La lista dell’ansia.

Ci sono cose che per le persone sono semplici da svolgere, sono parte del quotidiano, mentre per me sono davvero complicate da affrontare. Si tratta di attività, hobby, passioni che fatico a svolgere.
Oggi sono in vena di fare liste, quindi ecco a voi una lista assolutamente non richiesta di quello che non riesco a fare:
– occuparmi della casa;
– pulire casa;
– lavare i piatti;
– rifare il letto;
– lavarmi i denti;
– avere ritmi regolari di sonno (dormo tantissimo o pochissimo);
– farmi da mangiare;
– mangiare;
– alzarmi la mattina;
– andare a camminare da sola;
– uscire con gli altri;
– andare al ristorante;
– guardare un film o ascoltare musica.

E so che questo elenco può sembrare scritto da una ragazza pigra che usa la scusa della depressione per non affrontare la quotidianità della vita adulta, ma posso assicurarvi che tutto quello che ho scritto è realmente difficoltoso da affrontare. E posso motivarvi ogni singola voce di questo elenco.

  1. e
  2. Occuparmi della casa e pulire: l’idea di pulire mi mette ansia, penso che potrei stancarmi troppo, sentirmi stanca e scambiare la stanchezza con senso di svenimento e ho paura di rimanere senza fiato dallo sforzo senza più respirare. 
  3. Lavare i piatti: non riesco a concentrarmi su qualcosa per molto tempo prima che salga l’ansia e l’idea di essere nell’angolo buio del lavandino a lavare i piatti, mi mette angoscia. Un’ansia ingiustificata, lo comprendo
  4.  Rifare il letto: alcune mattine non ho proprio la forza di fare qualcosa. Qui l’ansia non c’entra nulla, è solo l’apatia che viene a salutare e non mi lascia svolgere una semplice attività come questa.
  5.  Lavarmi i denti: ecco questa la odio davvero. Odio dovermi lavare i denti. Con le gengive sensibili che mi ritrovo, sanguino in continuazione e l’idea di vedere del sangue uscire dalla mia bocca mi provoca un’ansia tremenda. Così, ogni volta che mi lavo i denti comincio a controllare che il sangue stia effettivamente sgorgando dalle gengive e non derivi dal mio stomaco (avendo un’ernia ho sempre il terrore che si trasformi in qualcosa di peggiore e vedere sangue uscire dalla mia bocca sapete già cosa vorrebbe dire).
  6.  Avere ritmi regolari di sonno: certo adesso sono sotto pastiglie che stenderebbero anche un cavallo, quindi chiaramente riesco a dormire, ma tempo fa passavo giorni interi senza dormire, aspettando il mio compagno che tornava alle 6 del mattino da lavoro senza aver mai chiuso occhio. E non dormivo nemmeno durante il giorno. Altre volte, invece, non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto e continuavo ad alternare momenti di veglia a momenti di sonno travagliato andando avanti così per giorni finché il mio cervello non cominciava a procurarmi allucinazioni, mancanza di reattività e stanchezza.
  7. e
  8. Farmi da mangiare e mangiare: anni fa ero convinta di non poter essere vegetariana. La carna era troppo buona, il pesce altrettanto. Non potevo fare a meno dei salumi, del buon cibo, dello strafogarmi. Non so bene che cosa sia cambiato, ma il cibo è entrato in guerra con le mie fauci. Ora quello che riesco a “buttare giù” è un ammasso di verdure scondite (e non tutte le verdure), oppure delle zuppe schifose fatte con verdura mezza frullata e mezza spiaccicata. Chiaramente, non riesco nemmeno a finire il piatto. Ecco in cosa consiste il mio sostentamento da un po’ di tempo ad oggi. Non comprendo la ragione di questo cambiamento. Certo, ho sempre avuto problemi a relazionarmi con il cibo: alle volte era troppo, alle volte troppo poco, diete su diete, problemi con il peso, ecc ecc. Nei momenti bui era mio amico, in altri era il nemico da sconfiggere per essere “bella”. Gli alimenti base di una dieta salutare non li vedo più da tempo. Solo avvicinarmi al banco macelleria del supermercato mi fa venire i brividi. Entrare alla Coop sapendo di dover comprare qualcosa per poi costringermi ad ingurgitarlo mi fa male. Mi si stringe lo stomaco. Per non parlare dell’ansia del soffocamento, ma quella è tutta un’altra faccenda.
  9. Alzarmi la mattina: come può essere complicato andare a dormire, per me è ancora più complicato alzarmi al mattino. Gli unici momenti di pace li ho quando dormo. Chiaramente non sono immune dagli incubi, anzi figuriamoci. Solo io so cosa è in grado di partorire la mia mente malata, ma quando dormo ho come una lucidità cerebrale che mi fa comprendere di essere in un mondo fittizio, di cui non mi devo preoccupare, perché nulla mi potrà accadere. Così vorrei rimanere più tempo possibile al caldo, nel mio letto, sapendo che in quel momento posso avere un attimo di pace. E quando suona la sveglia o semplicemente il mio corpo pensa di averne avuto abbastanza, mi crolla il mondo addosso. Mi sveglio già in ansia e sconsolata. Vorrei dormire all’infinito. Non alzarmi mai, non dover vivere la vita, non dover affrontare i problemi. DORMIRE.
  10. Andare a camminare da sola: per un periodo sono anche riuscita a farlo. Mi alzavo al mattino, convinta, mi mettevo scarpette da ginnastica e via a fare un’ora di camminata con la musica nelle cuffiette per tenermi compagnia. Poi è arrivata lei: la mia testa. “Ma se ti sentissi male e nessuno ti trovasse perché sei da sola in mezzo alla campagna?”, “secondo me ti manca il respiro o sbaglio?”, “ma ci vedi bene o sei stanca e ci vedi sfocato? Non è che stai per svenire?”, “dai affrettati a tornare tra la civiltà, si sa mai che devi stare male almeno c’è qualcuno che ti può salvare”. Bene, addio camminate. Ero anche contenta di ritagliarmi un momento per me. Mi disturba il fatto di non avere un lavoro e non fare nulla. Quello era il mio modo per far capire che anche io posso impegnarmi in qualcosa e volevo impegnarmi nel mangiare sano ed essere attiva. Ora non posso più farlo, altrimenti si sa mai…
  11. Uscire con gli altri: uscire con altre persone è sempre stato un grosso problema fin da piccola, non tanto per le ansie, quanto per la mia asocialità. Ho una batteria sociale che tende a scaricarsi facilmente e necessito di momenti da sola per rigenerarmi. Certo negli anni gli attacchi di panico hanno incrementato il mio bisogno di rifugiarmi in casa, da sola, tra le calde pareti familiari, ma non avrei nemmeno dovuto preoccuparmi di declinare inviti, vista la mia asocialità.
  12. Andare al ristorante: beh qui la questione si fa più intricata. Riprende chiaramente i punti 7 e 8, ma andare al ristorante implica qualcosa in più. Implica farsi vedere da altri mentre si mangia e questo proprio non posso permettermelo. Grazie a mio padre e al suo bisogno di farmi sentire grassa, ho iniziato a sviluppare questo senso di vergogna verso il cibo. Quindi non solo non riesco a mangiare per paura di strozzarmi, non mangio anche perché ho paura che le altre persone mi giudichino perché sto mangiando troppo. Ma cazzo sono in un ristorante! Potrei anche prendere l’intero menù e nessuno si curerebbe di me! Eppure niente, un antipastino diviso in due e una bottiglia d’acqua. Non si sa mai che la tizia obesa dietro di me vada a pensare che mi piace rimpinzarmi di cibo. Guai!
  13. Guardare un film o ascoltare musica: si la musica è la mia vita. Eppure l’ansia mi fa scartare anche quella. Si rifà tutto al bisogno di distrazione quando non mi sento mentalmente ok. Non riesco a concentrarmi su qualcosa, altrimenti finisco per ritrovarmi a pensare e l’ansia mi ingloba come un plaid. Solo che non ho un the caldo in mano, ma cicuta che mi uccide ad ogni sorso. Quindi fuori discussione le serate film o ascoltare un disco tranquillamente seduta sul divano. DEVO FARE. Giocare al PC, scrivere, parlare… Non riesco nemmeno a leggere che era una delle mie attività preferite in questa mia stupida e inutile vita. I libri erano i miei migliori amici, mi tenevano compagnia. Ho ripudiato anche loro, oltre ai miei amici fatti di carne e ossa.

Cosa mi trattiene dal suicidarmi, verrebbe da chiedersi a chiunque finisca di leggere questa lista. Ebbene ci sono solo due cose che mi salvano: il non poter ascoltare nuova musica, sapendo che i miei gruppi preferiti continuano a sfornare album che non potrei assolutamente perdere e aspettare il mio compagno che alle 6 del mattino mi sveglia inondandomi di baci per dirmi che è tornato a casa da me.
Grazie.

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Discussioni

  1. Mi è piaciuto come sempre il parallelo con il video.
    Condividere l’ansia, non è facile, ma forse ci aiuta. E se non basta ci sono musica e amore… ottimo consiglio! Grazie Giulia.

  2. CIao mi è piaciuto molto il lavoro di “scarnificazione” del dolore che hai usato sulla protagonista: è una qualità, il coraggio di ammettere la debolezza, che poi sia biografico o narrativo poco interessa. Pur avendo il doppio dei tuoi anni ho provato empatia in diverse parti, credo di aver scritto anche io qualcosa di genere. Poi, più tratti male la protagonista più noi la amiamo: se fosse un’amica, le direi che ha la cosa più importante, l’Amore, perchè ti assicuro che c’è gente che pulisce casa tutti i giorni, si allena e fa tutto quello che serve per stimolare gli ormoni della felicità, ma a fine giornata, o come nel caso della protagonista, a fine notte, non ha un amore sincero su cui contare. Nota a margine: anche io odiavo rifarmi il letto e pulire i piatti, ma da quando ho conosciuto Marie Kondo su Netflix tutto è cambiato: adesso è una cosa che adoro, mi mette felicità. Se fossi romano, e lo sono a metà, direi alla prot: “Chi c’ha er pane nun c’ha i denti”. L’onestà è un punto di forza, dovrebbe esserlo per qualsiasi autore