La miserabile fine dell’ispettore Norman Tebelis

La stanza cinquantadue al quinto piano del Mood Hotel era immersa nella penombra e nella quiete più assoluta. Seduto sulla poltrona, l’ispettore Tebelis sorseggiava un whisky di vecchia data. Ogni suo sorso, ogni suo gesto era accompagnato da una lentezza e da un silenzio irreale. Sul tavolino la bottiglia di whisky era illuminata dalla debole luce proveniente dall’insegna del bar Blu Moon. Oltre a far luce sulla bottiglia, risaltava anche la pistola del nostro ispettore, una vecchia Ruger calibro 38 nera, la quale portava i segni dei tanti anni di servizio. Poggiando il bicchiere sul tavolo Norman esclamò a bassa voce

“vent’anni di servizio e questo non doveva succedere, non poteva succedere”.

Il nostro ispettore logorava la propria coscienza dal mattino. Chiamato su un caso di omicidio, avvenuto in un vicolo, di fronte alla scuola media Saint Johns, si apprestava ad interrogare un ragazzino che aveva assistito all’efferato delitto. Tirando dalla tasca dei pantaloni il taccuino per gli appunti, urtò la sua pistola, la quale cadde rovinosamente a terra. Dalla Ruger 38 partì un colpo che trapassò l’occhio del ragazzino sfondandogli la testa. Gli schizzi di sangue e pezzi di materia cerebrale finirono sulla madre del ragazzino, sull’assistente sociale e su Tom Sallivan poliziotto e amico del nostro ispettore. Norman Tebelis versandosi un altro whisky ripensava alle urla delle donne ricoperte di sangue, a Tom che lo guardava con la faccia di chi ti etichetta come uno stupido coglione, goffo e vecchio.

“Mio Dio, domani la stampa il processo la disciplinare , non posso sopportare tutto questo, sopratutto non posso pensare che ho ammazzato quello stupido ragazzino; porco cazzo!”

esclamò con tono più deciso il nostro ispettore.

Prese dalla tasca del pantalone il distintivo, tenendolo stretto nella mano sinistra. Fece un solo sorso di tutto il contenuto del bicchiere e lo lanciò verso la parete dove era appeso l’attestato che fregiava il nostro ispettore della nomina a capo della squadra omicidi. Lanciò il distintivo in aria, mentre questo ricadeva, prese la pistola dal tavolino e si fece saltare le cervella. Il distintivo toccò terra, mentre gli schizzi di sangue e cervella colavano dalle medaglie appese alla parete, medaglie che erano state meritate per le innumerevoli azione eroiche intraprese da Tebelis. Lo trovarono due giorni dopo, quando il procuratore capo , andò a casa sua per mettergli le manette. Aprendo la porta aveva sentito la forte puzza di cadavere in decomposizione e aveva visto i topi banchettare sul corpo del nostro ispettore. Tom era anch’esso arrivato nella stanza,

“si è sparato il coglione” esclamò il procuratore,

“ah ecco perché ho visto un topo che correva con un occhio in bocca” rispose Tom con la sua solita indifferenza.

FINE

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Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Ciao Gianluca, mi è piaciuta la dimensione splatter e l’umorismo nero di cui è intriso questo LibriCK. Ad arricchire la trama un destino beffardo che spazza via anni di onorata carriera per un gesto involontario, frutto del caso e della sfortuna. Decoroso e condivisibile la scelta di reagire con un suicidio riparatore.