Il mattino ha l’obolo in bocca

Serie: Relicta: Il Pastore dei Morti

Da una placenta di bruma, il sole s’innalza lento tra due monti lontani e piano carezza la torre. La costruzione, devastata dal lento martellare degli anni, ritrova un cenno dell’antica maestosità, quando i primi fasci solari la sfiorano, destando così dal sonno anche i non-morti ancora capaci di dormire. 

Tra loro, Alek apre gli occhi, cercando subito il becchino, rimasto accanto al suo giaciglio tutta la notte; egli ha vegliato così sulla sua umanità residua, intrappolata in quei pochi ricordi ancora incastonati nella carne ed alimentarne la vità.

Padre Zachari puzza; puzza di cadavere, oggi più di ieri e più dei giorni precedenti. Alek lo sa perché non si allontana mai dal pastore dei morti, in quanto unica egida contro l’avidità dei non-morti in cerca di nuovi ricordi con cui ritrovare il brivido della mortalità.

Quando si alza, scuotendosi il freddo di dosso, Alek raggiunge il becchino e gli poggia la mano sulla spalla, giusto in tempo perché questo si volti di scatto e gli afferri il polso: attraverso il cuoio dei guanti la presa è dura proprio come le ossa che tengono assieme la sua mano decomposta. Attraverso le orbite della maschera corvina, ora gli occhi evocano un senso di inquietudine; minacciano il giovane che rimane paralizzato dal dolore e dalla paura.

Così alza l’altra mano per presentare immediatamente la bandiera bianca di chi non voleva offendere, e soprattutto di chi non potrebbe fare niente contro un sacerdote combattente come lui. E nonostante non abbia mai visto cosa è in grado di fare, ricorda bene la freddezza con cui ha affrontato la creatura all’imbrunire di ieri: l’essere che emetteva le risa di un neonato demoniaco, di un bambino traviato da chissà quale forza aliena, maligna.

“Non farlo mai più” impera Padre Zachari, e Alek non dice nulla, non fa nulla se non attendere che il polso venga rilasciato dalla presa del becchino. E questi torna così a parlare con il proprietario della Locanda, il cui nome non è dato sapere a un novellino come il giovane non-morto. Avrebbe potuto chiedere, ma la verità è che non ha avuto il coraggio di parlare con alcuno, nella lunga serata trascorsa, cercando di calarsi in un sonno profondo, nonostante le urla e gli schiamazzi degli astanti.

Con un gesto furtivo, Zachari fa scivolare qualcosa sul bancone e l’oste lo accoglie con altrettanta discrezione sotto il palmo della sua mano; fa un cenno e se lo infila in tasca più veloce che può, ma non abbastanza da poter combattere la giovane curiosità di Alek, che rimane con lo sguardo fisso.

“Ehi!” l’oste lo riporta alla realtà: “Fatti i cazzi tuoi.”

Alek non può che obbedire e cercar altro da guardare: il camino acceso può andar bene, in attesa che il becchino gli riferisca il da farsi. Ma accade qualcosa d’insolito, e entro pochi istanti Padre Zachari gli si affianca, dicendo: “Scusa, prima di partire spalmerò un unguento profumato su tutto il mio corpo, così non sarò più repellente.”

Senza dire nulla, Alek fa un cenno positivo con la testa e maschera l’imbarazzo con un sorriso di circostanza.

“Vorresti sapere cosa ho consegnato all’oste, vero?”

“Io…”

“Non dire niente; ti capisco. Accadono molte cose attorno a te e non capisci molto di quel che vedi, odori, ascolti. Sai come funziona il corpo di un non-morto?”

Alek non risponde, ma lo guarda e scuote la testa.

“Beh, come sai, tutti siamo destinati al trapasso ma non incontrare la Dolce Signora” spiega.

“La Morte?”

“Sì” la mano guantata del becchino si poggia sulla spalla del pellegrino “siamo destinati a diventare quel che oggi siamo; chi ancora vivente, come te, chi come me o…” cerca con lo sguardo gli altri tre del gruppo con cui sono giunti “… come loro, o me. Destinati a marcire. Quel che ci separa non è altro che…” afferra qualcosa dalla tasca “questo”. Mostra un cristallo dalla verde luminescenza.

“L’ho già visto. Lo deste a uno di noi…”

“Sì, per evitare che abbraccasse l’oblio.”

“L’oblio?” chiede Alek, stranito.

“Già, più oboli possediamo più ci avviciniamo alla vita, senza ovviamente poterla abbracciare. Alla stessa maniera, meno oboli un non-morto conserva nel suo organismo, più il suo aspetto sarà cadaverico… come il mio” si indica il petto con una mano.

“Ma… cosa sono questi… oboli, questi cristalli?” fa per avvicinare una mano al monile, ma il becchino subito lo ritrae e lo ripone in una tasca del giaccone.

“Ricordi. L’unica cosa che ci tiene stretti alla vita. Ecco cosa sono.”

“Ma quello che deste all’oste non brillava” gli occhi del giovane si sgranano, avidi di conoscenza.

“Perché era vuoto, privo di memorie. Lo presi alla creatura che uccisi ieri” il volto cerca nell’aria i ricordi del misfatto.

“Ma… ma cos’era?”

“Un neonato. Un neonato ceduto all’oblio. E i bambini non fanno in tempo ad accumulare ricordi, per questo il loro obolo è vuoto.”

Serie: Relicta: Il Pastore dei Morti
  • Episodio 1: Il Morto in Attesa
  • Episodio 2: Bestiame in Decomposizione
  • Episodio 3: I Bisogni dei Vivi
  • Episodio 4: Le Risa del Neonato
  • Episodio 5: Le Parole del Padre
  • Episodio 6: La Taverna nella Torre
  • Episodio 7: Il mattino ha l’obolo in bocca
  • Episodio 8: La via della Morte
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Bellard, altro episodio che prende per mano e conduce pian piano nel tuo mondo. Riflettevo sul tuo stile posato, misurato in ogni parola, le costruzioni attente che abbracciano lente il lettore. Ritorna prepotente l’atmosfera gotica, decadente e maledetta, a te tanto cara. Sicuramente la tua produzione artistica si rivolge a un pubblico di nicchia, ma ben venga. Sono il tipo di persona che ama cambiare menù e conoscere più sapori. 😄