, noi!»

La ragazzina, già minuta di natura, sembra farsi ancora più piccola; la sua voce è quasi uno sbuffo di vento che viene soffocato dal caos assordante del mercato.

«Che hai? Che hai detto?»

Un vociare concitato giunge da ogni dove; bestemmie, invettive e il richiamo di qualche vecchia puttana. L’alba non tarderà ad arrivare e nell’aria l’attesa è palpabile. Un’attesa caotica e volgare. Le lampade a olio dipingono del loro opaco chiarore le nullità che ravvivano il teatrino di quella sfortunata parte di mondo.

«Ho fame.»

«Che hai detto, ragazzina?» Bull si esibisce in quello che vorrebbe essere un sorriso affabile; la mancanza degli incisivi non gli è certo di aiuto. Le femmine non lo apprezzeranno per le qualità da damerino, ma non disdegnano certo le sue possenti spalle. In questo momento sta trasportando una cassa piena di pesce. Solo quello in superficie è fresco, ma non è né il tempo né il luogo per fare gli schizzinosi. «Hai fame? Lo capisco! Tutti abbiamo fame, ma senza soldi….»

«Signore, la prego! Qualcosa da mangiare.»

L’uomo si guarda attorno; ci vorrà almeno un’ora prima che gli avventori si riversino sulle bancarelle. C’è tempo. «Lo vuoi un pesce, ragazzina?»

Quest’ultima solleva il viso, trafiggendo l’uomo con lo sguardo. Occhi blu come il cielo ammantato di tempesta. Lacrime che sbrilluccicano come stelle.

«Che si fottano i soldi! Un bel pesce per la signorina», sibila l’uomo a denti stretti. Appoggia la cassa per terra e avvicina le mani all’inguine. Il suo volto trasfigura in un’orrenda maschera di libido. «Un bel pesce grosso grosso!» Spalanca la bocca in un ghigno da folle clown; la bestia che si appresta a ghermire la bella. Come un’ombra, avvolge la fanciulla; con braccia possenti, la cinge. È un enorme mano dalle nocche nodose a tramutare i suoi intenti in fumo; come un artiglio gli afferra la spalla sinistra.

«Che fai, sei impazzito?!» La stazza del nuovo arrivato ridimensiona il toro all’aspetto di un vitellino.

«No boss, guarda i suoi occhi!»

«I suoi occhi?!» Aggrotta la fronte. «Li vedo, Jonathan! Ma dimmi, mio caro amico: sei qui per lavorare o per infastidire le bambinelle?»

«Mi stavo solo divertendo. Ma li hai visti, i suoi occhi? Li hai visti bene, boss?»

«Ti pago perché ti diverta?! È questo che faccio?» La fronte del boss è un groviglio di rughe rabbiose.

«No, boss, certo che no. Solo che quegli occhi…»

«Occhi di qua, occhi di là. Non ci siamo, mio caro amico. Invece di lavorare, te ne stai qui a farmi girare le palle. Io non sopporto quelli che mi fanno girare le palle! Non li sopporto proprio.» Un pugno, diretto come una locomotiva sbuffante, raggiunge la guancia sinistra di Bull, mandandolo a terra tramortito. «Alza il culo e porta questo pesce a Markus. Quel vecchio zotico sta cominciando a imprecare.»

Bull si rialza non senza fatica, barcolla per un istante e raccoglie la cassa da terra. Un rivolo di colore rossastro gli sta colando da una narice.

«E non azzardarti a sporcare di sangue la merce, se non vuoi ricevere un altro pugno al posto del salario.»

«Va bene boss, va bene.»

La bambina ha assistito alla scena senza battere ciglio. Osserva la cassa che si allontana sulle possenti spalle di Jonathan Bull e dalla sua bocca fugge un sospiro: elemosinare un tozzo di vita e un sorso di pietà in quel posto non si è rivelata una scelta felice. In giornata qualcuno avrebbe mangiato pesce marcio e, molto probabilmente, avrebbe pisciato merda dal culo; questo pensiero è una magra consolazione. L’avrebbe assaggiato anche lei un po’ di quel pesce, marcio o non marcio. Maledetto stomaco che non vuole starsene zitto. Un gorgoglio fa eco ai suoi pensieri: pensare costa fatica e faticare fa venire fame. Ancora una volta, ora e sempre, tutto si riduce al cibo.

«Mia cara bambinella.» La mente della ragazzina è talmente ingarbugliata nei suoi faticosi pensieri che ha dimenticato la presenza del secondo uomo: il boss. «Siamo partiti con il piede sbagliato, non credi?»

Ho sonno, lasciami dormire. Se non posso avere da mangiare, tanto vale…

Il boss le allunga una mano. «Io sono Hugo. Tu sei?»

Come una chiocciola, la ragazzina si raggomitola nuovamente su se stessa. Non risponde e l’uomo non insiste.

«Mia cara bambinella», riprende Hugo, «i tuoi occhi sono così…beh, ci siamo capiti; così…strani!» Zittisce la sua voce rauca per qualche istante, quindi aggiunge: «Meravigliosamente strani.»

Li odio, dice la ragazzina, ma la sua voce è solo un pensiero.

«Non credo tu abbia chi si prende cura di te, mia cara bambinella; sei ridotta come uno spettro! Facciamo così; il pesce che non riuscirò a vendere te lo regalerò.»

La ragazzina vorrebbe credere a quelle parole, lo vorrebbe con tutto il suo stomaco. Il tempo dei dubbi è un tempo al passato. «Adesso!»

«Cosa hai detto?»

«Io ho fame adesso.»

«Perdonami, sono uno sciocco.» Hugo si china a sfiorarle i capelli. «Guarda, il sole è sorto. Appena avrò finito con il mercato, ti prometto che avrai del cibo e anche un bagno caldo; non offenderti, bambinella, ma ne hai proprio bisogno.»

Andava sempre a finire così: tutti dicevano dopo e il loro dopo significava mai.

La ragazzina, raggomitolata su se stessa in un angolo polveroso del quartiere portuale di Newcity, ha un nome. Tutti lo hanno. Capelli corvini, lucenti nonostante non incontrino un pettine da chissà quanto tempo e occhi, enormi occhi come gemme cobalto. Strani, splendidamente strani. Li nasconde alla tiepida luce mattutina, alle flebili speranze che accende. E, mentre tra le bancarelle puzzolenti di pesce qualcuno medita vendetta, lei solleva gli occhi a incontrare quelli di Hugo, quindi sussurra: «Helena Everblue, questo è il mio nome.»

Serie: Helena Everblue
  • Episodio 1: La fanciulla senza nome 
  • Episodio 2: Pesci leggendari per clienti spocchiosi
  • Episodio 3: Un uomo buono
  • Episodio 4: Pietà per gli ultimi
  • Episodio 5: Il disagio numero uno 
  • Episodio 6: Nani scaltri e misteriose femmine
  • Episodio 7: La dama nera
  • Episodio 8: Legami indissolubili
  • Episodio 9: Sangue nobile
  • Episodio 10: Amore e vendetta
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    Commenti

    1. Eleonora Gonzaga

      Ciao Dario, ho letto volentieri il primo capitolo. Mi piace il linguaggio diretto e crudo è in tema con la dettagliata descrizione, dellabambinella e del luogo. Sono particolarmente attirata dalla descrizione degli occhi e dell’aspetto di questa bambina!

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao Eleonora, grazie per aver letto questo primo episodio. Spero che la storia di Helena possa appassionarti. 😊

    2. Andrea Bindella

      Stupendo primo capitolo, grazie Dario per questo LibriCK.
      Scritto molto bene e davvero divertente da leggere! 🙂
      La storia è interessante come anche i personaggi. Dialoghi molto belli.
      Vado a leggermi subito il secondo capitolo.
      Ciao!

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao Andrea, sono contento che ti piaccia! Come ho già detto in altri commenti, la storia di Helena ci accompagnerà per molti episodi.😉

    3. Tiziano Pitisci

      Finalmente, anche se con grave ritardo, comincio anch’io questa Serie! È solo un incipit, sono curioso di andare avanti. Sotto il profilo della forma ho notato un discreto progresso nello stile, che appare molto fluido e disinvolto. Credo che il tuo punto forte risieda nei dialoghi: credibili e dirompenti. Sulla trama aspetto di leggere il seguito (ma so già che la tua “follia” mi sorprenderà).

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao , boss! ( Il nome Hugo non è casuale…ahahah) Fidati se ti dico che questa serie porterà a delle rivelazioni sconvolgenti. 😉

    4. Daniele Parolisi

      L’incipit è bello, attraente e lo stile di narrazione in sintonia con la storia. E come sempre riesci a destare quella curiosità che serve per spingere il lettore a cliccare alla successiva puntata 😉

    5. Angela Catalini

      Ciao Dario, il primo capitolo è molto interessante, ci sono questi occhi che hanno qualcosa di strano che potrebbero preludere a qualsiasi risvolto (magari fantasy). Ha fame e per un attimo avevo pensato a una ragazzina predatrice che divorasse i due uomini 😀 Mi piace molto la definizione che hai trovato per lei: si raggomitola come una chiocciola. La trovo originale, tenera, calzante per una bimba. Questo racconto potrebbe diventare qualsiasi cosa, quindi curiosa come sono, non mi perderò il seguito.
      PS =l’unico appunto riguarda l’incipit, dove hai calcato due volte la mano sullo stesso concetto (non riesce a pensare altro che al cibo/lo stomaco urla i propri bisogni).

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao Angela, ho calcato la mano sul concetto per rendere al meglio la condizione della ragazzina. Grazie per aver letto questo episodio! Posso anticiparti che il proseguo non sarà fantasy.

    6. Ely Gocce Di Rugiada

      Mi piace la protagonista, debole fisicamente ma con una forza di sopravvivenza che nasce dal cuore non solo dovuto dagli eventi ma a qualcosa …. che sono sicura emergerà nei prossimi episodi.Un ‘ atmosfera cupa che vedremo dove porta.

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao Ely! Helena è una ragazzina forte, molto più di quanto sembri. In fondo non sappiamo nulla del suo passato, chissà quali sorprese riserverà…

    7. Alessandro Molinari

      Bravo Dario, le situazioni rendono bene nella mente di chi legge, le ambientazioni sono piacevolmente Dark ed il personaggio della bambina è originale. La trama fa sorgere qualche domanda sullo sviluppo della trama ed è un bene. Vediamo come evolve la cosa!

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao Alessandro. Come avrai capito leggendo le mie storie, detesto la prevedibilità e anche con questa serie farò il possibile per spiazzare (in senso buono mi auguro) il lettore.

    8. Raffaele Sesti

      Primo episodio buio e ruvido, dove l’unico colore di quel mondo sembrano gli occhi di quella bambina.
      Ho immaginato quel mercato e ho sentito il puzzo di pesce e uomini.
      Due note(a parere mio):
      1) se facevi partire il racconto direttamente da “La ragazzina, raggomitolata su se stessa ..” era molto più efficace: in questo modo fin dalle prime righe scoccavi una freccia che delineava subito una bella immagine nella mente del lettore.
      2) il passaggio “si chiama Jonathan Bull, ma la gente dei quartieri poveri lo conosce come Toro”; secondo me stride un poco il fatto di dare il nome inglese ma il soprannome italiano. Poteva essere più lineare qualcosa del genere “si chiamava Jonathan Bull e del toro aveva anche le sembianze tanto che tutti ormai lo chiamavano così”.
      Ma è solo la mia opinione.
      Alla prossima puntata.

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao Raffaele. Il secondo punto che mi fai notare, non è fuggito neanche a me (una svista che provvederò a sistemarlo). Per quanto riguarda l’oscurità di questo episodio, diciamo che è mio marchio di fabbrica! 😉

      2. Dario Pezzotti Post author

        Grazie per i consigli, Raffaele; penso che ora l’episodio risulti più scorrevole 🙂

    9. Debora Aprile

      Davvero ottimo come inizio, promette bene! Amo l’ambientazione dark e, come hanno già detto prima di me, il lessico è sempre consono al contesto… dettaglio da non trascurare. Complimenti, aspetto di leggere il secondo episodio!

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao Debora, spero che il proseguo non deluda le tue aspettative 😉
        Seguiremo il percorso di crescita di Helena, una ragazzina venuta da chissà dove e destinata ad andare chissà dove…🙂

    10. Giuseppe Gallato

      Ciao Dario, che bello rileggerti! È un piacere sia per le ambientazioni dark che riesci a rievocare e sia perché, personalmente parlando, la tua scrittura non mi annoia mai. Ancora meglio… le tue idee non mi annoiano mai! Mi associo all’ottima analisi fatta da @massimotivoli. Non vedo l’ora di leggere il seguito!
      Bravo, sempre in gamba! 🙂

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao Giuseppe! Questa sarà una serie piuttosto corposa, un progetto a cui sto lavorando da un po’ di tempo. Chissà se piacerà. Come ho già anticipato, ci sarà spazio anche per la speranza e la luce, ma quando arriverà il buio…beh, sarà devastante 😁

    11. Micol Fusca

      Ciao Dario, nulla di meglio di un incubo per far passare in secondo piano l’influenza. Le atmosfere sono quelle che ho imparato ad amare, dark e oscure d’intenti. Chissà cosa desidera per colazione questa dolce bimba…

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao Micol, questa serie sarà oscura, ma stavolta lascerò spazio anche alla speranza…forse!😁

    12. Massimo Tivoli

      Bell’inizio. Come sempre, adatti il lessico, impeccabile nella sua rudezza, all’ambientazione decadente e noir. Vediamo dove ci porterà Helena e cosa significano i suoi occhi.

      1. Dario Pezzotti Post author

        Ciao Massimo, ti ringrazio per le tue parole. Uno dei temi portanti di questa serie sarà il viaggio, nei molteplici significati che questa parola racchiude. Helena incontrerà sia amici che “nemici” e non sarà sempre facile distinguere gli uni dagli altri.😉