La frittata è fatta.

(ironia su un brano di S.J.)

La signora Sarta sentì suonare il campanello e scosse la testa.

“Vengono a scocciarti sempre all’ora di pranzo,” si lamentò con la signorina Giovanna. Stavano facendo a maglia, parlando… Arrivata alla porta si avvicinò allo spioncino: un uomo anziano barcollava lì fuori, avvolto in un impermeabile logoro. Aveva una lunga barba biancastra e gli occhi praticamente chiusi, come se si stesse per addormentare sul suo zerbino.

“Ma insomma,” sbuffò silenziosamente la signora Sarta, non abbastanza però da non farsi sentire. Il vecchio aprì gli occhi, si ricompose debolmente e riprese a suonare il campanello.

“Signora, dei lacci di scarpe per soli due euro,” implorava. Aveva una voce molto affaticata.

“Non mi servono dei lacci, vada via,” rispose sgarbata la signora Sarta. Nel frattempo la signorina Giovanna l’aveva raggiunta.

“Chi è?” domandò.

“È un ubriacone che vuole soldi.”

La signorina Giovanna guardò a sua volta dallo spioncino. Poi sospirò.

“Sembra stare molto male,” disse alla signora Sarta, con fare compassionevole.

“Sarà ubriaco marcio,” rispose con sottile disprezzo lei.

“Io la so distinguere una persona da quando ha fame a quando è ubriaca. Pensa al mio ex.”

La signora Sarta non voleva nemmeno pensarci all’ex della signorina Giovanna. Il giovane Shirlo era un essere così gretto da doverlo dimenticare completamente se si voleva vivere una vita decorosa.

“Che cosa facciamo? Non se ne vuole andare,” domandò l’amica, sempre con l’occhio sullo spioncino.

“Prima o poi si stuferà, facciamo finta di niente e torniamo in cucina,” propose la signora Sarta già sul punto di andarsene.

“Aspetta, quest’uomo sta davvero male,” e senza chiedere il permesso aprì la porta. Il vecchio si risvegliò di soprassalto, quasi cadendo addosso alle due donne. Loro lo afferrarono e trascinarono in cucina, dove lo posarono su di una sedia (di quelle messe da parte, non le loro). L’uomo non parlava, respirava affannosamente e teneva sempre i suoi lacci colorati tra le dita vecchie, tozze e sporche. Ce n’erano di tutti i colori ed erano belli, constatò segretamente e a malincuore la signora Sarta, ma davvero lei non avrebbe saputo che cosa farsene.

“Quest’uomo ha fame, diamogli da mangiare,” suggerì la signorina Giovanna con improvviso spirito da crocerossina.

“Vediamo cosa c’è in frigo,” acconsentì a fatica la signora Sarta tra i denti stretti.

“Le prepariamo una bella frittata,” urlò felice la giovane, dando per scontato che l’uomo fosse sordo.

“Una frittata sì, ho ancora dello spezzatino che”

“E della carne, che cosa ne dice? Possiamo offrirle del vino?”

La signorina Giovanna facendo come se fosse stata a casa sua prese dalla vetrinetta una bottiglia di vino e la stappò. Ne colmò un bicchiere e lo porse al vecchio, sorridendogli amichevolmente.

“Beva, prego, breva,” gli disse.

“Grazie,” rispose il vecchio con voce rauca. E bevve. Nel frattempo lo spezzatino si scaldava sul fuoco, le uova prendevano forma e in cucina si stava sprigionando un odore delizioso che faceva venire l’acquolina in bocca anche alla signora Sarta nonostante non fosse affatto l’ora di cena. Questo la indignò non poco, perché lei mai si sarebbe sognata di mangiare fuori pasto, con un estraneo a tavola, per giunta. Eppure mentre lo osservava mangiare…sentiva lo stomaco parlarle in maniera insolita.

“Magari possiamo dargli qualche cosa di dolce anche, un budino, ce l’hai un budino?”

“No che non ce l’ho,” rispose scandalizzata la signora Sarta fissando la signorina Giovanna con occhi increduli. La sua amica stava provando un’eccitazione che non solo lei non condivideva ma pure la infastidiva per la sua spontaneità.

“Certo che però un budino al cioccolato lo avrebbe subito rimesso in sesto,” rifletteva pensosa quella.

“Ma una frittata e lo spezzatino…”

“Faccio una corsa di sotto e le porto un bel budino!” urlò la signorina Giovanna, sporgendosi verso il vecchio.

“Grazie,” rispose lui laconico. La signora Sarta esaminò il suo bicchiere. Era già vuoto. Rincorse la filantropa e la agguantò per la sciarpa.

“Non vorrai lasciarmi con quest’uomo da sola? È ubriaco ti dico!”

“Che cosa ti può fare, è un anziano!” rispose quella ridendo spensierata e corse giù per le scale. La signora Sarta chiuse la porta con rassegnazione e quando si girò si ritrovò il vecchio davanti a lei.

“La disturbo?” le domandò.

“No no, si figuri, finisca di mangiare, prego…”

Intanto la frittata stava per bruciare, lo capiva dal suono che faceva la padella e così colse l’occasione per tornare veloce in cucina a spegnere il fuoco. Quando aveva già la mano sulla manovella, il vecchio le prese il braccio e la fermò.

“A me piace ben cotta,” le disse. Ha degli incredibili occhi celesti, notò la signora Sarta…e senza sapere il perchè o il come, si ritrovò a baciarlo sulla sua guancia irsuta e puzzolente. Lui con un braccio le cinse i fianchi, la spostò con un gesto vigoroso, spense il fuoco e con il forchettone di legno si ingollò l’intera frittata in pochi bocconi. Saranno state cinque uova, riflettè la signora Sarta con ammirazione.

“Andiamo,” le disse poi ancora masticando, e la prese per mano, conducendola alla camera da letto che inspiegabilmente sapeva dove si trovasse. La signora Sarta non se lo fece ripetere due volte.

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Mentre facevano l’amore, il campanello riprese a suonare instancabilmente. Era la signorina Giovanna, con un piccolo budino al cioccolato in mano. Allarmata più che mai, gridava tra le lacrime: “Aprite, che cosa ho fatto, che cosa ho fatto!”

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Discussioni

  1. Ho sorriso sbirciando gli atteggiamenti delle due “signorine” (la Signora Sarta è una vedova? Non lo dico con scherno, se sì è una “macchietta” ben riuscita) attendendo l’evoluzione della storia. Alla fine, sono scoppiata a ridere. Bel racconto!

    1. La signora Sarta è zitella o vedova, sicuramente non (più?) maritata. Il racconto è una sorta di esercizio di divagazione partendo da una storia breve di Shirley Jackson, dove la signora protagonista – se non ricordo male – si chiama Taylor (sarta). Grazie per il commento!