La Memoria e la Parola

Serie: Il Diario dello Stregone


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Rin fa la conoscenza del Maestro Sileno. Il suo timore scompare non appena comprende che è una persona gentile e disponibile. Rin è entusiasta di iniziare gli studi, felice di poter scoprire nuovi mondi e misteri grazie ai libri portati da Sileno.

Non so che lavoro faceva alla Casa di Giada, ma il Maestro Sileno è proprio bravo! Mi insegna le cose in modo che le capisco e quando mi sveglio non vedo l’ora di andare da lui. Non si arrabbia se gli faccio domande. Un po’ come Olivander, ma il Maestro è tanto più attento e a volte risponde solo guardando la mia faccia, ancora prima che parlo. È un po’ severo, insiste fino a quando non so fare bene, ma non mi fa mai sentire stupido.

Può sembrare antipatico, perché non ride mai con la bocca. Ma i suoi occhi invece parlano e dicono tante cose. Io guardo quelli (anche se mamma mi dice sempre che non è educato) per capire cosa pensa. So che anche a lui piace insegnarmi.

Mi ha detto che rimane tutto l’inverno perché le strade sono brutte e partirà al disgelo. Poi verrà a trovarmi per una decina di giorni a ogni luna piena, per insegnarmi altre cose e controllare se studio e faccio i compiti che mi dà. Va e viene fino a quando sono grande. Ancora mi sento di imbrogliare, non andrò via con il bel Signore, ma la felicità è di più. Al Maestro gli sta bene lo stesso. Ha detto che non mi devo preoccupare e che ho la coscienza pulita (cioè che ho detto la verità e sono a posto).

Da dove posso iniziare a raccontare cosa facciamo?

Il Maestro mi fa leggere ad alta voce e mi insegna a scrivere meglio: non solo con la calligrafia ma anche con le parole da usare. Si chiama grammatica. Ci sono delle parole che si chiamano verbi, che sono le cose che si fanno: mangiare, andare, dormire, parlare, studiare, guardare e tanti altri. I verbi devono essere giusti e devono far capire se una cosa è successa ora, ieri o succederà domani. Io lo faccio già quando scrivo il diario, ma non bene bene. Il Maestro mi ha dato un libro dove posso controllare se ho scritto giusto. A volte sono ancora pigro e non lo faccio e lui se ne accorge subito.

Mi ha spiegato che questo inverno lavoreremo tanto sulla Memoria e sulla Parola perché sono molto importanti.

Oltre al libro della grammatica mi ha dato un quaderno (assomiglia al diario), un bastoncino di lapis (ha dato a Jem un coltellino dicendo di fare lei la punta quando serve) e un libro bellissimo di storie che si chiamano favole. È tanta roba, così la mamma mi ha dato il cestino di quando cuciva per mettere tutto dentro e portarlo avanti e indietro. Ci ho messo anche il diario, il Maestro non ci guarda dentro, così ho trovato un nascondiglio perfetto!

Vado dal Maestro solo alla mattina. Al pomeriggio, quando sono a casa, devo leggere una delle favole ad alta voce e impararla a memoria. Poi quando sono sicuro di saperla devo riscriverla uguale, con le parole giuste e non a modo mio. È un esercizio che mi aiuterà a ricordare tutto e a guardare meglio quello che ho attorno. Non ho capito bene cosa vuol dire, ma se il Maestro dice che serve allora lo faccio. Ha detto che con il tempo ricorderò tutto quello che leggo e addirittura quello che dice la gente che passa per la strada. Una buona memoria è importante perché non ti lascia mai senza parole (l’ha detto lui).

Dico la verità, questa cosa di imparare a memoria è noiosa. Mi piace di più scrivere delle storie mie, per fortuna il Maestro me lo lascia fare se ho finito tutto il resto. Le scrivo nello stesso quaderno e alla mattina dopo lui le corregge mettendo la grammatica giusta (poi le devo riscrivere un’altra volta con le parole che ha messo lui).

Gli è piaciuta tanto quella delle lucciole! L’ho letta ad alta voce e Jem si è messa a ridere. Il Maestro le ha chiesto se è successo davvero e lei ha fatto sì con la testa. Mi è sembrato pensieroso, come se aveva capito qualcosa che prima non era proprio sicuro. Forse pensava che non sapevo scrivere una favola tutta mia, di solito le mie storie sono fiabe (mi ha spiegato la differenza! Nelle favole ci sono gli animali, nelle fiabe le persone).

Oltre a fare pratica con la Memoria devo imparare a usare bene le Parole. Le Parole sono importanti. Ha detto che sono come la magia e possono far succedere le cose. Non ci avevo mai pensato prima.

Per esempio (il Maestro Sileno fa tanti esempi, così capisco), se io dico a Jem che domani andiamo a fare una passeggiata io cambio il futuro. Le mie Parole fanno succedere una cosa che prima non c’era: la passeggiata. Se la mamma mi chiede se voglio mangiare riso o zuppa e io dico riso, la Parola riso diventa vera nel piatto che ho davanti e non ho la zuppa. È davvero come la magia.

Bisogna anche stare attenti a come si dicono, perché la stessa parola può significare cose diverse. Secondo come si dice, ancora può essere quella che c’è sulle navi o voler dire che voglio un altro po’ di una cosa. Botte, è quella dove ci sta il vino ma vuole anche fare la lotta. La pesca è un frutto, ma anche andare a prendere i pesci.

Quando leggo ad alta voce vuole che dico bene gli accenti, con la bocca stretta o aperta. Mi ha detto che un bravo narratore (uno che sa raccontare bene) riesce a far venire in testa alla gente delle immagini, come nei ricordi, come se vedono davanti a loro quello che succede nella storia. Ora che ci penso è quello che fa il cantastorie quando viene a Nessunposto, per la festa d’Estate. Forse, il bel Signore vuole che alla Casa di Giada lo faccio anch’io: che racconto storie agli ospiti. Non è un brutto lavoro, ma non cambio idea.

Però, non mi dispiacerebbe fare il maestro. Magari quando sarò troppo vecchio per fare il mercenario. Già lo faccio!

In famiglia sappiamo fare i conti, ce lo ha insegnato la mamma: così nessuno ci imbroglia. Lei è la più brava di tutti: al mercato calcola subito cosa costa la roba secondo il peso e quando paga sa sempre che resto le devono dare.

Herb mi ha chiesto se gli insegno a leggere, perché quando sarà grande e avrà un campo tutto suo vuole capire cosa c’è scritto nei cartelli dei mercanti. Ha detto che anche se è un contadino non vuole essere ignorante. Franj lo ha guardato male, papà si è messo a ridere e ha detto che non è una brutta idea: anche lui sa leggere un pochino. La mamma ha dato il permesso, così ho dato a Herb la lavagna e il gesso e gli sto insegnando l’alfabeto.

Jem non ha detto niente, ma quando siamo dal Maestro Sileno allunga le orecchie e alla sera si siede vicino a Herb. Secondo me, già sta imparando da sola anche se fa finta di no. Mica è stupida! Jem non lo chiede alla mamma perché sa che le dice che a una donna non serve sapere leggere e scrivere. Così evita di litigare: mentre le sue mani ricamano, ascolta e impara tutto.   

Serie: Il Diario dello Stregone


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Letture correlate

Discussioni

    1. Chi ama scrivere conosce bene questa magia: ci permette di creare mondi infiniti 😀

    1. Io purtroppo sono come Rin, imparare a memoria mi ha sempre dato problemi. Ma è un buon esercizio per la mente e ti permette di attingere ad infinite possibilità

  1. La forza creatrice della memoria, la magia di dire ed evocare….auguro a tutti i Rin del mondo di non perdere mai questa capacita`, che hai descritto cosi’ bene.

  2. Mi hai fatto tornare in mente i ricordi dei primi anni delle elementari, anche se non ho avuto un maestro del genere purtroppo. Sileno mi ricorda la versione “babbana” di Silente 😂

    1. Sarebbe piaciuto anche a me, avere un maestro come Sileno. Non mi è mai piaciuto imparare a memoria, ho messo molto di me nel piccolo Rin “scolaro”. Quanto al fatto che Sileno sia solo un “babbano”… Mah! (non dico niente)

  3. Hai reso bene, attraverso le parole di Rin, il piacere della conoscenza, della lettura e della scrittura. Ho apprezzato la considerazione sulle parole paragonate alla magia. Per noi che amiamo cimentarci nell’ esercizio delle parole, nelle sue infinite combinazioni, e´ una bella definizione, che condivido in pieno.

    1. Verissimo, le parole sono magia e i racconti formule magiche capaci di trasportarci in un altro mondo anche se per pochi istanti. Di fronte al monitor, con le dita sulla tastiera, ognuno di noi può essere un piccolo “dio” e creare dal nulla