La Maledizione della Strega Bambina

Serie: La Bella e la Bestia - Storie


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: IN QUESTO RACCONTO. Alo accetta un incarico gravoso. Riuscirà a liberare il mandante dal peso che grava la sua anima? Vittima e carnefice riusciranno a riconciliarsi nella Luce?

Il mandante aveva scelto di incontrarlo nei pressi di un villaggio abbandonato, non molto distante da Laysa. Gli abitanti della marca credevano che quel luogo portasse malasorte; la loro superstizione era avvalorata dal comportamento delle fiere che popolavano la zona: nemmeno gli avvoltoi e gli animali selvatici vi si avvicinavano. Una leggenda popolare narrava che, alcuni secoli prima, un contadino avesse rapito una ninfa per farne la sua sposa; lontana dal bosco la creatura si era lasciata morire d’inedia. Una volta sepolto, il corpo della sventurata aveva rilasciato dei semi che avevano dato vita a fiori in grado di emanare un profumo velenoso. Accarezzata dalla luce della luna, ogni singola zolla di terra su cui poggiava il borgo era fiorita, in un magnifico tripudio di petali color rosso sangue. Gli abitanti del villaggio si erano destati solo per esalare l’ultimo respiro; erano spirati senza eccezione: uomini, donne, bambini.

Alo avanzò con cautela, consapevole che ogni leggenda nascondeva una sua verità. In una recente occasione il Mago gli aveva parlato di una rara orchidea, originaria del sud, in grado di provocare torpore a chi inalava il suo profumo. Come i semi fossero finiti in quel luogo era un mistero, ma un’imponente fioritura poteva ben giustificare la morte dei malcapitati.

L’assassino raggiunse le rovine del mulino, scorgendo immediatamente la figura dell’uomo seduto su un masso: un umano dalla fisicità importante, sicuramente avvezzo all’uso delle armi. Le sue vesti erano di buona fattura ed indovinò di trovarsi di fronte a uno dei vassalli del Corvo Nero.

L’uomo si alzò non appena si rivelò a lui, muovendosi incontro. Il suo volto arcigno si piegò in un’espressione di autentico sollievo.

«Siete qui.»

Alo annuì. Sebbene il viso fosse celato dal cappuccio, il suo cenno venne raccolto senza difficoltà.

«Vi ringrazio, siete la mia sola speranza.»

«Un comune amico mi ha parlato di voi. Ho intuito che conosce la natura del vostro problema, ma non ne ha fatto parola. Preferisco che siano le vostre labbra a narrarmi la vostra storia, in questo modo potrò discernere verità da menzogna.»

L’uomo sospirò pesantemente, tornando a sedere sul masso. «Non ho ragione di mentirvi, credetemi; ho chiesto di voi perché desidero mettermi a nudo, completamente. A quanto mi è stato riferito, non avete mai mancato ad un incarico accettato in piena coscienza. Solo voi potete aiutarmi.»

Alo ignorò deliberatamente il gesto con cui lo invitava a sedere sul masso vicino.

«Raccontate, dunque.»

L’uomo abbassò il braccio che aveva teso verso l’improvvisata seduta, abbassando gli occhi. L’elfo si accorse che erano umidi di lacrime trattenute per troppo tempo.

«Non è una bella storia.

Il mio nome è Goffer.» Nel pronunciarlo le sue spalle tornarono a raddrizzarsi. «Avete mai sentito parlare dell’eccidio di Halet?»

Alo era solito tenersi ben lontano dalle guerre, ma ricordava perfettamente la vicenda cui si riferiva Goffer. Nel corso di uno scontro fra baronie, alcuni uomini si erano lasciati andare ad eccessi indicibili; gli abitanti di un piccolo borgo avevano trovato la morte fra tormento e sofferenza. Mutilati, violati, bruciati vivi.

«A quel tempo ero un ragazzetto di vent’anni, uno stupido idiota che idolatrava il suo capitano di ventura. Facevo parte di una delle squadre mercenarie al soldo del Barone Valdor.»

Goffer cercò inutilmente i suoi occhi, sperando, forse, di scorgervi solidarietà. «Credetemi, quell’esperienza mi ha sconvolto al punto da giurare che non avrei mai più impugnato un’arma. Ho abbandonato tutto, iniziato una nuova vita cercando di redimere la mia anima in ogni modo. Sono un uomo buono, Bestia. Un uomo può sbagliare.»

L’assassino si strinse nelle spalle. «Non sono un uomo.»

«Ah…» il volto dell’uomo perse d’improvviso colore. «Avete ragione, mi è stato detto. Non siete umano.»

Goffer tacque per qualche istante. Una volta recuperato il coraggio, rivelò all’assassino il suo tormento.

«Non conosco il suo nome. Dimostrava più dei suoi anni, ma questa non è una buona attenuante. Era una bambina: me ne sono reso conto solo dopo aver raccolto il suo corpo per gettarlo nel fuoco. Dodici anni, forse. L’ho usata con la stessa grazie di un animale selvatico. Nella foga le ho sbattuto la testa al suolo, è spirata mentre ero ancora dentro di lei. Pur nonostante, non mi sono allontanato se non quando soddisfatta la mia brama.»

Quelle parole sembrarono portare pace nel volto angosciato dell’uomo: finalmente era riuscito a condividere il suo segreto.

«Anni dopo, Lei mi è comparsa in sogno. Ha scagliato contro di me una maledizione, privandomi di una discendenza. Mia moglie ha abortito per ben otto volte. Non ho mai avuto il coraggio di confessarle la mia colpa; l’ho pregata di allontanarsi, di cominciare una nuova vita con un uomo in grado di renderla felice. Fianna ha deciso di rimanermi accanto ad ogni costo, ma il dolore la sta conducendo alla pazzia. Ora… è accaduto di nuovo. Attende un figlio.»

L’assassino aveva ascoltato ogni parola con attenzione. «Non è in mio potere uccidere uno spettro.»

L’uomo scosse il capo, deciso. «Ne sono consapevole, non è questo l’incarico. Lei mi ha indicato la via perché possa ritrovare la pace, ma ho bisogno del vostro aiuto. Posso rivelarvi come?»

Alo annuì e attese di conoscere l’ultima verità, l’ultimo segreto.

«Permettete solo una domanda.»

«Vi prego.» Gaffer incoraggiò l’elfo rivolgendogli uno sguardo inquieto.

«Se la piccola non fosse stata una strega, ora sarei qui al vostro cospetto?»

L’uomo impallidì nuovamente, le sue labbra tremarono. Rispose con onestà. «No…»

Era quanto desiderava sapere l’assassino. «Accetto.»

***

Raggiunsero il piccolo borgo di Halet all’alba. Alo posò lo sguardo sulle rovine, riflettendo sull’assonanza: Gaffer aveva voluto incontrarlo in un luogo maledetto per condurlo in un altro. Riuscì ad avvertire la pesantezza dell’aria, il freddo che subdolamente gli accarezzò la pelle fino a farlo rabbrividire. L’umano non sembrava consapevole dell’energia che impregnava quel luogo. Una coltre oscura che agli occhi dell’elfo nemmeno il sole riusciva a dissipare.

Goffer aveva parlato per tutto il viaggio, raccontandogli di sé e della sua famiglia. Dell’amore per il figlio mai nato; amore che lo aveva spinto a prendere la sua decisione.

Pur senza proferire suono, Alo aveva accolto dentro di sé ogni parola con il rispetto dovuto alle memorie di un condannato a morte. Oramai facevano parte della sua.

La vide per primo, alzando un braccio per indicarla a Goffer.

Lo spettro della strega li attendeva al limitare del borgo, consapevole del loro arrivo. Agli occhi di Alo apparve una bambina che non aveva raggiunto la pubertà, emaciata. Indossava una vestina strappata in più punti, color della polvere. Era priva della parte destra della testa e del volto, l’unico grande occhio azzurro luceva febbrile.

L’uomo fermò la cavalcatura e scese senza esitazione, avvicinandosi a lei.

L’elfo lo seguì poco distante, provando ammirazione per il coraggio dell’umano. Presto sarebbe venuto meno, l’esperienza glielo insegnava, ma quel momento non era ancora giunto.

Goffer si avvicinò allo spettro fino quasi a toccarlo, inginocchiandosi ai suoi piedi. La colpa parve prendere possesso di ogni suo pensiero, tanto che abbassò lo sguardo per non fissare quel volto devastato.

«Amo troppo la vita per concederti pace di mio pugno, ho tentato molte volte ma la codardia ha vinto sul mio desiderio di redimermi. Il mio egoismo ha provocato la morte delle creature nel ventre della mia sposa. E tempo che io compia quest’atto, perché mio figlio veda la luce. Una volta soddisfatta, spezzerai la maledizione?»

La bambina fantasma allungò una mano per posarla sulla spalla dell’uomo. Pur inconsistente il suo tocco ebbe il potere di far alzare gli occhi a Goffer.

L’aspetto dello spettro era mutato. Davanti a lui la strega appariva come in vita, splendida nel volto innocente ed i lunghi capelli biondo grano che le scendevano sulle spalle e il seno acerbo. Gli sorrise, e in quel mentre un raggio di sole riuscì a vincere le ombre illuminando entrambi. Si scambiarono uno sguardo lungo quanto l’eternità, sereno.

Alo si era portato silenzioso alle spalle di Goffer e non attese oltre; non voleva spezzare la malia in cui la strega lo aveva avvolto. L’elfo non desiderava vedere il suo volto tendersi per il terrore della morte né ascoltare le sue suppliche.

Abbassò il pugnale sulla gola dell’uomo e la incise da una parte all’altra. Gli diede una morte rapida, come gli era stato chiesto, e nel farlo pregò che gli dèi fossero clementi nell’accogliere la sua anima.

Goffer si accasciò al suolo senza un suono, sprofondando nel suo stesso sangue.

Il sole oramai illuminava l’intero borgo e l’elfo avvertì l’aria farsi leggera, consentendogli di respirare a pieni polmoni. Lo spettro era scomparso.

Ripose il pugnale nella guaina, togliendo il mantello per arrotolare le maniche della tunica. Nel giungere lì aveva già individuato un luogo dove dare sepoltura al corpo della sua vittima. Non era solito farlo, ma Goffer si era meritato il suo rispetto fino alla fine. 

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Discussioni

  1. Ciao Micol, mi ripeto sempre, ma nei racconti di Alo vedo molto della saga del Witcher, anche il fatto legato allo spezzare le maledizioni. Per il resto questi racconti su Alo meritano sempre grazie al tuo narrare avvolgente e coinvolgente! Brava come sempre 😊

    1. Ciao Tonino, in questa avventura Alo è tornato nella sua oscurità 😀
      Grazie per esserci sempre, sai che ci tengo particolarmente al tuo parere 😀

  2. Ciao Micol. Come ti dissi in tempi non sospetti di riservare particolare attenzione al racconto della “Nonna” (che ti sta dando già qualche bella e meritata soddisfazione 😉 ), stasera ti dico di tenere in grande considerazione anche questo racconto qui. Semplicemente un meraviglioso pugno di emozioni forti nello stomaco, sulla scia del tuo bellissimo “Crocefissa”. Il fatto che tu lo abbia inserito nel mondo di Alo è a mio avviso un aspetto quasi secondario. Questa storia qui è davvero speciale. Mi hai messo davvero i brividi addosso. Bravissima lo sei sempre…stavolta, così come in altre occasioni, a mio modo di vedere ti sei davvero superata e sei stata semplicemente eccezionale 🙂

    1. Ciao Raffaele, ti ringrazio infinitamente per il tuo commento. Sono felice di aver destato in te queste sensazioni, emozionare è lo scopo di ognuno di noi che ama scrivere. Terrò conto del tuo suggerimento, promesso 😀

  3. A mio avviso, probabilmente l’episodio più bello della serie di Alo. Agli accaniti lettori fantasy e giocatori di ruolo come me, la vicenda della “maledizione da spezzare” è un tema caro (tant’è che anche il mio Orion si è trovato alle prese con un incarico simile, ma differente), eppure tu l’hai reso in un modo davvero unico, originale. La crudezza dello stupro, raccontato nel dettaglio. Il pentimento dell’uomo è la sua sincerità in quel “no”. Il gesto di rispetto di Alo. Non c’è nulla di banale, non c’è nulla di piatto, è un costante altalenarsi di sensazioni per il lettore, dal disprezzo all’empatia, dalla compassione al rispetto. Il tutto scritto “alla Micol”, ovvero egregiamente.

    1. Ciao Sergio, ti ringrazio 😀 (al pc non posso inserire emoticon, qui ci sarebbe stato benissimo la faccetta felice emozionata) Avevo già programmato altre storie su Alo, ma volevo scriverne una per festeggiare Halloween. Ti ringrazio per apprezzare i miei racconti, uno dei motivi per cui inizio a credere in me come scribacchina è il consenso di chi so essere sincero. Spero di riuscire a stupirti ancora 😀

  4. “Se la piccola non fosse stata una strega, ora sarei qui al vostro cospetto?”
    Cosa dicevo prima? Ecco, confermo, ribadisco, sottoscrivo. Questa frase è uno schiaffo.
    E ben per l’ex mercenario che ha avuto la decenza di rispondere onestamente.

    1. è vero, e sei stata molto brava a immaginare questo dialogo. Si sposa alla perfezione col personaggio, lo consolida sempre di più.

  5. Non è che per caso la piccola strega si chiama Helena?😅
    Ehm, Ahahah. Brava Micol, brava la mia narratrice open preferita. Io e te ci troviamo bene nell’oscurità; in modo diverso, ma ci troviamo proprio bene.😊

    1. Ciao Dario. Mi dispiace, non conosco il nome della bambina 🙁
      L’Oscurità, tutto sommato, è solo l’altra parte della luce ;D

  6. Sei sempre brava, Micol! Però qui si avverte una particolare partecipazione. Si sente che ami questo genere. Paura! Come direbbe una mia amica. Che in questo caso è proprio un complimento! Ciao.

    1. Ciao Cristina 😀
      Hai ragione, questa è un po’ “casa mia”. Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto; volevo pubblicarlo il giorno di Halloween ma non ho resistito.

  7. Che nell’atmosfera! Personaggi umani con colpe molto molto terrene e personaggi fantastici come Alo che si uniscono in un racconto suggestivo. Ambientazione e situazione molto simili a the Witcher (deformazione demoniaca scusami). Complimenti! A presto!

    1. Ciao Daniele, sono felice che il racconto ti sia piaciuto 😀
      Molti mi hanno detto che con Alo si respira “l’atmosfera” di the Wicher e non posso che esserne onorata. Se hai voglia e la curiosità di conoscere meglio il “mio” assassino puoi trovare altre storie su di lui, tutte autoconclusive, nella serie “La Bella e la Bestia”.

  8. Non c’è niente da fare Alo funziona da catalizzatore per la tua scrittura, amo tutte le tue storie ma quelle dove compare la Bestia per me hanno qualcosa in più.
    Bravissima come sempre, mai banale. Grazie per averci regalato un’altra bella storia.

    1. Ciao Alessandro. Di tanto in tanto Alo bussa alla porta e non posso che dargli spazio 😀
      Probabilmente voleva rimettere le cose a posto, nella serie con il Gatto Mannaro era apparso addirittura “quasi” simpatico!