La maledizione del lago

Serie: Santi tra la cenere

Dopo giornate di viaggio e notti di tremori, all’orizzonte si palesò finalmente il paradiso. Lasciate alle spalle le immense e aride pianure, la donna di fede non ebbe timore nell’invocare il suo dio alla vista di quella meraviglia. Persino la casetta più remota pareva personalmente piazzata dalle stesse mani che direzionavano ogni raggio del sole verso lo specchio d’acqua limpido, gli alberelli che si abbracciavano tra loro in fitti boschetti, i campi coltivati, i disegni delle nubi tra l’erba viva di primavera.
     Con un sospiro imbracciò il pesante bagaglio e diede una pacca sul sedere del ciuco, che trasportava grossi forzieri rinforzati. Discese lungo il sentiero della collina, perdendo in un battito di ciglia la posizione che le permetteva di gioire della cittadina a valle. Sarebbe dovuta passare accanto al lago, ma il prematuro gaudio si tramutò in orrore quando l’odore nauseante le punse le narici. L’abito che saettava bagliori d’argento rischiava di macchiarsi di quel miasma, assieme alla pesante armatura che reagiva con dignità a ogni forma di sporcizia. Girò al largo imponendo rigore al ciuco: non voleva neppure sapere che genere di pazzia fosse annegata in quel lago per renderlo così fetido.
     In cuor suo, però, lo sapeva. Ad ogni nuovo passo, man mano che le casupole di legno e paglia si avvicinavano, cresceva la sua richiesta di aiuto al Guardiano. Congiunse le mani al monile che le danzava sul petto e salmodiò poche parole, ormai pronta a varcare le porte della cittadina e confrontarsi con la realtà che l’attendeva.

La guardia incaricata di sorvegliare lo scarno cancello drizzò di scatto il capo. «Chi è là?» cercò l’alabarda poggiata alla muraglia di seccume e obbligò le membra flaccide a una rigidità ormai perduta con gli anni. «Documenti, se li avete, altrimenti via da qui! C’è un’epidemia in città.»
     «Lo so. Sono qui per questo.»
     L’uomo scostò con un gesto secco la celata da sopra gli occhi e si degnò di fissare la donna davanti a sé. Avesse ancora avuto denti, li avrebbe persi per il convulso tremore della mascella.
     «Per ordine dell’alto consiglio dell’inquisizione, sono stata mandata direttamente dall’inquisitore generale Paswal il Quinto. Questa è la mia documentazione.»
     Lui rifiutò, con garbo, il mazzo di pergamene. «Non ho dubbi sulla vostra identità, eccellenza. Nemmeno l’Imperatore potrebbe permettersi quei ferri, figuriamoci se state mentendo!»
     «Ottimo.» Sgonfiò il petto: i pesanti spallacci la disturbavano già abbastanza, il nervosismo non le sarebbe giovato.
     «Vi accompagno alla chiesa? Il nostro prete sarà contento di vedervi, signora inquisitore.»
     «Inquisitrice.»
     «Come?»
     «Il mio titolo è inquisitrice

Il prete non era contento di vederla, bensì le riversò addosso la stessa foga sputacchiante con cui ogni altro uomo di fede l’aveva già apostrofata. Lei annuì, schivò le illazioni irripetibili e pazientò che il bisbetico figuro la smettesse di riempire lo scuro legno marcio degli interni della chiesa con altro turpiloquio.
     «Suora, ecco cosa sareste dovuta essere. Al più, che so, moglie! Coi fianchi che vi ritrovate chissà che portentosi inquisitori avreste partorito; loro sì che sarebbero stati degni di servire il Guardiano!»
     Lei si fermò sull’uscio della chiesa, sotto un’arcata pendente e piegata dal tempo. Strinse nel pugno la rosea gemma che le pendeva dal collo, sulla pettorina d’argento, e batté il piede. «Mi porterete rispetto come a ogni altro inquisitore!» tuonò, e l’impeto della sua fede sollevò ogni granello di polvere.
     Uscì dalla chiesa e lasciò il prete a riordinare le panche che si erano accatastate le une sulle altre. Non le piaceva dar sfoggio delle proprie capacità, e a tempo debito avrebbe chiesto perdono al Guardiano.
     Le bastarono pochi passi e già qualcun altro si premurò di metterla a suo agio: «Notevole esibizione, lì dentro.»
     Lo aveva percepito, ma non lo aveva sentito né visto. D’un tratto, la voce che aveva parlato fluì liquida fuori dalle ombre e si stagliò contro il tramonto.
     «Non è affar vostro, cittadino,» lamentò lei, già stanca.
     «Oh, che disdetta,» borbottò l’uomo, ancora mimetizzato tra le luci del sole calante. «E se fossi malato? Se la maledizione del lago avesse intorpidito i miei sensi? Riempito la mia pelle di macchie e bubboni? Una sacra fedele del Guardiano non dovrebbe portarmi come minimo rispetto?»
     «Il viaggio mi ha provata, mi dispiace.» Fece un passo di lato e altrettanto fece lui, così sicuro che il sole alle spalle lo coprisse da apparire ancor più dispettoso.
     «Lo immagino,» mormorò poi, «ma immagino pure che siate stanca di ciò che la gente pensa di voi, piuttosto che del viaggio. Lo so, lo capisco e non v’è bisogno di scusarvi ancora. Adesso, per cortesia, abbandoniamo le formalità e sediamoci a bere.»
     L’inquisitrice annuì e seguì l’ombra che camminava verso il tramonto.

Agli angoli della piazza, le bancarelle del mercato aspettavano il nuovo giorno, così come i carretti abbandonati e il pattume ammonticchiato ai lati della strada. Qualcuno strisciava nell’ombra, vomitando e sbraitando, grattandosi di dosso la piaga che affliggeva il paese.
     Al
riparo dall’esterno, colui che dimostrava scaltrezza e lingua veloce ostentava una smorfia divertita, da vero attaccabrighe. La scompigliata selva di viticci castani che gli pendeva attorno al faccione ritrovava la compagnia di una barba scura e lunga, ma curata nella forma.
     «Cosa fai di lavoro, Murak?» domandò l’inquisitrice, osservandone il braccio spesso quanto una trave. Il torace, seppur coperto da una maglia larga, non aveva vie di fuga: i pettorali e le spalle erano lì, quieti ma gonfi di fatiche trascorse. «E dunque?»
     «Sto pensando,» ammise Murak, cupo in volto. «Cosa posso permettermi di dire di fronte a un’inquisitrice?»
     «Solo la verità.»
     «So che avete il dono di estrarre i pensieri direttamente dalle teste di noi comuni mortali.»
     Lei mugugnò. Voleva che fosse l’unica risposta, ma cedette a quegli occhi grandi e curiosi. «Il rituale richiede tempo. Non ti forzerò a dirmi la verità, Murak, ma ti chiederò di fornirmela per gentilezza.»
     «Fornirmela. Chi userebbe un termine del genere?» ridacchiò. «Sono un nomade. Tutto qua.»
     «Un nomade? Di questi tempi?»
     «È quello che sono.»
     «Non ci credo.»
     Murak poggiò il boccale alle labbra per nasconderle l’ennesimo sorriso. «Non hai fretta di risolvere questo impiccio del lago e tornare alla splendida città da cui provieni?»
     «Cosa ti fa pensare che sia una cosa tanto rapida?» ribatté lei. Fremeva dal desiderio di chiudersi in camera e spogliarsi della pesante armatura.
     «Il figlio stupido di un vecchio più stupido ha fatto annegare metà della sua mandria nel lago: pensava che dovessero lavarsi. È successo tempo addietro e il resto lo puoi immaginare. Basterà una semplice benedizione e questi poveracci smetteranno di vomitare l’anima.»
     «Bevono l’acqua del lago?»
     «Di norma è così. È limpida e non ha mai ucciso nessuno. Sino al mese scorso.»
     L’inquisitrice si alzò dalla sedia. Se ci fossero stati altri clienti, di certo si sarebbero voltati. Persino il proprietario, annusati guai, finse fretta di congiungersi alla moglie e sparì.
     «Ora mi dirai chi sei.» Portò la mano al cristallo sul petto.
     «Sospetti che sia opera mia?»
     Lei non mosse un muscolo. «Sono io a fare le domande. Rispondi a ciò che chiedo o dovrò forzarti a farlo.»
     «La noia ti spinge a pensare che io sia un cultista? Non ho mentito: è vero che qui bevono l’acqua del lago. La commerciano, persino, pensando che sia miracolosa perché non causa loro dissenteria.»
     «Ne ho abbastanza!»
     Lui balzò a sua volta dalla sedia e la fissò guardingo. «Hai sudato tutta la vita e lottato contro i pregiudizi per questo? Per quanto accetterai di venire spedita a campi e campi di distanza dal cuore dell’Impero a risolvere sciocchezze? Non ti manderanno mai al seguito dei cultisti, passerai la vita purificando acque contaminate, sanando ferite e altre nullità che chiunque altro potrebbe risolvere. Lo sai anche tu: non ti rispetteranno mai come donna fintanto che indosserai l’armatura e la tunica, e vale per ogni altra tua povera sorella traviata dai dettami che segui con tanto rigore.»
     «Taci! Dimmi cosa sai dei cultisti!»
     Mentre il fuoco del Guardiano le riempiva il cuore, notò con frustrazione di starsi rivolgendo ormai alla vuota aria.

Serie: Santi tra la cenere
  • Episodio 1: La maledizione del lago
  • Episodio 2: Alla luce di un focolare
  • Episodio 3: Quattro passi
  • Episodio 4: Un’altra santa
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Narrativa

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    Discussioni

    1. Intrigante, l’input e notevole e i dialoghi scorrono che una bellezza e lo stile riesce a trasmettere la giusta atmosfera. Mi ha davvero fatto piacere questa prima puntata fantasy firmata Attanasio.

      1. Che dire… grazie! Spero che anche gli altri episodi siano di tuo gradimento. 🙂

    2. Ciao Giovanni, che gran piacere leggere una serie fantasy di quelle che piacciono a me. Questo primo episodio è incentrato molto sui dialoghi: espediente utilizzato per dettare i “ritmi” della narrazione. Il resto lo fai compiere a delle descrizioni non molto lunghe e che quindi non annoiano il lettore. Bravo! Proseguo con il prossimo episodio. 🙂

      1. Ciao, grazie per aver cominciato a leggere questa serie. È un po’ un ritorno alle mie origini, un fantasy “biblico”, come li chiamavo da ragazzino; ho in mente qualche altra serie trasversale legata allo stesso universo.

    3. Ciao Giovanni, questa si preannuncia una serie epica. Mi ha avvinto fin dalle prime righe. So di essere di parte in quanto amo il fantasy, ma la vicenda scorre giù veloce nelle vene grazie alla tua scrittura precisa. Spero non lascerai noi lettori a bocca asciutta per troppo tempo.

      1. Ciao! Spero che da amante del fantasy apprezzerai sino alla fine. Non ci sarà molto da attendere per i prossimi episodi: sono tutti già scritti e pronti per essere lanciati al massacro. 😀

    4. I brividi mi sono venuti leggendo.Mi sembra di ripercorrere il periodo della caccia alle streghe.Uno stile che provoca pelle d’oca.Complimenti per la tua bravura.

      1. Grazie! Era un pezzo che non mi cimentavo col fantasy e ho voluto provare! 😀