La fidanzata

Se ne stavano seduti al bar, davanti due bicchieri. Il primo, un giovane che la vita aveva svezzato a pugni e calci, guardava il secondo, un mingherlino senza peli né barba, né dignità.
     E fu il secondo ad aprir bocca, «mi sono trasferito da Annette.»
     «Tu?» già rideva, accarezzato dall’idea che la discussione si sarebbe rivelata esilarante. «Dimmi la verità, ti ha preso per le palle e ti ha trascinato a casa sua, urlando che dovevi stare lì perché si è rotta di prendere il treno.»
     «Sì, grossomodo è andata così,» ammise lui, guardando di traverso un quadro rappresentante un culo femmineo incorniciato come fosse un’opera sacra.
     L’altro, Dirk, mandò giù il veleno e poggiò il bicchiere vuoto sul tavolo color antracite. Fece un cenno alla cameriera e ordinò il bis. «Da quanto?»
     «Un mese, forse più…»
     «Bastardo, e me lo dici ora?» Dirk scoppiò a ridere, mancando di rispetto al cupo silenzio da cimitero della bettola.
     «Succedono cose strane, una volta che si comincia a vivere assieme,» ammise Eugen, irrequieto al sol pensiero di dover tornare da lei.

Eugen aveva sempre avuto il sospetto che Annette fosse strana. Troppo bella, per lui, con biondi capelli che parevano fatti di zucchero filato e un corpo da modello anatomico dell’università. Non aveva difetti, non aveva bruttezza nemmeno a volergliela appiccicare addosso per forza. E lui, timido e scimunito, si era in qualche modo ritrovato a farle da compagno di scopate.
     La maggior parte delle volte nemmeno si parlavano. Lei telefonava, al terzo squillo esatto Eugen rispondeva e venivano decise le coordinate per l’incontro; da Annette, ovviamente, perché il povero “dildo umano”, come lo chiamava lei, non sapeva neppure da che lato fosse il cielo.
     Spintoni, urla, guaiti e succhi di piacere, e dopo una bella doccia si salutavano. Ma non quella sera: «Tu vieni a stare da me.»
     «Dove, Annette? Non so neppure dove—»
     «Non rompere i coglioni, Dildo. Domani dì a mammina che ti trasferisci da una donna vera, coi peli tra le cosce e le unghie fatte di lavoro e sporcizia, non di smalto.»
     «Mia madre, veramente—»
     «Alle otto ci vediamo alla stazione.»

Non avrebbe potuto dirle di no neppure se avesse voluto. La prima settimana nella nuova abitazione trascorse serenamente, nell’ozio e nel mite chiarore della primavera. Annette viveva in una casetta adorabile confezionata con un fiocchetto, calata tra altre sparute strutture simili in un quartiere alberato, con un laghetto, un parchetto per i bimbi e sin troppi dettagli comodi a famiglie e persone altolocate.
     «È stato meraviglioso!» strillò lei, alzandosi con un salto dal divano senza avere il decoro di asciugare l’inguine. «Pazzoide di un Dildo, scopami altre due volte così e potrei concederti di mettermi incinta!»
     «Non è una cosa su cui scherzare,» obiettò lui, cercando con gli occhi il rotolo di carta assorbente. Un caratteristico suono scoppiettante lo fece trasalire.
     Annette, in fondo di fronte al bagno, sogghignava: «Beh? Prima mi spremi e poi ti lamenti? Tu non cachi?»
     «Non ho detto niente…»
     «Ma l’hai pensato!» lo accusò, restando sulla soglia del bagno con le mani ai fianchi e le gocce di sudore che gareggiavano tra i suoi seni. «Mi devi portare rispetto, Eugen. Rispetto. Sono una donna!»
     «Lo vedo che sei una donna.»
     Ma lei non rispose più. Si lanciò oltre la porta e lo costrinse a sorbire il peculiare concerto che cominciò a suonare.

Dirk lo guardava sbigottito, «cazzo, Eugen. Sei davvero messo così?»
     «Mi tratta male, ma non riesco a lasciarla.»
     «Ti tratta male? Ti lasci calpestare nel modo più schifoso che abbia mai sentito! Sei un uomo o no? Prendila per i capelli e sbattila in cucina, santo Dio!»
     «Non penso sia l’approccio più—»
     Dirk aveva gli occhi lucidi e l’alito così carico di alcol che una scintilla avrebbe potuto accenderlo come un lanciafiamme. «Lascia quella puttana impazzita, ascolta a me. Domani, se serve.»

Eugen la fissava. Avevano la lavatrice nel seminterrato, tra fuliggine e creature mitologiche che regnavano incontrastate. Annette cianciava da sola, con la maglietta avvolta sino all’ombelico e il sedere nudo poggiato sulla lavatrice, mentre le gambe penzolavano davanti l’oblò.
     «Si può sapere che fai?» domandò Eugen, sorpreso da una spruzzata di coraggio proprio sul cuore.
     Lei aggrottò le sopracciglia, «mi sto masturbando, no? Aspetto la centrifuga.»
     «Annette, perché devi essere così volgare? Sei una donna meravigliosa, dovresti smetterla di fare così.»
     «Così come?» reagì, mentre la lavatrice iniziava la sequenza finale.
     «Io non so se posso ancora—»
     «Sono incinta,» lo fissò, e il suo sguardo sarebbe stato il più serio del mondo, se la lavatrice non la stesse scuotendo da capo a piedi. «Ti ricordi quando ti ho detto che potevi anche mettermi incinta? Già allora ero bella e infornata, cotta a puntino. Non ti accorgi mai di nulla, sei sempre lì a giudicare i miei atteggiamenti e non ti chiedi il perché.»
     «Incinta…» cantilenò lui tra sé e sé. «Non potevo sapere!»
     Annette scese dalla macchina infernale con le lacrime agli occhi, «non so che fare, Eugen! E se lo crescerò male? E se mi odierà? E tu, disgraziato, tu che sei l’uomo migliore che mi potesse mai capitare, meriti di finire ingabbiato con una che non sa gestire gli sbalzi ormonali? E quando diventerò obesa e oscena? E storpia? E se mi servirà la sedia a rotelle? Che cazzo devo fare?!»
     Lui si avvicinò, e per la prima volta non ebbe timore che Annette lo schiaffeggiasse o spingesse in un angolo per seviziarlo. Adagiò la mano sulla sua pancia ancora piatta e la lisciò con cautela e amore. «Non sono l’uomo migliore di alcunché, Annette. Proprio come te sono impreparato alla vita, e sono un imbecille anche senza gli ormoni a disturbarmi, figurati! Ma sarò padre, e tuo marito, se vorrai.»

Dirk non aveva parole. Lo studiava, cercando con attenzione i cambiamenti che di sicuro avrebbe dovuto notare sul suo volto.
     «Ovviamente sei invitato anche tu,» disse lui, con rinnovata serenità.
     «La sposi davvero?»
     «Mi piace sentirla ruttare, così come mi piace guardarla masturbarsi sulla lavatrice. E forse, anzi, senza dubbio, mi piace sapere che sono riuscito ad amarla e apprezzarla per quello che è.»

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Commenti

  1. Micol Fusca

    Ciao Giovanni, anche se in maniera più mite di quanto hai descritto le dinamiche di coppia sono un vero casino. Mi ci sono ritrovata in questo senso, quando l’innamoramento è acqua passata si spalancano le porte della verità ed è necessario il compromesso. Alla fine, ti “affezioni” proprio agli aspetti meno gradevoli del partner, come russare o parlare da sola, ad alta voce, davanti al frigorifero 😀 Mi sono divertita a leggere il racconto che al di là della comicità pone una riflessione: difficile apprezzare una persona una volta che si è tolta la maschera.

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Guarda, non so quando in modo più “mite”, penso dipenda dai casi! 😀 Immagino però che la storia abbia risvegliato bei ricordi in tanti lettori, e di questo sono contento! 😛
      Grazie per avermi letto e alla prossima 😉

  2. faby fabiana

    Breve ed intenso. Un racconto forte che fa sorridere e riflettere sulle dicotomie di coppia. E difficoltà di comunicazione e convivenza che alle volte la vita ci presenta.
    La scena del bagno è esilerante!
    lo stile contemporaneo descrive meravigliosamente i personaggi che ho adorato con le loro diversità e particolarità.

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Grazie mille! Volevo soprattutto che la storia facesse sorridere e rilassare, e sul finale lasciare spunti per qualche riflessione. Felice che sia piaciuto! 😀

  3. Antonino Trovato

    Ciao Giovanni, con questo racconto forte e spinto, dove comunque ho scorto angoli di pura poesia, hai saputo rendere ciò che sulle prime può essere definito odiabile, letteralmente amabile, riferendomi ovviamente ad Annette. Mi sono ritrovato un po’ a ridere, un po’ ad emozionarmi e riflettere. Eugen poteva andare via, lasciarla sola col suo fardello, visto che in fondo non era una circostanza voluta, ma ha dimostrato senso di responsabilità, almeno dal mio punto di vista, e forse ha davvero iniziato ad apprezzarla, perché alla fine Annette ha mostrato tutta la sua umanità e sensibilità. Un LibriCK che ho apprezzato davvero😊!

    1. Giovanni Attanasio Post author

      Ciao!
      Sono veramente colpito dalla tua analisi, che mostra un’opzione che non avevo considerato affatto, vale a dire quella per Eugen di abbandonare Annette assieme al bimbo. Sono molto contento che ti sia piaciuto, davvero. 🙂